venerdì 8 maggio 2015

OLI 425: SISTEMA ELETTORALE - Elezioni in GB e la Formula Perfetta

Nella placida campagna inglese a Sud di Londra le elezioni parevano lontane, pochi i manifesti, ogni tanto un cartello con una sigla ai bordi della strada o in mezzo a un prato, che strabuzzi a guardare per capire se sia un’indicazione stradale o un’insegna di ristoro; nell'abitato rari cartelloni, al più occhieggiano dalle vetrine i volti dei candidati. Nient’altro. E’ nella cassetta della posta che arrivano i volantini, tanti, un porta a porta che raggiunge anche le case più isolate. Secondo i sondaggi tutto sembrava spaiato e il testa a testa dei due partiti che tradizionalmente si alternano a guidare il Paese parevano la spia che il bipolarismo avesse fatto il suo tempo: Conservatori e Laburisti con temi comuni, promettevano lavoro, sanità più pubblica, asilo gratuito, Università meno costosa “quasi” per tutti.



La crisi economica pareva avesse creato incertezza negli elettori, un peso enorme sul modello di Governo in una democrazia, se pure la ripresa inglese è la migliore in Europa. Dopo essersi tenuti il gallone, la pinta, le miglia, l’inossidabile sterlina sgomitando in Europa, con il mito british, la Regina e connessi, tutti a testa bassa, in modo più o meno soft a soffiare “contro” l’Europa; il più accanito l’UKIP di Farage, quello con cui Grillo aveva tentato un’alleanza per fare gruppo a Bruxelles. Un patto non riuscito, mentre imperversa il cavallo di battaglia dell’UKIP: giunta l’ora di riportare indietro i trenta milioni di sterline che ogni giorno si danno alla UE, invocando “il controllo dei confini”, proponendo il sistema-Australia, dove si decide chi arriva e chi si deve sistemare. Una sorta di Lega Italiana. Ma in che modo avrebbe fatto l’intrepido Paese di Albione senza lo straniero e i possedimenti stranieri?
In voga il voto utile, ovvero “vota libdem”, solo così potrai sconfiggere i conservatori perché di certo i libdem
appoggeranno i laburisti, oppure un voto utile dato ai principali partiti e non ai partitini come i verdi. Un’alchimia di variabili che il sistema a collegio uninominale prevedeva un UKIP fino al 14 per cento, sia pure con pochissimi parlamentari. L’ago della bilancia pareva essere il partito indipendentista scozzese, poiché per il sistema elettorale di sicuro raccoglierà un sacco di voti nei collegi di Scozia e porterà a casa decine e decine di parlamentari.
Tutto sbagliato: la consultazione in realtà ha riconfermato Cameron a pieni voti, spazzato via i liberaldemocratici, gli antieuro di Farage e premiato soltanto gli scozzesi, di cui i Conservatori dovranno tenere conto, pur avendoli osteggiati.
Sotto l'incubo di "coalition of chaos" gli inglesi hanno preferito i conservatori e il loro programma di Austerity, che sta facendo recuperare la crisi,  sconvolgendo ogni previsione, apprezzando comunque la proposta di referendum per uscire dalla UE, ma emarginando gli estremismi.
 Imprevedibili e furbi questi inglesi, che da sempre hanno l'occhio lungo, il loro mondo è fatto tanto dalla City e sanno bene di essere una sorta di paradiso fiscale nel cuore dell'Europa, si terranno brontolando ancora i vantaggi negoziati a suo tempo dalla Tacher, come il comodo libero mercato, eppure fanno vincere un partito che la critica. Il referendum finalmente chiarirà. Una vittoria per il sistema del bipolarismo, in bilico alla vigilia per il temuto pareggio: e da noi con  l'Italicum come sarebbe andata? Di sicuro in GB non ci sono i nominati.
(Bianca Vergati - Foto dell'autrice)

OLI 425: ELEZIONI - I candidati rispondono a Legambiente


28 Aprile 2015 - Commenda di Pré - Genova 
Incontro organizzato da Legambiente Liguria con alcuni candidati Presidente alle prossime elezioni regionali.
Video di Mario Lattanzio www.genovirus.it

OLI 425: STATO - l'Agenzia dei pasticci

Il widget relativo all'elenco sparito dal sito della Agenzia delle Entrare
fonte: www.dirpubblica.it
Avete una cartella esattoriale scomoda? Volete farla annullare? La soluzione ce la dà la Corte costituzionale, che ha dichiarato illegittime le nomine di un gran numero di dirigenti della Agenzia delle entrate che non sono stati selezionati con un concorso pubblico. Di conseguenza tutte le pratiche che siano state firmate da questi dirigenti o dai loro delegati sono da ritenersi nulle.
Il sito ADUSBEF pubblica un invito a fare, come al solito, un ricorso per ottenere l’annullamento.
Ancora più interessante il sito di Dirpubblica, la federazione del pubblico impiego, che aveva intentato l’azione legale contro il ministero, vincendola. In un articolo si fa riferimento ad un’azione di oscuramento di dati dell’Agenzia delle entrate, che avrebbe eliminato dal proprio sito la lista dei dirigenti: “Al fine di ripristinare la trasparenza cui è tenuta l’Agenzia delle Entrate, pubblichiamo l’elenco completo dei dirigenti e degli incaricati di funzioni dirigenziali (erroneamente indicati come reggenti), eliminato dal sito http://www.agenziaentrate.gov.it/ all’indomani della sentenza della Corte Costituzionale n. 37 del 17/03/2015”.
La cosa davvero divertente è che il controllore, quando controllato a sua volta, crolla sotto il peso dell'incompetenza e della scarsa trasparenza. Lo sanno anche i sassi, ormai, che "levare qualcosa da in giro" per farlo sparire non funziona più, con l'avvento di internet e della globalizzazione. Santa pazienza: quando impareranno?  A voi, adesso, verificare se ci sono spazi per il vostro ricorso.
(Stefano De Pietro)

OLI 425: BENI COMUNI - Stonehenge, tutto il mondo è paese


Stonehenge è il sito di resti megalitici più noto di tutto il mondo, recentemente recuperato con un grandioso progetto che colloca la collina delle Pietre lontano da qualunque edificio, una volta gli ingressi erano ad un tiro di schioppo e i visitatori vi passeggiavano arrivando a toccarle. Un po’ come per le Piramidi di Giza a Il Cairo, che t’immagini sperdute nel deserto ed invece hanno l’edificato urbano a un soffio, cosicchè la grandiosità del monumento è sopraffatta da cammelli, chioschi e case fatiscenti. Ai megaliti di Stonehenge arrivi con pulmini che ti accompagnano sino ad un percorso pedonale, che ti tiene ben lontano, salvaguarda il sito e ti appare in lontananza in una visione ancora più suggestiva. Non è così per un sito a pochi chilometri da
Stonehenge, che non è noto e non rientra nel circuito turistico mondiale. La località si chiama Avebury, vi si accede da un cancelletto aperto al pubblico, senza sicurezza, anche qui in un paesaggio da sogno, la verde campagna inglese con distese di prati gialli, i campi di colza, che in questa stagione pare d’essere in Provenza, una collina, un fossato intorno e un cerchio di pietre. Vicino ci sono però un paio di case, un pub è a pochi metri dal monumento e placida, incredibile, si srotola una strada. Sì, proprio una strada bella asfaltata, su cui passa indisturbato il traffico e che interrompe il magico cerchio. Povera Avebury, a quanto pare, non è Patrimonio dell’Unesco, anche se essere tutelati non vuol dire niente, vedi Pompei dove domenica scorsa, come prima domenica del mese ad ingresso gratuito, sono state fatte entrare trentatremila persone, al collasso la sorveglianza e lo stato della meravigliosa Pompei.
(Bianca Vergati - foto dell'autrice)

OLI 425: ESTERI - Voci dalla stampa internazionale


Hollywood contro Palestina: attenzione ai messaggi politici dei film
Mintpressnews, 01 maggio 2015: “Un'analisi delle email contenute nell'archivio WikiLeaks riguardanti la Sony rivela come i dirigenti di Hollywood stanno lavorando per riparare l'immagine pubblica di Israele in seguito al bilancio barbaro delle vittime dell’offensiva della scorsa estate contro Gaza. Questo include un documentario che tenterebbe di legare la solidarietà con la Palestina alla violenza antisemita in Europa e negli Stati Uniti.”  “Wikileaks ha pubblicato un archivio di messaggi e documenti di posta elettronica interni del 16 aprile. L’analisi di tale archivio mostra un modello di sostegno a Israele e le sue violente politiche sioniste sia durante che dopo l’aggressione del 2014 contro Gaza da parte dei dipendenti di Sony e di altri importanti membri del industria cinematografica.”.


