Cari lettori,
Avevamo pubblicato giovedì notte l’ultimo aggiornamento della newsletter e dovevamo disporre l’invio dell’indice in mattinata, quando i notiziari hanno diffuso la notizia dell’ennesima alluvione.
Le parole che accompagnavano le immagini in tv sono quelle alle quali ci hanno abituati: emergenza, bombe d’acqua, ritardi, responsabilità, rabbia.
Genova fa acqua. E’ un fatto assodato. Da anni.
Meno assodato è che faccia acqua la classe politica che l’amministra che si ostina a proporre e disporre progetti inutili e non si occupa dell’ovvia manutenzione e prevenzione.
Siamo da capo. Il bilancio oggi è di un infermiere morto, attività commerciali in ginocchio, strade e mezzi di trasporto distrutti.
Noi di OLI siamo in attesa che si pratichi – nei numerosi enti che ci governano - l’ordinaria amministrazione che non corre, ma presidia, che non inventa, ma protegge, un’amministrazione capace di rispondere con il buon senso ai segnali del tempo, in grado di custodire il territorio e prendersene cura.
Noi di OLI sogniamo una gestione normale e sensata della cosa pubblica, la follia ormai ha fatto davvero il suo corso.
Genova 7 ottobre 2014 - Gli organi di informazione locali e la rete danno per possibile una candidatura come presidente alle elezioni regionali della Liguria del giornalista genovese Ferruccio Sansa.
Si prospetta, ma sono solo piccole anticipazioni, proposte di singoli, una sua candidatura alle primarie del centrosinistra con un appoggio di civatiani, Sel, e stelle vaganti del movimento di Grillo.
Qui lo vediamo inquadrato, in occasione di un incontro organizzato dal il Fatto, con i candidati sindaci durante la campagna per le elezioni del 2012.
Questa volta le sentinelle non sono state lasciate sole, silenziosamente in piedi a testimoniare domenica scorsa la Verità e i Valori non negoziabili in cui credono, a difendere la libertà di espressione che la proposta di legge avanzata da Ivan Scalfarotto e molti altri deputati tenderebbe subdolamente a minare (anche se a leggerne e rileggerne il testo questo non pare proprio, in quanto si limita a estendere anche a chi commette o incita a commettere atti di discriminazione o violenza motivati dall’identità sessuale della vittima le stesse pene già previste dalla legge Mancino-Reale del 1975, per chi compie analoghi atti per motivi razziali, etnici, nazionali e religiosi) e a difendere la famiglia tradizionale composta da marito, moglie, figli e talvolta uno o più amanti segreti non di rado del proprio sesso (ma l’importante è che non si sappia, nella squisita ipocrisia del “si non caste, tamen caute” non più riservato ai pastori ma a tutto il gregge), come ha notato anche Massimo Gramellini su La Stampa, commentando la direttiva del ministro degli interni Alfano ai prefetti per imporre ai sindaci che hanno istituito registri delle unioni civili celebrate all’estero di annullarli.
Il tutto in non casuale concomitanza col concistoro e sinodo indetti da papa Bergoglio per discutere sul tema della famiglia.
Questa volta le Sentinelle in Piedi “apartitiche e aconfessionali” erano accompagnate nelle loro esibizioni in molte piazze italiane da manifestazioni di segno contrario, nelle quali il netto dissenso verso chi rifiuta la variegata articolazione della realtà e vorrebbe continuare a imporre a tutti un unico modo di pensare e agire, con un rigore violentemente assolutista camuffato da mitezza, si è espresso in forme diverse. Si va dalle reazioni estreme di frange giovanili che non sortiscono altro effetto che fomentare il vittimismo di cui le sentinelle sono maestre, ben evidente – com’era prevedibile – nei resoconti della stampa di parte, fino ad azioni assai più incisive e condivisibili dove prevalgono l’ironia e lo sberleffo, che ridimensionano e coprono di ridicolo le pretese di questi paladini in piedi.
A Genova, in piazza De Ferrari, le sentinelle si son trovate in compagnia di un folto gruppo di uomini e donne, sia di associazioni per la difesa dei diritti delle persone omosessuali e transgender, sia semplicemente in disaccordo con quanto propugnato dai manifestanti in piedi. Uno striscione che affermava il diritto a varie forme di famiglia era tenuto teso in un’arcata del Palazzo della Regione, mentre accanto si ascoltavano in cerchio le testimonianze non silenziose di chi desiderava condividere riflessioni sulla propria condizione ed esperienza. Tra la folla, a piccoli capannelli si tentava con scarso risultato di confrontarsi civilmente tra contestatori e portavoce delle sentinelle, in un dialogo impossibile tra visioni antitetiche del mondo, nel quale si rispecchiava in piccolo la contrapposizione tra Italia confessionale e Italia laica che è uno dei nodi fondamentali del malessere che stiamo vivendo, anche se di certo non l’unico, sul quale varrebbe la pena ritornare a ragionare in altre occasioni. Qualche esagerazione ogni tanto, con schiamazzi più o meno allegri e accensione di candelotti fumogeni, con l’unico risultato di rafforzare il vittimismo di cui sopra; ma ci potevano anche stare: è il gioco delle parti…
In altre città si è giocato in modo diverso. A Milano, ad esempio, le sentinelle che s‘erano date appuntamento in piazza XXV Aprile davanti alla Porta Garibaldi si son trovate un bel numero di festosi manifestanti che le sfottevano esibendo cartelli con surreali pretese altrettanto assurde, tra girotondi e chiassosi saltelli.
