giovedì 14 febbraio 2013
OLI 365: PALESTINA - Israele non applica la pena di morte
Sono più di 3848 i palestinesi arrestati nel 2012, secondo i dati ufficiali diffusi dal Dipartimento di Statistica presso il ministero degli Affari dei detenuti di Ramallah, tra cui 881 bambini e 67 donne. La media mensile degli arresti è stata di 321 palestinesi, quella giornaliera di 11.
Gli arresti da parte delle forze militari israeliane sono all'ordine del giorno: accademici, giornalisti, insegnanti, figure di spicco in campo politico della società palestinese, componenti dei comitati popolari vengono aggrediti ed arrestati con la scusa della “sicurezza”.
Sono tanti i prigionieri che protestano con lo sciopero della fame, il caso più discusso in questi giorni è quello di Samer Tarek al-’Issawi di 34 anni arrestato per la seconda volta il 7 luglio 2012 con l’accusa di aver organizzato attività politiche e visitato alcune zone della Cisgiordania; il pubblico ministero israeliano ha chiesto di condannarlo a vent’anni di carcere. Samer viveva nel villaggio di al-'Issawiya a nord est di Gerusalemme. I suoi genitori sono stati più volte arrestati; nel 1994 è morto il fratello di Samer di 16 anni ucciso da un soldato israeliano durante gli scontri che seguirono il massacro della moschea di al-Ibrahim a Hebron. Un altro fratello è detenuto in un carcere israeliano e lo hanno messo in isolamento, non può incontrare la sua famiglia. Samer, che ha già perso 47 chili, sta portando avanti una battaglia contro le condizioni di vita a cui sono costretti i detenuti palestinesi nel sistema carcerario israeliano.
" ... non sapere se tuo figlio morirà, attendere con angoscia che ti dicano che non ce l'ha fatta. Non potergli stare vicino in un simile momento”, ha dichiarato la mamma, “Lo so, dobbiamo essere coraggiosi: ci hanno preso la terra, hanno ucciso nostro figlio, e ora hanno in mano Samer e Medhat".
I militari israeliani non perdono l'occasione per arrestare durante le manifestazioni anche attivisti internazionali che protestano insieme ai palestinesi contro l'occupazione. Sabato scorso a Canaan è stato arrestato un attivista italiano, Marco Di Rienzo, uno inglese dell'ISM (International Solidarity Movement) e 12 palestinesi di cui 4 giornalisti. Gli attivisti stavano costruendo il quinto villaggio formato da tende come segno di protesta contro gli insediamenti illegali israeliani.
Di Renzo ha deciso di seguire lo sciopero della fame avviato tre giorni fa in solidarietà con i detenuti politici palestinesi in carcere in Israele, in particolare con Samer Issawi.
Il ministero dell’Informazione in Cisgiordania ha paragonato il protrarsi della detenzione di al-’Issawi ad “una condanna a morte, eseguita lentamente da uno Stato che dichiara di rispettare le leggi internazionali e si vanta di non applicare la pena di morte”.
(Maria Di Pietro )
Gli arresti da parte delle forze militari israeliane sono all'ordine del giorno: accademici, giornalisti, insegnanti, figure di spicco in campo politico della società palestinese, componenti dei comitati popolari vengono aggrediti ed arrestati con la scusa della “sicurezza”.
Sono tanti i prigionieri che protestano con lo sciopero della fame, il caso più discusso in questi giorni è quello di Samer Tarek al-’Issawi di 34 anni arrestato per la seconda volta il 7 luglio 2012 con l’accusa di aver organizzato attività politiche e visitato alcune zone della Cisgiordania; il pubblico ministero israeliano ha chiesto di condannarlo a vent’anni di carcere. Samer viveva nel villaggio di al-'Issawiya a nord est di Gerusalemme. I suoi genitori sono stati più volte arrestati; nel 1994 è morto il fratello di Samer di 16 anni ucciso da un soldato israeliano durante gli scontri che seguirono il massacro della moschea di al-Ibrahim a Hebron. Un altro fratello è detenuto in un carcere israeliano e lo hanno messo in isolamento, non può incontrare la sua famiglia. Samer, che ha già perso 47 chili, sta portando avanti una battaglia contro le condizioni di vita a cui sono costretti i detenuti palestinesi nel sistema carcerario israeliano.
