mercoledì 12 novembre 2014

OLI 417: SOMMARIO

OLI 417: PAROLE DEGLI OCCHI - La quiete fra una tempesta e l'altra

(foto di Ferdinando Bonora)
Genova, Belvedere di Castelletto, 16 ottobre 2014.

OLI 417: REGIONALI 2015 - Se non ora, quando?

Si dice che ormai la partita sia quasi chiusa e che sulle primarie per le regionali liguri 2015 del centro sinistra i giochi siano praticamente fatti. Si avverte un vago senso di resa anche nei militanti più radicali che, dalla lettura dei quotidiani, nemmeno osano proporre un nome e pare si siano in maggioranza allineati nel sostenere Cofferati. Niente di troppo vincolante, sia chiaro, ma qualcosa che si può serenamente trattare durante una cena – la politica genovese alimenta una tradizione abbastanza consolidata di pasti – definita su la Repubblica ed Genova "Patto della Lanterna" dove tutti o quasi si sono messi d’accordo (Lista Doria, Sel, Civatiani, Prc) per sconfiggere i renziani liguri. Le primarie fissate per il 21 dicembre mirano a ridurre l’affluenza e l’eventuale danno, quindi è bene far fronte.
Chi non comprendesse i motivi per i quali un neoeletto al Parlamento Europeo debba essere candidato in Liguria, se ne faccia una ragione e prenda nota della recente frase di uno scafato militante Pd: il problema è che non abbiamo nessuno.
Ma sarà vero?
Forse il Pd e una certa rappresentazione della sinistra non hanno nessuno.
L’affluenza alle elezioni Europee ha prodotto un dato implacabile: solo il 57% degli aventi diritto è andato a votare sei mesi fa. Mentre nel 2010 in Liguria, per le regionali, l’affluenza era stata del 60,92%.
Il 40% non si è presentato a votare e probabilmente non lo farà la prossima primavera, alla faccia del premier che sventola la stessa percentuale per rivendicare un consenso ottenuto alle europee.
Ma sarà vero che non c’è via di uscita e nemmeno alternativa in Liguria?
Cosa dicono le ragazze di Se non ora quando? Le stesse, che si battono per la preferenza di genere nella legge elettorale regionale e che con precisione avevano prodotto e messo in rete un sondaggio dove si indicavano i nominativi di donne competenti e preparate da proporre nella carica di assessore comunale? Nessuna di queste donne potrebbe essere della partita? Penso a Michela Costa, Alessandra Ballerini, Deborah Lucchetti, Manuela Cappello e alle altre.
E le molte associazioni, quelle in prima linea per la difesa del territorio, per il diritto allo studio e alla salute cosa dicono?
Davvero, in una regione che frana fisicamente e politicamente, ci possiamo accontentare di andare al voto aderendo ai soliti rituali?
Non è vero che non c’è nessuno. E’ l’assenza di politica che ci rende deboli e un pochino ciechi.
(Giovanna Profumo - foto dell'autrice)

OLI 417: REGIONALI 2015 - L'usato sicuro: il candidato sindacalista

“I sindacati li sento, li guardo, non so sinceramente cosa vogliano fare”, risponde serafico Sergio Cofferati a Lilli Gruber , su Ottoemezzo, il 4 novembre, come se a Roma a sfilare ci fosse stato il suo ologramma. Fa l’occhiolino a sinistra e si mette l’elmetto da pompiere, tante le sollecitazioni commoventi, come le definisce lui, a presentarsi alle primarie Pd, in vista delle elezioni regionali in Liguria.
 Proprio non sa , ma pochi giorni dopo, dal foyer del teatro Carlo Felice lo comunica al mondo, per fare un favore alla comunità, pare sottendere il suo accettare la sfida. Non dice che il Pd genovese non sa più che a santo votarsi, a fronte della novella Lella di Spezia, una renziana della seconda ora come Pinotti e dintorni. E vorrebbe schierare un usato sicuro. Insomma, tutto un nuovo che avanza per la gioia degli affranti cittadini-elettori. Soltanto sei mesi fa, alla vigilia delle elezioni europee l'ineffabile Sergio dichiarava urbi et orbi (Oli 404): “Cinque anni sono molti, ma il mio lavoro dovrebbe ancora proseguire all’insegna della continuità dell’impegno” . Gulp, ma non era venuto a Genova per fare il papà?
Sarebbe stato interessante un suo commento alla Commissione in Comune per l’inserimento dei lavoratori Ilva, svoltasi il giorno prima dell’alluvione: sono 765 e la situazione si trascina dal 2005. “Ma non sono lavoratori che faranno corsi di formazione per essere ricollocati, ritorneranno all’Ilva”, afferma un rappresentante sindacale al grido di “tornate sul web” rivolto ai grillini, che chiedono chiarezza sui ruoli assegnati. Era per dare maggior dignità agli incarichi, spiegano i 5 Stelle e altri, ma i sindacati non l’hanno presa bene a sentire qualcuno che sindaca nelle loro proposte.
 Come recita la delibera, “tra impiegati, operai e persone con conoscenze informatiche”, 163 sono gli assegnati alle manutenzioni, 131 al Verde, 99 ad Amiu “per ripristino ambientale”, 28 ad Aster “per attività specialistiche”, mentre 28 operai saranno nelle scuole “per lavori di pubblica utilità”, che non significa fare il bidello o aggiustare un banco.
 Con il dovuto rispetto dei lavoratori, le collocazioni non appaiono del tutto congrue alle esigenze del Comune e della città, dai 42 uscieri, ai 58 per i cimiteri e altre decine di incarichi fumosi. E’ un accordo-pilota, il primo in Italia, eppure... Storia amara è quella dell’Ilva, ma forse i cinquecento euro oltre la cassa integrazione conforteranno un po’ i lavoratori: tanti ragazzi precari prendono quei soldi lì come stipendio globale, se mai lavorano.
 Si capisce il furore dei dipendenti Ilva, cause note purtroppo, dai proprietari, ad una gestione dissennata, alla crisi del settore.Comunque i sindacati rassicurano, precisano che al Comune non costerà nulla, paga tutto la Società per Cornigliano. Che è una società nata con Statuto a firma del sindaco Pericu, per la bonifica delle aree siderurgiche, al 45% ne è proprietaria Regione Liguria e per l’altra metà Comune e Provincia, in una sorta di matrioske verso altri rami sempre pubblici, con finanziamenti governativi e poteri d’appalto. A retribuzione zero ne è presidente il vicesindaco di Genova, prima presidente di quel Municipio.
Solidarietà per i lavoratori, ma chi parla per loro ha un’aria fumosa, un’aria stizzita, un’aria feroce anche con chi cerca di dare un aiuto.Viene il dubbio se per davvero si sono avute a cuore le vite degli altri, il futuro delle persone, che magari in questi dieci anni di trattative avrebbero potuto ricollocarsi altrove, ancor prima della crisi economica globale, invece di far credere ad un posto di lavoro nell’acciaio, che non ci sarebbe stato più.
Ecco, questi sono i sindacati di cui anche Cofferati è stato per anni la guida, oggi più che mai sulla scena, al ricordo dei tre milioni in piazza di dodici anni fa, quando si approssimavano la globalizzazione moderna, il web e il cellulare - non per parafrasare Renzi, ci mancherebbe - ma perché nel bene e nel male, il tempo ha lasciato segni indelebili.
(Bianca Vergati)

OLI 417: COMUNE - Somme urgenze

Le “somme urgenze” sono un pezzo del codice degli appalti che i governi che si susseguono tentano di tenere a freno con ogni mezzo, rappresentando un terreno fertile per assegnazioni dirette di lavori di valore anche notevole. Durante l’ultima alluvione il Comune di Genova ha aperto 49 somme urgenze, per un totale di circa 24 milioni di euro, che sono destinate ad aumentare man mano che si rilevano nuove situazioni di pericolo per l’incolumità pubblica e per i beni di interesse culturale.
All’attivazione della somma urgenza da parte di un funzionario del Comune, la giunta prepara una delibera di variazione di bilancio che prima del governo Monti era di competenza della Giunta stessa. Monti introdusse un passaggio in Consiglio comunale, spalmando la responsabilità anche al Consiglio, per cercare di rimuovere fenomeni di eccesso nell'apertura di questo tipo di attività. Tentativo andato a buon fine per quello che riguarda la procedura ma non il risultato: le somme urgenze sono rimaste sempre le stesse, forse perché lo stato del territorio è quello che è, e una soluzione “da bancario” non ha certo permesso di evitare il crollo di muri e le alluvioni.
Solitamente le somme urgenze sono poche unità all’anno, per cui la Giunta propone delibere al Consiglio relative ad ogni singola pratica. Nel caso dell’alluvione , la delibera proposta comprendeva ben 49 attività. Questo, se da una parte può essere considerato logico da chi ritenga il voto “evidente” (la maggioranza, che sempre supporta la sua giunta), risulta fastidioso per la minoranza, che vorrebbe invece poterle votare separatamente, avendo più interesse ad un controllo puntuale su ogni lavoro. Agire con emendamenti in un caso come questo può risultare complesso.
Così, la richiesta di presentare tante delibere, una per ogni somma urgenza, fa quasi sorridere l’assessore, che scherza sul fatto che sarebbero necessarie 49 commissioni (le delibere passano prima in commissione e poi in consiglio), mentre gli si fa notare che quello che fa meno ridere è la commissione di una singola ora che è stata concessa per l’esame di questa pratica da 23 milioni di euro, e che la battuta delle 49 commissioni è solo tale, in quanto possono essere benissimo discusse in una singola commissione più pratiche.
Insomma, il cammino per la trasparenza continua. Al momento, comunque, la Giunta è stata impegnata dal Consiglio, mesi fa, a fornire i dati delle somme urgenze, tra cui i computi metrici, fotografie e dettagli ulteriori, che i citttadini, visto il proficuo effetto domino della pubblicazione dei documenti del Consiglio nel sito web del Comune, possono trovare.
Quindi, cittadini: avanti, leggete!
(Stefano De Pietro)