Questo è l'unico membro socialista e l’unico ateo del Congresso USA 
The Guardian, 03 maggio 2015: “Bernie Sanders chiede una 'rivoluzione politica' contro la classe miliardaria”. 
http://www.theguardian.com/us-news/2015/may/03/bernie-sanders-political-revolution-billionaire-democratic-2016-race

E' possibile che persone che vivono in abitazioni che appartengono ai palestinesi, su un terreno di proprietà di palestinesi, che prestano tutte (uomini e donne) servizio militare nell’esercito israeliano che uccide civili palestinesi, avere la coscienza turbata solo dall’inquinamento atmosferico? 
Haarez, 04 maggio 2015: "Centinaia protestano contro l'inquinamento atmosferico, alti tassi di cancro in Haifa".
 http://www.haaretz.com/news/israel/.premium-1.654812?utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter 

Francia, rimandata da scuola a casa perché indossa una gonna lunga 
New York Times, 29 aprile 2015: "Una scuola secondaria nel nord est della Francia ha rimandato a casa due volte, nelle ultime due settimane, una ragazzina di 15 anni per aver indossato una gonna lunga che il direttore ha giudicato essere “un segno ostentato” della fede musulmana della ragazza 

USA: Vittime civili dei droni americani? Non chiedere, è segreto. 
Alternet, 27 aprile 2015: "In realtà, non sappiamo esattamente quanti civili muoiono in attacchi dei droni USA perché il programma è reso segreto dalla CIA. Le stime delle vittime civili di guerre americane in Iraq nel 1991, in Afghanistan nel 2001 e in Iraq nel 2003 restano un segreto del Pentagono. 
http://www.alternet.org/world/cia-does-not-want-us-know-how-many-civilians-our-drones-kill

Francia: truppe francesi abusano dei bambini della Repubblica Centrafricana 
The Guardian, 29 aprile 2015: “Un operatore umanitario delle Nazioni Unite di alto livello è stato sospeso per aver rivelato ai pubblici ministeri un rapporto interno sull'abuso sessuale di bambini da parte delle truppe francesi di pace nella Repubblica Centrafricana. Fonti informate sul caso hanno detto che Anders Kompass ha passato il documento alle autorità francesi a causa del tentativo falliti delle Nazioni Unite per fermare l'abuso. Il rapporto documenta lo sfruttamento sessuale di bambini di nove anni da parte delle truppe francesi di stanza nel paese come parte degli sforzi internazionali di mantenimento della pace.”
http://www.theguardian.com/world/2015/apr/29/un-aid-worker-suspended-leaking-report-child-abuse-french-troops-car 

Soldati israeliani rompono il silenzio ed accusano Israele 
Nena News, 05 maggio 2015: “Presentato ieri il rapporto della ong Breaking the Silence. Decine di testimonianze di soldati e ufficiali descrivono la violazione sistematica del diritto umanitario e delle leggi internazionali da parte delle forze armate israeliane durante l’offensiva contro Gaza.” 
http://nena-news.it/israele-rompono-il-silenzio/ 

Siria; gli alleati di al-Qaeda in Siria. 
RT, 27 aprile 2015: "Israele, il paese che i suoi cherleaders in Occidente, hanno più volte detto essere in “prima linea” nella “guerra al terrore”, agisce come l’alleato di fatto di al-Qaeda in Siria”.
http://rt.com/op-edge/253481-al-qaeda-syria-takeover-assad/ 

USA/Israele: Violenza della polizia contro i neri americani ed israeliani 
Mondoweiss, 01 maggio 2015: “Gli israeliani etiopi protestano contro la brutalità della polizia a Gerusalemme”
http://mondoweiss.net/2015/05/ethiopian-brutality-jerusalem 
Commondreams, 28 aprile 2015: "E lunedì, quando le tensioni esplosero ed i giovani di Baltimora hanno ripetutamente lanciato pietre contro i carri armati della polizia e navi da crociera, la scena ricordava stranamente i territori occupati, il che non dovrebbe sorprendere nessuno che abbia seguito la militarizzazione della polizia USA in base al modello dell'esercito israeliano".
http://www.commondreams.org/views/2015/04/28/baltimores-disgrace-history-police-violence 

Finlandia: questo non potrà mai accadere dove i ricchi fanno le leggi per i ricchi 
The Atlantic, 12 marzo 2015: "Reima Kuisla, un uomo d'affari finlandese, è stato recentemente scoperto mentre andava a 65 miglia all'ora in una zona con il limite di 50 miglia, nel suo paese, un reato che in genere si paga con una multa di un paio di centinaia di dollari, al massimo, negli Stati Uniti, ma dopo aver determinato il reddito di Kuisla, la polizia finlandese ha deciso una multa di 54.000 Euro.
http://www.theatlantic.com/business/archive/2015/03/finland-home-of-the-103000-speeding-ticket/387484/  
Yemen: Molte delle armi del Houthi sono state prodotte in Europa e negli Stati Uniti
Jacobin Magazine, 16 aprile 2015: "In un documento dell’ambasciata degli Stati Uniti-Canada a Sana'a, del 9 dicembre 2009, si legge:" Contrariamente a quanto sostiene il governo Yemenita che l'Iran sta armando gli Houthi, la maggior parte degli analisti riferiscono che gli Houthi ottengono le loro armi dal mercato nero yemenita e anche dall’esercito Yemenita stesso”. “L'amara ironia è che molte delle armi del Houthi sono state prodotte soprattutto in Europa e negli Stati Uniti”.
https://www.jacobinmag.com/2015/04/yemen-revolution-arab-spring-saudi-arabia/ 

Francia: il “socialismo” francese in cerca di miliardi di euro da sauditi e Qatariti
Reuters, 05 maggio 2015: "La Francia è in trattative, che potrebbero essere concluse rapidamente, per concordare miliardi di euro di contratti in Arabia Saudita che vanno dalla difesa civile aeronautica, trasporti ed energia - ha dichiarato il governo francese il martedì ". "La Francia ha firmato lunedì un contratto 7000 milioni dollari con il Qatar per aerei da combattimento, Rafale e ha già vinto 15 miliardi di dollari di contratti della difesa nella regione nel corso dell'ultimo anno.
http://www.reuters.com/article/2015/05/05/us-france-saudi-contracts-idUSKBN0NQ0RH20150505
(a cura di Saleh Zaghloul - immagine di Guido Rosato)

OLI 425: LETTERE - Cara Paita, l'opinione di una candidata

La signora Lella Paita in questi giorni ci comunica alcune cose della sua visione del mondo attraverso le migliaia di manifesti elettorali che impestano la città. Il suo slogan “La Liguria va veloce” ben si presta però a completamenti ironici di vario genere su internet o sugli stessi manifesti (“La liguria va veloce a bagno/contro un muro/alla morte/alla cementificazione…oppure “La Liguria va veloce. Anche il Bisagno non scherza” del comico Daniele Raco, tanto per fare alcuni esempi...)
Ironie a parte, questo slogan sa proprio di vecchio! Mi ricorda lo zang tumb tumb di Marinetti e i futuristi, roba di 100 anni fa ormai più che superata, oppure mi ricorda i progetti insensati dell’alta velocità che sperperano miliardi di euro per portare merci cinesi da Genova a Tortona impiegando qualche minuto in meno, mentre i pendolari viaggiano come bestie sui pochi treni rimasti e le nostre fabbriche chiudono.
Allora cara Lella te lo dico, stai sbagliando tutto: il vero cambiamento, la vera rivoluzione è lo slow: cibo, turismo, tempo libero… Basta correre! Basta correre verso l’ormai pressoché irrimediabile disastro climatico e ambientale. Adesso, se vogliamo dare ancora una speranza di futuro ai nostri figli, è ora di rallentare, anzi inchiodare la macchina distruttrice del falso progresso.
Le persone più sagge oggi cercano uno stile di vita più a misura d’uomo, a contatto con la natura, trovando in questa dimensione i ritmi adeguati per se stessi e i propri cari, una vita rallentata che ci liberi da ansia e stress imperanti. “Più orti e meno lexotan!” Ecco il mio slogan se avessi i soldi per farmi i manifesti.
La politica oggi dovrebbe impegnarsi per migliorare la qualità di vita dei cittadini, dovrebbe preoccuparsi, e molto, della sostenibilità ambientale, dovrebbe prediligere e favorire attività economiche che valorizzino il territorio e lo salvaguardino, così come le sue produzioni tipiche, agricole, artigianali e industriali locali. Sempre più giovani e adulti ad esempio sognano di tornare alla terra, ad una dimensione di vita più autentica, recuperando anche valori come la condivisione e la solidarietà con i vicini e la comunità locale. E tanti vi riescono, anche se con grande fatica e nessun aiuto dalle istituzioni.
L’Italia e ancor di più la Liguria, hanno tra i loro punti di forza il turismo, l’arte, l’agroalimentare e la gastronomia. Il turista (ma anche il cittadino) cerca il buon cibo locale e ambienti naturali incontaminati.
Su queste cose deve puntare la nostra bella regione rovinata dal cemento.
Dai viadotti non nasce niente, dalle fasce nascono i fior (e le olive, le verdure, il basilico…)
(Silvia Parodi, ingegnere ambientale, candidata con Progetto Altra Liguria)

sabato 25 aprile 2015

CARTOLINE DI OLI: Ripristiniamo la memoria

(Foto di Giovanna Profumo)
Sant'anna di Stazzema - 19 aprile 2015 
 La lapide alle vittime del massacro perpetrato dalle SS il 12 agosto 1944, è stata devastata dal vento che ha causato ingenti danni al Parco della Pace il 5 marzo 2015.
La ministra Elena Boschi l'ha trovata in queste condizioni in occasione della commemorazione il 25 aprile.