Il capolavoro l’ha però messo in scena Giampietro Belotti, il trentenne che in piazza Sant’Anna a Bergamo, approfittando di un posto lasciato libero nella loro ordinata disposizione, si è intrufolato da solo tra le sentinelle come sentinella a leggere il Mein Kampfmascherato con una divisa nazista, con ai piedi un cartello recitante “I Nazisti dell’Illinois stanno con le Sentinelle”, chiaro riferimento al film The Blues Brothers di John Landis (1980). Ma il colpo di genio è stato il bracciale recante non la svastica della Germania di Adolf Hitler, bensì la doppia X della Tomania di Adenoid Hynkel, altra citazione cinefila da Il grande dittatore (The Great Dictator, 1940) di Chaplin.
Dopo poco è stato allontanato dalla Digos e correva voce – poi rientrata – che la magistratura stesse valutando un’eventuale incriminazione per apologia del fascismo e/o del nazismo. Se così fosse stato, povera Italia!
(foto Corriere della Sera)
Non resta che richiamare alla mente e tener viva la frase sempre valida, dagli anarchici di fine ‘800 alle contestazioni del ’68, fino ad oggi: “La fantasia distruggerà il potere e una risata vi seppellirà”.
(Ferdinando Bonora - foto dell'autore, dove non diversamente specificato)
Ancora non si sono spenti i riflettori della stampa sull'affare Fiera così come impostato dal vice sindaco Stefano Bernini e dalla delibera di luglio 2014, che già sono apparsi due nuovi progetti, uno con la semplice intenzione dell'Autorità portuale di acquisto delle aree (a proposito, sono state cedute a Spim a meno di 300 euro al metro quadrato, ovvio che il presidente Merlo si sia fatto avanti), adesso l'ultimo con l'apparizione del solito archistar genovese, Renzo Piano, senatore a vita e risorsa delle giunte genovesi quando sono a corto di idee.
Piano schizza (ma lui s'arrabbia, è un blue print) una fiera riscavata che diventa un grande ormeggio. Credevo impossibile che si potesse pensare di muovere terra da quelle parti, dopo che il mare è stato sacrificato per la creazione di quell'area. Se davvero dovesse accadere, mi piacerebbe avere anche una previsione da Nostradamus su quando le aree riportate al mare saranno nuovamente interrare nel futuro: 20 anni, 50 anni?
Possibile che a Genova si riesca a parlare solo di scavi? Movimento terra, Terzo valico, Gronda, miniscolmatore, centri commerciali, nuove case: di manutenzione del territorio zero, nisba, nada.
Quale dovrebbe essere una soluzione che espunga dal percorso i soliti attori consunti?
Cosa potrebbe restare per cambiare davvero registro?
Facile, un semplice referendum per votare, da cittadini, idee distillate da un concorso europeo dove, uscendo anche dall'area genovese, qualcuno faccia dei progetti di utilità sociale e con lo scopo di creare micro lavoro.
Direzione, quella della partecipazione dei cittadini, che Doria aveva fatto credere di voler utilizzare per far uscire Genova dall'immobilità nella quale ci troviamo. Inutile dire che erano le solite proposte elettorali, subito smentite, appena eletto, con le delibere sul salvataggio di Amt a luglio 2012, e poi nel 2013 con i piani (per ora sospesi) di privatizzazione. Ma arriveremo anche lì, credeteci.
Ritornando alla Fiera, l'idea di un quartiere navale, per piccolo diporto è ovvia, non serviva certo scavare per tirarla fuori, ma come per il padiglione Jean Nouvel (la soluzione peggiore e più costosa, dicevano gli studi tecnici), l'idea di scavare, scavare e scavare per infilare acqua salmastra in canali maleodoranti spaventa, proprio perché è una soluzione "peggiore" e "costosa".
Per questo, se per caso nelle strade di Genova vedessi passare qualcuno con un foglio di raccolta firme per un referendum sulla fiera, non esiterei a firmarlo. Pensateci, genovesi.