OLI 417: CEMENTO - Rio Bagnara, non c’è acqua che tenga

Passeggiando lungo le rive potevi vedere famigliole di germani che nuotavano tranquilli e poi un silenzio, lassù, se arrivavi sino a dove nasce. Ora c’è un cantiere, un disastro di macerie. L’Autorizzazione Paesaggistica per la costruzione dell’edificio di via Majorana sul rio Bagnara recita: “la collocazione del nuovo edificio residenziale è studiata in modo da garantire scorci panoramici (...) la volumetria (...) con la riduzione delle altezze (...) il nuovo edificio si distingue per qualità architettonica e migliora l’assetto rispetto al contesto circostante (...) le sistemazioni a verde completano la riqualificazione complessiva restituendo un bilancio positivo”.
Scorci panoramici?
Con atto del 21/5 /2012 si esprime di nuovo parere favorevole, come la volta precedente, quando c’erano gli otto piani e meno verde. Infatti dopo i ricorsi al Tar dei residenti e delle associazioni ambientaliste, che annullavano il rilascio di concessione edilizia del 2009, la società costruttrice presenta un altro progetto che riduce i volumi, ridefinisce le aree verdi con un miglioramento delle dotazioni in senso qualitativo e quantitativo e riparte all’attacco per un nuovo permesso. La Provincia di Genova esprime a sua volta ancora parere favorevole perché “l’intervento risulta migliorativo rispetto della situazione idraulica prevedendo la demolizione di due passerelle pedonali gravemente insufficienti alla portata di progetto del Rio Bagnara…”
 Non se n’erano mai accorti?
Continua la Provincia: “si riconosce l’oggettivo impedimento a soddisfare il Rapporto di permeabilità” che infatti secondo il Puc dovrebbe avere un rapporto del 30% rispetto alla superficie che si utilizza, mentre in questo caso la si diminuisce fino al 15%. Quindi  “al fine di migliorare l’efficienza idraulica del sito, nel rispetto della norma di rapporto di permeabilità, il progetto prevede sistemi di ritenzione temporanea attraverso l’utilizzo di vasche di compensazione”.
Qualche problemino dunque c’è.
Però “le opere in progetto non ricadono in zona soggetta a vincolo per scopi idrogeologici". Perciò, pronti, via! Alla nuova costruzione di sei e due piani in due corpi per una superficie di quasi tremila metri quadri e una quarantina di box . Poco importa se è zona faunistica, se vi saranno problemi di viabilità, se il rio sarà sempre più assediato dalle costruzioni. Eppure basta affacciarsi alla finestra di quelle case proprio a ridosso del rivo, che con le piogge lambisce le sponde basse.
Prima c’era un magazzino alto quattro metri: dove sta scritto che è obbligatorio, una volta dismessa un’area industriale, cambiare la destinazione per fare case?
Ieri anche la collinetta sul cantiere e su cui si affacciano altri palazzi, è franata, in modo lieve per fortuna.


(Bianca Vergati - Foto di Ester Quadri)

OLI 417: INFORMAZIONE - La forza dei titoli

Un titolo di giornale ha la forza di cambiare l'interpretazione di una notizia, poi riportata correttamente in fondo all'articolo, che però pochi leggono fino alla fine. E' il caso dell'articolo "Bonus bebè, “no agli immigrati”. Blitz Lega, M5S d’accordo. Il testo non passa" pubblicato su Il Fatto Quotidiano online del 30 ottobre 2014. Una strategia tecnica da aula parlamentare viene stravolta al punto di far capire esattamente il contrario della realtà.
Il caso: il Movimento 5 Stelle in Senato coglie l'occasione per votare una proposta della Lega Nord, che vorrebbe aumentare la durata degli aiuti fino al 2017 per il "bonus bebè", a scapito però della sua applicazione alle persone con nazionalità diversa da quella italiana.
I senatori pentastellati hanno votato a favore della proposta leghista, ma ben consci che sarebbe poi sopravvissuta soltanto la proroga, con la decadenza del restringimento di applicazione ai soli italiani per la sua inammissibilità costituzionale. Il titolo corretto avrebbe quindi dovuto essere: "Bonus bebè. Proroga al 2017 bocciata dai partiti della maggioranza".
(Stefano De Pietro - illustrazione di Guido Rosato)

OLI 417: ESTERI - Voci dalla stampa internazionale

Orribile omicidio di cristiani in Pakistan
New York Times, 5 novembre 2014: "Una folla inferocita ha torturato una coppia cristiana pakistana e inceneriti i loro corpi in un forno di mattoni nella parte orientale del Pakistan, martedì, dopo essere stati accusati di bruciare un Corano, hanno detto funzionari di polizia." Non credo alla storia che le due vittime cristiane Shahzad Masih and Shama Masih (marito e moglie che hanno quattro figli) abbiano bruciato un Corano. Il vero, civile e sicuro Islam avrebbe comunque perdonato. C'è poca attenzione per la storia nei media arabi, la maggior parte dei quali è proprietà dei paesi arabi petroliferi. E’ sorprendente che questo brutale omicidio non abbia provocando le dovute proteste e condanne, nei media arabi ed occidentali, come nel caso recente della donna iraniana. http://www.nytimes.com/2014/11/05/world/asia/pakistani-christian-couple-accused-of-blasphemy-is-killed-by-angry-mob.html?ref=todayspaper&_r

L’ambasciatore USA in Libano chiede elezioni al più presto. 
New York Times: 5 novembre 2014: "David Hale, l'ambasciatore degli Stati Uniti in Libano, ha detto in una dichiarazione rilasciata dopo il voto che egli era profondamente preoccupato per lo "stallo delle istituzioni politiche del Libano" e ha chiesto nuove elezioni il più presto possibile." Avete mai sentito un ambasciatore USA o occidentale in Arabia Saudita chiedere elezioni in quel paese? Non ci sono mai state elezioni in Arabia Saudita, non esiste un parlamento e nemmeno una costituzione. E’ permesso soltanto l’elezione della metà dei consiglieri comunali (ad oggi le donne sono escluse), l’altra metà è nominata dal governo. http://www.nytimes.com/2014/11/06/world/middleeast/lebanons-parliament-votes-to-extend-members-terms-in-office.html?ref=todayspaper&_r=2

I due principali donatori di Repubblicani e Democratici 
Buzz Feed News 09 novembre 2014: "Adelson e Saban appoggiano entrambi il Consiglio Israeliano Americano che ha ospitato l'evento. I due sembravano condividere un legame e sono d'accordo su molte questioni, anche se Adelson ha presentato una linea più dura sul processo di pace, dicendo che “i cosiddetti palestinesi” sono un “popolo inventato” e che Israele dovrebbe costruire un “grande muro” per separarsi da loro.” http://www.buzzfeed.com/rosiegray/major-democratic-donor-israel-should-bomb-the-daylights-out

Il razzismo in Russia e l'accogliente era sovietica 
Los Angeles Times, 2 novembre 2014: "La brutalità che gli africani affrontano [in Russia] è ben diversa dall'accoglienza ricevuta durante l'era sovietica, quando gli studenti provenienti dal continente sono stati attirati in gran numero da offerte di istruzione gratuita, in particolare quelli provenienti da nazioni di recente indipendenza che stavano "costruendo il comunismo." http://www.latimes.com/world/africa/la-fg-russia-africans-20141102-story.html#page=1

