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mercoledì 2 maggio 2012

OLI 341: LETTERE - Antonio Bruno: un comunicato da leggere

Ho incontrato nella rete un comunicato di Antonio Bruno, consigliere del Partito della Rifondazione Comunista, all'opposizione nella passata amministrazione comunale, ora candidato nella lista della Federazione della Sinistra, che sostiene Marco Doria.
Mi sembra utile farlo conoscere, per aumentare la consapevolezza per l'esercizio democratico del voto e per interrogarci costruttivamente su alcune questioni nodali sulle quali il prossimo Governo di Genova si troverà a misurarsi.

Comunicato di Antonio Bruno: "Transitando senza soluzione di continuita’ dalla presidenza della Provincia al consiglio di amministrazione di banca Carige, Sandro Repetto sembra dimenticarsi che il 6 e il 7 maggio ci saranno nuove elezioni. Verrà eletto un nuovo sindaco, un nuovo consiglio e una nuova maggioranza siederà sui banchi di Tursi. Il nuovo consiglio deve sentirsi commissariato e vincolato dalle decisioni (sbagliate) sulle grandi opere? I nuovi eletti troveranno tempo di leggere le conclusioni del dibattito pubblico sulla gronda autostradale di ponente che suggerivano di fare opere importanti come il nodo di San Benigno?
E quando si accorgeranno che il nodo di San Benigno non si farà più e a Genova Ovest arriveranno sempre due corsie di auto e Tir mischiati, dovranno starsene del fatto che i loro predecessori (non tutti) senza leggere il lavoro del dottor Bobbio hanno approvato il nuovo tratto autostradale Vesima – Bolzaneto?
E, cambiando argomento, se i nuovi consiglieri comunali sapessero far di conto e si accorgessero che spendere 6,3 miliardi di euro per due gallerie (lunghe 35 chilometri) per collegare ad alta velocità ferroviaria Fegino a Tortona è una follia, anche perchè si potrebbero far andare 200 treni in più nella linea dei Giovi con gli opportuni ammodernamenti e il collegamento con la bretella ferroviaria Voltri – Borzoli, spendendo solo 300 milioni?
Dovrebbero subire le decisioni cervellotiche e ideologiche e impastate di affarismo del consiglio precedente? Spero proprio di no."
(Angelo Guarnieri)

martedì 3 aprile 2012

OLI 338: LETTERE - Pasqua buona. Auguri!

Piero della Francesca - La Resurrezione

La settimana di passione si annuncia
con il volto trafitto da una corona di spine.
A ciascuno il suo frammento di vitale dolore.
Solo chi veste la dura corazza dell'oro
non sente gli spigoli aguzzi della pietra
e le lame affilate del fuoco interiore.
Ma ogni spina è sentinella a un fiore.
E ci troviamo nella scia della resurrezione.
Ne sentiamo il vento che richiama.
Non vigilavamo quando si aprì il sepolcro.
(Angelo Guarnieri)
 

martedì 28 febbraio 2012

OLI 333: POLITICA - Arenzano: se candidassero un box?

Pavone ad Arenzano
Non solo a Genova si vota il 6 Maggio. Si vota anche ad Arenzano e in altri comuni della Liguria. Non è una notizia, o comunque, se lo è, è assolutamente neutra.
La notizia vera e rilevante per Arenzano, importante, popoloso e ricco paese della provincia di Genova, è che finora nella cittadina non è stata svolta alcuna iniziativa pubblica di carattere politico né locale, né globale. Né un manifesto, né un'assemblea, né una riunione in cui i cittadini potessero conoscere le intenzioni politiche e progettuali dei partiti, delle liste civiche, dei candidati sindaci. Silenzio assoluto, con buona pace di tutti i discorsi sulla trasparenza e sulla partecipazione come fondamenti di una buona democrazia. Il vento di Marco Doria si è fermato a Voltri. Ma forse proprio questo vento, che quando si libera crea sconquassi, causa il silenzio tombale che avvolge il dibattito politico nei luoghi pubblici. Da tredici anni Arenzano è retta da una maggioranza di centrosinistra centrata sul Partito Democratico in cui lo svilimento della democrazia è stato proporzionale alla cementificazione del territorio. Certo, ci sono molte decine di persone che si riuniscono nelle panchine, nelle cantine, nelle cucine, nei salotti, nelle sedi di partito e nei bar. Si sono già promesse tre o quattro liste civiche, divise da personalismi e particulari contrastanti, si riuniscono freneticamente gli iscritti di PD e SEL, sono apparso all'orizzonte svariati candidati sindaci che cambiano ogni settimana. Forse ci saranno le primarie il 18 Marzo. Forse, perché la decisione è ancora sottoposta alla valutazione di convenienza, al conteggio dei voti di questo e quell'altro, alle minacce di tessere da rinnovare o disdire.
In questa sitazione è difficile superare il sentimento di angoscia per lo stato della Democrazia in questa cittadina, che contrasta con l'autentico vento nuovo del percorso partecipativo intorno a Marco Doria. Forse sarebbe d'aiuto poter pensare di candidare a sindaco un box, dal momento che negli ultimi vent'anni i box probabilmente hanno superato il numero dei cittadini.
(Angelo Guarnieri - Foto di Paola Pierantoni)

OLI 333: GIUSTIZIA - Una buona notizia da Madrid

Ieri pomeriggio intorno alle 18, l'Ansa ha battuto la notizia che il Tribunale Supremo di Madrid ha assolto l'ex giudice Baltazar Garzon. Era stato accusato di aver violato la legge del 1978 che aveva concesso l'amnistia e l'impunità a tutti i franchisti che dopo la vittoria del caudillo si erano macchiati dei crimini più orrendi. Centomila si valutano le persone scomparse per azioni violente di vendetta, di rancore, di sopraffazione e di pulizia etnico-politica. I partiti politici che presero in mano la transizione postfranchista, il socialista e il democristiano, preferirono garantire una transizione acquiescente e in qualche caso omertosa – la storia giudicherà se per calcolo o per necessità.
Il giudice Garzon non è stato a questo gioco e ha voluto riaprire la pagina della giustizia nella ricerca di quello che andava condannato perché fosse monito a che non si ripetesse. Nel 2009 aveva avviato un'inchiesta sulla scomparsa degli antifascisti e dei democratici e questa era stata considerata una violazione della legge dell'amnistia dagli ambienti postfranchisti e dai poteri consolidati. Ora è stato assolto dal Tribunale Supremo di Madrid, con voto di sei giudici contro uno, perché le sue decisioni sono state considerate legittime.
Ricordiamo che, nel solco della sua rara etica della giustizia e della politica, il giudice Garzon ha osato incrimirare il criminale Pinochet e i criminali generali argentini della dittatura, riaprendo le tragiche vicende del colpo di stato cileno e dei “desaparecidos”. L'assoluzione è senz'altro una buona notizia, un buon esempio di giustizia giusta, un incoraggiamento alle persone di buona volontà a proseguire nella strada della memoria e della verità.
Molti intellettuali si erano mobilitati in Spagna perché il giudice Garzon non venisse condannato e perché il suo onore di giudice venisse restaurato per intero.
In Oli 331 avevamo già parlato della giustizia e del giudice Garzon. La stessa notizia non trova spazio rilevante nel sistema mediatico, televisivo e giornalistico probabilmente a causa della sua complessità e della sua scarsa appetibilità trombonistica.
Alleghiamo un video, messo in rete la settimana scorsa, in cui il regista Almodovar parla della vicenda.
(Angelo Guarnieri)

