martedì 6 marzo 2012

OLI 334: CITTA' - Refoli elettorali ai Parchi di Nervi

Parchi di Nervi
Come polverina di Campanellino vola frizzante aria d’elezioni, giunge in periferia, scuote pure le fronde dei Parchi di Nervi, luogo spesso presente sui giornali, vuoi per le strade, i parcheggi, lo smog, evidente terreno di caccia per candidati sindaci e non solo.
Esemplare il serrato confronto svoltosi tempo fa fra il Municipio Levante e l’assessore al Verde del Comune Pinuccia Montanari che, tecnici al seguito, voleva riferire sui lavori al Parco storico e si è trovata di fronte un consiglio in gran spolvero.
A turno il Municipio con presidente, consiglieri e l’ipercinetico assessore Alfieri , inesorabile fustigatore dal suo blog, si sono lanciati contro la povera Pinuccia.
Chi dice: "C’è un’idea di città devastante in questa Amministrazione, nella sinistra che governa da così tanto tempo. Si è mortificato il turismo a Genova e i nostri ragazzi se ne vanno, non trovano lavoro...", condivisibile, mentre Alfieri tuona "Non si vogliono fare i balletti a Nervi, vanto per 40 anni della città, manifestazione mondiale...". Visi smarriti dei cittadini presenti.
Invano l’assessore Montanari precisa: "Sì ai balletti, ma no a una spianata di cemento, alle vostre proposte di strutture inamovibili in un parco storico". I politici difendono le loro tesi, con discorsi dal sapore elettorale, presidente e assessore si candideranno per il futuro consiglio comunale.
Un’altra brillante carriera li attende, sarà lo stop alle prebende per i Municipi deciso dal nuovo governo.
Si avversa il bando sulla gestione, emanato dal Comune, che già assegna ad associazioni di volontari fondi, organizzazione, cura e manutenzione di Villa Pallavicini e Duchessa di Galliera, affiancati da Aster.
Per Nervi sono state presentate solamente proposte singole come caffetteria o corsi di ginnastica, mentre gli Amici dei Parchi sono per una “gestione pubblica” e controlli efficaci: "a che servono le tasse?".
Non fa breccia l’istituzione del “curatore scientifico”, che vigilerà sulla cura di piante e giardini e la pianificazione, per una volta tanto rigorosa dei lavori, partiti comunque tardi rispetto alle richieste del Municipio del 2005.
"Ma io sono qui dal 2009" ribadisce l’assessore comunale e i soldi (ancora quelli delle Colombiane), erano bloccati. Si concluderà tutto nel 2013, già una prima tranche per fine febbraio 2012 e poi via al Roseto, adottato dall’appassionato re del Belgio.
Il parlamentino di quartiere fa muro e il Giornale (20 gennaio) titolava poi come “Municipio fantasma” quello del Levante che si fa scippare i Parchi e non si accorge che il Comune vuole dare in gestione il polmone verde di Genova. Il quotidiano definiva la seduta "confusa con discorsi senza né capo né coda".
Strana destra che invoca trasparenza ed efficienza, ma non ama gare ed appalti.
Si è evocato un boicottaggio della vocazione turistica del Levante cittadino, omettendo che proprio a Nervi si è poco pedonalizzato per l’avversione dei commercianti, non si sono richiesti parcheggi pubblici, anzi il Municipio ha caldeggiato parcheggi soltanto privati, in spazi utili all’accesso di parchi e centro cittadino.
In tempi di saldi l’ultima domenica di gennaio il centro di Nervi aveva le vetrine buie o quasi e tre soli negozi aperti: spiccava in piena luce in piazzetta l’abitino frou-frou da circa 2mila euro.
(Bianca Vergati)

OLI 334: CITTA' - Un pony express per i Municipi del Levante

Capo San Rocco a Priaruggia
E’ tempo di elezioni e con il sottosopra che c’è stato ci si dimentica che si rinnovano anche i rappresentanti di quartiere, ma iniziative e incontri fervono. A Levante capita d’incrociare la pizza dell’assessore, il carnevale in piazzetta, l’evento letterario e persino l’incontro segreto ma non troppo fra le associazioni sportive e l’assessore comunale al Demanio Farello. Ognuno perora il suo orticello, chi vuole la scaletta, chi il dragaggio, chi la sabbia e compare pure la signora ex assessore, avvisata all’insaputa dell’altro, mentre il Municipio dichiarerà poi di esserne all’oscuro. Nell’occasione Farello rende noto che è prossima l’approvazione della delibera sul Demanio e così alcuni cittadini gli chiedono che ne pensa del loro lavoro sul litorale in collaborazione con il Municipio. "Mai ricevuto", è la risposta.
Forse occorre un pony express per comunicare.
Ancora a Levante, ecco Margini, assessore ai Lavori Pubblici del Comune, per il progetto di Capo S.Rocco, promontorio di Priaruggia un po’ inselvatichito e trascurato: l’assessore al Municipio Alfieri presenta un piano con scale alla Wanda Osiris e terrazzamenti in cemento, lampioni da set, per via della sicurezza, uno stravolgimento delle proposte ecosostenibili elaborate (gratis) da residenti, esperti volontari. Per il sito, primo laboratorio di biologia marina in Italia nel 1912, si suggerivano ad esempio scala, piattaforma e panchine in legno con accesso libero a tutti, rispettoso di passeggini e carrozzine per disabili.
Il progetto dell'Arch. Salvagno 
Dove sono finite tali proposte? Margini non le conosce ed Alfieri ammette che non sono state inoltrate, si è preferito lasciar fare al Comune: "D’altronde è loro compito" dichiarerà in seguito "che ci stanno a fare sennò? E i tempi erano stretti".
Ma le proposte giacciono lì da due anni!
Margini fa da paciere, chiedendone l’invio, si cercherà di fare “sintesi”.
Mercoledi 29 febbraio si è svolto l’incontro e sabato 3  il Mercantile dedica mezza pagina al progetto “leggero” senza Wc che sporca, niente doccia per la spiaggia libera e stop al bar, che richiamerebbe assembramenti. A raccontarlo è Alfieri, che assicura l’inizio lavori prima delle elezioni "ma non per fare pubblicità". Intanto si candida per il Comune.
A quale progetto si riferirà? E perché non lo ripuliamo solo un po’questo Capo?
"Un angolo di paradiso" , assicura, grazie al Municipio, pensando al benessere dei cittadini, arruolati in percorsi partecipati che poi si lasciano nei cassetti.
Così in altro contesto la bionda consigliera Pd del Municipio Medio Levante evoca una suggestione di spiagge libere per tutti, bambini e disabili, parla d’inclusività, di ascolto dei cittadini…
Lei, che da dieci anni siede nel parlamentino di centro destra, forse era distratta, si sarà votata a sua insaputa (all’insaputa dei cittadini) l’unanimità per le case sul mare al Lido e alla rimessa di Boccadasse.
Mai un rimpianto del Municipio per i chilometri di spiaggia occupata in corso Italia,dove c’è una sola spiaggia libera, (S. Giuliano) e gli accessi sono un terno al lotto. Anzi il Municipio si è inventato un passo carrabile ma non per chi ha necessità vere: le sbarre in Lungomare Lombardo. un tempo con lucchetto, vengono ora rimosse da signore in city car, che parcheggiano comodamente insieme a quelli dell’AAA, Associazione Arma Aeronautica, che non paghi del privilegio delle casine sul mare, piazzano pure la Smartina sui sanpietrini dell’area pedonale.
(Bianca Vergati - foto archiportale.it)