L’incontro è così importante che i posti esauriscono in un batter di ciglia.
Alle 10 di venerdì 3 ottobre la sala è completa, un pubblico formato da esperti e medici riuniti alla Berio per la Campagna Europea sulla gestione del rischio da stress lavoro-correlato. In agenda anche esperienze aziendali. Tra i relatori Inail, psicologi, sindacato e Confindustria, la top ten della materia, tra cui alcuni componenti della commissione consultiva permanente per la salute e la sicurezza sul lavoro.
Il clima pare sereno e volto a proporre buone pratiche per il bene di lavoratori e aziende.
Il tema è delicato ma, una volta convenuto che “manca lo stressometro” e che il fenomeno è di difficile misurazione, nelle parole dei relatori cresce la profonda distanza tra chi rappresenta il sindacato e chi le aziende, tra chi crede nella campagna e chi non ci crede. Il momento economico pone “ben altre” questioni, dichiara infatti Fabio Pontrandolfi di Confindustria, “se il lavoro non c'è, c'è poco da stressarsi”. Ma anche sulla campagna stessa il relatore nutre perplessità e dichiara che è un errore legare lo “stress lavoro-correlato” a “fattori sociali”.
Anche sul come fare la valutazione del rischio stress Confindustria lamenta poca chiarezza a livello normativo, sulle parti datoriali, denuncia, grava il compito di dover gestire “un tema che si alimenta della sua stessa incertezza”. Meglio parlar d’altro, suggerisce Pontrandolfi , magari della campagna futura, quella sull’invecchiamento attivo sul lavoro, cercando di non far pagare alle aziende il costo sociale dell'anzianità dei dipendenti.
E' un fiume in piena Cinzia Frascheri, CISL, sono solo due le ore di formazione dedicate in azienda a questo tema. E anche sul ruolo del medico competente rivendica la necessità di uno sguardo più attento all'organizzazione del lavoro e agli effetti che ha sul dipendente, al suo reale benessere. Frascheri denuncia che sovente i medici hanno una modalità spiccia - tot a visita, tot soldi - e che l'Italia ci ha messo quattro anni per recepire un accordo europeo, costretta dall'obbligo di farlo. Un medico competente interverrà, poco dopo, dichiarandosi stressato dal dibattito e lamentando l'assenza al tavolo dei relatori di una figura professionale che rappresenti la categoria. Al tavolo, in effetti, non c'è nemmeno un Rappresentante dei
Lavoratori per la Sicurezza.
La possibilità di affrontare seriamente il rischio dello stress lavoro-correlato pare quindi soffocata, in primis, da una valutazione esclusivamente a carico dell'azienda e, a livello istituzionale, da uno sguardo corto che non prevede di esaminare gli effetti dell'erosione di lavoro sui dipendenti stessi. In quella sede è stato confermato che non esistono commissioni di esperti che valutino l'impatto psicologico delle numerose crisi aziendali italiane – datori di lavoro stessi ricorrono al suicidio - su tutti i soggetti coinvolti. E nessuno, pare, ad oggi, voler considerare i costi che graveranno in futuro sul SSN. Quindi vietato stressarsi se l'azienda va in crisi.
Chi fosse rimasto nel pomeriggio, a sala ormai semivuota, avrebbe sentito parlare di Genova Parcheggi e dello stress causato dal rapporto con l'utenza, dell'ospedale di San Martino e della gestione dello stress generato dalla relazione con i pazienti o dal rischio di contagio di malattie gravi. Nel pomeriggio idee e modelli hanno avuto voce. Ma a quell'ora parte dei protagonisti del mattino erano già svanita. (Giovanna Profumo - immagine di Guido Rosato - foto dell'autrice)
Al-Akhbar è forse l'unico giornale arabo che combatte l'antisemitismo nel mondo arabo
Il supplemento speciale del giornale libanese Al-Akhbar del 30 settembre 2014 è dedicato agli ebrei arabi. Nessun altro giornale arabo osa scrivere con tanta intensità contro l'antisemitismo. Al-Akhbar è infatti uno dei pochissimi giornali arabi non finanziato dai regimi arabi tirannici del petrolio. Il titolo dello speciale di Al-Akbar è “Awlad Haretna” ovvero “I ragazzi del nostro rione” così come li ha chiamati lo scrittore egiziano Najib Mahfuz nel suo omonimo romanzo. Il primo sottotitolo dello speciale è “Il nemico è Israele”, non gli ebrei che sono dei nostri, ragazzi del nostro rione appunto.