martedì 14 febbraio 2012

OLI 331: GIUSTIZIA - Il giudice Garzon e i crimini contro l'umanità

Giovedì 10 febbraio il giudice Baltasar Garzon è stato condannato dal Tribunale supremo spagnolo a 11 anni di interdizione dalla Magistratura, per abuso d'ufficio, per aver fatto intercettare illegalmente nel ”caso Gurtel” tre imputati, ledendone i diritti alla difesa. La denuncia era stata presentata da un gruppo neofascista e post-franchista. Altri due processi pendono sul magistrato: per aver violato la legge di amnistia del 1978 sugli uomini di Franco, e l'altro per corruzione, per aver accettato il bonus per un ciclo di conferenze negli U.S.A. dal Banco di Santander, di cui in un processo successivo aveva assolto il presidente.
Il giudice Garzon è uno dei giudici più famosi del mondo: ha osato disseppellire i crimini del franchismo, incriminare per corruzione potenti socialisti e democristiani, Berlusconi per Telecinco e fondi neri, ha fatto incarcerare, unico al mondo, Pinochet, ha indagato con successo sulla tragedia Argentina, ha messo sotto accusa Bin Laden per la strage della stazione di Atocha, perseguito i fiancheggiatori del terrorismo dell'ETA, e i metodi illegali e terroristi con i quali alcuni avevano pensato di sconfiggerla. Ha osato molto, e  dato molto fastidio al sistema politico, alla magistratura, alle colpevoli acquiescenze della storia. Il giorno dell'annuncio alla radio della condanna, un giornalista di El Pais intervistato ha affermato senza mezzi termini che quello era un giorno triste per la giustizia spagnola e che, subito dopo l'era Zapatero, il potere rin-Francato si era liberato di una persona molto scomoda.
La condanna del giudice Garzon credo debba indignare i democratici autentici del mondo.
Il giudice Garzon, sicuramente alla luce di una burocrazia, essenza delle istanze mortifere del XX secolo, e di una legittimità che non sempre si identifica con il giusto, è stato inabilitato, reso inoffensivo, perché ha osato mettere in scacco i potenti, perché non è stato al suo posto all'interno delle coordinate del potere post-franchista, democristiane e socialiste. E ora è il momento buono per fargliela pagare, per metterlo a posto, per renderlo inoffensivo. Mani pulite, do you remember, in questi giorni di ricorrenze e ripresentazioni? Ma il giudice Garzon è andato oltre: voleva processare i crimini del franchismo, la tragedia del Cile, Pinochet, l'orrore della dittatura Argentina. E' stato imprudente, forse ha commesso abusi, certo pagherà. Non nell'onore, nell'etica , nella giustizia che solo la storia potrà giudicare.
E' stato imprudente, radicalmente imprudente, perché si è messo contro i potenti, perché ha scelto di essere “uomo in rivolta”. Sto leggendo "Prima della Fine" di Ernesto Sabato, che consiglierei anche ai gufi con gli occhiali di leggere; in esso si racconta della tragedia più profonda del novecento: la perdita dell'umanità dell'uomo, sopraffatto dalla tecnologia, dal denaro, dalla violenza, dalla perdita di compassione. Ebbene in un passo del libro scritto nel 1998, Sabato, che aveva 90 anni (è morto a 100 anni nel 2011) e aveva presieduto la Commissione contro i crimini della dittatura Argentina, afferma che Garzon è uno degli uomini del nostro tempo che con il suo senso di giustizia può contribuire a restaurare l'onore del mondo. Facciamo parlare lui: “ ...come dimostrano le indagini condotte in altri paesi da persone come il giudice Garzon... Il sangue, l'orrore, la violenza interpellano l'umanità intera, e attestano che non possiamo ignorare la sofferenza di nessun essere umano.”
(Angelo Guarnieri - disegno di Guido Rosato)

Su questo sito si raccolgono firme a favore del giudice Garzon:

martedì 7 febbraio 2012

OLI 330: POESIA - Il posto fisso esiste ...


"Voi che ve ne state nelle vostre tiepide case..."
Voi potenti seduti sui vostri comodi scranni.
Voi che usate parole taglienti e fumose,
per umiliare i fragili e avvincere gli incerti.
Non affannatevi con il vostro inganno vano.
Ricordate! Il posto fisso esiste, il solo, il vero.
Ci riguarda tutti. Ci attende al cimitero!

(Angelo Guarnieri - Foto Paola Pierantoni)