OLI 334: FARMACI - Il doppio prezzo della sanità veterinaria

gatti greci
L’assidua frequentazione della Grecia, e l’altrettanto assidua frequentazione di gatti sia italiani sia ellenici mi ha proposto un quesito.
Il Synulox 50 è un farmaco veterinario prodotto dalla Haupt Pharma S.r.l. a Borgo San Michele, provincia di Latina.
Questa estate in Italia il farmaco costava 13.80 € (ora il prezzo è salito a 15.18 euro), mentre in Grecia il prezzo era 7.50 €, poco più della metà.
La semplice domanda è: perché questo farmaco costa più nella nazione in cui viene prodotto, rispetto ad un paese in cui viene esportato?
Giro il questito a un gentile farmacista che mi dice che è una questione di mercato: in Italia la gente è disposta a spendere di più per curare l’animale di casa.
gatti italiani
Stessa domanda alla veterinaria di riferimento, che in modo ancora più esplicito risponde "La spiegazione è che sono dei farabutti. Tutti i farmaci ad uso pediatrico e veterinario in Italia hanno costi molto più alti di quelli per adulti, anche se i principi attivi sono gli stessi. Come veterinari non possiamo prescrivere farmaci ad uso umano, anche quando sono esattamente gli stessi dei corrispondenti farmaci veterinari, che costano però molto di più".
I produttori contono sul fatto che per gli inermi che dipendono da noi, bambini e animali di compagnia, si mette mano al portafoglio con più facilità. Quindi, perché non approfittarne?
Tornando all'esempio del Synulox, dato che anche sul farmaco venduto in Grecia la ditta produttrice farà il suo bel guadagno, la differenza in più incassata in Italia si risolve in guadagno netto di 6,3 € per ogni scatoletta, di cui in parte, magari, si farà carico anche lo Stato: infatti anche le spese veterinarie “sostenute per la cura di animali legalmente detenuti a scopo di compagnia o per pratica sportiva” danno diritto alla detrazione d'imposta del 19% nel limite massimo di euro 387.34, calcolata sulla parte che eccede l'importo di euro 129,11.
E’ molto probabile che il caso del Synulox, fortunosamente incontrato, non sia l’unico, tra i farmaci veterinari e no, e sarebbe interessante raccogliere altre testimonianze in proposito.
Le liberalizzazioni in arrivo serviranno a qualcosa?
(Paola Pierantoni)

OLI 334: BUROCRAZIA - I migranti esclusi dalle semplificazioni

In base alla legge 183/2011, i certificati rilasciati dalla Pubblica Amministrazione devono essere sostituiti da dichiarazioni sostitutive di certificazione o di atto di notorietà e le amministrazioni e i gestori di pubblici servizi non possono più accettarli né richiederli: la richiesta e l’accettazione dei certificati costituiscono violazione dei doveri d’ufficio. Da questo positivo provvedimento di semplificazione sono esclusi i cittadini immigrati. Una circolare del ministero dell’Interno, infatti, dispone che continua a prevalere una norma del regolamento d’attuazione del Testo Unico sull’immigrazione risalente al 1999 in base al quale l’uso da parte dei migranti delle dichiarazione sostitutive non è consentito quando l’esibizione o la produzione di specifici documenti è prevista dal Testo Unico (1998) e dallo stesso Regolamento (1999).
Ad esempio, si continuerà a chiedere agli immigrati che presentano domanda di ricongiungimento familiare di consegnare il certificato di idoneità igienico sanitaria dell’alloggio, questo certificato viene rilasciato da un geometra iscritto al collegio dei geometri laureati della provincia di Genova e costa circa 70 euro. Dal 1998 fino al 2002 lo stesso certificato veniva rilasciato dagli uffici comunali costando circa 3 euro. Vi si attestava che l’alloggio non presentava problemi igienico sanitari, mentre in questura veniva calcolato il numero massimo delle persone che potevano abitarvi, in base al numero delle stanze.
Si continuerà dunque a chiedere agli immigrati di produrre altri certificati come ad esempio il certificato del casellario giudiziario e il certificato delle iscrizioni relative ai procedimenti penali in corso quando presentano domanda di carta di soggiorno.
Tutti questi certificati, ed altri ancora, non hanno alcuna ragione di essere chiesti ai migranti, in presenza delle nuove norme sulla semplificazione entrati in vigore dal 1 gennaio 2012, e dovrebbero essere sostituiti con le autocertificazioni in quanto riguardano “stati, fatti e qualità personali certificabili o attestabili da parte di soggetti pubblici o privati italiani”, ma saranno sempre richiesti ai migranti a causa, come denunciano le segreterie nazionali di CGIL, CISL, UIL e ACLI in una lettera aperta ai ministri Cancellieri e Griffi, del ritardo nelle procedure di dialogo informatico tra le banche dati delle varie amministrazioni.
(Saleh Zaghloul)

OLI 334: PAROLE DEGLI OCCHI - Pausa Pranzo

Foto di Roberta Boero

martedì 28 febbraio 2012

OLI 333 - SOMMARIO

VERSANTE LIGURE - DALLE STELLE A MARIA STELLA? (Enzo Costa e Aglaja)
GENOVA - Fabrizio e le sue anime salve (Paola Pierantoni)
GRONDA - Un muro di trentotto quesiti (Stefano De Pietro)
MOVIMENTO 5 STELLE - Putti, human lab e i coccodrilli (Giovanna Profumo)
POLITICA - Arenzano: se candidassero un box? (Angelo Guarnieri)
GENOVA - Valletta Carbonara, i sogni dei residenti (Stefano De Pietro)
IMMIGRAZIONE - La promessa di Monti (Saleh Zaghloul)
CITTA' - Modern Art in Via del Campo (Paola Pierantoni)
GIUSTIZIA - Una buona notizia da Madrid (Angelo Guarnieri)
PAROLE DEGLI OCCHI - Mutazioni stradali (a cura di Giorgio Bergami)

OLI 333: VERSANTE LIGURE - DALLE STELLE A MARIA STELLA?

Non van più della luce
(scoperto si è) i neutrini
da ciò un dilemma atroce,
dai tragici confini:
o Einstein si compiace
o torna la Gelmini.



Versi di ENZO COSTA
Vignetta di AGLAJA
.

OLI 333: GENOVA - Fabrizio e le sue anime salve

Il 25 febbraio festa in Via del Campo e dintorni per l’apertura del negozio–museo nato dove fino a qualche anno fa c’era lo storico e amato negozio di Gianni Tassio. Per tutto il pomeriggio concerti e poesia in ogni angolo.
In piazzetta dei Fregoso per due ore ha risuonato la musica di Fabrizio De Andrè.
Guardando i volti di chi c’era la sensazione è che De Andrè continui a raccogliere intorno a sé il popolo di cui parlano le sue canzoni, mischiato a tanti visitatori e passanti, accompagnati dai loro bambini.
Non potendo utilizzare le canzoni di Fabrizio, come sottofondo alle immagini abbiamo messo una canzone che appartiene ad una tradizione musicale lontana, la Rebètika, nata in Asia Minore, e giunta in Grecia nel 1922 quando due milioni di profughi espulsi dalla Turchia approdarono ad Atene e Salonicco, precipitando nella miseria e nella illegalità. L'uso della droga, in particolare dell'hashish, era diffuso. Vite al margine, ma anche piene di ironia, vitalità e amore. Un mondo molto vicino a quello cantato da De Andrè.



Le parole della canzone dicono:
Giannusena, Giannusena
dove eri che non ti si è vista?
Ero nascosta con i ragazzi, manghes! E ho acceso il fuoco.
Vieni, preparaci un caffè,
accendi il narghilè
e porta da fumare, che abbiamo voglia di stare allegri!
Porta l’hashish, di quello buono,
quello che ti fa girare la testa
e suona il baglamà, facci ascoltare della musica come si deve!
(Paola Pierantoni - Foto dell'autrice)