venerdì 17 aprile 2015

OLI 424 - SOMMARIO

OLI 424: PAROLE DEGLI OCCHI - Papafonzie

(foto di Surya)

Roma, aprile 2015

OLI 424: SANITA' - Teresa e la cannabis

La sposa scende i gradoni di pietra, alle sue spalle si staglia il campanile grigio, la facciata d’ardesia a righe e Teresa, la mamma della sposa, la guarda commossa. E’ un sabato di giugno, i turisti ormai sciamano via, ancora una foto di quelle rocce a picco sul mare con la chiesina che pare fatta a carboncino, i matrimoni in quell’angolo di Liguria sono consueti, al più si spia se la bella ha gli occhi a mandorla, ché vengono fin qua per convolare a nozze.
Le giovani invitate scendono scalze fino al vicolo, i tacchi son dolori in quella discesa ma lei no, Teresa resiste, i suoi non sono tacchi a spillo, procede spedita nel suo vestito rosso verso l’imbarcadero e la vedi ondeggiare un po’, sarà il selciato pensi. Invece no. Il suo passo pare un tantino strascicato, morbida, una bruna bellezza mediterranea, dagli occhi grandi, che ti volti a guardare.
Sono passati pochissimi anni, ora Teresa ti guarda ancora con i suoi begli occhi scuri spalancati, vigili, ma non può parlare : una specie di parkinsonismo le sta divorando i movimenti, il respiro, la voce, a stento si muovono le labbra, forse vorrebbe sorridere.
Suo marito ha studiato, ha letto tutto quello che poteva leggere, ha scoperto che la cannabis rilassa i muscoli, il male più grande per Teresa, le contratture le procurano dolori infiniti, le rattrappiscono le mani, le gambe. Aveva chiesto come sperimentazione domiciliare che le si prescrivesse la cannabis e dopo mesi di attesa finalmente ne era stata concessa una modesta quantità per fare decotti: pochissima dalla Asl della città di residenza, mentre quella della provincia accanto ne prescrive sei volte tanto.
Dunque una discrezionalità che varia da ospedale a ospedale, troppa prudenza o altro che è meglio non dire, di fatto un trattamento sanitario diverso nella stessa Regione.
Non esiste dunque un protocollo a livello nazionale o strapotere del Titolo Quinto?
Purtroppo arriva una polmonite e il ricovero in ospedale: il coma farmacologico e la terapia di cannabis interrotta. I medici sono chiari, già l’hanno aiutata a respirare, l’hanno inserita nella terapia del dolore, morfina e stordimento, prassi consolidata, al diavolo dignità e migliore qualità di vita del malato.
Niente cannabis per Teresa, non c’è nessun protocollo che la preveda, la si può dare soltanto ai malati di Sla e sclerosi multipla.
Il marito di Teresa insiste, insiste almeno per alleviarle i dolori, infine il Comitato etico non si pronuncia, ma c'è un altro iter e si concede il decotto, tanto per provare e lei si sveglia dal coma, è tornata a guardarti, con quegli occhi belli che a tratti si riempiono di lacrime, vorrebbe parlare forse. Il compagno della vita ogni giorno è lì ad accarezzarle le mani, il viso, le parla, vorrebbe almeno lenirle il dolore delle contratture: con l’incoraggiamento di un dirigente illuminato i medici hanno acconsentito finalmente alla “sperimentazione ufficiosa” dopo mille giri burocratici, una dose ben più forte, con un’altra formula, ma la medicina però non è disponibile. Così è andato in Svizzera a comprare lo Sativex, con la prescrizione di un medico svizzero, uno spray a base di cannabis a dosi elevate.
Intanto il tempo è passato e la malattia è progredita, pur se Teresa ha di nuovo iniziato lentamente a muovere le mani, ad aprire meglio la bocca, fra lo scetticismo stupefatto dei medici e dopo tanta immobilità chissà.
Il suo amorevole compagno vorrebbe portarsi a casa Teresa, le vuole così bene, si conoscono dai banchi di scuola, spera di riuscire a farla parlare di nuovo, farla muovere, rimetterla seduta, ha buttato in fondo al cuore che cosa voleva ricordargli con le sue lacrime Teresa, che glielo aveva detto quando aveva scoperto la sua malattia senza ritorno e ancora riusciva a parlare: “Portami in Svizzera”.
Aveva ragione il cuore?
(Bianca Vergati - foto da internet)

OLI 424: PALESTINA - Chiudo gli occhi e sono di nuovo dietro le sbarre

"Mi chiamo Samar, sono stata arrestata quando avevo 22 anni, in seguito ad una protesta studentesca e condannata a due anni e mezzo di carcere. Ero a capo del Consiglio studentesco dell'Università islamica. Avevamo organizzato una protesta contro l'occupazione... Due giorni dopo anche mio marito è stato arrestato e condannato a 9 mesi di prigione, senza accusa alcuna. Eravamo sposati da tre mesi. Ero nelle prime settimane di gravidanza. Ho subito ogni tipo di tortura. Mi hanno tenuto per 66 giorni in una cella sotterranea, gelida, costretta a stare in equilibrio su un seggiolino. Sono stata umiliata, maltrattata... quando è iniziato il travaglio mi hanno legato mani e piedi e mi hanno fatto il taglio cesario non perchè fosse necessario... Ora ho 28 anni e vivo a Gaza dove sono stata deportata, mentre mio marito e la mia famiglia vivono in Cisgiordania. Mi è negato l'accesso e quindi non posso vedere nè mio marito nè mio figlio"
Il 17 aprile ricorre la Giornata dei Prigionieri Palestinesi che sono detenuti nelle carceri israeliane per la loro opposizione all'occupazione illegale. Ad oggi sono più di 6200 detenuti: 480 condannati all’ergastolo, 454 in detenzione amministrativa, 22 donne, 163 bambini. Dal 1967 sono state arrestate 850mila persone, 15mila sono donne e decine di migliaia di bambini. Israele viola costantemente i diritti dei detenuti per le condizioni disumane nelle quali sono costretti a vivere e i trattamenti crudeli e degradanti. Spesso i detenuti sono in detenzione di isolamento. Restano da soli per 24 ore al giorno in una cella vuota con solo materasso e coperta. Il detenuto non può tenere nulla con sè, nemmeno libri o radio. La cella non ha WC.
Le condizione di detenzione nelle carceri israeliane hanno un forte impatto sulla salute dei prigionieri: la mancanza di luce naturale, l'umidità delle celle, lo scarso e scadente cibo, le restrizioni di uso degli spazi, il servizio sanitario carente. Inoltre le visite da parte dei familiari sono limitate. La sospensione delle visite è molte volte usata come forma di punizione collettiva. Sono 207 i detenuti morti nelle carceri israeliane a seguito di torture e uccisioni ma nessuno è stato incriminato o giudicato colpevole dato che la legislazione israeliana prevede l’immunità per i funzionari di Israele.
"Sono Habed... il giorno del mio sedicesimo compleanno, i soldati israeliani sono venuti a prendermi. Era l'1,30 di notte. Hanno buttato giù la porta di casa... Mi hanno bendato e ammanettato. Mi hanno picchiato di fronte ai miei che mi guardavano impotenti. Una jeep militare mi ha portato al centro di detenzione di Beit Jala. Durante il tragitto è iniziato il pestaggio. Durante l'interrogatorio ho chiesto acqua, mi hanno portato vodka. Ridevano mi umiliavano. 24 ore di interrogatorio, gli ufficiali si davano il cambio e usavano metodi vari per farmi confessare quello che non avevo fatto: un'accecante luce rossa negli occhi, minacce contro la mia famiglia, braccia legate, l'interrogatorio va avanti per 45 giorni: Ero sfinito, ero certo che sarei morto. Ho perso 16 chili e ancora oggi ne soffro le conseguenze. Habed resterà in carcere per due anni e mezzo passando da una prigione all'altra. Ad Hasharon vive l'esperienza peggiore ero lì da due settimane quando i soldati hanno lanciato dentro le celle gas lacrimogeni e ci hanno chiuso dentro. Non riuscivamo a respirare e hanno aperto le celle. Più di cento soldati ci aspettavano fuori... mentre camminavamo, ci picchiavano sulla testa e sulla schiena con manganelli. Mi hanno rotto una gamba. Sono caduto a terra e si sono lanciati su di me: mi hanno colpito non so quante volte. Ho perso conoscenza per circa sette ore per le botte alla testa. Mi sono risvegliato all'ospedale militare, il medico mi ha detto che la gamba stava benissimo, avrei solo dovute bere un po' d'acqua per sentirmi meglio. Una volta tornato a casa non sapevo più chi ero... Vorrei solo tornare alla vita di prima, ma non riesco a cancellare la prigione. Chiudo gli occhi e sono di nuovo dietro le sbarre".
(Maria Di Pietro - foto da internet - fonte delle interviste Addammer.org)