martedì 17 gennaio 2012

OLI 327: LETTERE - Marco Doria e le primarie viste da Arenzano

L'intervento che segue è stato già pubblicato su Facebook, qualche giorno fa. Ha suscitato un'ampia e vivace discussione. Mi sembra opportuno riproporlo ai lettori di Oli, perchè penso possa essere un contributo alla ventata di cambiamento e rinnovamento (in meglio) della politica genovese. Son d'accordo con Don Gallo nel dire che questa aria nuova può essere rappresentata dalla candidatura di Marco Doria, che però per essere convincente non può prescindere dal riunificare nel suo progetto tutti i democratici e tutte le forze della Sinistra.
La discontinuità è ancora più urgente nel momento in cui diventano sempre più palesi sintomi di avvelenamento dei meccanismi di potere che dovrebbero portare a una buona amministrazione. Mentre d'altra parte si profila un ferreo pantano in cui, nella confusioni dei campi, delle responsabilità, dei valori - basta destra e sinistra come fossero orpelli - ma nella santificazione dei poteri forti, andrà avanti la mutilazione della democrazia e l'umiliazione di coloro che non contano.
Io abito e voto ad Arenzano. Amo Genova che ha alimentato la mia vita di emigrante e mi ha regalato la gioia del crescere, dello scoprire, del '68, della rivoluzione psichiatrica oggi offesa, della grande storia, della grande cultura, della poesia, dell'amicizia di tante buone persone. Vorrei una città amministrata secondo i principi della democrazia non corruttibile, della partecipazione paritaria di tutti, del rispetto del generoso e permaloso ambiente naturale. Vorrei una Genova in cammino verso una rinascita di uguaglianza sociale, di fratellanza, di accoglienza dei migranti, di promozione di interazioni e scambi. Una Genova che punta al recupero della bellezza che ci consegna perché, accresciuta, possiamo donarla alle future generazioni; che trovi in sé le risorse per creare lavoro buono e sicuro. E in questa direzione fare a meno di grandi opere a grande impatto territoriale e a predominio tecnologico e grande, mai ripagabile, consumo di risorse. Sto pensando alla gronda di ponente, al terzo, oggi sesto, valico, all'inceneritore-gassificatore. E penso lealmente che su questi contenuti si possano mobilitare l'entusiasmo dei giovani, la passione politica dei cittadini genovesi, erede di esperienze storiche di grande valenza ( la resistenza, il giugno '60, il G8), l'impegno di un'intelligenza politica diffusa, che oggi attende con il fiato sospeso.
Ho ascoltato Marco Doria l'altra sera a Pra, fra tanta buona gente, tanti buoni compagni. Mi è sembrato che su tanti argomenti ci fosse una piacevole e robusta consonanza. Su altri non c'è stata chiarezza, forse per il tempo ristretto, forse per effettiva divergenza. Ci sarà modo di approfondire e di chiarire. Penso che oggi il pericolo da non correre sia il non dire le cose con chiarezza per inseguire un consenso facile e fragile. Io penso che bisogna riunificare tutta la sinistra dell'autenticità, che bisogna puntare a un chiaro progetto di giustizia sociale e di redistribuzione egualitaria, e quindi umana, della ricchezza. Che bisogna scommettere con coerenza sull'utopia della pace e dell'armonia con la natura.
Penso che per questa scommessa il male maggiore che possiamo infliggerci è il non parlare fra noi, il non parlar chiaro, il puntare a vincere ma non a convincere.
L'autore di questo intervento è stato definito un utopista che vive su una nuvoletta sull'iperuranio. Riconosce che per lui è un assillo quotidiano che spesso lo fa precipitare in un'umida cantina della Maddalena. Certo, come tutti, continuamente percorre vie di mezzo, ma le imbocca con riluttanza. Non si accontenta del meno peggio. Vorrebbe assaggiare il bene.
(Angelo Guarnieri)

martedì 20 dicembre 2011

OLI 325: NATALE - Auguri (nel tempo che passa)

Ci muoviamo con il fiato sospeso.
Conserviamo un filo di voce.
Le parole spesso si perdono nell'aria.
Ma mantengono anima e coraggio
per affrontare l'orco più feroce.

Non è ancora discesa la neve,
ebbra di candore e di calda pace.
Le foglie marciscono sui sentieri.
Fecondano la terra alle rinascite.
E segnano i nostri passi nel buio,
con il suono allegro del loro disfarsi.

Chi può si aggrappa all'albero di Natale.
Chi non può al rosso e all'oro dei ricordi.
Un bambino tornerà, è sempre la prima volta,
a proporci l'uguaglianza della nudità.
Tre re giungeranno a cavallo di una cometa,
portando la magia dei doni, vestiti di umiltà.

Poi le ore piccole faranno spazio alla luce.
Il fresco profumo delle fresie sfiderà i sensi.
E più in là, con il sole alto, il papavero
illuminerà di rosso prati e colline.
Per il piacere degli occhi. Per svegliarci al mondo.
(Angelo Guarnieri)

martedì 15 novembre 2011

OLI 320: LETTERE - Parole pesanti! Attenzione.

Federico Valerio, ambientalista storico genovese e non solo, continua a svolgere un ottimo lavoro di informazione e pulizia sulla tragedia di Genova di pochi giorni fa. Lo affida prevalentemente alla mailing-list ambiente_liguria@yahoogroups.com dalla quale io lo raccolgo con gratitudine.
Penso che sia un contributo utile alla formazione di un pensiero critico su quanto avvenuto, presupposto necessario per allontanare fantasmi e paranoie e per evitare giudizi affrettati e tribunali impropri. Che non servono a niente se non ad avvelenare ulteriormente il già avvelenato clima politico in cui siamo immersi. E che forse comincia “a riveder le stelle”.
Torniamo alle informazioni di Federico Valerio. Ci dice che “in inglese si chiamano “Cloud-Burst”, in italiano “nubifragio”,... eventi durante i quali, in due ore, piovono più di 50 milimetri di pioggia, 600 milimetri in 24 ore”. L'evento nel linguaggio mediatico e purtroppo politico è stato definito “bomba d'acqua”, almeno nei primi giorni. Su Quezzi, il quartiere del Ferreggiano, il 4 novembre sono caduti 514 milimetri di acqua in 24 ore. Un nubifragio di violenza simile a quello dell'alluvione di Genova del 1970, ma in un'area più ristretta e in un tempo più concentrato.
Le previsioni ARPAL del giorno prima parlavano di 30-70 millimetri di pioggia prevedibili per il giorno dopo. Se le previsioni si fossero avverate al massimo si sarebbero verificati allagamento dei sottopassi, degli scantinati. Eventi certamente pericolosi ma non di potenza tragica come quelli che si sono verificate. D'altra parte non esistono modelli di previsione sperimentata sulla intensità e sulla concentrazione spazio-temporali dei nubifragi.
Dopo questa dolorosissima esperienza quando si parlerà di “allerta 2” le indicazioni sui comportamenti protettivi e le azioni di tutti i soggetti responsabili, cittadini compresi, saranno improntati al massimo del principio di precauzione e al massimo dell'allerta.
Alle informazioni e alla riflessione di Federico Valerio ho voluto aggiungere una considerazione che mi appassiona e mi preoccupa e che considero fondamentale per il dispiegarsi di una buona convivenza e di una autentica democrazia. Riguarda il linguaggio, troppo spesso sfigurato, de-animato, corrotto. Nel nostro caso l'uso della parola “bomba d'acqua” ha dato l'innesco a questa mia riflessione. C'è differenza nella risonanza linguistica fra nubifragio e bomba d'acqua.
E la parola nubifragio è assolutamente esaustiva e convincente.
Credo che possa chiarire meglio il mio argomentare un breve aforisma: “Bombe intelligenti, bombe umanitarie, bombe d'acqua. E noi, parolai sempre più stupidi”.
Forse dire “noi” potrebbe pungere qualcuno, ma va nel senso del “...siamo tutti coinvolti”.
Bomba è parola di grande tensione inquietante. E questi primi anni del secolo ce lo hanno mostrato, avvelenando vita e futuro.
Ora è ancora più angosciante nel momento in cui c'è fra i potenti che cercano di fermare la presunta e illegale, sicuramente minacciosa, bomba atomica iraniana, con bombe atomiche capaci di penetrare la crosta terrestre con le conseguenze immaginabili. Al riparo di ogni loro illegalità.
E perdonate la digressione conclusiva.
(Angelo Guarnieri)