Chomsky: “E’ ufficiale: Gli Stati Uniti sono lo stato leader mondiale del terrorismo” 
Truthout, 3 novembre 2014, Noam Chomsky: “E’ ufficiale: Gli Stati Uniti sono lo stato leader mondiale del terrorismo e sono fieri di esserlo.” “tre grandi esempi di "aiuti segreti": Angola, Nicaragua e Cuba. Infatti, ciascun caso era una grande operazione di terrorismo condotta dagli Stati Uniti.” http://www.truth-out.org/opinion/item/27201-the-leading-terrorist-state

L’arresto dell’attivista saudita Suad Al-Shamri non sarà un caso famoso nei media occidentali
The Daily Star 01 novembre 2014: "L'Arabia Saudita ha arrestato un’attivista di primo piano per i diritti delle donne per aver insultato l'Islam, hanno detto gli attivisti sabato, accusando le autorità di cercare di schiacciare ogni dissenso." http://www.dailystar.com.lb/News/Middle-East/2014/Nov-01/276198-saudi-womens-rights-activist-arrested-for-insulting-islam.ashx#axzz3HqHqZSVz

"L'obbiettività" del New York Times
Mondoweiss, 27 ottobre 2014: “Ancora un altro giornalista del New York Times ha un figlio nell’esercito israeliano. Isabel Kershner, corrispondente dall’ufficio del giornale a Gerusalemme, dice che suo figlio è in formazione nell'esercito. Questa è la terza volta negli ultimi anni che uno scrittore che copre il conflitto (tra palestinesi ed israeliani) per il principale quotidiano americano ha un figlio in servizio nell'esercito israeliano regolarmente accusato di violazioni dei diritti umani. In ciascuna di queste occasioni, una pubblicazione da parte di terzi ha evidenziato il servizio militare.” http://mondoweiss.net/2014/10/another-reporters-israeli

I palestinesi di Gerusalemme lottano per la sopravivenza: intensificare BDS 
Electronic Intifada, 2 novembre 2014: “Il messaggio che gli israeliani stanno inviando è che i palestinesi di Gerusalemme sono indesiderati qui a Gerusalemme e che loro stanno facendo di tutto per riaffermare il loro controllo e schiacciare ogni forma di dissenso e di resistenza alle politiche israeliane di pulizia etnica a Gerusalemme”. “Questa è davvero una lotta per la sopravvivenza” ha detto Zalameh, aggiungendo che mentre i palestinesi hanno il dovere morale di resistere " è anche un dovere morale per coloro solidarizzano con i palestinesi all'estero di intensificare i loro sforzi per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni per sostenere la lotta dei palestinesi qui a Gerusalemme.” http://electronicintifada.net/blogs/rania-khalek/palestinians-struggling-survival-jerusalem

Reuters è confusa: non ci sono TV private in Arabia Saudita.
Reuters, 6 novembre 2014: “Militanti sunniti hanno attaccato, lunedì, un villaggio musulmano sciita in Arabia Saudita ed hanno lasciato otto morti. Mercoledì, il dolore tra gli abitanti del villaggio è mescolato alla rabbia per una cultura del settarismo che dicono ha aperto la strada agli spati.” “I Jihadisti sunniti ora parlano dei sciiti come il nemico numero uno per i membri della loro setta prima ancora dei governi occidentali, che un tempo erano i loro nemici più odiati. Il governo saudita ha fatto ben poco per arginare l’aumento del linguaggio provocatorio lì". "L'Arabia Saudita segue la rigorosa scuola sunnita wahhabita, che è strettamente legata alla dinastia regnante al Saud, alcuni dei suoi esponenti religiosi insegnano che lo sciismo è eretico. Stazioni televisive private trasmettono propaganda contro sciiti e chierici influenti sono autorizzati a attaccare la setta su Twitter.”
Nella seguente parte dell’articolo Reuters sembra essere l’agenzia di stampa saudita: "I grandi capi religiosi sunniti hanno condannato l'attacco, che i funzionari hanno attribuito ad alQaeda, e il ministro dell'Interno il principe Mohammed bin Nayef ha visitato la provincia orientale per offrire condoglianze ai parenti delle vittime delle vittime. Tali azioni hanno dato conforto per gli abitanti del villaggio." http://www.reuters.com/article/2014/11/06/us-saudi-security-sectarianism-idUSKBN0IQ1BF20141106
(a cura di Saleh Zaghloul)

mercoledì 29 ottobre 2014

OLI 416: PAROLE DEGLI OCCHI – Sala d’attesa

(fotografia di Ferdinando Bonora)

Genova, una sera di ottobre a Porta Principe, ore 23,45: nell’opera di ammodernamento in corso per il progetto nazionale Grandi Stazioni S.p.A., con gran copia di nuovi spazi commerciali, è stata mantenuta la vecchia elegante sala d’attesa per i viaggiatori, che però chiude alle 21 per riaprire l’indomani mattina. Anche i pochi locali di ristoro serrano i battenti poco dopo e per ora non sono state realizzati panchine o altri sedili, né è dato sapere se ne verranno istallati a lavori conclusi. Ai “clienti” che aspettano il treno non resta che accoccolarsi per terra oppure sedersi su scalini e scomodi muretti.

OLI 416: CGIL - A Roma il Nidil diventa grande

Corre come una maratoneta e tiene alta la bandiera quasi fosse la fiaccola olimpica.
C’è chi sorride al suo passaggio – Ma che ci fa qui? – E’ impazzita! – osservano alcuni
Lei si chiama Carla: Guardi è la prima che ho trovato. Avevo quella dell’ulivo, sarei potuta venire anche con quella, ma non so dov’è finita… così ho portato questa, tanto è lo stesso! Qui nessuno lo dice, ma sono tutti elettori del Pd!
Carla ha la faccia di una che il Partito l’ha visto in tutte le salse: Pci – Ds – Ulivo – Ds + Margherita – Pd. Con Ochetto, Rutelli, Prodi, Veltroni e ha visto il partito liquido. E in quel fiume di gente che scorre verso il Colosseo, dove, per la prima volta, si manifesta contro le scelte di un segretario del Pd, Carla sembra davvero fuori posto. Un uomo la stessa bandiera la tiene bassa, listata a lutto, come a giustificarsi. Tanto sta commemorando un morto.
Gli altri, quelli che manifestano contro il tradimento, mostrano le molte facce di Renzi nei loro striscioni, così il patto del Nazareno si trasfigura in quello divino della cappella Sistina con Adamo che diventa Renzi creato dal dio Berlusconi. E la dicotomia si ripropone di continuo come se i due fossero fratelli della stessa madre. A Roma, in effetti, sfila un popolo di orfani. Ma sono tantissimi e politicamente in balia dell’attesa che il vuoto lasciato da Renzi a sinistra venga occupato prima di tutto da idee e programmi. Una Cgil rinnovata schiera sul palco tre giovanissimi a fare da conduttori. Una di loro ha la grinta di un dj. In corteo gli striscioni del Nidil muovono i primi passi, piccoli e fragili in confronto a quelli della FIOM o dello Spi. C’è solo da sperare che le altre categorie – zie ricche - con un sano spirito di sussidiarietà, si decidano a far crescere i tanti Nidil distribuiti sul territorio con risorse e persone, affinché si sappia chi tutelano e i giovani possano iscriversi. Una delegata, nel 2009 aveva chiesto esattamente questo durante un congresso della Cgil genovese. Ma allora non era stata cosa. Oggi con Renzi forse tutto cambierà.



(Giovanna Profumo - foto dell'autrice)

OLI 416: CITTÀ – Quale promozione turistica?

“A POCHI MINUTI DA / A FEW MINUTES FROM / PALAZZO DUCALE”, esclama un grande pannello sistemato da non molto nel cortile minore di Palazzo Ducale a Genova – quello che affaccia su piazza De Ferrari, di grande passaggio – con una pianta semplificata del centro cittadino.
Vi sono evidenziati alcuni importanti poli culturali, con linee rosse che suggeriscono i percorsi per raggiungerli e, nella fascia in basso, indicazioni pratiche sulla localizzazione, gli orari di apertura, le distanze e i tempi per raggiungerli a piedi o in autobus. Sono citati anche i due organismi che hanno prodotto tale informazione: “Genova Palazzo Ducale – Fondazione per la Cultura” e “Genova Musei”, che fa capo all’Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune.
Compaiono solo complessi museali, oltre ovviamente lo stesso Palazzo Ducale. Una scelta di campo limitata, che sulle prime può apparire riduttiva, ma che in fin dei conti è condivisibile, in una città antica che è un unico grande monumento in cui c’è molto altro da trovare, conoscere e godere, la cui presentazione avrebbe però creato qui un farraginoso sovraccarico di dati e annullato l’efficacia di questo sintetico strumento promozionale.
Fissiamo pure l’attenzione sui musei, come luoghi in cui si concentrano variegate testimonianze del passato e del presente, lasciando la scoperta di tutto il resto all’autonomia dei visitatori.
Ma perché soltanto questi?
Vediamo infatti il Museo del Risorgimento, i Musei di Strada Nuova, il Museo d’Arte Orientale Edoardo Chiossone, il Museo di Sant’Agostino, il Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce; oltre all’Acquario di Genova, anch’esso a pieno titolo museo naturalistico, con animali vivi e non imbalsamati. E basta, in una città con ben altra ricchezza di strutture analoghe.