OLI 333: GRONDA - Un muro di trentotto quesiti

La vicenda della Gronda autostradale di ponente si arricchisce in questi giorni di un nuovo capitolo che lascia presagire un terremoto sul progetto dell’opera. Datata 27 gennaio, arrivata a Genova sul tavolo del sindaco il 3 febbraio, ma resa nota al pubblico solo il 23 febbraio, una lettera del Ministero dell’Ambiente boccia di fatto il progetto, ponendo ben 38 punti di incertezza, chiamiamola così, domande alle quali le parti interessate (regione, provincia, comune e società autostrade) dovranno rispondere entro pochi giorni, 45 a partire dalla data della lettera.
Nel documento del ministero si parla di mancanze gravi, specialmente della mancanza nello studio dell’opera della cosiddetta “opzione zero” (per dirla semplice se l’investimento vale la candela), fase completamente omessa dalla Società Autostrade e che adesso, con la sua mancanza a fronte di un progetto già definitivo, rappresenta una voragine nella corrispondenza formale dei requisiti di progettazione.
Di solito una serie così lunga di richieste di chiarimento viene prodotta a fronte di un progetto preliminare. I cui costi sono una frazione minima di quelli di una progettazione definitiva. La buona pratica vuole che per progettare un’opera si faccia prima un progetto “approssimativo”, corredato di una serie di dati per supportare il parere tecnico positivo e l’utilità dell’opera. A fronte della presentazione del progetto preliminare, il ministero fa quasi sempre delle osservazioni e delle prescrizioni, delle quali si tiene ovviamente conto nel progetto definitivo, che dettaglia in modo più puntuale l’opera stessa. Nella Gronda la fase “preliminare” è stata saltata, con gravi costi per la comunità, in quanto una bocciatura del progetto significherebbe uno spreco tra i 100 e i 150 milioni di euro (stimati dai comitati), cifra che sarebbe stata molto inferiore se fosse stata seguita la procedura corretta. Chi pagherebbe quindi questa somma? Facile a dirsi: noi.
Ci sono poi una lunga serie di mancanze nella prevenzione dei danni da amianto, per lo sversamento delle acque di lavaggio nei cantieri di trasformazione dello smarino della galleria finirebbe nei fiumi, nel calcolo dei flussi degli autoveicoli, nella scelta del tracciato, visto che intende connettere due punti passando per un largo arco invece che per la retta che li congiunge, allungando di molto la distanza da percorrere. Sull’amianto i due nogronda Paolo Putti e Mauro Muscarà, supportati da Mauro Solari, ingegnere chimico, rincarano la dose facendo notare che non esistono siti in Italia per lo stoccaggio delle scorie, che quindi non si capisce dove potrebbero essere messe le enormi quantità di questo materiale estremamente cancerogeno ricavato dalla galleria di 14 chilometri che si intende scavare.
Ci sono poi i problemi per le falde acquifere, se ne perderebbero a decine, tutto, a detta dei comitati, per costruire un’opera inutile rispetto ai reali problemi del traffico stradale genovese.
La conferenza stampa dei comitati no-gronda si è svolta a Genova sabato 25 febbraio 2012 presso lo studio dell’avvocato Granara , che sta guidando il ricorso al Tar. Il bello è che praticamente tutti i punti di richiesta del ministero ricalcano le perplessità già indicate dallo studio delle carte effettuato, principalmente, dall’ing. Roberto Campi, no gronda di datata esperienza, e affidate al Wwf che le ha poi presentate a Roma.
Affidiamo alla registrazione completa della conferenza stampa la documentazione delle ragioni dei no gronda e del ministero.



(Stefano De Pietro)

OLI 333: MOVIMENTO 5 STELLE - Putti, human lab e i coccodrilli

New Yorl stories - foto dal web
Grillo sovrasta sulla parete nel piccolo info point del movimento Cinque Stelle di Genova.
Ricorda lontanamente la mamma di Woody Allen in New York stories che, trasformatasi in nuvola, incombe sul figlio, ossessionandolo dallo sky line della città.
Venerdì 24 febbraio alla conferenza stampa al punto di incontro del gruppo genovese il portavoce Paolo Putti non stringe più tra le mani un passamontagna, come nel settembre scorso. I mesi di campagna politica hanno forse influito a modificare il copione a beneficio di maggiore concretezza. I sostenitori del movimento ne hanno fatta parecchia di strada anche da quel padre minaccioso che, con una sola dichiarazione, può danneggiare il lavoro di molti.
Di Grillo non si parla. E nemmeno di grillismo.
In via dei Giustiniani, arteria sofferente del centro storico di Genova, Paolo Putti presenta lo human lab che vuole essere una “restituzione di umanità a un pensiero politico troppo legato ad una visione di tecnici come era quello di urban lab”. Il candidato parla dell’idea di isolamento trasmessa dalla “chiatta in mezzo al mare” dove “un gruppo di persone decidono le sorti urbanistiche della città”, distanti dal contatto con i cittadini, fisicamente separati anche da un ponte levatoio, “ci mancavano i coccodrilli nell’acqua marina…” commenta Putti. E abbraccia un altro modo di far politica, partendo dal desiderio di imparare, dalla consapevolezza (la stessa che ha animato Marco Doria ndr) di sapere di non sapere.
Dibattito con le persone, acquisizione di competenze, promozione della comunità, restituzione di cittadinanza, sono le parole chiave di questa fase della campagna politica che vede i promotori del movimento in campo nei quartieri per ascoltare la gente e i loro bisogni. E’ il tempo del territorio, dell’analisi dei problemi che in ogni parte della città hanno dimensioni diverse. E’ anche il riconoscimento del fatto che la politica deve fornire ai cittadini gli strumenti per essere criticata, per dare alle persone un valore alla partecipazione.
Si giudica con perplessità un Puc “in cui si parla di una città con almeno quarantamila nuove unità e svariate migliaia di nuovi posti di lavoro” e si ricorda la gronda.
Privo della rete di “accoglienza privilegiata” e della “forza dei partiti” – ha rinunciato a livello nazionale ad un milione e seicentomila euro di rimborsi elettorali - senza una sede fissa e strutture, il Movimento 5 stelle fa quello che può e quello che può è già molto, considerato che una giornalista segnala un possibile 7-8% di preferenze.
E’ la battaglia di Davide contro Golia, ammette Paolo Putti che va giocata fino in fondo per produrre il cambiamento, o vincendo le elezioni o in consiglio comunale. Di conti elettorali dice di non farne, ma la parola ballottaggio s’insinua come ipotesi non troppo amena.
E i partiti? Con loro nulla a che fare. Visti dall’info point del Movimento paiono come i coccodrilli evocati da Putti attorno alla chiatta di urban lab.
(Giovanna Profumo - foto dell'autrice)

OLI 333: POLITICA - Arenzano: se candidassero un box?

Pavone ad Arenzano
Non solo a Genova si vota il 6 Maggio. Si vota anche ad Arenzano e in altri comuni della Liguria. Non è una notizia, o comunque, se lo è, è assolutamente neutra.
La notizia vera e rilevante per Arenzano, importante, popoloso e ricco paese della provincia di Genova, è che finora nella cittadina non è stata svolta alcuna iniziativa pubblica di carattere politico né locale, né globale. Né un manifesto, né un'assemblea, né una riunione in cui i cittadini potessero conoscere le intenzioni politiche e progettuali dei partiti, delle liste civiche, dei candidati sindaci. Silenzio assoluto, con buona pace di tutti i discorsi sulla trasparenza e sulla partecipazione come fondamenti di una buona democrazia. Il vento di Marco Doria si è fermato a Voltri. Ma forse proprio questo vento, che quando si libera crea sconquassi, causa il silenzio tombale che avvolge il dibattito politico nei luoghi pubblici. Da tredici anni Arenzano è retta da una maggioranza di centrosinistra centrata sul Partito Democratico in cui lo svilimento della democrazia è stato proporzionale alla cementificazione del territorio. Certo, ci sono molte decine di persone che si riuniscono nelle panchine, nelle cantine, nelle cucine, nei salotti, nelle sedi di partito e nei bar. Si sono già promesse tre o quattro liste civiche, divise da personalismi e particulari contrastanti, si riuniscono freneticamente gli iscritti di PD e SEL, sono apparso all'orizzonte svariati candidati sindaci che cambiano ogni settimana. Forse ci saranno le primarie il 18 Marzo. Forse, perché la decisione è ancora sottoposta alla valutazione di convenienza, al conteggio dei voti di questo e quell'altro, alle minacce di tessere da rinnovare o disdire.
In questa sitazione è difficile superare il sentimento di angoscia per lo stato della Democrazia in questa cittadina, che contrasta con l'autentico vento nuovo del percorso partecipativo intorno a Marco Doria. Forse sarebbe d'aiuto poter pensare di candidare a sindaco un box, dal momento che negli ultimi vent'anni i box probabilmente hanno superato il numero dei cittadini.
(Angelo Guarnieri - Foto di Paola Pierantoni)

OLI 333: GENOVA - Valletta Carbonara, i sogni dei residenti

1656, il magistrato dei Padri del Comune commissiona a otto architetti la stesura di una pianta della città all'interno delle mura, la popolazione della città è pari a 92.999 abitanti, in seguito alla pestilenza è stata quasi dimezzata, iniziano i lavori di costruzione dell'Albergo dei Poveri (il nuovo lazzaretto), nella valletta di Carbonara, 12 ottobre: Giulio Sauli viene eletto doge. (da: www.alterhistory.altervista.org)