martedì 19 luglio 2011

OLI 310 : G8 - 2001/2011 Il ricordo ed il futuro

La memoria profonda del G8 2001 sta animando Genova in questo mese di luglio incerto, affaticato, raramente assolato; proiettato in un presente – futuro spesso caratterizzato dalla parola baratro, speculazione, reazioni angoscianti, fantasmi finanziari, prepotenza dei mercati. Come se poi dietro a tutto questo mondo oscuro e che si muove alle spalle non ci fossero persone in carne, ossa e con gioielli, banche, denaro al limite dell’evanescenza, potere, armi.
Il decennale del G8 ha l’ambizione di avere come spazio di riflessione e di azione il frammento linguistico a potenzialità atomica “Voi la crisi, noi la speranza”. Voi e noi, la crisi e la speranza: un voi che lavora per mantenere privilegi e ingiustizie e un principio “libertà”, che come dice Stephane Hessel (Indignatevi) è come “la volpe nel pollaio”: E un noi che continua a ricercare fili e motivazioni per un mondo migliore, non più possibile ma necessario, radici e futuro per uno stare insieme a condividere gioia e dolore, secondo quel che la vita è, solidarietà e fratellanza fra noi umani e la madre terra che ci nutre. E una libertà che o è di tutti o non è.
Il decennale del G8 ha già camminato molto dal 24 giugno, con una bella mostra, Cassandra, con dibattiti, riflessioni, manifestazioni culturali, teatro, musica, poesia. Buone parole sono circolate, dense di significato, ansiose di sapere e di ricostruire un profilo degno alla verità dei fatti. Nel centro della città e nelle periferie. E poco ha contato se i gruppi in ascolto, in riflessione e talvolta in conflitto, fossero numerosi o scarni. Alla fine saranno sempre tantissimi ad aver comunicato ad essersi confrontati con il ricordo e con il futuro, ad aver appreso dall’esperienza.
Grande merito va al piccolo – grande gruppo di persone, che senza retorica, nostalgie da reduci, rancore, ha trovato il coraggio civile e l’energia vitale per portare a termine un programma di tale portata. Un vero esempio di partecipazione attiva e sapiente. E merito va anche alle istituzioni democratiche di Genova che hanno saputo interagire, mettendosi a disposizione per la pienezza della democrazia che, Aristotele docet, deve essere cooperazione ed amicizia.
Ora ci sono le cinque giornate finali e cruciali del programma, con Piazza Alimonda il 20, la manifestazione da Sampierdarena a Caricamento e gran concerto di liberazione il 23, l’assemblea internazionale del 24 per chiudere il cammino, segnando nuovi sentieri per la speranza.
(Angelo Guarnieri)

martedì 28 giugno 2011

OLI 307: SANITA' - Sanità per gli “ultimissimi”

Ci sono undici persone in Liguria in attesa di risposte appropriate per i loro bisogni di salute fisica e mentale. Una piccola quantità se confrontata con il milione e seicentomila abitanti ai quali la Regione Liguria ha il dovere costituzionale di garantite il diritto alla salute attraverso strumenti efficaci ed efficienti di prevenzione, cura e riabilitazione. Un problema trascurabile o di soluzione immediata, un granello, se immesso nei complessi nodi strutturali, economici, finanziari, politici in senso proprio e ampio, che la Regione Liguria in questi giorni si trova costretta ad affrontare. E che non pochi mal di pancia, conflitti, ansie provoca.
E’ in ballo tutta la politica sanitaria, ormai solidamente incamminata sul primato, forse inevitabile, ma certamente non brillante nei risultati, della visione aziendalistica dei bisogni sanitari, nell’ottica di politiche di bilancio, che non devono moltiplicare buchi, ma sempre più sottoposte alle logiche restrittive e punitive verso il Servizio Sanitario Pubblico, finora tra i migliori e meno costosi del mondo, nonostante sprechi, mafie, malesanità, familismo amorale, e partitismo immorale. Ma intanto alla chetichella, sono stati introdotti i tickets anche sui farmaci generici della fascia essenziale e “salvavita”, e si continua ad intaccare uno dei principi costituzionali e fondamentali della sanità pubblica: la gratuità.
Ma veniamo ai nostri undici cittadini liguri in attesa di appropriate risposte ai loro bisogni di salute. Un caso che mette in discussione, come già fanno i tifosi del privato asociale e del libero mercato, un altro principio fondamentale del nostro Servizio Sanitario Nazionale: l’universalità e l’uguaglianza di tutti i cittadini.
La notizia ci viene dalla newsletter del Senatore Ignazio Marino, presidente della Commissione d’inchiesta sugli Ospedali Psichiatrici Giudiziari.
Da un recente convegno nazionale, il primo, tenuto il 9 giugno, è risultato che nei sei O.P.G. (luoghi di detenzione e cura) esistenti in Italia sono internate circa 1500 persone. Di queste “389 risultano dimissibili perché non socialmente pericolose, ma al 31 maggio 2011solo 130 sono state dimesse dopo la denuncia e le sollecitazioni della Commissione d’inchiesta”. Degli altri: 7 sono morti e per 200 è stata prorogata la permanenza.
La mancanza di fondi era la causa dell’impossibilità di accogliere le persone espressa da Presidenti di Regione e responsabili delle Asl. Ebbene, grazie all’impegno e alla tenacia della Commissione d’inchiesta, i fondi sono stati trovati e il Ministero della Salute ha stanziato 5 milioni di euro. Eppure, continua il Senatore Marino, 10 regioni non solo non hanno approntato nessun percorso per le dimissioni, ma non hanno presentato alcuna richiesta di fondi.
Ecco un elenco: il Lazio per 41 cittadini, l’Abruzzo per 6, la Campania per 75, la Calabria per 11, la Sicilia per 31, il Friuli Venezia Giulia per 7, la Liguria per 11.
Ci sorprende trovare la Liguria in questa lista, anche perché, dalla legge Basaglia in avanti, ci sono state positive esperienze di ritorno di questi pazienti nel proprio ambiente.
Nel ringraziarlo per il lavoro fatto e per l’impegno controcorrente, ci permettiamo di consigliare al Senatore Marino di fare qualche telefonata più stringente ai suoi compagni di partito e conterranei: presidente di Regione, Assessore alla Sanità, direttori di Asl e di Dipartimenti di Salute Mentale.
(Angelo Guarnieri)
 