" ... non sapere se tuo figlio morirà, attendere con angoscia che ti dicano che non ce l'ha fatta. Non potergli stare vicino in un simile momento”, ha dichiarato la mamma, “Lo so, dobbiamo essere coraggiosi: ci hanno preso la terra, hanno ucciso nostro figlio, e ora hanno in mano Samer e Medhat".
I militari israeliani non perdono l'occasione per arrestare durante le manifestazioni anche attivisti internazionali che protestano insieme ai palestinesi contro l'occupazione. Sabato scorso a Canaan è stato arrestato un attivista italiano, Marco Di Rienzo, uno inglese dell'ISM (International Solidarity Movement) e 12 palestinesi di cui 4 giornalisti. Gli attivisti stavano costruendo il quinto villaggio formato da tende come segno di protesta contro gli insediamenti illegali israeliani.
Di Renzo ha deciso di seguire lo sciopero della fame avviato tre giorni fa in solidarietà con i detenuti politici palestinesi in carcere in Israele, in particolare con Samer Issawi.
Il ministero dell’Informazione in Cisgiordania ha paragonato il protrarsi della detenzione di al-’Issawi ad “una condanna a morte, eseguita lentamente da uno Stato che dichiara di rispettare le leggi internazionali e si vanta di non applicare la pena di morte”.
(Maria Di Pietro )
OLI 365: ILVA - Purtroppo, in Clini
Corrado Clini, Ministro dell’ambiente, della tutela del territorio e del mare, è stato invitato sabato 9 febbraio alla Prima Conferenza Programmatica del PD di Genova, titolo Connessioni, fare per fermare il declino.
Interpellato sulla questione ILVA, il Ministro ha rilasciato la seguente dichiarazione:
Il relatore della legge su Ilva ha fatto un lavoro preziossimo in una situazione molto difficile. Quello che noi abbiamo fatto è stato applicare le direttive europee. Sostanzialmente abbiamo riscritto l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) utilizzando come riferimento la lista delle migliori tecnologie che vanno applicate nella siderurgia europea, pubblicate dalla Commissione Europea a marzo del 2012, l’abbiamo trasferita nell’autorizzazione per ILVA, abbiamo detto all’azienda: questo è il contesto nel quale le attività industriali possono essere esercite.
Abbiamo detto chiaramente all’azienda che non c’erano margini di contestazione, cioè se loro volevano aprire una contestazione come avevano fatto negli anni passati - conflitti, attacchi ecc. – noi, sostanzialmente, non avremmo concesso margini, perché ormai il tempo era andato troppo oltre e su questo l’azienda ha accettato e ha sottoscritto un piano di interventi.
Come sapete c’è in atto una polemica, che è ancora ovviamente in corso, sulla possibilità di chiudere, perché i danni erano troppo grandi, eccetera. Noi siamo rimasti fermi su un principio: che se si rispettano le direttive europee e le leggi nazionali c’è la garanzia per la protezione dell’ambiente. Ci sono dei problemi di eredità del passato che sono pesantissimi, ma che vanno separati, perché altrimenti, se non si afferma questo principio, viene a mancare un riferimento che non vale solo per l’ILVA, ma che vale per qualunque attività. E su questo abbiamo tenuto il punto. C’è un dialogo in corso con la magistratura di Taranto che mi sembra si stia evolvendo in modo positivo.
L’azienda oggi a Taranto è in condizioni di produrre pienamente perché l’unico sequestro rimasto attivo riguarda una quota di prodotti finiti in un periodo per altro molto limitato.