La scheda della Valletta Carbonara nel Puc recentemente approvato
Valletta Carbonara resta un po' nascosta alla vista di chi passa distrattamente in circonvallazione a monte, si estende per circa venticinquemila metri quadrati dietro la costruzione dell'ex Albergo dei poveri, del quale costituisce la sorgente delle pietre che ne permisero la costruzione nel lontano 1600. Quell'opera fu per molti anni il fiore all'occhiello di Genova, che si preoccupava dei malati e dei suoi vecchi.
La valletta oggi è semi abbandonata, dopo che il Comune rifiutò di pagare un aumento dell'affitto all'Asp Brignole (il nome attuale dell'istituto), riducendo l'area di utilizzo come vivaio comunale. Proprio di queste parti della valletta si è parlato venerdi sera presso l'auditorium della Parrocchia di San Nicola, in una sala gremita di volontari di varie associazioni (tranne uno, come vedremo in seguito).
L'area della valletta sarebbe l'ideale per una speculazione edilizia che ha cercato di trasformarla prima in residenziale di livello signorile, poi in parcheggi, poi in servizi quali una piscina e un campo sportivo, poi in centri commerciali, poi in tutto questo insieme. Al momento, nel nuovo Puc (piano urbanistico comunale) appena approvato in Consiglio comunale e adesso nella fase di raccolta delle istanze di opposizione, rimane la destinazione a parcheggio, probabilmente per richiesta stessa del Brignole che, in passivo di quaranta milioni di euro, conta di far cassa sfruttando le potenzialità di servizi della zona. La zona è soggetta ad un vincolo archeologico dopo che nel 2009, "non si sa come", in una parte dell'area è spuntato un parcheggio, probabilmente destinato ai dipendenti dell'Azienda che si trova nel centro di una blu-area.
L'incontro di venerdi inizia con una introduzione di Bruno Siri, il patron dell'iniziativa "Comitato Le Serre", in via di trasformazione in Onlus per motivi burocratici di interfacciamento con le istituzioni e la dirigenza del Brignole. Siri racconta che l'intenzione del comitato è quello di chiedere al Brignole di cedere l'uso dell'area (non la proprietà) per dare inizio ad una serie di iniziative agricole e sociali nella zona, come produzione agricola e vivaistica di supporto ad un'agricoltura bio locale, orti urbani ad uso degli abitanti del quartiere, compostiere collettive, e ancora spazi sociali e ricreativi.
Chiamati a fare proposte sono stati Ornella Ricciardi (Amici dell'orto), Francesca e Giorgia (orti sinergici), Alberto Riccio (autoproduzione e filiera corta), Enzo Parisi (Amici dell'Orto botanico dell'Università di Genova, ospitato in una zona della stessa valletta). Inizia poi la fase delle domande e delle proposte del pubblico, che spaziano dalla conferma della destinazione agraria della zona, fino all'utilità dell'inserimento in quelle iniziative di malati di alzheimer. Una in particolare, posta dal sottoscritto, chiede a Siri di spiegare meglio la "questione Puc", perché un parcheggio, fosse anche sotterraneo, appare poco compatibile con i progetti in discussione. E' a questo punto che finalmente spunta in sala il "problema", fino ad allora decisamente trascurato dai relatori, che viene comunque affrontato da Bruno Siri in modo molto distensivo, come se la presenza di quel mostro di cemento sotterrato non interferisse minimamente con la ridicola contrapposizione della campagna pubblicitaria del Puc voluta da Marta Vincenzi ("Basta cemento in collina"). Nonostante il malumore del pubblico, che era in parte all'oscuro della cosa, si prosegue oltre.
A sconvolgere un po' l'andazzo positivista della serata spunta il "tranne uno" Aldo Siri, consigliere Regionale della Lista Biasotti, che dopo aver accusato gli abitanti della zona, in una sala zeppa di volontari di ogni tipo, di scarso senso sociale, fa notare come l'area sarà ben difficilmente messa a disposizione dal Brignole visto che, come detto all'inizio, l'azienda conta di sfruttarla per sanare il debito di bilancio. Ne nascono alcune domande. Bruno Siri riprende alla fine la parola per rispondere a tutti, rimandando le proposte delle varie attività ad una fase successiva per la mancanza di certezza al momento su quanta area sarà possibile ottenere dal Brignole.
Appare evidente che il progetto della Valletta Carbonara resta solidamente ancorato alla costruzione del parcheggio, senza il quale il Brignole non avrebbe alcun interesse a cedere l'area, anche perché essere in disavanzo significa avere dei creditori, i quali certamente non consentirebbero di approvare per la valletta un uso che non sia utile al loro interesse. Ci si dovrebbe a questo punto interrogare invece se non sia più utile chiedere quei soldi a chi ha svenduto il patrimonio del Brignole, stimato complessivamente in 40 milioni di euro di appartamenti, ad un valore molto inferiore a quello di mercato, andare a vedere a chi siano stati ceduti detti immobili e soprattutto a prendere atto di come l'attuale amministrazione non sia stata in grado di far invertire la direzione fallimentare dell'azienda. Che sia che, come per il Belgio, due o tre anni senza dirigenza possa fare solo bene a questo pezzo della storia e dell'economia genovese?
Link utili sul Brignole:
http://notimaz.blog.kataweb.it/2011/03/01/brignole-il-pio-albergo-di-genova/
http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/03/01/news/una_cittadella_dietro_l_albergo_dei_poveri_palestre_e_piscine_ma_anche_un_mare_di_box-13035176/
L'audio completo dell'incontro
(Stefano De Pietro)

OLI 333: IMMIGRAZIONE - La promessa di Monti

Disegno di Guido Rosato
Insieme alla questione della tassa sui permessi di soggiorno pare che il governo intenda intervenire anche sulla loro durata, per tentare di rendere più efficiente una politica fino ad ora irrazionale e contraddittoria su rilascio e rinnovo, e dunque sulla regolarità della presenza degli immigrati.
Da una parte circa ogni cinque anni dal 1987, si faceva una regolarizzazione degli immigrati rilasciando ogni volta centinaia di migliaia di permessi a chi era presente irregolarmente, dall’altra parte al primo rinnovo si adottavano interpretazioni talmente restrittive da rendere molto difficile il loro rinnovo.
Quando avveniva, moltissimi non rientravano nei paesi d’origine e finivano per rientrare in clandestinità, rimanendo a lavorare in nero aspettando la successiva sanatoria.
Con l’approvazione della legge Bossi-Fini (L.189/2002) il numero dei permessi di soggiorno non rinnovati è aumentato da decine di migliaia a centinaia di migliaia: secondo il Dossier Caritas 2011, nel solo 2010 i permessi di soggiorno non rinnovati sono stati 684.413.
La Bossi-Fini ha condizionato il rinnovo del permesso di soggiorno al possesso di un contratto di lavoro quando, precedentemente, con la legge Martelli (39/90) e la legge Turco Napolitano (40/98), era possibile rinnovare il permesso anche attraverso la dimostrazione di un reddito sufficiente, e coloro che non riuscivano a dimostrare il reddito e non avevano un contratto potevano comunque iscriversi al collocamento per un periodo non inferiore a 12 mesi.
Inoltre la Bossi-Fini ha ridotto sensibilmente la durata dei permessi, moltiplicando le fasi di rinnovo e di conseguenza le occasioni di perdita del titolo di soggiorno.
La legge Martelli e la legge Turco-Napolitano prevedevano per il primo rilascio una durata biennale dei permessi per lavoro e famiglia, ed al rinnovo una durata non inferiore al doppio della precedente (4 anni).
La Bossi-Fini ha invece legato la durata del permesso alla durata del contratto di lavoro, limitandone la durata massima ad un anno quando il contratto è a tempo determinato e a due anni quando è a tempo indeterminato. Oltre a ciò è stato eliminata la previsione del  raddoppio della durata al momento del rinnovo, per cui il nuovo permesso non può avere una durata superiore alla precedente.
L’anno seguente è entrata in vigore la legge 30/2003 sul mercato del lavoro, con contratti di lavoro delle durate più brevi possibili: i precari e le altre categorie più deboli sono divenuti i più esposti a perdere il permesso di soggiorno, essendo soggetti a rinnovi con tempi ravvicinati (ricordiamo che tra l'altro ogni rinnovo costa circa settantatre euro).
E' quindi necessario ed opportuno ritornare, almeno, alle norme della legge Turco-Napolitano.
(Saleh Zaghloul)