OLI 424: COMUNE - Genova cancella il diurno

Foto da internet
Ci sono molti divieti strani dovuti ad ordinanze sindacali o dirigenziali che in questi anni hanno popolato le pagine dei giornali nazionali (e anche internazionali): dal divieto di passeggiare con il cane al guinzaglio, fino a quello di circolare in bikini per il lungomare, tranne i casi giudicati possibili dal vigile urbano di passaggio.
Ma a Genova abbiamo inventato il divieto di lavarsi, o meglio l'impossibilità di farlo come effetto collaterale di un sistema disorganizzato all'inverosimile: la chiusura del Diurno di De Ferrari per motivi di sicurezza.
Il Diurno, gestito un tempo da undici dipendenti del Comune che nel tempo di sono ridotti fino a quattro, è stato recentemente oggetto di cronaca per un'indagine proprio sull'abitudine di timbrarsi il cartellino vicendevolmente. Però due mesi prima proprio una lettera degli stessi dipendenti aveva denunciato uno stato di grave disagio sulla manutenzione dei locali perdurante da anni: un'uscita di sicurezza impedita nel suo uso regolare da una palizzata in legno esterna alla struttura, una botola posta sul passaggio delle persone, proprio alla base della scala di accesso, la cui copertura rischiava di cedere, per cui fu ricoperta in qualche modo con una tavola di legno, il sistema di aerazione sulla cui efficienza gravano dubbi.
La nostra storia inizia due mesi fa, quando per effetto di un controllo scaturito proprio dalla segnalazione dei dipendenti, il dirigente decide di chiudere temporaneamente la struttura per motivi di sicurezza. Come spesso accade in Comune, si innesca un processo di verifica di competenze, arrivano i lavori pubblici a verificare che il diurno necessiterebbe di circa 150 mila euro di lavori, anche se in realtà poi per gli interventi di minima messa in sicurezza un preventivo successivo parla di circa 15 mila. Nel frattempo che il tempo passa, le centinaia di persone che settimanalmente si recavano al diurno per lavarsi, scaldarsi un po' in inverno, restano fuori. Alcuni si recano a Tursi per avere informazioni, l'assessore competente li riceve in giardino, in mezzo al consiglio comunale, e gli prospetta che in una decina di giorni il problema sarebbe stato risolto: ecco, in questo i nostri "immigrati" (si tratta soprattutto di persone straniere) si saranno sentiti molto integrati nel sistema burocratico italiano.
Alcuni consiglieri comunali si muovono nel frattempo, viene effettuato un sopralluogo, una commissione consiliare, telefonate al dirigente: ci si aspetta che la giunta "faccia qualcosa". Invece, tutta l'attenzione degli uffici si concentra solo sulle responsabilità e il diurno resta chiuso. Che queste persone almeno sappiano dove andare altrove non viene tenuto in alcuna considerazione, figuriamoci lavorare per trovare una soluzione di accordo con altre strutture. Solo dopo un intervento in Consiglio comunale, dove viene proposto di mandarli ai Bagni San Nazaro in Corso Italia per il tempo necessario alle riparazioni nel diurno, qualcosa pare cominciare a muoversi, con un tentativo di far intervenire le associazioni aderenti al patto di sussidiarietà sociale. Ma per ora, nulla.
Durante la commissione, l'assessore Fracassi spiega che il diurno di De Ferrari non è considerata una struttura adatta, che si progetta di realizzarlo altrove, con un doppio accesso separato per turisti da una parte e povera gente dall'altra, con centro servizi e un deposito bagagli. A parte l'ingresso separato che lascia perplessi molti consiglieri, una bella idea, c'è l'ex diurno abbandonato nel metro di De Ferrari che sarebbe perfetto, ci sarebbe stato quello di Piazza Acquaverde proprio di fronte alla stazione Principe se non fosse stato ceduto in una permuta immobiliare pochi mesi fa. Ma, intanto, mentre la fantasia galoppa, Genova è una città con una giunta di centrosinistra senza servizi igienici per i poveri. L'estate si avvicina, il caldo pure, se prendendo un autobus qualcuno si trovasse accanto un passeggero molto puzzolente, sappia che potrebbe essere una persona che non vorrebbe esserlo, come ognuno di noi.
(Stefano De Pietro) 


OLI 424: COMUNE - La voce umana

“Benvenuti nel centralino automatico del Comune di Genova. Per ricerca cognome e nome, dica o prema: 1; per gli uffici comunali: 2; per centralino: 3; per parlare con l’ufficio relazioni con il pubblico: 4”.
Così risponde da anni una voce meccanica a chi si avventura nella composizione dello 010557111.
Se si commette l’errore di fidarsi della macchina invece di interrogare subito un essere umano e si dice o preme 1 oppure 2 (ricevendo un messaggio di sollecito, se non si è immediatamente pronti all’azione, che al seguente tentativo fallito si trasforma in un perentorio: “Non è stata effettuata nessuna selezione valida. La ringraziamo per aver
chiamato” e la comunicazione si chiude), scatta l’invito: “Prego, pronunci chiaramente il cognome, seguito dal nome”. Nonostante ci si sforzi di scandire al meglio il nominativo cercato, raramente si è indirizzati ad esso: può capitare che l’automatismo capisca male e proponga il collegamento con un altro tra le migliaia di dipendenti, oppure, assai più spesso, che non capisca del tutto e chieda di nuovo “Può ripetere, per cortesia?”.
Al secondo tentativo, la capitolazione: “Attenda, prego: la sua chiamata sta per essere trasferita a un operatore del centralino”.
Entrati finalmente in contatto con una voce umana dopo aver perso tempo che a volte può essere prezioso, prima di chiedere il contatto cercato non si può resistere alla tentazione di domandare irritati di disattivare l’automatismo e a questo punto accade inaspettato il prodigio: nella persona dell’operatore, l’istituzione si mette davvero a dialogare col cittadino, non come entità astratta ma come organismo composto da uomini e donne che vi lavorano nell’obiettivo condiviso – si spera – di gestire la città nell’interesse di chi la abita, sia pur non senza conflitti e contrasti al proprio interno.
Nel mio caso, all’altro capo del filo è una pacata signora (ma potrebbe essere un maschio) che inizia a colloquiare precisando con gentilezza che non è la prima volta che riceve tale richiesta e che i suoi superiori, responsabili del servizio, sono informati del disagio espresso da alcuni utenti. Ci intratteniamo in una brevissima ma confortante conversazione su certe contraddizioni e arroganze di cui siamo vittime entrambi. Prima di inoltrare la mia chiamata mi fornisce di sua iniziativa il numero interno cercato, nel caso fosse stato occupato o assente, per poterlo richiamare direttamente senza dover ripercorrere la snervante trafila.
Ci salutiamo con simpatia e le auguro buon lavoro.
Qualche riflessione: il Comune di Genova è soltanto uno dei molti enti pubblici e privati che da tempo ricorrono a tali marchingegni per ridurre i costi del personale addetto, con criticità analoghe. Lo stesso vale per altri servizi, come ad esempio l’automatizzazione della riscossione dei pedaggi autostradali e dei ticket sanitari o dell’emissione dei biglietti ferroviari, con macchine che non di rado vanno fuori uso o semplicemente mettono in difficoltà gli utenti meno avvezzi a tali innovazioni.
Ne vale davvero la pena?
Senza voler essere luddisti, è impagabile sentire una voce uscire non da un altoparlante ma da una bocca, scambiarsi uno sguardo, due parole, un saluto, anche nell’asetticità di un rapporto professionale ma pur sempre fra due persone.
(Ferdinando Bonora – immagini da internet: Charlie Chaplin, Tempi Moderni, 1936)