Non è difficile immaginare il criterio col quale sono stati selezionati: salvo prova contraria, si tratta degli unici musei civici presenti nell’area rappresentata e gestiti direttamente ed esclusivamente dal Comune; a parte il Ducale – dove ci si trova – e il famoso Acquario, che in virtù di un’eccellente strategia promozionale è ancor oggi impropriamente considerato da molti, fuori Genova, il principale motivo – se non l’unico – per venire da noi e quindi può anche starci, come riferimento e rimando di grande notorietà.
Se davvero è così, il pannello in questione risulta indecente, irritante e inaccettabile.
Vogliamo promuovere la città nel suo insieme, o soltanto un settore della sua amministrazione?
Intendiamo privilegiare le esigenze dei visitatori e dell’intera collettività, o soltanto di coloro che si occupano di una parte dei beni accessibili al pubblico – di cui non sono proprietari, ma gestori per conto della comunità – e che hanno prodotto questo invito?
Ai turisti, e anche ai residenti, interessa poco sapere se il tale museo fa capo al Comune piuttosto che allo Stato, o a una realtà ecclesiastica o privata, se non come informazione accessoria che arricchisce la conoscenza storica, ma non incide sulla sua sostanza di tessera di un vasto mosaico, la quale ha senso anche e soprattutto nel suo rapporto organico con tutto il resto, poco importa quale sia l’ente che se ne cura.
Dov’è il Museo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti, appena al di là della piazza? Che fine ha fatto il Galata Museo del Mare, comunale ma con una gestione a sé stante che tocca anche la vicina Commenda di Prè? E il Museo del Tesoro di San Lorenzo, gioiello di fama mondiale tra gli addetti ai lavori, condiviso da Comune e Curia arcivescovile? E il Museo Diocesano? E il complesso conventuale e museale di Santa Maria di Castello? E il Museo dei Beni Culturali Cappuccini? E la magnificenza delle Gallerie nazionali di Palazzo Spinola e Palazzo Reale, proprietà dello Stato e non del Comune? E il Museo Luzzati a Porta Siberia? E la Villa del Principe, tuttora degli eredi di Andrea Doria?
Solo per citarne alcuni.
Continueremo a fare poca strada, se ciascuno continuerà a farla nel proprio carrugio.
(Ferdinando Bonora – fotografie dell’autore)

OLI 416: CITTA' - Mercato di corso Sardegna, tra il dire e il fare...

“Intanto demoliamo due edifici...”, proclama il presidente del Municipio Bassa Valbisagno, il territorio dell’alluvione. E’ buona cosa di questi tempi demolire un po’ con tutto l’affollamento di palazzi che c’è nella zona alluvione.  Gli edifici in questione non sono però lungo il Bisagno, ma all’interno dell’ex Mercato di corso Sardegna, un impianto a valenza storica, vincolato in parte dai Beni culturali e ormai abbandonato al degrado. Era stato previsto un progetto che comprendeva residenze, asilo, ambulatorio Asl, spazi a verde, leggasi aiuole e ottocentocinquanta parcheggi interrati. Di tutto ciò non se n’è fatto nulla per evidenti motivi di sicurezza circa l’utilizzo del sottosuolo con contenzioso al seguito in sospeso: il privato chiede i danni al Comune per il blocco.
 “ Perché lasciarlo così”, si è chiesto il parlamentino del territorio: giusto.
 “ Perché non ridarlo al quartiere”: ottimo.
C’è un quesito però che il parlamentino non si è posto: per farne che?
Almeno ufficialmente una risposta non è stata data, soltanto un vago “ facciamolo decidere agli abitanti e non a qualche comitato e ad un’associazione”, riferendosi a Legambiente, che si sono fatti avanti proponendo “tutto verde. Non senza ragione perché se chiudi gli occhi e pensi a quel quartiere fai fatica a ritrovare uno spazio verde vivibile.
Si demolirebbe un angolo del retro del quadrilatero storico “...per consentire l’uso temporaneo di una porzione di area occupata da edifici destinati alla demolizione, non tutelati da vincoli”, come recita la relazione tecnica inserita nella Delibera di Giunta comunale del 21/11/ 2013. “Può essere opportuno”, non obbligatorio, recita la delibera, come può essere opportuna “la conseguente pavimentazione in asfalto delle aree sgomberate”. Tutto qui: un uso temporaneo perchè il contenzioso incombe e comunque la demolizione era già compresa nel progetto di cui sopra. Dunque il Comune demolisce i due edifici, la cui demolizione era prevista dai privati, per restituire correttamente questi spazi al territorio salvo il possibile subentro del progetto originario e accendendo nel frattempo un mutuo.
I protestatari pretendono anche un “terreno permeabile”, visto lo stato del quartiere dove l’acqua quando piove corre a razzo e non c’è più nemmeno un metro quadrato che l’assorba. Si conservi invece l'impianto storico, che vedrebbe racchiuso un bel giardino, demolendo caso mai i due edifici centrali e non a lato. Si utilizzi materiale drenante e non solo asfalto, come ancora si sta facendo in questi giorni nei vialetti dei Parchi di Nervi.
Dal Municipio si ribatte che il nuovo spazio sarebbe “un luogo d’incontro”.
Evviva, un po' fumoso però. Fatto come e per cosa?
Se si volesse fare un luogo d’incontro, un parco, uno spazio aperto per ritrovarsi, per recuperar quiete e relazioni sociali a che pro tirare giù degli edifici e poi asfaltare e basta?
Le mamme, i bambini, i nonni, gli anziani, sarebbero grati a quegli amministratori se avessero un luogo dove stare tranquilli, senza il rumore e i gas del traffico, poter leggere il giornale, giocare, chiacchierare senza sentire strombazzare le auto, ma avere nelle orecchie le risate di bambini, guardarli correre in libertà, come facevano loro quando erano piccoli.
A questo serve una piazza, uno spazio aperto/vuoto dove ritrovarsi, per ritornare ad incontrarsi, sentire di far parte di una comunità, in barba alla città che ti smarrisce.
Si demolisce dunque per cinquecentomila euro,  per altri duecentomila euro si è già bonificato giustamente e che si fa? Mica per caso un po’ di parcheggi a raso e un angoletto di verde piantumato con qualche giochino per completare il quadro?
Manca una parolina magica nei discorsi degli amministratori: “pedonalizzazione”.
Visto che il Comune dovrà accendere un mutuo meglio forse, è una proposta, riqualificare tutto il complesso, quasi quattromila metri quadrati, anche se costerà certo di più e magari proporre di trasferirvisi a quegli sfortunati negozianti che poco più in là hanno perso tutto con l’alluvione. Potrebbe chissà, divenire una piacevole galleria di botteghe e negozi con in mezzo tantissimo spazio, una piazza-parco  per mamme, bimbi e anziani. Insomma un luogo d’incontro e di libertà, un microquartiere nel quartiere per gli abitanti del quartiere e non.
(Bianca Vergati)

OLI 416: CITTA' - Corso Carbonara e FS: cambi di programma?

Era l'8 agosto 2011 quando avevamo postato una cartolina di Oli relativa a lavori indispensabili per la realizzazione di un pozzo di ventilazione della galleria ferroviaria San Tommaso previsto “nell’ambito della realizzazione del sestuplicamento della tratta Genova Principe – Genova Brignole del nodo ferroviario di Genova”.
In quell'occasione erano stati sacrificati più di 30 alberi in corso Carbonara a Genova. Sacrificati con la garanzia di assessori e FS che sarebbero stati sostituiti. Il cantiere era durato molto e dopo i lavori nessun albero è mai stato ripiantato, ma quello che inquieta di più sono le voci che circolano sull'opera oggi: si dice che non fosse necessaria, che i progettisti siano caduti in un madornale errore e che nulla sia stato completato. Poiché non siamo talpe ed è ovviamente impossibile verificare di persona, attendiamo una rapida smentita da FS e Comune di Genova per rassicurare cittadini e viaggiatori di avere speso bene i soldi della collettività e di essere adegutamente ventilati nelle gallerie genovesi.
Comunque nel quartiere si attende che gli alberi vengano ripiantati.
(La Redazione di Oli)

OLI 416: ESTERI - Voci dalla stampa internazionale

Investimenti in “democrazia”
The Telegraph, 25/10/2014: “L'emiro, lo sceicco Tamim bin Hamad al-Thani, arriverà in Gran Bretagna in mezzo a un furore crescente sui presunti legami e finanziamenti del suo paese allo Stato islamico in Iraq e nel Levante (Isil) e al-Qaeda. Il premier ospiterà il sovrano del Qatar e il suo entourage per il pranzo al No 10, nell'ambito dei colloqui per attrarre miliardi di sterline di investimenti.” http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/islamic-state/11188380/David-Cameron-urged-to-press-Emir-of-Qatar-on-terror-funds.html