OLI 333: CITTA' - Modern Art in Via del Campo


3 Febbraio 2012, il ghiaccio congela la spazzatura nella fontana di Via del Campo.
Una natura morta urbana offerta ai turisti che vanno a spiare la cosiddetta colonna infame nostrana.
25 febbraio 2012, il gelo è passato, il ghiaccio è tornato acqua, e la stessa identica spazzatura fluttua liberamente nella fontana, offerta al popolo che affolla la strada per festeggiare la riapertura, sotto forma di shop/museo, del negozio di Gianni Tassio.
Ma attenzione: forse non è incuria, forse si tratta di una “installazione”, in cui la persistenza nel tempo della spazzatura diviene metafora della persistenza del male, mentre il cartello posto subito sopra diventa simbolo della vanità degli sforzi della creatura umana che tenta di conciliare il "dover essere" con gli invalicabili limiti dell'essere.
(Paola Pierantoni)

OLI 333: GIUSTIZIA - Una buona notizia da Madrid

Ieri pomeriggio intorno alle 18, l'Ansa ha battuto la notizia che il Tribunale Supremo di Madrid ha assolto l'ex giudice Baltazar Garzon. Era stato accusato di aver violato la legge del 1978 che aveva concesso l'amnistia e l'impunità a tutti i franchisti che dopo la vittoria del caudillo si erano macchiati dei crimini più orrendi. Centomila si valutano le persone scomparse per azioni violente di vendetta, di rancore, di sopraffazione e di pulizia etnico-politica. I partiti politici che presero in mano la transizione postfranchista, il socialista e il democristiano, preferirono garantire una transizione acquiescente e in qualche caso omertosa – la storia giudicherà se per calcolo o per necessità.
Il giudice Garzon non è stato a questo gioco e ha voluto riaprire la pagina della giustizia nella ricerca di quello che andava condannato perché fosse monito a che non si ripetesse. Nel 2009 aveva avviato un'inchiesta sulla scomparsa degli antifascisti e dei democratici e questa era stata considerata una violazione della legge dell'amnistia dagli ambienti postfranchisti e dai poteri consolidati. Ora è stato assolto dal Tribunale Supremo di Madrid, con voto di sei giudici contro uno, perché le sue decisioni sono state considerate legittime.
Ricordiamo che, nel solco della sua rara etica della giustizia e della politica, il giudice Garzon ha osato incrimirare il criminale Pinochet e i criminali generali argentini della dittatura, riaprendo le tragiche vicende del colpo di stato cileno e dei “desaparecidos”. L'assoluzione è senz'altro una buona notizia, un buon esempio di giustizia giusta, un incoraggiamento alle persone di buona volontà a proseguire nella strada della memoria e della verità.
Molti intellettuali si erano mobilitati in Spagna perché il giudice Garzon non venisse condannato e perché il suo onore di giudice venisse restaurato per intero.
In Oli 331 avevamo già parlato della giustizia e del giudice Garzon. La stessa notizia non trova spazio rilevante nel sistema mediatico, televisivo e giornalistico probabilmente a causa della sua complessità e della sua scarsa appetibilità trombonistica.
Alleghiamo un video, messo in rete la settimana scorsa, in cui il regista Almodovar parla della vicenda.
(Angelo Guarnieri)

OLI 333: PAROLE DEGLI OCCHI - Mutazioni stradali

foto di Roberto Melai

martedì 21 febbraio 2012

OLI 332 - SOMMARIO

VERSANTE LIGURE - MENO MALE CHE WULFF C’È (Enzo Costa e Aglaja)
LAVORO - Omsa, e l'eleganza delle operaie (Paola Pierantoni)
POLITICA - Il Pd, le donne, gli uomini e la calza (Giovanna Profumo)
ESTERI - Siria, Adonis contro il regime e contro l’opposizione fondamentalista (Saleh Zaghloul)
ENERGIA - CNR e LENR, una nuova risorsa per l'umanità (Stefano De Pietro)
SOCIETA' - I "No Moschea" scivolano ... sul pesto (Ivo Ruello)
LIBRI - Bella tutta! Un romanzo leggero per parlare di chili (Giovanna Profumo)
PAROLE DEGLI OCCHI – Sanremo 2012 (a cura di Giorgio Bergami)
LETTERE - Piccoli orti crescono... a Genova cambiare è possibile (Roberta Boero)

OLI 332: VERSANTE LIGURE - MENO MALE CHE WULFF C’È

“L’immunità? Manco per niente!
Leggi ad personam? Men di meno!
Pur dichiarandomi innocente,
alla Giustizia io mi inchino
non c’entra che son Presidente
sono un qualunque cittadino
e mi dimetto prontamente
nei privilegi non sconfino!”
(cosa che rende assai evidente
che c’è un politico a Berlino).


Versi di ENZO COSTA
Vignetta di AGLAJA
.

OLI 332: LAVORO - Omsa, e l'eleganza delle operaie

Il 19 febbraio “Presa Diretta” su Rai3, aveva per titolo “Recessione”, ed era dedicata alle strategie aziendali di fuga dall’Italia, per realizzare maggiori profitti all’estero. Tra i casi quello della Golden Lady Company, proprietaria dell’Omsa di Faenza, che tutt’ora sbandiera l’italianità del marchio: “Omsa, marchio storico nel settore della calzetteria Italiana”, magnificando le proprie campagne pubblicitarie, che dallo storico "Omsa, che gambe!" ad oggi, sono sempre state “ispirate alla raffinatezza e all'eleganza”.
Da molto tempo però la vera eleganza è quella delle sue operaie, trasformate in attrici da Living Theatre per denunciare la loro condizione, così rappresentativa della devastazione che l’economia globale porta nei paesi che non hanno strategie economiche ed industriali da contrapporre. Dal 2010 sono in cassa integrazione senza prospettiva, perché l’azienda, tutt’altro che in crisi, si è “delocalizzata” in Serbia, dove gli stipendi vanno dai 200 ai 250 euro al mese, e le operaie vengono scelte tra le donne sole, separate, con figli a carico, e quindi nella impossibilità di sottrarsi al ricatto di un lavoro sottopagato, anche rispetto alla media di quel paese.
Noi le avevamo viste a Genova in occasione del convegno “Punto G, genere e globalizzazione” (vedi Oli 325), emozionandoci a quella rappresentazione, scandita dal ritmo di un fischietto, che terminava nella “esecuzione”, una per una, di quelle vite di lavoro. Sei mesi dopo, il 27 dicembre, come da previsioni, sono tutte poste “in mobilità” verso il nulla. Ora c’è una trattativa, e un primo risultato strappato dal sindacato: il proprietario della Golden Lady chiederà la prosecuzione della cassa integrazione “in deroga”, per “superare la procedure di mobilità” e dare una prospettiva ai “negoziati con alcuni investitori per l'acquisizione dello stabilimento di Faenza”. Prossimo incontro domani 22 febbraio: speriamo.
Intanto, nei giorni scorsi, aveva preso vita un vivace dibattito tra le donne della rete “blogfemministi” (vedi Oli 318 ) a proposito della campagna “Boicotta Omsa”, a sostegno delle lavoratrici. E' Lorella Zanardo (*) a sollevare dei dubbi: “La situazione è complessa e un boicottaggio portato avanti con successo può avere come risultato anche la volontà di spostare la produzione ancora più rapidamente ... il mercato è globale. E' giusto chiedere all'imprenditore di non licenziare ma non credo basterà”.
In alternativa propone il messaggio in “Ti compro se non licenzi”, mirato ad un patto con l’imprenditore: "se la produzione non viene spostata, ci impegniamo in una campagna di promozione del marchio”.
In rete corrono i pareri: “Tra gli imprenditori c'è anche brava gente, che non ce la fa materialmente più, con il costo del lavoro esistente in Italia, a mandare avanti un'azienda”; “Noi non possiamo sostituirci ai sindacati o alle stesse donne che stanno contrattando da anni per andare a interloquire con il padrone della fabbrica”; “Credo che la vera risposta sia un'organizzazione di lavoratori internazionale che si coordini e faccia richieste all'unisono”.
Le donne in rete cercano strategie, ma la realtà oppone una durezza che non favorisce le speranze. In quel territorio non è solo l’Omsa a chiudere, tutti i calzifici sono stati chiusi, delocalizzati. Persi più di 1000 posti di lavoro, e altro non c’è. Tutto intorno è un deserto. Da un lato la politica del governo serbo, che attira gli industriali italiani con incentivi che azzerano per tre anni il già bassissimo costo del lavoro, dall’altra l’assenza di qualunque politica industriale italiana.