OLI 424: SINISTRA - In assenza del Messia si parla di maria

Dove eravamo rimasti?
Che per le Regionali della Liguria don Farinella aveva sognato di unire M5S e sinistra-sinistra in una grande coalizione senza riuscirci, e che poi era stato proposto e votato Giorgio Pagano per alleare almeno Rete a Sinistra e Altra Liguria (due componenti nelle quali erano confluiti SEL, Rifondazione, verdi, civatiani, lista Doria e tutti quelli che nel Pd si oppongono a Renzi) e che era quasi fatta, ma poi la pubblicazione di un carteggio mail ha dato la stura ad una coalizione, sostenuta da Cofferati, sfavorevole a Pagano, così è partita la candidatura di Pastorino (anche lui sindaco ma di Bogliasco, nonché parlamentare). Allora Giorgio Pagano ha rinunciato a candidarsi per non portare su di sé l’onta di aver scisso la sinistra, però Altra Liguria non ha appoggiato Pastorino ed ha deciso di presentarsi da sola insieme ai Verdi.
Situazioni che nemmeno gli sceneggiatori di House of Cards arriverebbero a immaginare...
Così da anime della sinistra i potenziali elettori si sono trasformati in anime in pena.
Quello che rimane di questa catastrofe, militanti sopravvissuti, era in Largo Pertini sabato mattina per la presentazione del candidato Antonio Bruno della lista l’Altra Liguria e ai giardini Luzzati domenica ad un incontro-aperitivo a favore della legalizzazione della cannabis, organizzato dai sostenitori di Pastorino.
Alla prima iniziativa è venuto a buttare uno sguardo anche Pierfranco Pellizzetti – analista raffinato e crudele del contesto politico regionale – che con un certo compiacimento non ha fatto che ribadire, interpellato, quello che già aveva scritto su Pagano, Pastorino e compagni, alimentando l’impressione che esista davvero la schiera dei promotori “del tanto peggio, tanto meglio”.
Alla seconda iniziativa, con ragionevole ritardo, si è presentato Pastorino, sulla scia di una tradizione consolidata per la quale i candidati sono come le spose. Per fortuna i suoi giovani supporters avevano preparato seriamente l’incontro sviluppando, anche in assenza del candidato, il tema cannabis nelle sue molteplici sfaccettature: utilizzo a fini terapeutici, personale, imprenditoriale e come rilancio delle aree agricole abbandonate dell’entroterra. Mentre il Consiglio comunale genovese ha approvato una mozione favorevole
alla legalizzazione. Accrescendo in chi scrive la convinzione che il milione di metri quadri vista mare, con tanto di moli, afferenti all’Ilva di Cornigliano potrebbero essere convertiti alla coltivazione e lavorazione della pianta, se dovesse venir meno la vocazione siderurgica del sito.
Al dibattito ai giardini Luzzati, grazie ai relatori informati sulle inchieste andate in TV, è stato possibile un approccio costruttivo al tema della legalizzazione dell'oro verde, a partire dalla possibilità di sottrarre alla criminalità organizzata - Camorra SpA - un mercato che in Colorado ha creato legalamente 10.000 nuovi posti di lavoro, più il gettitio fiscale che permettermebbe un'entrata di otto miliardi di euro annui.
Gli interventi dei presenti hanno dato voce alla fatica di chi, gravemente malato, è sottoposto alla sadica burocrazia del sistema sanitario per ottenere cannabis, e dei consumatori che rivolgendosi alla rete illegale dello spaccio, rischiano di assumere sostanze tagliate e gravemente dannose. Peccato che gli operatori del Sert non siano intervenuti, che fossero assenti i medici del lavoro che, per legge, devono verificare il consumo di droghe nei siti produttivi e che poco si sia detto sulle piantine coltivate dai militari italiani a Firenze.
Così in assenza del messia a sinistra si è parlato di maria.
Un saggio provvidenziale inizio. Una speranza per il coltivatore diretto di Ospedaletti finito in manette dopo aver convertito la produzione della sua azienda alla coltivazione illegale di canapa.
(Giovanna Profumo - foto dell'autrice)

OLI 424: TEATRO - Iqbal, la libertà in scena


Due oggetti deposti sul pavimento.
I passi di chi porta un tappeto che viene srotolato davanti a noi.
Passi veloci, capriole: i ragazzi si presentano nome e anni: undici, sedici, tredici anni.
Giocano al gioco del prigioniero, una parola risuona a più voci: “Libero”.

Questo l’inizio dello spettacolo “Parlaci di Iqbal” (Palazzo della Nuova Borsa in scena ancora ore venerdì 17 e sabato 18 aprile, ore 20.30 - ingresso libero, spettacolo proposto all’interno della manifestazione “La Storia In Piazza” che quest’anno ha come titolo ” Le età del capitalismo”.)

I ragazzi che agivano la storia erano tutti, senza distinzione, consapevoli che solo attraverso la pulizia dei movimenti e il giusto ritmo della parola, avrebbero potuto passare la storia di Iqbal. Una presenza che si acquisisce attraverso una pratica del teatro, attraverso l’esercizio e il gioco fatto “sul serio”.
Pochi oggetti hanno narrato la storia: due strumenti per la fabbricazione dei tappeti, una lunga stoffa che simboleggiava il fiume e il gioco perduto, la bandiera del BLLF - l’associazione che si batte per la fine della schiavitù - un mappamondo che racconta il viaggio di Iqbal, da bimbo libero, per raccontare la sua storia al mondo; poi una penna che lui contrappone agli strumenti di lavoro, la penna come simbolo di libertà, delle biciclette - la bicicletta riversa dopo l’assassinio di Iqbal, e le molte biciclette che ci hanno circondato, correndo attorno a noi del pubblico, le biciclette che pedalano i migliaia di bambini schiavi che ci sono ancora del mondo.
La Sala delle Grida, al palazzo della Borsa, è stato un palcoscenico totale, dove gli spettatori sono stati circondati e trasportati in un altro mondo. La drammaturgia è stata delicata, alternando momenti emotivamente forti a momenti di sfogo e gioco, sempre inerenti e utili alla narrazione.

Il piccolo Iqbal fugge dalla fabbrica di tappeti dove è schiavo e va alla manifestazione del BLLF, un attivista lo nota e gli chiede chi sia, ma il bambino non riesce a parlare, non vuole scoprirsi davanti a tutti, quindi gli racconta nell’orecchio la sua storia. L’attivista, dopo averlo ascoltato (il pubblico no, rimane in attesa, in ascolto, attento), gli dice:
- Bene, se vuoi essere libero devi andare su quel palco e denunciare il tuo padrone davanti a tutti.
Successivamente gli attivisti del BLLF lo scortano dal suo padrone e lui, Iqbal, a soli dieci anni, deve dichiararsi libero davanti al suo padrone.
Gli adulti ci sono, sono lì ad aiutarlo, a sostenerlo ma non sono lì per fare il lavoro al suo posto, a liberarlo, perché la libertà nasce prima di tutto dall’autodeterminazione, questo narra, senza esplicitarlo o banalizzarlo, lo spettacolo.
Come testimone vivente di questa storia c’era Ehsan Ullah Khan, sindacalista del BLLF.

Un bell’esempio di teatro politico e sociale fatto dai cittadini per i cittadini ben scritto (in collaborazione con Ehsan Ullah Khan) e diretto da una professionista del teatro come Enrica Origo.
Un teatro che non si parla addosso, degli attori che non si compiacciono delle proprie emozioni e dei propri sentimenti ma un teatro che parla ed emoziona il pubblico, calato all’interno di uno dei luoghi simbolo dell’economia della città.
Da vedere.
(Arianna Musso - Foto dell'autrice)

OLI 424: ESTERI - Voci dalla stampa internazionale

"In fondo, si tratta di una lotta sul cosa fare della sfida dell'Iran alla leadership degli Stati Uniti in Medio Oriente e della minaccia che le ambizioni geopolitiche iraniane rappresentano per gli alleati degli Stati Uniti, in particolare Israele e l'Arabia Saudita."

“Militanti dell’ISIS hanno ucciso una ragazza palestinese di 13 anni, all'interno del campo profughi Yarmouk in Siria (...) La ragazza, identificata come Zainab Daghestani, è stata uccisa da un cecchino dell’ISIS mentre cercava di fuggire dalla sua casa in Yarmouk per raggiungere Yelda, un quartiere vicino, dove i profughi palestinesi di Yarmouk fuggono per avere sicurezza."
http://www.ibtimes.co.in/exclusive-isis-sniper-guns-down-13-year-old-girl-fleeing-yarmouk-camp-628942

Soldato israeliano: i palestinesi sono utilizzati come obbiettivi di addestramento.
Middle East Monitor: "Yaron Kaplan, 21 anni, di Lod, si è dichiarato obiettore di coscienza e rifiuta di continuare il suo servizio a causa nell'esercito israeliano".