martedì 21 giugno 2011

OLI 306: CACCIA - Regione, Corte Costituzionale e tramonto

Deve essere opinione diffusa, non so se maggioritaria, ma fino ai referendum poco importava, che la Corte Costituzionale si occupi soltanto delle leggi ad personam, o ad aziendam o ad partitum, che riguardano il presidente del consiglio (vacante) Berlusconi. E che sia un organo dello Stato di grande importanza e di poteri strabordanti, composto in maniera determinante da toghe rosse, incallite e resistenti e da sopravviventi comunisti, designati o eletti per perseguitare il suddetto Presidente del consiglio e impedirgli con ogni sorta di malevolenza di portare avanti la sua illuminata politica di governo dell’Italia.
Che possa invece anche occuparsi di tramonto apparirà sicuramente strabiliante, così come il fatto che rientri nei suoi compiti valutare le leggi regionali per vagliarne la rispondenza al dettato costituzionale.
Ma tant’è questo è proprio il compito della Corte costituzionale e i giudici che la compongono lo applicano con saggezza, competenza e rigore, senza cedere alla forza della loro posizione di potere, ma con il necessario e possibile equilibrio. E soprattutto nel rispetto assoluto del principio costituzionale per il quale la legge è e deve essere uguale per tutti.
Ma veniamo al tramonto.
La Corte Costituzionale ha bocciato la norma della Regione Liguria che permetteva la caccia agli uccelli migratori mezz'ora dopo il tramonto.
Con sentenza N°191, del 15 giugno 2011, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo della legge regionale 15/ 2010 che consentiva di cacciare in appostamento (imboscate, agguati) gli uccelli migratori (provati come migranti e in ricerca affannosa di riparo) mezz’ora dopo il tramonto (l’ora più dolce per essere ammazzati).
La norma della Regione Liguria ha violato la normativa venatoria statale, che impone il divieto di caccia al calar del sole. Tempo dei bilanci, dell’esame di coscienza, della preghiera e della preparazione al sonno, ai sogni, alla notte e alla danza delle stelle.
Le associazioni di protezione e vera sensibilità ambientale (Italia Nostra, L.A.C., LIPU, WWF, ENPA, Lega Ambiente, V.A.S.) avevano presentato prontamente un esposto che il governo ha dovuto recepire, impugnando la legge regionale ligure. Per la quale avevano votato a favore (repetita iuvant) i consiglieri regionali (26) di PD, PDL, Lega e Marilyn Fusco e contro (5) i consiglieri di PRC, IDV e Lista Biasotti.
Si è astenuto il consigliere di SEL e non si capisce ancora perché.
Certo la lobby dei cacciatori è ancora forte. Ma non si capisce come sensibilità e valori della sinistra possano sostenere simili norme. Non basta più l’ex retro-pensiero che i cacciatori votano e gli uccelli no.
Infine il comunicato delle associazioni : “E’ stato riaffermato un principio di legalità contro l’ennesima violazione della normativa venatoria statale a cui il Consiglio Regionale, in buona parte prono alle istanze dell’estremismo venatorio, ci ha abituati… "
E il comunicato degli uccelli: “Ringraziamo i giudici piumati della Corte Costituzionale per aver avuto compassione del nostro volo, dei nostri affanni, della bellezza che doniamo al mondo. Ci proponiamo tutti insieme, uccelli di tutto il mondo, di votare anche noi. Prima o poi”
(Angelo Guarnieri - Foto Paola Pierantoni)

martedì 14 giugno 2011

OLI 305: REFERENDUM - Passato è il battiquorum! Eccome!


Messaggini massaggianti.
Tra Italo, casellante cortese,
fra i primi caldi fumiganti
e le zanzare geneticamente modificate,
forse perché allevate fra Caorso e Trino,
e il solito pensionato, ora sessantenne
sconfortato, forse oggi un po' rinato.

Lunedì pomeriggio. Profumo di quorum.

I: Buon quorum,
e che il futuro sia un po' più arancione.
Ovunque voi siate, fermatevi un attimo
e fatevi un bel brindisi! Allegri!
P: un miracolo della saggezza,
che è saggia, è per me.
Ora brindiamo.
I."...E poi la gente, perché
è la gente che fa la storia,
quando si tratta di scegliere
e di andare, te la ritrovi tutta
con gli occhi aperti che sanno
benissimo cosa fare".
Buongiorno Italia!
P: solo che "la gente"
spesso non va dove tu vorresti.
O sei tu su una strada
che lei non vuole percorrere.
La pazienza dell'incontro
ha fatto il miracolo.
Buongiorno Italia, buongiorno Italo.
Mille di questi miracoli!
 (Angelo Guarnieri)