“Il Canada, da 13 anni in guerra, è scioccato che un terrorista ha attaccato i suoi soldati”
The Intercept, 22/10/2014: “E 'sempre sorprendente quando un paese che ha portato violenza e truppe militare in numerosi paesi agisce scioccato e disorientato quando qualcuno porta indietro una piccola parte di quella violenza in quel paese.” https://firstlook.org/theintercept/2014/10/22/canada-proclaiming-war-12-years-shocked-someone-attacked-soldiers

Meno del 4% delle persone uccise dai droni sono membri di al Qaeda
Bureau of investigative Jornalism, 16/10/2014: “Arrivando il numero degli attacchi dei droni statunitensi in Pakistan a 400, una ricerca dell’Ufficio di Giornalismo Investigativo ha trovato che meno del 4% delle persone uccise dai droni sono stati identificati dai registri disponibili come membri di al Qaeda”. http://www.thebureauinvestigates.com/namingthedead/only-4-of-drone-victims-in-pakistan-named-as-al-qaeda-members/?lang=en

Gwynedd (Galles) Palestina
Electronic Intifada: Il consiglio comunale di Gwynedd, nel nord del Galles, ha votato una mozione che vieta qualunque commercio con Israele dopo la ferocia dell’attacco a Gaza. http://electronicintifada.net/blogs/asa-winstanley/welsh-council-embargoes-israel-over-gaza-savageness

ISIS e Turchia 
The Hill, 16/10/2014: “Diverse migliaia di combattenti stranieri provenienti da Europa hanno aderito ISIS in Siria. Molti di loro viaggiato dall'Europa e di là del confine della Turchia per raggiungere la Siria.” http://thehill.com/policy/defense/220988-us-worried-over-acceleration-of-isis-recruits

Il nipote del re saudita ammette il sostegno di Riyadh per ISIL 
Wordpress, 23/10/2014: “Il miliardario uomo d'affari saudita Alwaleed bin Talal ha ammesso il sostegno del regno per i terroristi ISIL che combattono contro i governi iracheno e siriano. Il magnate saudita, che è un membro della famiglia reale saudita, ha detto alla CNN, lunedì, che “alcuni estremisti in Arabia Saudita” hanno fornito sostegno finanziario ai terroristi.” http://yournewsline.wordpress.com/2014/10/23/saudi-kings-nephew-admits-to-riyadh-support-for-isil/
(A cura di Saleh Zaghloul)

venerdì 17 ottobre 2014

giovedì 16 ottobre 2014

OLI 415: PAROLE DEGLI OCCHI - L'amico ritrovato


Genova, 16 ottobre 2014, Via Luccoli 98 r
Nell'aprile del 2013 era stata organizzata una veglia per la chiusura della libreria Assolibro di Via San Luca. 
A distanza di un anno e mezzo, Fabio Masi e i suoi soci sono nuovamente in centro storico con il  negozio L'amico ritrovato. Una bella notizia per la città.

OLI 415: CITTA’ - Come se si stesse su un vulcano


Due rappresentazioni a confronto dello stesso territorio, con i torrenti Bisagno e Fereggiano, a 210 anni di distanza l’una dall’altra. Le avevamo già pubblicate dopo l’alluvione del 4 novembre 2011 (OLI 319), senz’altro commento che la didascalia: 
Sopra: 
dall'Album topografico di Genova e suoi dintorni, penna ed acquerello colorato, circa 1797, Genova, Collezione Topografica del Comune, inv. n. 1127 (particolare). 
Sotto: 
da Google Earth, 9 agosto 2007.
Le ripubblichiamo ora tali e quali, aggiungendo stavolta alcune riflessioni.
Dopo tre anni la replica dello spettacolo è andata in scena quasi identica, ma più intensa e straziante, il 9 ottobre 2014. Solo l’orario della rappresentazione è cambiato: se fosse rimasto lo stesso, invece che a notte fonda, il numero delle vittime sarebbe stato ben maggiore dell’unico sventurato travolto dalla piena.
Di sicuro ci sono responsabilità degli amministratori locali – Comune e Regione – che non hanno diramato per tempo l’allerta fidandosi più di uno sballato modello previsionale che non dei loro occhi, che non potevano non vedere quant’acqua stesse precipitando da ore dal cielo.
Ma il preavviso non avrebbe comunque fermato la furia dei torrenti: i negozi, i laboratori, le cantine, i magazzini e gli altri locali a pianterreno o seminterrati sarebbero stati in ogni caso allagati.
Se – altra grave mancanza di chi gestisce il territorio – si fossero mantenuti gli alvei perfettamente puliti, sgombri da alberi, arbusti e cespugli che son pittoreschi a vedersi quando è bel tempo e ospitano animali selvatici, ma riducono di molto la portata nei momenti di piena, probabilmente si sarebbe ridotto il danno, però quasi certamente non si sarebbe evitato lo straripamento, data l’entità delle precipitazioni in relazione allo stato di un territorio ormai irreparabilmente compromesso da un secolo e mezzo di urbanizzazione sempre più intensa e irrispettosa di un ambiente che da sempre è soggetto per sua natura a periodiche inondazioni.

Luigi Garibbo dis. e inc., Veduta del Ponte della Pila sul Bisagno presso alle mura di Genova,
poco dopo il suo diroccamento per la gran piena de' 26 Ottobre del 1822.
Ben lo sapevano i nostri antichi, che nel medioevo costruirono il lunghissimo ponte di Sant’Agata (le poche arcate superstiti nel greto del Bisagno non sono che una minima parte delle originarie 28 che si estendevano da Borgo Incrociati fino alla chiesa di Sant’Agata, presso piazza Giusti) per garantire la continuità del transito anche nei momenti di piena.
Lo stesso fecero gli ingegneri sabaudi che nei primi decenni del XIX secolo realizzarono la nuova carrozzabile verso la Toscana, il cui primo tratto (via Minerva, oggi corso Buenos Aires) correva su un terrapieno sopraelevato di alcuni metri sul piano di campagna, in previsione delle rare ma sempre in agguato alluvioni che, allora come oggi, interessavano la piana estesa tra le odierne piazza Tommaseo e vie Galata e Cesarea. La strada fu abbassata solo con l’attuazione del piano regolatore del 1877, col quale, dopo l’annessione a Genova di sei comuni a levante del Bisagno nel 1873/’74, si disposero case dove prima erano orti.
Poco male se un tempo finivano sott’acqua per qualche ora campi coltivati e pochi edifici rurali sparsi qua e là.
Assai peggio è quanto avviene oggi e continuerà sicuramente ad accadere in futuro, senza rimedio, dato l’assetto assunto da questa porzione di città di cui, in modo assai poco lungimirante se non addirittura colpevole, si è consentito nei decenni lo sviluppo in tale area critica.
L’asfalto e le costruzioni hanno ricoperto le pendici delle colline impermeabilizzandole e obbligando la pioggia a correre in basso invece di essere parzialmente assorbita dal terreno, specie grazie alla speculazione edilizia dal secondo dopoguerra fino ad oggi, considerando pure i numerosi parcheggi interrati in gran voga negli ultimi anni. I corsi d’acqua nei fondovalle sono stati ridotti d'ampiezza e in parte nascosti sotto strade sicuramente funzionali e anche belle, come il viale Brigata Bisagno e Brigate Partigiane, ma esiziali nei momenti di piena: è ben noto come la portata di un fiume o torrente coperto si riduca di colpo in maniera considerevole nel momento in cui il pelo dell’acqua tocca la sommità del condotto, con conseguente esondazione.
Questo video impressionante, girato da una finestra dirimpetto e con drammatiche voci fuori campo, realizzato e pubblicato su Facebook da Maria Principalli, documenta quanto successo l’altra notte col Fereggiano:


Chi risiede o lavora in queste zone deve purtroppo prendere atto di tale amara realtà, elaborare la consapevolezza che dopo periodi più o meno lunghi di quiete il dramma si ripresenta inesorabile, abituarsi a convivere con questo pensiero, agire di conseguenza. 
Nell’ultimo mezzo secolo la cadenza era all’incirca ventennale: 1953, 1970, 1992, 2011 (per limitarsi al bacino del Bisagno, senza parlare di altre zone altrettanto a rischio con tempi diversi). Ora dopo appena tre anni ci risiamo, complici i rivolgimenti climatici in atto a livello planetario. Non possiamo sapere quando sarà la prossima.
È come stare sulle pendici del Vesuvio, di cui con beata incoscienza molti godono il magnifico ambiente e lo splendido panorama, pur sapendo con fatalistica rassegnazione che prima o poi il vulcano si risveglierà e allora sarà la fine per la miriade di case che ospitano circa 600.000 abitanti, che si spera riescano a mettersi tutti in salvo coi piani di evacuazione da tempo predisposti. Ma laggiù accadrà una volta soltanto, qui invece chissà quante volte ancora, con l’acqua al posto del fuoco.
Occorre partire da questa considerazione, con realismo
Di sicuro si deve cominciare col perseguire almeno la riduzione del danno, curando la costante manutenzione e pulizia dei greti e monitorando di continuo l’efficienza dei tombini, investendo risorse economiche innanzitutto in queste azioni minute e assai poco d’immagine, ma utili per la collettività, piuttosto che in grandi opere visionarie.
Se i soldi non bastassero, si possono sempre coinvolgere i cosiddetti  “angeli del fango” e nuovi volontari, in ricorrenti giornate di faticosa ma gratificante festa tutti insieme non a spalare fango, ma a prevenirlo periodicamente sotto il coordinamento organizzativo dei municipi. O avvalersi - se mai sarà avviato - del  nuovo Servizio civile obbligatorio per tutti, come lo era il vecchio servizio miliate di leva, di cui si sta cominciando a parlare a livello nazionale.
Assai più impegnativo, ma indispensabile, è il completamento dello scolmatore del torrente Fereggiano e di altri rivi, per condurli a sfociare direttamente in mare attraverso una galleria solo in piccola parte scavata e poi interrotta per intricate vicende burocratiche e giudiziarie.
Ma poiché, come probabile, nonostante queste azioni gli eventi potranno comunque ripetersi, sia pur – si spera – con minore intensità e frequenza, è opportuno che si stabiliscano norme di comportamento per tali occasioni, da diffondere capillarmente tra la cittadinanza coinvolta affinché le faccia proprie, a partire dall’infanzia, stimolando anche la capacità di autonoma valutazione del rischio senza attendere i comunicati ufficiali. Qualcosa si era cominciato a proporre, anche con manifesti disegnati dalle scuole, ma molto resta ancora da fare.
Rimane il problema delle attività al pianterreno, già duramente provate nel 2011 e ora di nuovo ferite in modo gravissimo, con la prospettiva di esserlo ancora non si sa quando e quante volte. Altrettanto vale per i mezzi di trasporto privati, posteggiati ovunque nelle aree inondabili.
Quali soluzioni si potrebbero escogitare, che siano davvero praticabili e non fantascientifiche?
Sarebbe utile oppure no scoperchiare il Bisagno nel tratto terminale fino alla Foce, come alcuni sostengono, demolendo la copertura realizzata ottant’anni fa, rifatta con gran dispendio da poco ma soltanto a metà (alta incompiuta, per un'incredibile alluvione di ricorsi in un contesto dove l'accusa di tangenti è stata tangibile)? Ce la sentiremmo di annullare un’arteria di grande traffico, vanificare quanto già speso e alterare radicalmente un compiuto e valido contesto urbano degli anni Trenta?
Questi ed altri interrogativi possono essere materia di elaborazione per architetti, urbanisti e pubblici amministratori in diretto e costante confronto con i cittadini, con l’obiettivo di risolvere problemi vitali prima di abbandonarsi a sogni fantasmagorici e redditizi per pochi.
Il dibattito è aperto.
(Ferdinando Bonora)

OLI 415: POLITICA - Alluvione a Genova, eppure c’è chi ci guadagna

Sospironi di sollievo, paccate sulle spalle, sorrisetti a fior di labbra, un dileguarsi rapido in sala rossa al primo Consiglio comunale dopo l’alluvione: era magari passato il flash Ansa che Grillo era stato contestato proprio in città dai volontari del fango. Quasi una vittoria elettorale, rabbrividendo al ricordo della superiorità relativa dei 5stelle nelle ultime politiche in Liguria, mica ci si fida del 40 per cento del Pd alle europee.
All’una e mezzo il portone di palazzo Tursi è semichiuso, dentro un nugolo di agenti della polizia municipale spiegano cortesi che “il pass si può già ritirare, ma il consiglio è rinviato di un’ora”, siamo ormai al numero trenta e meno di cento sono i posti a sedere. Intorno capannelli di persone, intravedi visi noti, in primis esponenti di Municipi non coinvolti dai tragici eventi, che solerti!
Si aprono le porte del loggione della sala rossa, il pubblico si distribuisce; da sinistra partono urla, fischi: sono i contestatori che rumoreggiano, alzano un cartello trafugato con il tacito consenso della bionda vigilessa. Inizia il consiglio, qualche graffio, in verità un susseguirsi di carezze contropelo, le persone si guardano interdette, qualcuno cerca d’interrompere ma è subito zittito fragorosamente. Appare chiaro, anzi chiarissimo che la destra del loggione è presidiata dalla “gente Pd”, che si è mescolata anche tra i “facinorosi” e tra gli ignari. Si svela la strategia: occupare più posti a sedere per non far partecipare grillini, leghisti, chissà quali persone qualsiasi venute a protestare o più semplicemente ad assistere al Consiglio comunale. Che prosegue tranquillo, soltanto una voce  fuori dal coro, un solo consigliere 5stelle, che chiede le dimissioni del primo cittadino, mentre i suoi colleghi, pur intervenendo con critiche durissime non fanno altrettanto.
Il resto è tutto uno stringersi stretti al sindaco Doria per “solidarietà a chi fa lo stesso mestiere”, come sottolinea il capogruppo nell’unico intervento a firma Pd in un Consiglio che poteva buttar male, preoccupato il Pd non tanto di far fare brutta figura al sindaco, ma delle sue possibili dimissioni, che manderebbero tutti a casa, in primis questo Pd. Una stretta mortifera.
Non si  chiede però che cosa si farà per la sicurezza dei genovesi da qui alla fine delle grandi opere, ancorché necessarie, non si chiede conto dell'operato dei dirigenti comunali, brillanti assenti.
L’attacco invece è a testa bassa, furente contro la Regione, con cui non c’è più sintonia, si enuncia senza troppo rammarico.Vengono in mente le stringenti prescrizioni regionali fatte al Puc, che esortavano, fra l’altro, ad una maggiore puntualità delle norme riguardo al dissesto idrogeologico: osservazioni impositive così fastidiose per il Pd. Tragica nemesi l’allerta mancata, le inefficienze dell'ente, probabilmente si attacca la Regione per l’incombente candidatura della Paita di La Spezia, per fortuna del Pd assessore con delega anche alla protezione civile.
Quanti piccioni con una fava, si potrebbe cinicamente dire in questi giorni. In un sol colpo forse il Pd genovese si libera del governatore in scadenza, degli spezzini, compreso il giovane ministro della giustizia e potrà così sciogliere la riserva sulla candidatura alle elezioni regionali dell’attuale segretario Lunardon, comparso in consiglio comunale anche lui nel pubblico della sala rossa insieme allo staff: tutti adesso hanno il cappello renziano, ma i soliti noti sono sempre lì nel rispetto della continuità e non faranno per ora, bontà loro, cadere questa giunta, di cui detengono la maggioranza e, in ostaggio, Marco Doria, il sindaco espiatorio come l'ha definito il Manifesto, con i suoi limiti.
Mentre in Liguria, a Genova, forse non vedremo più sulla cresta dell'onda le incredibili coppie a sinistra, Raffaella Paita, assessore regionale, e consorte Luigi Merlo, presidente Autorità Portuale, più Sara Armella, presidente Fiera, e consorte Giovanni Lunardon, segretario regionale Pd.
(Bianca Vergati - foto Giovanna Profumo)