"Dal 2001, l'Arabia Saudita, Oman, Qatar e gli Emirati Arabi Uniti hanno dato fino a 40 milioni di dollari alla Fondazione Clinton. Altri sei analoghe fondazioni di beneficenza non governative non hanno avuto soldi da quegli stessi quattro paesi del Medio Oriente;." "L'Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e Kuwait hanno dato ciascuno più di 1 milione di dollari per aiutare a lanciare il Bush Center, onorando l'ex presidente George W. Bush”. 

“Gli operatori umanitari hanno segnalato, martedì, una crisi umanitaria in corso in Yemen, parlando di almeno 560 persone uccise, tra cui decine di bambini, per lo più a causa di bombardamenti aerei sauditi (...). Più di 1.700 persone sono state ferite e altri 100.000 hanno abbandonato le loro case (...) nelle ultime tre settimane, ha detto l'Organizzazione Mondiale della Sanità.”

The Nation, 05 aprile 2015: “Richiedendo soldati sunniti, l’Arabia Saudita sta cercando di dividere l’esercito pakistano”.

Persino Henry Kissinger, ora, è sunnita.
Henry Kissinger, ex segretario di stato USA (quello del Vietnam e del Cile), ha scritto, ieri, sul WSJ: “gli stati sunniti si preparano a resistere contro un nuovo impero sciita”.

 Le vittime delle esecuzioni sono prevalentemente migranti e sauditi poveri.
“L'Arabia Saudita sta procedendo verso numero record di esecuzioni nel 2015 (taglio della testa sulla pubblica piazza), visto che i gruppi per i diritti umani denunciano che gli immigrati ed i sauditi poveri (che costituiscono la stragrande maggioranza di quelli messi a morte) faticano ad accedere alla giustizia. Secondo i dati diffusi dal Ministero degli Interni, 55 persone sono state giustiziate nel regno ricco di petrolio nel primo trimestre del 2015, quasi due terzi del totale eseguiti l'anno precedente.”
http://www.middleeasteye.net/news/analysis-rising-saudi-death-penalty-targets-most-vulnerable-121961467

“Oggi nelle prime ore del mattino, i soldati israeliani hanno arrestato la parlamentare della sinistra palestinese Khalida Jarrar, nella sua casa di Al-Bireh (vicino a Ramallah). Jarrar è un’attivista femminista e si occupa delle questioni riguardanti i diritti umani dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane.”
http://972mag.com/israeli-soldiers-arrest-feminist-palestinian-lawmaker/105161/

"Il canale televisivo saudita Al Arabiya è finito nel mirino per la pubblicazione in rete di una foto falsa. Lunedì ha postato la foto al suo account Twitter ufficiale. Nella descrizione, in arabo, si legge: “Al Arabiya esclusivo: l’Operazione Tempesta Decisiva dell'Arabia Saudita distrugge un convoglio militare Houthi a Saada [Yemen] "Però c’è un problema: quella foto è una foto iconica dalla prima guerra del Golfo. Secondo le informazioni fornite dal Dipartimento della Difesa, che reso l'immagine di dominio pubblico, è stata scattata da un fotografo militare, il 4 marzo 1991, durante l’operazione Desert Storm. La foto mostra veicoli militari iracheni che sono stati distrutti dalle forze della coalizione."

venerdì 3 aprile 2015

CARTOLINE DI OLI - Auguri dalla Tunisia

(Foto di Monica Profumo)
Tunisia - Sidi Bou Said - marzo 2015

venerdì 27 marzo 2015

OLI 423 - SOMMARIO

PAROLE DEGLI OCCHI - Vetrina sfacciata (Foto di Surya)
SIRIA - Cartoline da Genova per ricordare la guerra (Giovanna Profumo)
REGIONE - Carbone che viene, carbone che va (Bianca Vergati)
CITTA' - In Via Romana più cemento, più macchine, più frane (Ester Quadri)
REGIONALI 2015 - Il ritorno dei boiardi e la scelta di Pagano (Giovanna Profumo)
COMUNE - Una modifica allo Statuto per salvare la partecipazione (Stefano De Pietro)
CULTURA - Massimo Chiesa, se la politica rottama il teatro (Biancalice Sanna)
AMBIENTE - L'amore alle Galàpagos e a Portofino (Bianca Vergati)
ESTERI - Voci dalla Stampa Internazionale (a cura di Saleh Zaghloul)

OLI 423: PAROLE DEGLI OCCHI - Vetrina sfacciata

(Foto di Surya)

Amsterdam, febbraio 2015

OLI 423: SIRIA - Cartoline da Genova per ricordare la guerra

Domenica 15 marzo, Genova.
Il pomeriggio è sospeso, con il cielo grigio gravido di acqua.
Si incontrano in piazza Cernaia, nel cuore del centro storico, famiglie, ragazzi e ragazze che vogliono commemorare i 4 anni dallo scoppio della guerra siriana. Scambiano palloncini rossi, legano ai fili sagome di stoffa leggere che raffigurano bambini e bambine, che grazie a quei palloncini possono volare. Così li portano in processione per i vicoli bui del centro storico. La Siria sfila a Genova, grazie ad Alessandra Raggi animatrice di un movimento colorato di persone che non dimentica il conflitto che insanguina il suo territorio, un movimento che porta nelle piazze della città – San Lorenzo prima e Matteotti dopo – le voci e i corpi dei bambini siriani vittime di questa tragedia.
Camminano tra i turisti, superano l’Acquario di Genova fino al punto in cui il molo si arrende al mare, e sotto la pioggia e mazzi di palloncini rossi, si fermano sul pontile per farne volare alcuni verso Sud.
Le foto, scattate a dispetto del brutto tempo, sono le cartoline che Genova spedisce alla Siria e ai suoi figli più piccoli.
Marco Doria ha dato la sua solidarietà tramite F.B. all'inziativa, ma l'evento non ha registrato la presenza di politici e assessori.
Peccato, non sanno cosa si sono persi.

(Giovanna Profumo - foto dell'autrice)

OLI 423: REGIONE - Carbone che viene, carbone che va

“ Ma tu con chi stai?” è il quesito principale che imperversa sui media liguri, da destra e da sinistra tutti sgomitano, ma dai politici nemmeno un pio di come sta la nostra Liguria. Pare si stia sfasciando il Salone Nautico, che non interessa soltanto Genova, eppure il capo di Fiera, Sara Armella, è occupata a fare le primarie Pd, mentre il presidente in scadenza dell’Autorità Portuale Merlo, consorte della candidata presidente regionale, presenta un Piano regolatore Portuale "da sssogno", direbbe Crozza-Briatore: stupendo il blueprint di Renzo Piano, speriamo che lo facciamo.
Si prevedono però due nuove dighe, gulp, quando neppure si è deciso se e quando fare la torre piloti, forse l’unica certezza è l’abbattimento dell’ex palazzo Nira, che magari basterebbe bonificare per recuperare...
Il porto di La Spezia compra gru giganti dalla Cina, una volta le costruiva Ansaldo Industria, come se quel gioiello di golfo fosse adatto per intensificare il megatraffico container, a Imperia crisi nera, è lontano il ricordo dei mulini sbuffanti della pasta Agnesi e dei treni carichi di grano, ora ristorantini, vecchi yacht e sulle banchine rubate al mare svettano gli scheletri degli edifici del superporticciolo incompiuto.
A Savona è stata chiusa la centrale termoelettrica di Tirreno Power, non più a norma, restano duecentomila tonnellate di carbone inutilizzate e a rischio inquinamento. Finalmente si è deciso per lo sgombero: il 15 per cento andrà alla centrale di Monfalcone. E il resto? Ci vorranno quaranta camion al giorno per completare lo smaltimento delle prime trentamila tonnellate, che viaggeranno fino al Terminal Rinfuse di Genova, essendo stato chiuso da tre mesi quello di Savona-Vado, proprio per la cessazione dell’attività della centrale. La movimentazione del carbone potrebbe avere effetti sull’ambiente, intanto è certo che dovranno essere compiuti millecinquecento viaggi per l'imbarco sino a Genova.
Complimenti per la gestione alla Regione, al Ministero, a tutte le Autorità Portuali, che puntano i piedi per non essere accorpate, quasi ogni porto fosse una repubblica marinara e il coordinamento in questo caso è brillato: la Befana è lontana, ma molto di quel carbone dovrebbe essere scaricato a casa di tutti quei soggetti di cui sopra.
(Bianca Vergati - immagine di Guido Rosato)