martedì 7 giugno 2011

OLI 304: REFERENDUM - Il battiquorum

Un promemoria per farci venire il desiderio di andare a votare domenica 12 giugno e per convincere più cittadini possibile a farlo insieme con noi. Con allegria, con mitezza, con fiducia. Con il gusto dolce della democrazia che, come dice Emir Kusturica, è la parola più bella che esiste quando è vera ed è la parola più brutta, luciferina, quando è falsa.
Il milione e quattrocentomila cittadini che hanno impiegato le loro energie per grazia e gratitudine, perché ci si possa pronunciare e decidere, perché "sora" acqua sia un bene pubblico, universale, non negoziabile, pura e pulita e non avvelenabile dal profitto, e perchè l'energia necessaria a vivere bene, non a vivere col turbo, sia controllabile sempre dalle anime del territorio, con i loro mezzi, che la natura mette a disposizione, con i loro limiti, con la prudenza dell'umana dimensione, che va dalla polvere alla polvere e dalla nascita alla morte, nei tempi storici dell'esistenza degli altri a noi prossimi per specie e per ere.
Il promemoria, che ci giunge dal passato è ricco di passaggi esaltanti che fondano l'odierna condizione. Ma ci ricorda anche qualche ferita che non curata , anzi estesa e ulteriormente infettata, non pochi affanni ha prodotto all'attuale situazione delle persone e della società. Penso alla scala mobile, ai salari, all'ingiustizia retributiva e distributiva, al diritto al lavoro, al senso e al significato del lavoro.
Allora alleviamo il "battiquorum" che giustamente ci angustia, senza indebolirci e senza inocularci il germe di una sorta di indifferenza emotiva, anzi ci stimola a utilizzare le energie, scarse e bisognose di manutenzione - lunga è stata la notte e tenebrosa - perchè domenica e lunedì siano comunque due belle giornate di partecipazione, di festa e di speranza. E di luce di un nuovo giorno, anche se non ci sarà il sole, per lasciare libere le nuvole di darci una mano. Ma questo non lo diciamo a nessuno!
Allora tutti a votare, cosi il battiquorum l'avranno gli altri, quelli della sovranità popolare del Partito dell'abuso della Libertà, tale solo se combacia con l'arroganza del capo, il Presidente del Consiglio (vacante).
Poi tutti al mare. O in qualsiasi altro posto. Abbiamo tante cose belle da fare!
Anche andare al trovare le pecore che sono andate al mare, ma d'erba.
(Angelo Guarnieri)

martedì 31 maggio 2011

OLI 303: ELEZIONI - Come è cominciata

Messaggini dall’Italietta
fra un casellante nella nebbia
e un pensionato, ex, ma di tante storie.
Parole, persone, cellulare. Tutto vero!
Il casellante si chiama Italo.
E’ del profondo Nord. Ama l’Italia unita.

Notte di febbraio.
I: Gramsci a Sanremo!!!
Ma che cazzo succede
In quest’Italia, spacciata?

P: solo a Sanremo.
Nessuno sa chi è.
Tranquillo e allegri!

 I: “che questa maledetta notte
dovrà ben finire…” Milano,
Napoli, speriamo Cagliari.

P: forse le prime luci di un nuovo giorno?

I: e Trieste, anche le provincie,
sembra Mantova e Varese e Pavia,
che sono avanti di poco e dovevano
stravincere, e a Napoli, De Magistris
è avanti di venti punti. Da solo contro tutti.
Altro che, abbiamo sbagliato candidato!
E’ quasi ora che qualcuno alzi il telefono
“pronto Barak, avrei un problema”.

P: ma anche Barak ce l’ha!

I: ma non penso chieda consigli a Berlusca…

P: spero li chieda a Nobel, quello del premio

 (Angelo Guarnieri

martedì 24 maggio 2011

OLI 302: SOCIETA’ – Questo non è un paese…

Una telefonata annuncia da Torino che un valente giovane ingegnere, trentenne circa, simpatico ed intraprendente, ha trovato un lavoro con contratto a termine, non si può certo specificare alla prima di che tipo, in una piccola azienda della magnificata città del nord.
Dopo aver brillantemente conseguito la laurea a Palermo, di pregio nel campo, 5 anni fa, dopo aver svolto svariati lavori e lavoretti, spazianti dall’elettronica alla baristica intensiva, dopo aver coltivato sogni di autonomizzazione e maturazione nella terra di nascita e d’origine delle sue origini, compresi affetti, attaccamenti, passioni, in particolare per la musica, dopo mesi di noia e sconsolazione, dopo aver contato tutte le pietre che collegano la casa alla piazza e la piazza alla casa e che sono il tracciato che fanno dire ai paesani di un disoccupato che “quello lì, come tanti, non avendo da fare va a casa e mangia”, ha preso la decisione, violenta come uno strappo, dolorosa e necessaria, ma anche aperta alla conoscenza e alla curiosità, di salire al nord, di prendere il metaforico treno del sole, che non esiste più se non in una canzone e in una montagna di ricordi che si vuole rimuovere dalla storia e dalla coscienza collettiva, sostituito dai viaggi spezzati delle andate e ritorno, dei voli low-cost, dei traghetti super veloci, dei week end rubati, delle albe in treno, della santificazione delle feste, delle passeggiate con gli amici. Come se si volesse annullare la condizione di emigrato; come se la nuova condizione di immigrato non dovesse essere più una rottura, una beanza oscura, e quindi si potesse annullare, con i nuovi potenti mezzi della tecnologia, lo spazio angosciante e infinito che separa e unisce l’immigrato e l’emigrato. Sia per i giovani siciliani sia per i giovani africani.
Lo spazio di pensieri e di sentimenti che si è voluto annullare nel pubblico sentire e nel pubblico manipolare affinché la paura del diverso desse qualche appiglio alle nostre fragili identità e la libertà potesse realizzarsi anche nell’essere liberamente razzisti.
Buona fortuna giovane amico ingegnere. Che tu possa essere padrone della tua vita. Che tu possa crearti la tua vita. Non sei solo. Ci sono milioni di giovani in ricerca che vivono sottomissione e umiliazione, ma che, come te e come i giovani di Plaza della Catalunya e di Puerta del Sol, possono ritrovare la strada dell’indignazione, dell’impegno, del potere dell’essere insieme, dell’allegria e della libertà non regalata e non comprata.
Da alcuni anni circa duecentomila persone, in grande maggioranza giovani, partono dal sud Italia per andare a cercare lavoro e fortuna nel Nord Italia o in Europa. Quasi tutti migliorano la loro condizione.

Qualcuno ne soffre al punto di perdersi. Una parte ritorna e ricostruisce una presenza più esperta nella sua terra. Questo è un bene, ma la sua terra è sempre la stessa. Un luogo di bellezza indicibile, rubata alla gioventù, ancorata a un mostro che governa spreco, inefficienza, stagnazione. Ma forse cambierà.
Nel frattempo Report ci informa che dal 2000 ogni anno fra i 30 i 45 mila giovani, post.doc, ricercatori, studiosi e scienziati, prendono la via dell’estero.
Che di solito al’estero non esistono contratti precari e annichilenti. Che la remunerazione, salari, borse, benefit sociali, è degna di questo nome. E si vedono i giovani intervistati, che sembrano avere in loro la forza della rappresentanza, parlare con soddisfazione e pienezza di queste esperienze.
Nonostante la nostalgia, che depurata, in questo caso è sentimento positivo.
I cervelli in fuga, nel demente gergo mediatico, che quando li si nomina non si può fare a meno di pensare agli alluci che rimangono qua.
Ma se tante giovani persone sono così valorizzate all’estero, vuol dire che il nostro sistema scolastico non è poi così male. E poi senza questa ricchezza di energia e di creatività, che dovrebbero associarsi al lavoro, che ne è dell’Italia, che ne sarà?
L’Italia non è un paese per…
(Angelo Guarnieri)

martedì 17 maggio 2011

OLI 301: GIUSTIZIA - E’ ancora notte alla Diaz.