(*) Sul sito di Lorella Zanardo la sua posizione sul caso Omsa, e il video della performance delle operaie Omsa
(Paola Pierantoni - foto dell'autrice)

OLI 332: POLITICA - Il Pd, le donne, gli uomini e la calza

In rete si trova un messaggio come questo:
“Ciao ragazze. Sono alle prime armi con il mio calzino. Lavoro con 4 ferri e sono arrivata a fare la parte che copre il tallone, quella che si lavora avanti e indietro. Il mio problema sorge nel fare la congiunzione della parte del dorso del piede con il retro… Premetto che sono autodidatta e sto studiando la costruzione del calzino dai calzini che faceva la mia nonna, ma purtroppo non sono riuscita a farmi insegnare come farli… e "l'inghippo" sta qui: la nonna lavorava tallone e dorso e congiunzione tutto insieme e poi separato faceva la suola e poi cuciva la suola al resto del calzino, mentre ora trovo tutti video che lavorano il calzino tutto intero... e io mi perdo...”
L’appello è di Serena83. Legittimo immaginare che si tratti di una mamma di ventinove anni perché accanto al testo c’è l’immagine di un bimbo o di una bimba di pochi mesi. Serena è una delle molte donne del paese, alla quale rispondono altre donne, che lavorano a maglia. Persone che trasmettono ricordi e tradizioni insieme alla possibilità di produrre le proprie cose in casa. Da sé. Non sappiamo se lavora o meno, ma non ci stupiremmo se fosse disoccupata o precaria come molte donne della sua età.
Sui quotidiani si trova un messaggio come questo
“Cosa farò? Non andrò certo a fare la calza”, la dichiarazione di Marta Vincenzi, rimanda ad un’idea precisa che impedisce alla donna di potere - forte, dinamica, consapevole - di essere felice in casa, di andare in “pensione”, magari a fare la maglia, mansione di nobilissima tradizione che nella calza esprime l’apice della conoscenza.
“Non andrò certo a fare la calza”, detta da un sindaco nella regione italiana con la maggior percentuale di anziani e con un discreto numero di senza lavoro è una frase che potrebbe essere percepita di disprezzo per chi, pensionato o disoccupato, si ritrova felicemente o infelicemente a casa.
Ma la calza di Marta solleva un problema non irrilevante nel Pd. Infatti, diversamente da coloro che perdono il posto, anche senza primarie, la sindaco in carica dichiara che adesso si sentirebbe pronta “per un ruolo politico” nel partito e precisa di non avere intenzione “di andare in pensione dalla politica”. Anche se si fatica a comprendere perché Marta Vincenzi voglia rimanere in un luogo in cui così elevato è il tasso di ostilità verso di lei.
Ma una soluzione per accontentare tutti potrebbe esserci: se Marta facesse la calza nel partito? Magari in compagnia di quei dirigenti maschi che ne hanno polverizzato eredità e tradizioni. E se tutti insieme tornassero a prendersi cura, nel senso più nobile del termine, della memoria della politica di sinistra e di quanto più prezioso custodisce?
Fare un buon partito non è come creare un calzino nel quale la lavorazione di dorso, tallone e piede stiano tutti insieme in armonia? Fare un buon calzino non vuol dire offrire a chi lo sceglie un oggetto caldo, protettivo, privo di insidie?
E se la buona, vecchia calza diventasse il nuovo simbolo del Pd?
Cercasi logo.
(Giovanna Profumo - foto dell'autrice)

OLI 332: ESTERI - Siria, Adonis contro il regime e contro l’opposizione fondamentalista

La Siria è terra di poeti, ha regalato agli arabi e a chi vuole nel mondo intero almeno tre dei più importanti poeti arabi contemporanei: uno è senz’altro Adonis, 82 anni, più volte candidato al premio Nobel, vincitore dell’ultima edizione (2011) del prestigioso premio Goethe; nel nostro paese ha ricevuto il premio Nonino per la poesia (1999) ed il premio Lerici Pea per l'Opera Poetica (2000).
Il grande poeta siriano è da sempre impegnato per la libertà, la democrazia e soprattutto per uno sviluppo laico del mondo arabo. Dopo un anno e mezzo nelle carceri siriane nel 1956 per attività di opposizione, va in esilio prima in Libano fino al 1982 e poi in Europa.
Intervistato l’11 febbraio scorso dal giornale austriaco Profil, Adonis dice che egli è contro il regime siriano ma è anche contro l’opposizione composta da una stragrande maggioranza di fondamentalisti islamici; dice di non volere cambiare una dittatura militare con una peggiore dittatura religiosa e dichiara la propria contrarietà ad interventi esterni in particolare ad intervento militare che avrà gli effetti distruttivi avuti in Iraq. “Non capisco come è possibile chiedere agli stessi che hanno colonizzato la Siria di liberare il popolo siriano”. Egli non crede che l’occidente sia interessato alla liberazione dei popoli arabi: “fosse vero l’Occidente sarebbe intervenuto prima di tutto per liberare il popolo palestinese che soffre da 50 anni una sistematica oppressione e distruzione”. Adonis racconta di essere stato entusiasta all’inizio delle rivolte arabe in Tunisia e Egitto, di aver scritto qualche poesia ispirato da esse, ma dopo la vittoria dei movimenti islamici nelle elezioni egli ha cambiato idea: “non basta la democrazia delle elezioni, anche Hitler è arrivato al potere attraverso le elezioni”. Per Adonis le rivolte arabe sono più vicine al medioevo che all’era moderna: “non ci sono possibilità di un vero cambiamento senza la laicità, senza separare religione e stato e senza la totale parità dei diritti per le donne. La dittatura militare controlla la mente mentre quella religiosa controlla la mente, il corpo e la vita quotidiana; è una dittatura totalitaria”. Le dittature devono andarsene - dice Adonis - e bisogna continuare la lotta contro di esse ma liberi di ogni ideologia religiosa. “Dobbiamo chiederci quale regime verrà al posto di questo e non bisogna dimenticare che nella regione c’è già un paese che ha la religione come base ed è Israele, e non abbiamo bisogno di altri regimi religiosi”. Per Adonis esistono i musulmani moderati ma non i movimenti islamici moderati. “Il movimento dei fratelli musulmani è un movimento fascista ed è oggi sostenuto da Stati Uniti, Arabia Saudita, Qatar e Israele con l’obbiettivo distruggere l’asse composto da Iran, Siria e Hezbollah. Se davvero l’occidente vuole un Islam moderato dovrebbe iniziare ad instaurarlo in Arabia Saudita”. Alla domanda se pensa dunque che il mondo arabo abbia perso la battaglia per la libertà e la democrazia Adonis risponde di si.
I laici democratici nel mondo arabo sono oggi divisi in una parte che condivide il pessimismo di Adonis ed un'altra che continua a sperare: da più di un anno i cittadini arabi continuano a riempire le piazze e le strade, anche in Tunisia ed Egitto e finché la lotta continua nelle piazze c’è speranza.
(Saleh Zaghloul)