OLI 415: ALLUVIONE - Facite ammùnia

Il Colonnello Bernacca, durante una delle sue famose previsioni in Tv.
(foto da internet)
L'alluvione del 2014 sarà ricordata come quella della perfetta organizzazione dell'assenza. Si comincia in giornata con la completa assenza di allerta, nemmeno un livello 1. La protezione civile ligure si difende dietro ai modelli, che non avrebbero fornito alcuna indicazione in merito, fatto indiscutibile quanto indicativo di un concetto di sicurezza cattedratico, affidato non più ai sensi o ai saperi locali, ma ad una formula matematica che pretende di averli intrappolati in un sistema di calcolo automatico. Come non ricordare l'effetto butterfly, il Caos tanto studiato negli anni 60 e 70, il battito di ali in Cina che cambia il tempo in America, ma ancora di più il buon Colonnello Bernacca, che ci insegnava ad aprire la finestra di mattina per capire se pioverà. Certo, la situazione meteorologica attuale è più di tipo tropicale, più difficilmente prevedibile in termini di quantità di precipitazione, che diventa anche concentrata. In questo la disposizione a valli del territorio genovese non aiuta, anzi, peggiora la situazione, concentrando l'acqua in molti rii che poi convergono, alla fine, in pochi torrenti impetuosi.
La successiva assenza è quella della protezione civile del Comune, organizzata per muoversi a seguito di uno stato di allerta che appunto è mancato. Poco conta che la redazione di Primocanale fosse al suo posto in studio ed in giro per la città, avendo fiutato l'evento. Poco importa che piovesse da ore. Poco importa se Francesca Baraghini con la sua troupe si fosse presentata poco prima di mezzanotte al Matitone per avere almeno qualche notizia dalla Giunta e l'avessero fermata ai cancelli, in mancanza "di un appuntamento", da un custode che la stessa Baraghini afferma non sapere nulla dell'alluvione in corso, mentre ai piani alti si riuniva il Centro operativo comunale per iniziare a parlare di emergenze.
Un'altra assenza, quella del coordinamento nelle operazioni di ripristino delle zone alluvionate e tra le parti in causa. Alcuni semplicissimi esempi: in piazzale Kennedy la Polizia municipale lunedi pomeriggio ancora non disponeva di un computer per velocizzare le operazioni di registrazione delle auto alluvionate portate lì, costringendoli ad un doppio lavoro; in sede, non si riusciva a parlare con chi avrebbe potuto forse mandarne uno, magari uno dei palmari recentemente comprati e che pare non siano poi così utili all'uso quotidiano.
Ancora, le aree blu, dichiarate gratuite nel piano di emergenza dal venerdi successivo, sono segnalate come tali solo il sabato in un corposo comunicato stampa insieme a mille altre notizie, e poi di nuovo il lunedi mattina con un comunicato ad hoc, non avendo avuto efficacia il precedente nemmeno nei cartelli luminosi del Comune stesso, lasciando quindi i parchimetri funzionanti e nessun avviso su di essi da parte di Genova parcheggi, che dichiara di non essere in grado di disattivarli in poche ore. Con il risultato che molti genovesi hanno pagato il posteggio. Sono particolari in sequenza, che però dipingono la realtà di un piano di emergenza costruito solo sulla carta, mai provato, che perde di vista gli obiettivi e quindi non ne sa verificare il raggiungimento. Ma pagato a colpi di premi ai dirigenti.
E questa, per concludere, è l'ultima assenza, la maggiore, quella maiuscola: l'assenza di serietà. D'altronde è una caratteristica del nostro paese ben conosciuta all'estero, da noi la situazione può diventare grave, gravissima, ma mai seria, l'importante è far vedere che si è fatto qualcosa. Facite ammùnia!,
(Stefano De Pietro)

OLI 415: SINDACATO - 25 ottobre, la Cgil cerca le parole

Sembrava che Susanna Camusso avvesse stigmatizzato bene il senso dell'appuntamento romano di sabato 25 ottobre.
Pareva che, finalmente, e coerentemente, si fosse deciso di fare ricorso a parole sensate - come nella piu chiara tradizione morettiana - e c'era chi, delegato, iscritto, simpatizzante si era rallegrato di quelle parole. Non erano certo parole grosse. Non prospettavano una deriva grillina della Cgil. Si limitavano soltanto a segnare un confine tra chi sarebbe stato benvenuto all'appuntamento e chi era meglio non venisse: Se votate la fiducia non venite in piazza pareva avesse detto Susanna. Peccato che non fosse così.
Peccato che fosse poi arrivata la smentita. Un capolavoro di comunicazione sindacale nel quale veniva anche scritto: Non volendo peccare di dietrologia, devo pensare che ieri la redazione di Repubblica sia stata per qualche attimo fagocitata in una sorta di buco nero che ha deformato le informazioni, con l'invito a chiunque abbia a cuore la creazione di nuovo lavoro, la lotta ferma e risoluta al precariato e alla cattiva occupazione, la progressiva e continua estensione dei diritti - a cominciare dalla maternità, dalla malattia, dalle ferie, dalla giusta causa, dall’applicazione del principio a uguale lavoro uguale retribuzione, a partecipare, allargando l'invito anche a coloro che pur non condividendo le posizioni del sindacato vogliano approfondirle
Ma allora perché manifestare a Roma?
Se l'azione parlamentare non è discriminate e se alla manifestazione sono benvenuti tutti su quali parole si testimonia il dissenso? Se poi, in piazza, venisse Renzi, così per approfondire?
Cosa distingue l'azione sindacale?
È evidente: sono passati dodici anni dallo sciopero (perché di quello di trattava) sull'articolo 18, il contesto è peggiorato, ma proprio il contesto non dovrebbe suggerire ai vertici della Cgil un'azione più incisiva? Un'assunzione di ruolo che preveda anche il rischio di contarsi davvero?
Nella vaghezza non si produce confusione?
E ancora, se fosse stato Berlusconi a schernire e umiliare il sindacato come oggi di fatto accade quotidianamente per bocca di Matteo Renzi, quale sarebbe stata la risposta?
(Giovanna Profumo - foto dell'autrice)

OLI 415: ESTERI - Voci dalla stampa internazionale

Ecco una donna coraggiosa, una donna araba del Bahrain, Zainab Al-Khawaja, è stata arrestata per aver strappato una foto del re. Non otterrà nei media occidentali nemmeno una piccola parte dell’elogio che essi stanno dedicando alle coraggiose donne curde: ai media occidentali non importa nulla del popolo curdo e delle donne curde, essi elogiano chiunque, persino i kamikaze, quando combattono contro i nemici dell’occidente. 
Gulf Center for Human Wrights, 14 ottobre, 2014: "Zainab Al-Khawaja è stata arrestata oggi 14 ottobre 2014, durante un'udienza in tribunale programmata per affrontare l’accusa di aver strappato una fotografia del re (del Bahrain)." "Sono la figlia di un uomo fiero e libero. Mia madre mi ha portato in questo mondo libera, ed io darò alla luce un bambino libero (Zainab è incinta al nono mese) anche se in prigione. E’ mio diritto, e mia responsabilità, di una persona libera,  protestare contro l'oppressione e gli oppressori" ha detto Zainab ai giudici.
http://gc4hr.org/news/view/776

Per gli USA la conferenza del Cairo non è per ricostruire Gaza ma è per ricostruire l’Autorità Palestinese: la maggior parte dei soldi americani andrà a Ramallah. 
New York Times, 12 ottobre 2014: "Kerry ha promesso 212 milioni dollari in nuovi aiuti, $ 75 milioni dei quali andranno per la ricostruzione di Gaza, mentre il resto verrà indirizzato verso l'Autorità palestinese, compresi i programmi in Gerusalemme Est e in Cisgiordania." http://www.nytimes.com/2014/10/13/world/middleeast/us-pledges-212-million-in-new-aid-for-gaza.html?ref=todayspaper&_r=1

Sul Daily Mail belle foto dalla Corea del Nord del fotografo Aram Pan di Singapore 
The Daily Mail, 29/05/2014: “Dentro l'enclave comunista nel 2013, il fotografo Aram Pan è stato testimone di vivaci mercati, di uomini e donne che si divertono in un parco acquatico all’occidentale, di chilometri e chilometri di colture pronti per il raccolto, che hanno mandando in frantumi tutte le sue illusioni su ciò che poteva essere una vacanza in Corea del Nord”. http://www.dailymail.co.uk/news/article-2638213/Tourist-took-camera-inside-North-Korea-expected-really-really-sad-people-shocked-seemingly-ordinary-lives-citizens.html

Il supermercato di prostituzione minorile ed i sceicchi del petrolio 
The Star, 13 ottobre 2014: “In Hyderabad, nel sud dell'India, la storia di Tasleem non è rara. Dal 1990, la città è stata il terreno di caccia per gli uomini provenienti da paesi arabi ricchi di petrolio in cerca di giovani spose vergini. Alcune di appena 11 o 12 anni. Il contatto tra i poveri musulmani della città con i ricchi uomini anziani provenienti dai paesi del Golfo è iniziato negli anni '70 e '80 da persone espatriate da Hyderabad. La situazione è peggiorata negli ultimi due anni, diventando di fatto un supermercato della prostituzione minorile”. http://www.thestar.com/news/world/2014/10/13/indias_prostitute_brides_girls_raped_as_temporary_wives.print.html

Manifestazioni razziste in Israele contro gli immigrati africani Israeliani gridano "Negri andate a casa vostra" e portano bandiere stile ISIS alla manifestazione contro gli immigrati africani in Israele. 
https://www.youtube.com/watch?v=rVyCfJ5cOOA