OLI 423: CITTA' - In Via Romana più cemento, più macchine, più frane

Sono cinque mesi che la furia dell'acqua ha devastato il nostro territorio, portandosi via tutto quello che incontrava.
Cinque mesi e tante cose sono cambiate, altre sono rimaste invariate, come cristallizzate sulla madre terra. Cinque mesi e la frana di Via Romana della Castagna a Quarto è sempre lì dove si è formata e ancora divide l'antica Aurelia in due parti, rendendo inaccessibile il passaggio.
Cinque mesi. Sembra di essere ritornati dietro nel tempo, in quell'antico percorso, priva di rumori, solo il suono del rio sottostante , forse gli abitanti del sito ora respirano in quel magico silenzio privo di mezzi e motori, ci si sta rassegando quasi increduli della risorsa inaspettata, ma cosa fare?
Si chiede quando si riaprirà quella strada, ma si potrà anche proporre di renderla oltre che sicura per i pedoni viandanti, magari accessibile solo dai residenti o comunque limitarne l'uso. Sebbene presto e come sempre sorgeranno nuove residenze per un cambio di destinazione d'uso che il Comune ha approvato proprio a pochi metri da quel rio dove è avvenuta la frana. Più case, più macchine più cemento più frane. Intanto l'antica Aurelia dopo quattro mesi resta divisa in due da macerie scivolate dal fu muretto a secco, memoria storica della nostra cultura.
Anche la frana di Via dell'Ulivo a Quinto, a due passi del cantiere di via Majorana è sempre lì, implacabile a sbarrare il passo.
(Ester Quadri - Foto di Ferdinando Bonora)

OLI 423: REGIONALI 2015 - Il ritorno dei boiardi e la scelta di Pagano

(ex Voto a San Torpete - Genova)
C'erano una volta i boiardi di stato.
Il temine negli anni Ottanta indicava il gotha di dirigenti, voluti dalla politica, che gestiva aziende pubbliche e che ne decideva i destini. Uomini potentissimi capaci di scelte sciagurate. Ancora oggi le conseguenze delle loro decisioni bruciano sul tessuto produttivo del paese.
Esistono nuove tipologie di boiardi?
Scelgono bene?
La recente vicenda delle elezioni regionali liguri induce a pensare che i boiardi esistano, pronti a dettare a sinistra l'agenda politica della Liguria. Il sostegno, come candidato "antipaita" a Luca Pastorino, sindaco di Bogliasco, parlamentare e ormai ex Pd di area "civatiana", è un segnale del clima che si respira nei partiti di di sinistra a livello nazionale, dove si punta su un carino dal passato politico innocuo, piuttosto che su un cooperante internazionale, sindaco per due mandati di La Spezia, con una militanza nel Pci.
Se sono gli uomini a fare la storia, quella di Luca Pastorino non tiene il confronto con quella di Giorgio Pagano e nemmeno sarà una minaccia per Raffaella Paita, visto lo spessore politico dell'avversario.
Si sarebbe potuto avere di più, con buona pace di Pastorino che garantisce una campagna politica "col sorriso", quando in Liguria da tempo, non c'è nulla da ridere. Si poteva convergere su Pagano, scelto da primarie di area e presentato agli elettori di sinistra dopo una lunga serie di incontri. Ma così è andata e la pubblicazione di un carteggio mail di don Farinella non ha certo favorito l'unità.
E in nome di quella unità a sinistra, Pagano ha ritirato la propria candidatura. Ma si è reso disponibile a parlare di programmi e propore buona politica.
(Giovanna Profumo)

Ecco il testo integrale della sua lettera inviata alla stampa il 26 marzo 2015:

In queste settimane ho lavorato, insieme a molti amici, al progetto di una “coalizione civile, sociale e popolare”, alternativa al sistema dominante in Liguria. Un progetto capace di guardare a sinistra ma non solo, perché vuole mobilitare le coscienze e le passioni civiche di tutte le persone ammutolite di fronte a consuetudini stratificate di malaffare, mediocrità politica, assenza di visione, danni costanti alla cosa pubblica e al territorio. La forza di questo progetto è tutta nella capacità di coinvolgere e aggregare dal basso, di creare fiducia non solo attraverso iniziative e vertenze politiche ma anche e soprattutto attraverso pratiche solidali e mutualistiche capaci di dare risposte concrete ai bisogni delle persone.
Ho cercato fino all’ultimo l’alleanza, in vista delle elezioni regionali, con i piccoli partiti della sinistra,
ma il tentativo è stato reso impossibile da una operazione politica vecchia e stantia, organizzata da minoranze partitiche che contano sempre meno, non hanno una reale visione alternativa e si rifugiano da tempo in una cultura minoritaria e perdente che parla a pochissimi e allontana le tante persone disamorate dalla politica per colpa di questa politica. Non rinnego il tentativo, che andava fatto: ma l’esito è stato fallimentare, e le responsabilità politiche sono evidenti. Non esistono dunque le condizioni perché io possa accettare la proposta che mi è stata fatta dal candidato a Presidente e dai dirigenti nazionali dei piccoli partiti di aderire a questa operazione assumendo il ruolo di capolista.
In questi giorni ho discusso a lungo con gli amici che mi hanno proposto e sostenuto. E’ cresciuto il consenso attorno a noi, forte era ed è la spinta a presentare una lista civica alle elezioni. Ma ho voluto ancora una volta compiere un atto di responsabilità, l’ultimo: ho deciso di ritirare la candidatura. L’ho fatto nel nome della lotta alle frammentazioni e alle divisioni, un sentimento da molti condiviso, di cui mi sono fatto carico. 
Spero che questo atto possa ancora far riflettere sulla mia proposta, finora rifiutata, di una nuova candidatura unitaria, che eviti il danno di una dispersione dei consensi all’interno del campo dei cittadini impegnati per il cambiamento, potenzialmente maggioritario.
Confesso che il mio rientro nella politica tradizionalmente intesa, dopo otto anni di impegno sociale e culturale dal basso, è stato drammatico. Ora sono pienamente consapevole che l’obiettivo che mi ha sempre mosso, quello della riforma dei partiti e della loro apertura alla società, deve fare i conti con quella che purtroppo è la realtà: oggi sopravvivono i resti disperati di un sistema che ha condotto allo smantellamento inesorabile di una politica ormai screditata agli occhi dei cittadini.
Il mio atto non è però di abbandono, anzi: ho deciso di lavorare per costituire il movimento “La Buona Onda”, con l’obbiettivo di costruire insieme alle tante altre associazioni -a partire da “Altra Liguria”, che con tanto calore mi ha accolto- e a tutte le persone interessate la “coalizione civile, sociale e popolare” della Liguria. Una grande forza civica organizzata, radicata nei territori, che collabori con le forze di base e civiche che si battono per un cambiamento radicale. Durante la campagna elettorale stimoleremo il dibattito pubblico con interventi sui principali problemi della regione. Costruiremo un osservatorio sulle politiche regionali, con proposte specifiche e un monitoraggio stretto di chi governerà. Soprattutto ci impegneremo per una cultura politica nuova, che potrà supportare la nascita di liste civiche di cambiamento alle elezioni future e rafforzare un processo dal basso come contributo della Liguria alla coalizione sociale che sta crescendo nel Paese. La “Buona Onda” di entusiasmo, di centinaia di proposte di programma che mi sono arrivate, testimonia che la voglia di un cambiamento radicale è molto forte. “La Buona Onda” organizzerà questa spinta genuina e popolare: non è una scelta di testimonianza, ma ha lo spirito di una alternativa di governo.
Un grazie di cuore alle migliaia di persone che in questi giorni hanno voluto manifestarmi affetto e vicinanza politica, a “Altra Liguria”, ai Verdi e soprattutto agli amici del “gruppo di San Torpete”, i primi a credere in me.
Giorgio Pagano