Il problema che abbiamo ora è, purtroppo – posso dire purtroppo perché avrei voluto non avere questo problema di fronte – la verifica dell’affidabilità dell’azienda in termini di investimenti per attuare completamente le prescrizioni dell’AIA. Su questo stiamo lavorando con l’impresa. Abbiamo chiesto all’impresa – come è già stato chiesto, per altro giustamente, anche dalle organizzazioni sindacali – di legare la riqualificazione industriale, prevista dall’Autorizzazione Integrata Ambientale, con un piano industriale dell’impresa e con un piano finanziario e su questo stiamo lavorando.
Io sono abbastanza confidente, perché credo che una parte importante dei problemi è stata risolta. Abbiamo anche previsto nella legge, nel caso in cui l’azienda non sia in grado di corrispondere ai suoi impegni, subentrano altre procedure di gestione dello stabilimento perché comunque consideriamo questo un presidio industriale strategico per il paese.
Penso che anche questo sia un tema che rimarrà aperto nei prossimi mesi, perché sarà necessario continuare a lavorare nell’area, verificare che cosa avviene. In parallelo è partito il piano del risanamento del territorio, abbiamo insediato la struttura a Taranto che si sta occupando di questo, legata anche alla riqualificazione del porto, per cui tutto sommato oggi gli elementi positivi sono molto più importanti degli elementi negativi.
(a cura di Giovanna Profumo - foto dell'autrice)
Interpellato sulla questione ILVA, il Ministro ha rilasciato la seguente dichiarazione:
Il relatore della legge su Ilva ha fatto un lavoro preziossimo in una situazione molto difficile. Quello che noi abbiamo fatto è stato applicare le direttive europee. Sostanzialmente abbiamo riscritto l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) utilizzando come riferimento la lista delle migliori tecnologie che vanno applicate nella siderurgia europea, pubblicate dalla Commissione Europea a marzo del 2012, l’abbiamo trasferita nell’autorizzazione per ILVA, abbiamo detto all’azienda: questo è il contesto nel quale le attività industriali possono essere esercite.
Abbiamo detto chiaramente all’azienda che non c’erano margini di contestazione, cioè se loro volevano aprire una contestazione come avevano fatto negli anni passati - conflitti, attacchi ecc. – noi, sostanzialmente, non avremmo concesso margini, perché ormai il tempo era andato troppo oltre e su questo l’azienda ha accettato e ha sottoscritto un piano di interventi.
Come sapete c’è in atto una polemica, che è ancora ovviamente in corso, sulla possibilità di chiudere, perché i danni erano troppo grandi, eccetera. Noi siamo rimasti fermi su un principio: che se si rispettano le direttive europee e le leggi nazionali c’è la garanzia per la protezione dell’ambiente. Ci sono dei problemi di eredità del passato che sono pesantissimi, ma che vanno separati, perché altrimenti, se non si afferma questo principio, viene a mancare un riferimento che non vale solo per l’ILVA, ma che vale per qualunque attività. E su questo abbiamo tenuto il punto. C’è un dialogo in corso con la magistratura di Taranto che mi sembra si stia evolvendo in modo positivo.
L’azienda oggi a Taranto è in condizioni di produrre pienamente perché l’unico sequestro rimasto attivo riguarda una quota di prodotti finiti in un periodo per altro molto limitato.
Il problema che abbiamo ora è, purtroppo – posso dire purtroppo perché avrei voluto non avere questo problema di fronte – la verifica dell’affidabilità dell’azienda in termini di investimenti per attuare completamente le prescrizioni dell’AIA. Su questo stiamo lavorando con l’impresa. Abbiamo chiesto all’impresa – come è già stato chiesto, per altro giustamente, anche dalle organizzazioni sindacali – di legare la riqualificazione industriale, prevista dall’Autorizzazione Integrata Ambientale, con un piano industriale dell’impresa e con un piano finanziario e su questo stiamo lavorando.