OLI 332: ENERGIA - CNR e LENR, una nuova risorsa per l'umanità

Sull'inizio del 21 secolo, all'alba del terzo millennio, si prospetta un cambiamento epocale per la vita dell'uomo sulla terra: la fusione fredda. Già da molti anni la notizia degli esperimenti sulla LENR (Low Energy Nuclear Reaction) sta silenziosamente uscendo sui media più moderni, trascurata dai giornali e dalle televisioni, a parte alcune trasmissioni come Report (il Rapporto 41 del Cnr) e poche altre. La grande massa degli scienziati impegnati nella ricerca sull'energia ha sempre alzato il sopracciglio al solo nominare questo fenomeno, fino a pochi anni fa inspiegabile ma, sembrerebbe sempre di più, reale, ossia la trasmutazione del nucleo dell'atomo a temperature "fredde", lontane da quei milioni di gradi teorizzati come indispensabili dalla teoria della relatività. E senza radiazioni nocive.
Dopo l'E-Cat di Rossi e Focardi (e-catalyzer.it), anche la Nasa pubblica un video indicando dei risultati notevoli, così come proprio in queste ultime ore il MIT (Massachusett Institute of Technology) rilascia una notizia dove indica non solo la realizzazione di un esperimento di fusione fredda con guadagni notevoli, ma anche di essere in grado di dare la spiegazione scientifica del processo nucleare che lo genera. Si tratta di due notizie "con i controfiocchi", perché se da una parte la credibilità di Rossi era stata minata da un suo passato poco trasparente su un progetto finito male, i due nuovi soggetti alimentano una speranza decisamente più tangibile.
Ma in Italia? Che fa lo Stato? Di fronte all'immobilismo del Cnr nonostante i buoni risultati dei team di Preparata e di Rossi, ci si aspetterebbe adesso che finalmente la nuova dirigenza appena instaurata si dia da fare. Possibile che non abbiano ancora destinato qualche milione di euro (non sarebbe servito di più) alla ricerca sui risultati di Rossi a Bologna? Possibile che Preparata e il suo team siano stati ignorati dopo i risultati ottenuti già dieci anni fa? Una cecità che sta facendo perdere a tutti noi la possibilità di un business miliardario, oltre che un riscatto d'immagine per la nostra università. Una società, la nostra, che non è in grado più di sognare, elemento principale della ricerca scientifica pura, al di là degli interessi commerciali e industriali immediati. C'è bisogno di una iniezione di fiducia e di un grande ricambio di generazioni negli atenei italiani.
Intanto il Cern di Ginevra prende sul serio la cosa: ecco una serie di attività trovate sul loro sito cercando la parola "lenr".
(Stefano De Pietro)

OLI 332: SOCIETA' - I "No Moschea" scivolano ... sul pesto

Corriere Mercantile, venerdì 17 febbraio, uno scarno trafiletto annuncia la prossima presentazione per le elezioni di una lista civica del Comitato Cittadini Centro Est, che da anni si oppone alla costruzione della moschea di Via Bianco a Genova Lagaccio. Associata alla notizia, una foto proveniente (si suppone) da una delle manifestazioni anti-moschea, in cui un manifestante mostra il cartello “Mezzaluna, sì ma… pe u pestu!”, che invita ad usare la mezzaluna, simbolo della religione islamica, solamente come attrezzo di cucina. Notevole la "raffinatezza" del messaggio, del resto all'altezza dell'incompetenza degli estensori. Le nostre nonne hanno insegnato ad usare le mezzaluna per tritare verdure e preparare soffritti, ma non il pesto, per favore!
La ricetta originale può vedere infinite varianti nella dosatura dei componenti, possono aumentare o diminuire le quantità di formaggio parmigiano o sardo, è possibile usare più o meno aglio, ma sugli attrezzi non c’è alcuna confusione: i puristi usano esclusivamente mortaio di marmo e pestello di legno. Chi ha fretta ripiega sul frullatore, ma nessuno, nessuno usa la mezzaluna! Come nessuno usa le noci al posto dei pinoli, lo insegna su youtube Fabrizio Casalino nell’esilarante parodia del film “Non è un paese per vecchi”: parafrasando Casalino, si inizia usando la mezzaluna e chissà dove si va finire…
Il Comitato Cittadini Centro Est potrebbe, intanto, partecipare al prossimo Campionato Mondiale di Pesto che si terrà il prossimo 17 marzo a Palazzo Ducale … come osservatori, naturalmente, per gareggiare si usa mortaio e pestello!
(Ivo Ruello - foto dell'autore)

OLI 332: LIBRI - Bella tutta! Un romanzo leggero per parlare di chili

Sono sessantotto le diete che Elena Guerrini ha provato, tutte elencate all’inizio del suo libro “Bella tutta! I miei grassi giorni felici” edito da Garzanti, presentato insieme all’autrice da Paola Tavella alla libreria BooksIN di Genova il 15 febbraio.
Il romanzo è la storia di una bambina sovrappeso che diventando adulta decide di accettarsi così com’è. La ricetta – metafora non è mai stata più giusta – vale per molte situazioni della vita, ma quando si tratta di grasso che cola i detrattori diventano maggioranza e il senso di solitudine atroce. La percezione di inadeguatezza che accompagna Elena dalla prima infanzia riceve solo conferme, prime fra tutte quelle della madre sadica e affamatrice dalla quale l’autrice si salva solo grazie alla sua capacità di resistenza straordinaria e alla voglia di ridere. “Se la mamma ti vede bella hai un capitale di bellezza da preservare… altrimenti…”
Durante la presentazione in libreria c’è stato spazio - oltre che per le letture di Dario Manera - anche per riflettere sull’immaginario che l’essere grassi evoca nel prossimo: “Nonostante le persone sovrappeso possano essere sane, tutti vogliono farle dimagrire, i grassi sono eterni bambini… Se sei grasso tutti ti guardano nel piatto. C’è uno stigma morale forte che pretende che i grassi siano smidollati e pigri”. Emerge una società permeata di criteri estetici anoressizzanti, in cui mondo della moda, star system e case farmaceutiche dettano le regole.
“Bella tutta” è ambientato nella maremma dei mitici anni Ottanta – c’è la musica e l’atmosfera di chi quegli anni li ha vissuti – ha ironia e romanticismo ed anche nelle pagine più dolorose la scrittura rimane “leggera” senza essere cinica. Già testo teatrale recitato dall'autrice, potrebbe essere perfetto come film. Magari diretto da Virzì.
(Giovanna Profumo)

OLI 332: PAROLE DEGLI OCCHI – Sanremo 2012


Foto di Giorgio Bergami ©

62° Festival della Canzone Italiana. Ancora una volta Celentano riesce a spaccare il Paese, tra chi si straccia le vesti per le sue parole, chi le approva e chi resta indifferente.

OLI 332: LETTERE - Piccoli orti crescono... a Genova cambiare è possibile

Come spesso accade, in America ci sono arrivati prima di noi: il fenomeno degli orti urbani, ricavati in luoghi degradati da rottami e sporcizia, ma non solo, perché ne esistono persino sui tetti dei grattacieli, da almeno 5 anni ha visto nascere una nuova figura sociale, gli “agricoltori metropolitani”, così come li ha definiti Michael Pollan, docente di giornalismo a Berkley, che sul New York Times Magazine ha lanciato il loro manifesto:
“Se avete un cortile togliete l’erba, se non ce l’avete o vivete in un grattacielo cercatevi un pezzetto di terra in un giardino comunitario. Piantare un orto sembra una cosa piccola e insignificante, ma in realtà è una delle cose più importanti e decisive che un individuo può fare per ridurre la quota personale di inquinamento, per diminuire il senso di dipendenza dall’industria del cibo e per cambiare il nostro modo di pensare i risparmi energetici”.
Il rilancio dell’agricoltura urbana in America non è più un fenomeno elitario, ma una tendenza che mette al centro l’idea di riqualificazione del territorio come espressione di nuove (o forse bisognerebbe dire “antiche”?) forme di socialità, nell’ottica della sostenibilità e della dimensione estetica nella quotidianità.
Questa tendenza è arrivata anche in Italia, e qui a Genova adesso si aggiunge un nuovo sogno, che va in questa direzione e vuole inserirsi nell’ambito del Puc (Piano Urbanistico Comunale) recentemente approvato e che, come dichiarato dal Sindaco, si pone “l’obiettivo di uno sviluppo strettamente legato ai principi di qualità ed equità sociale”.
Renzo Piano è stato chiamato a collaborare a questo progetto, e con la semplicità che contraddistingue le persone di grande ingegno, ha tracciato due linee, che sono da considerarsi le linee guida del piano: una linea verde, oltre la quale non bisogna costruire, ed una linea blu, quella del mare.
L’architetto ha spiegato che “bisogna smetterla di costruire anche sul mare, e di coprire la vista del mare, occorre invece lavorare all’interno di queste linee e costruire sul costruito... C’è un’idea antica, che deriva dal fatto che Genova è una città stretta tra monti e mare, dove non c’è spazio da sprecare. Ha a che fare con l’idea di parsimonia, non con quella di avarizia. … La linea verde tracciata nel piano urbanistico comunale è solo una linea di buon senso”.
A Castelletto, il territorio della Valletta dell’Istituto Brignole a San Nicola (alle spalle dell’Albergo dei Poveri), abbandonato al degrado quasi totale, ci interroga appunto su dove sia finito il buon senso di cui parla Renzo Piano.
Un gruppo di abitanti del quartiere, qualche mese fa, ha dato vita ad un percorso che sta per concretizzarsi in un Comitato, sostenuto da Italia Nostra, Legambiente, Movimento per la Decrescita Felice, Doctors for the Environment.
Il sogno che anima queste persone è quello di poter realizzare un modello di gestione sostenibile del territorio, basato sull’organizzazione di spazi ricreativi e di aggregazione sociale, attraverso una produzione agricola e biovivaistica, mantenendo anche una tutela e conservazione storico-ambientale della Valletta.
Nel 1652 Emanuele Brignole, fondatore dell’Albergo dei Poveri, scriveva nel suo testamento che “nel giardino posteriore i poveri dell’Albergo havranno da passeggiare e prendersi il sole d’inverno e poi, piantativi gli alberi, godere l’ombra e frescura d’estate”.
Prendendo in prestito il pensiero di un altro grande genovese, dopo Renzo Piano, mi piace concludere che, come ha scritto Ivano Fossati, troppo spesso “le parole non hanno chances”, e il Comitato vorrebbe invece far rivivere l’antico auspicio espresso nelle parole di Emanuele Brignole.
Chi volesse percorrere questa strada insieme a noi, è invitato venerdì 24 febbraio, alle ore 21, all’Assemblea Pubblica che si terrà presso l’Auditorium della Parrocchia di San Nicola (Salita della Madonnetta, 1) a Genova.
(Roberta Boero)