OLI 423: COMUNE - Una modifica allo Statuto per salvare la partecipazione

Il Permesso a costruire è un atto autorizzativo che viene emesso dagli uffici comunali a seguito di un lungo percorso burocratico al termine del quale viene approvato un progetto edilizio. Sono soggetti al permesso a costruire tutte quelle opere quali posteggi interrati, edifici civili e industriali che in questi anni hanno cambiato l'aspetto di Genova.
Spesso, il percorso burocratico edilizio avviene, nel pieno rispetto della legge, all'interno degli uffici stessi, e i cittadini vengono al corrente di queste opere solo a cose ormai fatte, quando il ritiro di un permesso potrebbe essere solo effettuato mediante un ricorso al TAR o per effetto di una delibera di Consiglio comunale, con danni nei confronti del richiedente il permesso e quindi con una probabile richiesta risarcitoria anche onerosa per il Comune.
Un esempio di macchina burocratica in questo senso è il parcheggio di Piazza Solari, intercettato dai cittadini a poche ore dal rilascio del permesso (o meglio dalla consegna materiale di un permesso già firmato). Ancora oggi la situazione di quel posteggio è in forse, in quanto il titolo sarebbe valido se fossero consegnate le fidejussioni richieste, unico motivo al momento per il quale il bosco è ancora lì. Un altro caso, meno fortunato, è il parcheggio di via Cadighiara, dove è stato dichiarato l'inizio del cantiere.
Per ovviare a questo problema, sfruttando un percorso di revisione dello statuto del Comune, il Movimento 5 Stelle ha prodotto un emendamento per introdurre un margine di sicurezza temporale che consenta ai cittadini la visione dei permessi a costruire attraverso il sito web del Comune, prima che questi siano firmati dai dirigenti, in modo da evitare le richieste di danni in caso di opposizione da parte di qualcuno. E' stato proposto un termine di trenta giorni, trascorsi i quali senza inconvenienti il dirigente potrà firmare il permesso certo che il percorso di informazione sia effettivo, oppure valutare insieme all'assessorato eventuali opposizioni e richieste derivanti da un percorso "cieco" della pratica.
Si tratta di una proposta semplice, che andrà adesso vagliata insieme al Segretario generale per il parere di legittimità e poi accolta (o meno) a livello politico dal Consiglio comunale.
Certo è che il Movimento intende mettere i gruppi consiliari di fronte alla responsabilità di un eventuale "no" nei riguardi della cittadinanza genovese che chiede trasparenza e maggiore voce in capitolo sull'andamento dell'edilizia nella propria città.
(Stefano De Pietro)


OLI 423: CULTURA - Massimo Chiesa, se la politica rottama il teatro

Sulla scrivania di legno si sovrappongono copioni, libri, buste, fogli sparsi. Il computer portatile è acceso, accanto, un pacchetto di sigarette semiaperto. Massimo Chiesa lo afferra e inizia a fumare, gambe accavallate e camicia di jeans. Aria un po' tormentata.

- Nell’ultimo periodo si è sentito molto parlare del mancato riconoscimento del Teatro Stabile di Genova come Teatro Nazionale, esattamente che cosa si intende per Teatro Nazionale? In che cosa consiste effettivamente la differenza tra un Teatro Nazionale e un teatro che non lo è?

“Dal decreto legge questo non si riesce a capire bene, viene evidenziata la distinzione tra un "Teatro Nazionale" e un "TRIC" (teatri di rilevante interesse culturale). Il Teatro della Tosse e l'Archivolto hanno fatto domanda per essere TRIC. Nel decreto legge la differenza tra un teatro Nazionale e un TRIC è sostanzialmente di numeri, ad esempio: a un Teatro Nazionale sono richieste 15.000 giornate lavorative, mentre a un TRIC 6.000. Un Teatro Nazionale è vincolato alla produzione annuale di almeno due spettacoli di autori viventi (di cui uno di nazionalità italiana), mentre per un TRIC la richiesta è di uno spettacolo di un autore vivente. In sostanza le differenze principalmente sono date dalla “quantità” e non dalla qualità e dalle scelte artistiche”.

- Quindi nella realtà dei fatti non c'è nessuna differenza tra l'essere un Teatro Nazionale e l'essere un TRIC?

“No, in teoria no. In tutte le dichiarazioni che molti hanno fatto ai giornali è stato detto che non ci sarà una grande differenza nemmeno nei finanziamenti, personalmente credo che questa grande differenza invece ci sarà. Altrimenti queste distinzioni sono un po’ fine a loro stesse.”

- Cosa pensi del decreto in sé?

“A mio parere è pieno di errori. Per esempio, un articolo parla di "Centri di produzione teatrale" a cui però viene richiesto che le giornate recitative di programmazione vengano riservate per almeno la metà a soggetti diversi dal richiedente il contributo e questo è un controsenso in termini , perché significa che un centro di produzione deve fare almeno il 50% delle repliche di "ospitalità". Un’altra cosa che mi viene in mente è che ai Teatri Nazionali viene richiesto di produrre o ospitare almeno due spettacoli di ricerca. Qui si apre un altro capitolo che la commissione non ha preso in considerazione: in quale città questo deve succedere? Perché, anche se è improbabile, può essere che un Teatro Nazionale sia ubicato in una città dove non ci sia nessun teatro che ospiti teatro di ricerca, ma può anche essere che sia in una città in cui il teatro di ricerca per consuetudine è ospitato in altri teatri, come qui a Genova, dove il teatro di ricerca trova casa alla Tosse, all'Akropolis o addirittura all'Archivolto. Perché se ne dovrebbe far carico il Teatro Stabile? Non ha senso, oltre a creare un danno alla Tosse, piuttosto che all'Akropolis o all'Archivolto. Ma perché poi è così vincolante ospitare o produrre spettacoli di ricerca per un Teatro Nazionale?”

OLI 423: AMBIENTE - L'amore alle Galàpagos e a Portofino

Il pontile dondola languido, luci festose ne disegnano la sagoma, intorno mare nero e altri profili luccicanti, sono le imbarcazioni, poche, che sostano in baia. In lontananza spiccano luminose le piccole case del porticciolo, una fila di negozietti che vendono tartarughe in onice e pelouche, magliette con le sula, gli uccelli dalle zampe turchesi.
 I turisti sbarcati si affannano a curiosare, a rovistare nelle bancarelle, vorrebbero portarsi via tutto, quasi a fermare il tempo e i ricordi. Sono soltanto souvenir ma è nel cuore, nella memoria che vorrebbero fermare per sempre le immagini di un mondo che non vedranno uguale in altro posto, le foto potranno servire soltanto a raccontare. Mai si scorderanno di aver nuotato con le tartarugone placide, con i minuscoli pinguini così goffi a terra, cosi eleganti nell’acqua, così rapidi ad accorrere al tuffo del cormorano che si immerge nel banco di pesci, spirali argentate di pesciolini che si tengono stretti per difendersi dal predatore. Ricorderanno i colibrì librarsi sulle rocce per cogliere cibo invisibile, le iguane statuarie, come un microfilm di jurassick park e poi lo scivolare lento dei gommoni, l’avvicinarsi cauto alle isole incantate, dove pigri si crogiolano i leoni marini: scuri, quasi neri se sono bagnati, i cuccioli dal pelo dorato che si strusciano sotto il sole, al riparo dei grandi, in un silenzio che ti avvolge, interrotto soltanto da "voci" non umane.
Si deve parlare a voce bassa per non spaventare gli animali, bisogna scrollare bene gli scarponcini prima di risalire in barca dopo un’escursione, i percorsi sono segnalati, guai ad andare oltre, anche se ti capita di assistere alla nascita difficoltosa di un piccolo leone, non puoi, non devi intervenire: pure se il piccolo sembra non riuscire a risalire dalla pozza in cui è caduto, la madre lo guarda esausta sulla riva e tu, tu non puoi aiutarlo, romperesti l’equilibrio della natura, forse quel cucciolo è destinato a morire, un altro sopravviverà.
Ecco tutto è così, alla Galàpagos, regolato dal ritmo e dalle leggi di natura, puoi osservare da lontano, nuotare un po’ più in là, ma nulla deve essere alterato, scavalchi le carcasse e non devi raccogliere foglie, sassi, conchiglie. Sembra quasi maniacale, esagerato ma è così che da millenni qui vivono animali estinti altrove, che Darwin aveva osservato là prima di scrivere L’Origine della Specie: uua variazione di fringuelli che a seconda delle isole che abitavano, aride o lussureggianti, si erano adattati ad avere un becco più lungo, un colore più anonimo. L’Ecuador ne fa un vanto di riserva, numero chiuso per approdare, per visitare questo paradiso, una risorsa economica da preservare ad ogni costo tramite un turismo intelligente.
Proprio come da noi con un modesto esempio: il sindaco di Portofino ha chiesto di accorciare la distanza a cui possono arrivare le navi-mostro da crociera per solcare “il santuario dei cetacei”. Così s’intende l’amore per la natura in questo nostro Paese che non sa più che cosa sia una convivenza equilibrata tra l’uomo e l’ambiente, ne ferisce la bellezza, Grande Opera sarebbe preservarla.
E pensi con rimpianto a quel leoncino di mare sdraiato beatamente sul pontile, mentre i marinai con passo felpato cercavano di aggirarlo senz disturbarlo, per arrivare a sciogliere le cime del gommone. 
(Bianca Vergati)