Grande rilievo è stato dato dai media alla notizia, trascinata dai clamori del festival di Cannes, che si farà un film sui fatti della notte della Diaz, avvenuta nel corso del G8 di Genova, il 21 luglio 2001.
Quest’anno fra l’altro ricorre il decennale del G8 di Genova e sarà un’occasione preziosa per ripensare storie, fatti, tragedie, conflitti, speranze e conquiste che l’hanno segnato, lasciando un’impronta indelebile nell’anima di Genova, nei percorsi personali di decine di migliaia di giovani e meno giovani, nel costituirsi di movimenti contro le ingiustizie, per la pace, per un nuovo mondo possibile.

Un ripensamento non ripiegato su sé stesso, non nostalgicamente attaccato a certezze militanti di un passato che non c’è più, che cerca verità e giustizia, perché sono dovute a coloro che soffrirono le violenze, la repressione e le umiliazioni di un apparato istituzionale opaco, sordo e brutale nel suo non capire e nel suo non sapere agire. Un momento di riflessione collettiva e aperta che cerca nella memoria di quello che è stato, nel luglio 2001 e negli anni a seguire, le risorse e le energie per alimentare di speranze trasformative il futuro, per dare un senso forte alla parola verità, perché la giustizia sia messa al centro dell’agire comunitario e non un accessorio del potere e del potere della ricchezza. Senza giudicare: ci pensano i giudici che l’hanno fatto egregiamente in quasi tutte le sedi, resistendo alla forza dei poteri della politica senza idee e senza ideali, dando dimostrazione di cosa possa voler dire applicare la Costituzione.
“Voi G8, noi sei miliardi”, era la parola d’ordine chiara, trasparente e innocente come l’acqua di un ruscello; ad essa vennero contrapposte zone rosse, armi ed armature, marchi della prepotenza, che inevitabilmente finirono per sollecitare l’emulazione e istanze di rivalsa e di rancore.
“Voi la crisi, noi la speranza” è la parola d’ordine con la quale si vuol guidare ora il momento di riflessione collettiva e dare senso agli incontri, ai seminari, agli approfondimenti politici e culturali, ai momenti di festa, di musica, di teatro, che animeranno Genova per un mese, dalla fine di Giugno al 24 luglio, giorno dell’assemblea conclusiva. Il programma avrà i suoi momenti culminanti negli ultimo giorni, quando si coaguleranno gli incontri di più ampia e profonda incidenza e partecipazione, che si vuole locale, nazionale e internazionale.
In particolare sono da tener presenti: la giornata del 19 luglio, dedicata ai migranti e al Mediterraneo; il 21 luglio con Genova e la memoria (Piazza Alimonda, Carlo Giuliani); il 23 luglio con il seminario sulla guerra nel Maghreb, il 23 luglio con la manifestazione e il concerto; il 24 luglio con l’assemblea internazionale conclusiva.
Un gruppo di persone, coraggiose e motivate da passione politica ancora non pallida, sta lavorando a questo programma; molte organizzazioni a partire dalla CGIL, dall’ARCI e dalla FIOM, sono proficuamente impegnate; le istituzioni politiche locali sembrano salutarmente intenzionate a cooperare.
Ma, dopo le scuse per la peregrinazione, torniamo al film, che avrà per titolo: Diaz – Non pulire questo sangue. Un film che ha avuto una gestazione difficile e ha suscitato molte perplessità nella decisione di farlo e di offrirlo al pubblico. Tratta di una delle pagine più buie e tragiche della democrazia italiana. La notte della “sospensione dei diritti”, come affermò Amnesty, della “macelleria cilena” come disse un funzionario di polizia presente; la notte che fece impallidire l’allora Ministro degli interni, quando seppe, come rivelato in un’intervista dalla moglie.
Ci furono, dopo furiosi e immotivati pestaggi, 93 arresti di dormienti. 25 condanne in secondo grado di giudizio sono state comminate a funzionari di polizia.
La Fandango e Domenico Procacci, che ne è il responsabile, nel produrre questo film fanno un atto di coraggio, si assumono una positiva responsabilità.

Ma allora perché consegnare prima la sceneggiatura al capo della polizia? Perché l’approvi?
E perché non prendere in considerazione le richieste di ascolto delle vittime della Diaz, come protestano gli esponenti di “ Verità e giustizia” e Heidi e Giuliano Giuliani?
Ma lo stupore e l’amarezza per questo atto è ancora più profondo, ancora più radicale.
Riguarda l’assoluta libertà dell’arte, la ripulsa di ogni censura, la bruttezza di ogni mutilazione.
Forse la notte della Diaz è ancora buia, è ancora fra noi.
(Angelo Guarnieri)

martedì 3 maggio 2011

OLI 299: PAROLE ED EMOZIONI – Morte di Osama

Un premio Nobel per la pace, Obama,
Presidente degli Stati Uniti d’America,
non può dire “giustizia è fatta” (ansa),
nel comunicare al mondo che una pianta
di male è stata eliminata. Con una moglie,
due bambini non coinvolti, alcuni uomini e donne,
guardie del corpo, di cui mai sapremo nomi e numeri.
È questione di linguaggio. È questione di umanità.
Non c’entra l’utilità politica, né la buona politica.
Deve trovare un altro linguaggio un Presidente,
deciso e amato, premio Nobel e per la pace.
Altrimenti è un misero premio Nobel.
Da primitivo West e di tempi che speravamo andati.
(Angelo Guarnieri)