martedì 14 febbraio 2012

OLI 331 - SOMMARIO

VERSANTE LIGURE - RISARCIMENTO GIANNI (Enzo Costa e Aglaja)
PRIMARIE - Sherwood e Marta regina della notte (Giovanna Profumo)
PRIMARIE - Le entrée nel seggio d’élite (Bianca Vergati)
PRIMARIE - Marco Doria e i "radical chic" (Paola Pierantoni)
LAVORO - I cinquantenni ignorati ricevono risposta (Giovanni Daniele)
GIUSTIZIA - Il giudice Garzon e i crimini contro l'umanità (Angelo Guarnieri)
MIGRANTI - Al Museo Galata, la badante e il muratore (Eleana Marullo)
PAROLE DEGLI OCCHI – 12 febbraio 2012 (a cura di Giorgio Bergami)

OLI 331: VERSANTE LIGURE - RISARCIMENTO GIANNI

Catastrofe epocale,
la neve ha fatto un danno
per cui nulla può il sale
mai vi rimedieranno:
spalmar su ogni canale
la faccia di Alemanno.




Versi di ENZO COSTA
Vignetta di AGLAJA
.

OLI 331: PRIMARIE - Sherwood e Marta regina della notte

Dopo le primarie del 12 febbraio Genova è in preda di una narrazione disneyana.
Piccoli principi, marchesi, conti, popolano le pagine dei giornali con tanto di congiure, vendette, alleanze. Mai la politica genovese ha offerto un’immagine più fiabesca con la città che sembra Nottigham espugnata dai ribelli della foresta di Sherwood. C’è anche il prete.
In questa battaglia tra bene e male, la cronaca fedele dei messaggi apparsi su Twitter a firma di Marta Vincenzi, restituisce l’immagine di una donna divorata dalla rabbia la cui acuta capacità di analisi pare polverizzata in uno sciame di voti. Dispiace venire a conoscenza di un lato del carattere che la induce a scrivere “dovevo dargli una mazzata subito, invece di aspettare che si rassegnassero” e che consegna la Sindaco ad un immaginario difficile a morire in cui la donna può essere preda di isteria e quindi deve stare alla larga da ruoli politici.
Ancor più male fa leggere che Marta Vincenzi si paragona ad Ipazia, equiparando la sua battaglia e il suo sacrificio a quello della nota matematica greca. E stupisce leggere sul Secolo XIX che la Sindaco ha “indossato i panni della femminista dura e pura” proprio lei che aveva dichiarato: “Non cerco a priori la solidarietà femminile nelle battaglie che faccio, perché non sopporto la retorica delle cordate vestite di femminismo. Tranne poi addolorarmi e stupirmi quando le ritrovo schierate nella conservazione”.
Nell’attesa che la pacatezza prenda il posto della collera ecco un’aria mozartiana per la Sindaco.
La musica che sa rendere belli tutti i sentimenti della natura umana le sia di conforto.
Cliccare per vedere il video
(Giovanna Profumo)

OLI 331: PRIMARIE - Le entrée nel seggio d’élite

Seggio Vegia Arbà, piazza Leopardi, cuore di Albaro. La Senatrice candidata arriva con rito consueto, falcata da jogging, strizzata nel piumino aderente, una vigorosa stretta di mano ai presenti. E’ primo pomeriggio e sfortuna per lei è un momento di calma, ringrazia così i volontari, quasi tutte donne, chiede dell’affluenza che le confermano buona. E’ in compagnia dell’immancabile giovane consigliera Michela, che l’avrà di certo rassicurata sulla tenuta del territorio, è stato fatto un martellante lavoro di passaparola, mail, messaggini, telefonate. Le affianca un tizio rasato dall’aspetto corpulento, con giacca turchina da mago Zurlì, è il body guard, a cui qualcuno chiede se deve votare: un quadretto tipo cantante Madonna.
Il terzetto riparte sull’auto che sfreccia sgommando all’interno del marciapiede e sfiora le scalette dello storico ristorante, inconsueto seggio elettorale.
Fa la sua capatina pure l’ex segretario Mario Tullo, ora parlamentare, aria stazzonata e gioviale, qui votano Pericu, il presidente Burlando, l’assessore Rossetti, alcuni consiglieri comunali, così è una processione obbligata.
E poi è terra di scout, asili e case di riposo della curia.
Irrompe con suorine al seguito la presidente per caso del Municipio Medio Levante, ex Margherita, ex Pd, ora Udc, diventata tale dopo due presidenti di destra, uno sfiduciato per un affaire di appalti e l’altro assurto ad assessore alle manutenzioni per Vincenzi. Nel frattempo il seggio si è riempito, pazientemente gli elettori si accalcano in coda, ma le suore devono votare e subito: all’uopo si mobilita uno dello staff ufficio stampa della Regione, accorso, che grida al telefono, incurante della fastidiosa confusione creata.
Tutti grandi elettori Pd.
La Vegia Arbà risulterà essere fra i primi migliori risultati per la vittoria di Marco Doria, come tutto il Levante. In grande maggioranza le donne, di ogni età, ma anche sedicenni con genitori al seguito: voglia di un volto nuovo, che ha conquistato vecchi e giovani e sconfitto un partito, che ha pure lui due volti nuovi, il segretario provinciale Razetto e il segretario regionale Basso, i due “cattivi ragazzi” che si dimettono per colpe non loro. Pagano in prima persona e da soli la colpa dell’establishment di cui sopra, che ha avallato in segreto l’autocandidatura della Senatrice, l’autoricandidatura della Vincenzi, le primedonne, che i due giovani segretari non volevano e che hanno tentato in tutti i modi di evitare, invocando un ricambio.
Niente da fare, sono stati travolti da entrée come al seggio di piazza Leopardi.
Pressioni romane, vecchi saggi ormai da camino, una pletora di politici trombati o pensionandi, ex di ex, notabili, sponsor di un cambiamento che non cambiava niente. Persino l’ex sindaco di Bologna, che prima stava più qui che a Bologna ed ora è più a Genova che a Bruxelles strepita che bisogna riflettere, lui che ritiratosi per fare il papà si è candidato a segretario in Liguria, ha fortemente voluto la senatrice, appartenente alla sua corrente, l’area Franceschini. Neppure troppo velatamente si imputa la débacle all’inesperienza, troppo giovani questi segretari.
Non è così. Personalismi, ambizioni infinite, vecchie lobby interne di partito, inadeguatezza a cogliere lo stato d’animo della città, l’insofferenza alle stesse facce, ecco le cause della sconfitta del Pd.
Il guaio è che a casa, oltre alle zarine, non ci andranno purtroppo i personaggi inamovibili che ora vogliono lo scalpo dei due cattivi ragazzi. Che però cattivi non sono stati per niente, purtroppo.
(Bianca Vergati)