Reuters è molto confusa circa il Medio Oriente
The Globe and Mail (fonte Reuters), 09 ottobre 2014: "La rabbia dei curdi per Kobani ha anche ravvivato rancori di lunga data tra i simpatizzanti del PKK ed i gruppi islamisti turchi che sono collegati al movimento Hezbollah in Libano e che ora sembrano essere schierarsi con lo Stato islamico." I gruppi islamisti turchi di cui parla Reuters sono del movimento Hezbollah turco, sunnita, che combatte contro il regime siriano e non ha legami con Hezbollah in Libano, sciita, che combatte a fianco del regime siriano.
http://www.theglobeandmail.com/news/world/islamic-state-kobani/article21002229/

Questo video, con le sorelle siriane Faya Yunan e Rihan Yunan, è salito in meno di sei giorni a 630.000 visualizzazioni su youtube. "Per i nostri paesi": Siria, Iraq, Libano e Palestina. Con sottotitoli in inglese.
Youtube, 09 ottobre 2014: https://www.youtube.com/watch?v=4GO52i0xui8

David Brooks, editorialista del New York Times, avrebbe dovuto dichiarare il servizio militare di suo figlio nell’esercito israeliano? 
New York Times, 8 ottobre 2014: “Non credo che avrebbe avuto l'obbligo di dire che suo figlio ha fatto questa scelta, non più di quanto se suo figlio si fosse arruolato nelle forze aeree USA (anche se riconosco che Israele è un paese più controverso nella mente delle persone)”. E’ possibile che non veda la differenza? Gli USA è il paese di Brooks, l'altro è un paese straniero, controverso o no. Vuole davvero dire che se il figlio del giornalista servisse in un esercito straniero, siriano ad esempio, non avrebbe dovuto dichiararlo ai lettori? http://publiceditor.blogs.nytimes.com/2014/10/08/david-brooks-son-idf-times-public-editor/?_php=true&_type=blogs&smprod=nytcore-ipad&smid=nytcore-ipad-share&_r=0
(a cura di Saleh Zaghloul - immagine di Guido Rosato)

venerdì 10 ottobre 2014

OLI 414: ALLUVIONE - Ordinaria Amministrazione

Cari lettori,
Avevamo pubblicato giovedì notte l’ultimo aggiornamento della newsletter e dovevamo disporre l’invio dell’indice in mattinata, quando i notiziari hanno diffuso la notizia dell’ennesima alluvione.
Le parole che accompagnavano le immagini in tv sono quelle alle quali ci hanno abituati: emergenza, bombe d’acqua, ritardi, responsabilità, rabbia.
Genova fa acqua. E’ un fatto assodato. Da anni.
Meno assodato è che faccia acqua la classe politica che l’amministra che si ostina a proporre e disporre progetti inutili e non si occupa dell’ovvia manutenzione e prevenzione.
Siamo da capo. Il bilancio oggi è di un infermiere morto, attività commerciali in ginocchio, strade e mezzi di trasporto distrutti.
Noi di OLI siamo in attesa che si pratichi – nei numerosi enti che ci governano - l’ordinaria amministrazione che non corre, ma presidia, che non inventa, ma protegge, un’amministrazione capace di rispondere con il buon senso ai segnali del tempo, in grado di custodire il territorio e prendersene cura.
Noi di OLI sogniamo una gestione normale e sensata della cosa pubblica, la follia ormai ha fatto davvero il suo corso.

 
(La redazione di OLI - foto di Giovanna Profumo)

OLI 414: PAROLE DEGLI OCCHI - Il candidato?

(Ferruccio Sansa - Foto di Giovanna Profumo)
Genova 7 ottobre 2014 - Gli organi di informazione locali e la rete danno per possibile una candidatura come presidente alle elezioni regionali della Liguria del giornalista genovese Ferruccio Sansa.
Si prospetta, ma sono solo piccole anticipazioni, proposte di singoli, una sua candidatura alle primarie del centrosinistra con un appoggio di civatiani, Sel, e stelle vaganti del movimento di Grillo.
Qui lo vediamo inquadrato, in occasione di un incontro organizzato dal il Fatto, con i candidati sindaci durante la campagna per le elezioni del 2012.

OLI 414 - POLITICA: Sentinelle al riso


Questa volta le sentinelle non sono state lasciate sole, silenziosamente in piedi a testimoniare domenica scorsa la Verità e i Valori non negoziabili in cui credono, a difendere la libertà di espressione che la proposta di legge avanzata da Ivan Scalfarotto e molti altri deputati tenderebbe subdolamente a minare (anche se a leggerne e rileggerne il testo questo non pare proprio, in quanto si limita a estendere anche a chi commette o incita a commettere atti di discriminazione o violenza motivati dall’identità sessuale della vittima le stesse pene già previste dalla legge Mancino-Reale del 1975, per chi compie analoghi atti per motivi razziali, etnici, nazionali e religiosi) e a difendere la famiglia tradizionale composta da marito, moglie, figli e talvolta uno o più amanti segreti non di rado del proprio sesso (ma l’importante è che non si sappia, nella squisita ipocrisia del “si non caste, tamen caute” non più riservato ai pastori ma a tutto il gregge), come ha notato anche Massimo Gramellini su La Stampa, commentando la direttiva del ministro degli interni Alfano ai prefetti per imporre ai sindaci che hanno istituito registri delle unioni civili celebrate all’estero di annullarli.
Il tutto in non casuale concomitanza col concistoro e sinodo indetti da papa Bergoglio per discutere sul tema della famiglia.
Questa volta le Sentinelle in Piedi “apartitiche e aconfessionali” erano accompagnate nelle loro esibizioni in molte piazze italiane da manifestazioni di segno contrario, nelle quali il netto dissenso verso chi rifiuta la variegata articolazione della realtà e vorrebbe continuare a imporre a tutti un unico modo di pensare e agire, con un rigore violentemente assolutista camuffato da mitezza, si è espresso in forme diverse. Si va dalle reazioni estreme di frange giovanili che non sortiscono altro effetto che fomentare il vittimismo di cui le sentinelle sono maestre, ben evidente – com’era prevedibile – nei resoconti della stampa di parte, fino ad azioni assai più incisive e condivisibili dove prevalgono l’ironia e lo sberleffo, che ridimensionano e coprono di ridicolo le pretese di questi paladini in piedi.
A Genova, in piazza De Ferrari, le sentinelle si son trovate in compagnia di un folto gruppo di uomini e donne, sia di associazioni per la difesa dei diritti delle persone omosessuali e transgender, sia semplicemente in disaccordo con quanto propugnato dai manifestanti in piedi. Uno striscione che affermava il diritto a varie forme di famiglia era tenuto teso in un’arcata del Palazzo della Regione, mentre accanto si ascoltavano in cerchio le testimonianze non silenziose di chi desiderava condividere riflessioni sulla propria condizione ed esperienza. Tra la folla, a piccoli capannelli si tentava con scarso risultato di confrontarsi civilmente tra contestatori e portavoce delle sentinelle, in un dialogo impossibile tra visioni antitetiche del mondo, nel quale si rispecchiava in piccolo la contrapposizione tra Italia confessionale e Italia laica che è uno dei nodi fondamentali del malessere che stiamo vivendo, anche se di certo non l’unico, sul quale varrebbe la pena ritornare a ragionare in altre occasioni. Qualche esagerazione ogni tanto, con schiamazzi più o meno allegri e accensione di candelotti fumogeni, con l’unico risultato di rafforzare il vittimismo di cui sopra; ma ci potevano anche stare: è il gioco delle parti… 
In altre città si è giocato in modo diverso. A Milano, ad esempio, le sentinelle che s‘erano date appuntamento in piazza XXV Aprile davanti alla Porta Garibaldi si son trovate un bel numero di festosi manifestanti che le sfottevano esibendo cartelli con surreali pretese altrettanto assurde, tra girotondi e chiassosi saltelli.


Il capolavoro l’ha però messo in scena Giampietro Belotti, il trentenne che in piazza Sant’Anna a Bergamo, approfittando di un posto lasciato libero nella loro ordinata disposizione, si è intrufolato da solo tra le sentinelle come sentinella a leggere il Mein Kampf mascherato con una divisa nazista, con ai piedi un cartello recitante “I Nazisti dell’Illinois stanno con le Sentinelle”, chiaro riferimento al film The Blues Brothers di John Landis (1980). Ma il colpo di genio è stato il bracciale recante non la svastica della Germania di Adolf Hitler, bensì la doppia X della Tomania di Adenoid Hynkel, altra citazione cinefila da Il grande dittatore (The Great Dictator, 1940) di Chaplin.
Dopo poco è stato allontanato dalla Digos e correva voce – poi rientrata – che la magistratura stesse valutando un’eventuale incriminazione per apologia del fascismo e/o del nazismo. Se così fosse stato, povera Italia!
(foto Corriere della Sera)
Non resta che richiamare alla mente e tener viva la frase sempre valida, dagli anarchici di fine ‘800 alle contestazioni del ’68, fino ad oggi: “La fantasia distruggerà il potere e una risata vi seppellirà”.
(Ferdinando Bonora - foto dell'autore, dove non diversamente specificato)