martedì 1 febbraio 2011

OLI 287: GIORNATA DELLA MEMORIA - I bambini di Terezin

La notizia viene dal consigliere comunale Antonio Bruno: i giardini di via Laviosa a Pegli verranno intitolati ai bambini che persero la vita nel lager di Terezin.
La richiesta era stata fatta all’Amministrazione da un cittadino, iscritto all’A.N.P.I., sostenuta e sollecitata da alcuni consiglieri comunali sensibili, valutata ed accolta dall’apposita Commissione Toponomastica del Comune di Genova ed infine approvata dalla Giunta.
Dopo questo cammino faticoso e necessario ci sarà nel vasto territorio di Genova un luogo aperto, visibile e arioso, un giardino, dedicato ai quindicimila bambini che nella fortezza – lager di Terezin si videro rubare il futuro e la vita. Solo in cento sopravvissero.
Un luogo vivo che alimenterà il ricordo e i segni dell’immane tragedia che fu l’Olocausto, il male assoluto, che di certo si fa bene a celebrare ogni anno con riflessioni e solenni cerimonie, ma che non può essere racchiuso nei nobili rituali di un giorno, nelle affermazioni impegnate e impegnanti di personalità della cultura e delle Istituzioni.
Onore quindi al cittadino che ha fatto la proposta e a chi l’ha sostenuta. E al Comune di Genova, nelle sue articolazioni, che aprirà un suo spazio importante - i giardini sono importanti, anche se ogni tanto lo dimentichiamo – perché i bambini di Terezin continuino a vivere e forse a trovare un po’ di pace negli sguardi, negli interrogativi e nei pensieri, dei bambini, dei genitori, dei pensionati, dei viandanti che quello spazio frequenteranno.
La notizia dell’avviarsi concreto di questo progetto è giunta proprio un giorno prima della data ufficiale della Giornata Della Memoria. Mi è sembrato uno di quei segnali invisibili, subliminali, che costellano quotidianamente la nostra vita e, attraverso il fuoco delle emozioni, ci richiamano alla coltivazione della memoria, per non farla appassire, per ricercare le linee di distinzione fra il bene e il male, perché il “mai più” venga impresso in noi, come il numero che marchiava i deportati e seviziati nei lager nazisti e fascisti.

Dalla fine del 1941 alla liberazione nella fortezza – lager di Terezin furono reclusi gli ebrei cecoslovacchi destinati al campo di sterminio di Auschwitz. Tra di loro 15.000 bambini e ragazzi.
La loro presenza è testimoniata dalla commovente produzione di migliaia di disegni e di centinaia di poesie. Questi documenti sono stati nel tempo oggetto di affettuoso studio e hanno rivelato capacità creative straordinarie, maturità di pensiero precoce, straziante consapevolezza della tragedia nella quale si era immersi e insopprimibile anelito alla vita.
Ma soprattutto la musica trovò spazio nel dolore e nella tragedia, anche per il concentrarsi a Terezin di un consistente e validissimo numero di musicisti. Vennero creati un coro e un'orchestra con ampia partecipazione di bambini e ragazzi. Vennero eseguite opere di Smetana e Mozart e venne composta un'opera originale, Brundibar, usata fra l’altro dai nazisti a scopi propagandistici.
Quasi tutti i componenti dell’orchestra e del coro trovarono la morte a Terezin e ad Auschwitz.
Ci rimasero, cenere che non si consuma e fumo che non si disperde, la musica e l’insegnamento. E un pugno di poesie. Una tra tutte:

Pesanti ruote ci sfiorano la fronte
e scavano un solco nella nostra memoria.
Da troppo tempo siamo una schiera di maledetti
che vuole stringere le tempie dei suoi figli
con le bende della cecità.
Quattro anni dietro a una palude
in attesa che irrompa acqua pura.
Ma le acque dei fiumi scorrono in altri letti,
in altri letti,
sia che tu muoia, sia che tu viva.
Non c’è fragore d’armi, sono muti i fucili,
non c’è traccia di sangue qui: nulla,
solo una fame senza parole.
I bambini rubano il pane e chiedono soltanto
di dormire, di tacere e ancora di dormire…
Pesanti ruote ci sfiorano la fronte
e scavano un solco nella nostra memoria.
Neppure gli anni potranno cancellare
tutto ciò.
di anonimo
(Angelo Guarnieri)

martedì 9 novembre 2010

OLI 277: AMBIENTE - Gli occhi della compassione

Ero uscito per la solita passeggiata sulla costa di Arenzano. Il tramonto era passato da circa mezz’ora. L’aria era tiepida e molto gradevole. Non ti sbatteva in faccia i tuoi pensieri, li rimandava con benevolenza.
Mi trovavo nella parte del golfo di Arenzano che guarda a ponente, dove la celebrata passeggiata a mare si incunea nel porticciolo, sotto il promontorio della straziata pineta, all’altezza di un moletto - messo in mezzo al mare per trattenere la sabbia - che divide lo sbocco di un torrente dalle onde del mare e dalla spiaggia che le accoglie.
Sul lato della strada resiste un’antica baracchetta, luogo di ristoro per avventori occasionali e per un gruppo di amici serali, fra i quali diversi noti cacciatori.
Come al solito, mentre la mente vagava ai quatto angoli del mondo, un essere animato, sulla spiaggia accanto al moletto, catturò la mia attenzione.
Avvicinandomi e mettendo meglio a fuoco i miei occhi fragili, vidi che era un uccello dalle piume color malva, imponente, grosso quanto un grasso gabbiano, dal portamento elegante, con un collarino nero, la testa più rosata e due occhietti molto vispi che esploravano terra ed aria in ogni direzione. Accanto stazionavano pigri gabbiani, mentre non c’era l’amico airone cinerino che in coppia con un altro spesso occupa la punta del moletto e che puntuale quando cala la sera va a dormire nel parco.

Non avevo mai visto un simile uccello! Ero meravigliato dalla sua bellezza. Una vampata di curiosità si accese in me. Chiesi ad un amico se confermava quello che io vedevo e se ne sapeva qualcosa. Condivise subito la mia emozione ma non ne sapeva nulla. Chiedemmo al gestore della baracchetta che invece sapeva tutto: si trattava di un oca migratrice, dal nome irricordabile, arrivata con un compagno nei giorni di tempesta e probabilmente dispersa.
Il compagno era stato ucciso da un cacciatore qualche sera prima sulle allegre colline di Arenzano.
Si era vista ogni sera e anche durante il giorno ogni tanto arrivava.
Provai grande dolore e grande rabbia. Mi sembrò che con quel roteare di capo e di occhi continuasse a cercare il suo compagno. Mi venne in mente un racconto di Maupassant, letto tempo fa e mai più dimenticato, in cui un colombo, che vola felice nel cielo, impazzisce di dolore perché gli viene ucciso il compagno con cui divideva la felicità e con il movimento delle ali ci racconta tutta la sua disperazione.
Pensai alla perdita di compassione che sta uccidendo il mondo e alla amputazione della pietas che sta desertificando il nostro convivere, prosciugando le sorgenti della nostra democrazia.
Ammenocché!
Gli uccelli, tutti, riuniti in consiglio non decidano di vendicarsi e ci diano una dura lezione.
(Angelo Guarnieri)