Il romanzo di Najib Mahfuz è stato tradotto in italiano con il titolo (non esatto) “Il rione dei ragazzi” dal poeta e scrittore genovese Manrico Murzi. La prima edizione è stata pubblicata dalla casa editrice Marietti (don Antonio Balletto) nel 1991, la seconda da Tullio Pironti, Napoli 2001. http://www.al-akhbar.com/monodose
Il Tribunale Russell sulla Palestina The Nation, 6 ottobre 2014: "La giuria ha avuto poche difficoltà concludere che il modello di attacco, così come gli obbiettivi, sono una serie di crimini di guerra che sono stati aggravati dalla commissione di crimini contro l'umanità. Questi hanno incluso l'imposizione di punizioni collettive su tutta la popolazione civile di Gaza, in flagrante e sostanziale violazione dell'articolo 33 della Quarta Convenzione di Ginevra. Un ulteriore accertamento giuridico è stato il rigetto della pretesa israeliana centrale che essa ha agito per legittima difesa contro gli attacchi di razzi da Gaza. Ci sono diversi motivi per raggiungere questa conclusione: secondo il diritto internazionale, il diritto di auto-difesa non può essere utilizzato per giustificare una risposta alla resistenza di un popolo occupato, e dal punto di vista del diritto internazionale, Gaza rimane territorio occupato a causa del persistenti controllo israeliano, nonostante il presunto "disimpegno" di Israele nel 2005 (più propriamente definito come una ridistribuzione militare).
http://www.thenation.com/article/181858/israel-guilty-genocide-its-assault-gaza#
Gli islamisti tedeschi hanno ricevuto incoraggiamento e anche aiuto quando hanno mostrato desiderio di lasciare il paese DW, 02 ottobre 2014: "Un rapporto investigativo della televisione pubblica tedesca ha rivelato che alcuni islamisti tedeschi hanno ricevuto incoraggiamento e anche aiuto quando hanno mostrato desiderio di lasciare il paese.” “Quando qualcuno era diventato radicale ed ha voluto lasciare il paese, anche noi abbiamo cercato di lasciarlo partire e addirittura abbiamo cercato di accelerare la partenza con mezzi legali”, ha detto Schierghofer." "La pratica di incoraggiare i jihadisti di lasciare il paese, equivarrebbe alla esportazione del terrorismo", ha detto Mihalic”.
http://www.dw.de/lethal-exports-germany-admits-to-urging-some-islamists-to-leave-in-past/a-17971327
Bravo Ben Affleck MEDIA ITE, 03 ottobre 2014: Il regista ed attore americano sta promuovendo il suo ultimo film, attaccano l’Islam e lui obbietta e dice che attaccare l’Islam in sé è razzista ed è come dire “Oh tu sospetto ebreo”! Ben Affleck è repubblicano ma pare essere un vero liberale passionale alla lunga migliore di Nicholas Kristof.
http://www.mediaite.com/tv/they-will-fcking-kill-you-maher-and-ben-affleck-battle-over-radical-islam/
“Giustificazione” delle autobombe contro i bambini in età scolare nel New York Times New York Times, 02 ottobre 2014, Anne Barnard: "Le bombe hanno colpito nei pressi di una scuola elementare in Akrama (Siria), un quartiere che è la patria di molti sostenitori del governo ed è già stato preso di mira prima da gruppi jihadisti come il Fronte Nusra”. Anche i bambini sono sostenitori del governo? http://www.nytimes.com/2014/10/02/world/middleeast/isis-fighters-overrun-kurdish-village-in-syria.html?ref=todayspaper&_r=2
Il triste deterioramento della rivista The Economist
Questa rivista che una volta era rispettata è ridotto ora a diffondere voci sciocche. The Economist, 04 ottobre 2014: "Sono diffuse le voci secondo le quali la forza aerea di Assad hanno bombardato aree civili vicino a obiettivi militari colpiti dagli USA, creando confusione su chi dovrebbe essere la colpa". Possono davvero gli aerei siriani avvicinarsi e non essere notato dagli aerei americani?
http://www.economist.com/news/middle-east-and-africa/21621863-are-american-led-air-strikes-creating-sunni-backlash-unintended-consequences?frsc=dg%7Ca Perchè gli americani odiano le decapitazioni ma accettano l’uccisione con un drone? Huffington Post, 28 settembre 2014: "Come è possibile che anche i membri dei gruppi pacifisti sono ora venuti a sostenere i bombardamenti USA? Una signora ha inquadrato il problema in questo modo: "Chiedo che discutiamo ed esaminiamo il motivo per cui la decapitazione videoregistrata di un essere umano è considerata più eclatante dell’esplosione (quasi totalmente invisibile al pubblico) di un essere umano colpito da un missile o da una bomba sparato da un drone".
http://www.huffingtonpost.com/coleen-rowley/why-do-americans-hate-beh_b_5897958.html (a cura di Saleh Zaghloul - immagine di Guido Rosato)