Io sono abbastanza confidente, perché credo che una parte importante dei problemi è stata risolta. Abbiamo anche previsto nella legge, nel caso in cui l’azienda non sia in grado di corrispondere ai suoi impegni, subentrano altre procedure di gestione dello stabilimento perché comunque consideriamo questo un presidio industriale strategico per il paese.
Penso che anche questo sia un tema che rimarrà aperto nei prossimi mesi, perché sarà necessario continuare a lavorare nell’area, verificare che cosa avviene. In parallelo è partito il piano del risanamento del territorio, abbiamo insediato la struttura a Taranto che si sta occupando di questo, legata anche alla riqualificazione del porto, per cui tutto sommato oggi gli elementi positivi sono molto più importanti degli elementi negativi.
(a cura di Giovanna Profumo - foto dell'autrice)
Etichette:
AIA,
AMBIENTE,
Corrado Clini,
Giovanna Profumo,
ILVA,
OLI 365,
Siderurgia
OLI 365: CITTA' - Il miracolo di Vico Papa
Vico Del Papa si trova nella zona della Maddalena.
Il miracolo si manifesta con particolare evidenza ai passanti alla sera, attraverso una fila di vetrine illuminate che improvvisamente interrompono l’oscurità dei vicoli.
Che sia giorno o che sia sera, comunque, chi guardi attraverso i vetri vedrà persone che ballano, oppure cantano, parlano tra loro con parole o gesti, come i giovani sordi di 'Mani in movimento', fanno yoga, ginnastica, suonano, oppure recitano, giocano con bambini piccolissimi, guardano insieme dei video, fotografano, discutono, ascoltano, si scambiano libri, oppure imparano a comunicare tra loro nell’oscurità.
Le attività che si svolgono all’interno spaziano su territori molto articolati, espressione di una produzione culturale diffusa di cui sono produttrici e attrici una quantità di associazioni, gruppi, insiemi di persone.
Scorrendo il calendario che definisce gli orari di occupazione degli spazi se ne contano a decine. In alcuni casi sono appuntamenti di confronto e discussione episodici, o almeno non sistematici, in altri invece si tratta di attività permanenti che si svolgono per tutto l’anno, settimana dopo settimana.
Come è avvenuto? Che storia c’è dietro? E dove stava, prima, tutta la gente che si avvicenda ora i questi spazi?
Inaugurato meno di un anno fa, il 24 aprile 2012, questo spazio ha preso materialmente vita a partire dallo scorso settembre. Il nome che lo identifica è: “Laboratorio Sociale di Vico Papa” (lo trovate su Facebook ), concepito e realizzato nell’ambito del “Progetto Integrato Territoriale” della Maddalena promosso dal Comune di Genova e finanziato dalla Regione Liguria con i fondi del POR (Programma Operativo Regionale) 2007 / 2013, Asse 3 / sviluppo urbano. Soggetto attuatore RiGenova Srl, società partecipata dal Comune.
Lo scopo, si legge nel dépliant del Comune che nel 2009 fissava caratteristiche e tempistiche del progetto, è “dare valore alle energie esistenti nel quartiere che non hanno luoghi e modi di esprimersi; sostenere le forme aggregative presenti, attrarne di nuove, favorendo l’integrazione col quartiere; rompere l’isolamento dell’area … favorire lo scambio di esperienze e punti di vista dei residenti; aggregare attorno al laboratorio un soggetto culturale collettivo in grado di leggere i bisogni del territorio ed interloquire col sistema decisionale”.
Le frasi di questo dépliant hanno alle spalle un lavoro collettivo, un’esperienza già compiuta, quella del laboratorio sociale “50 rosso” della Maddalena, e si sente.
Negli anni di attuazione del progetto, dalla identificazione dei locali alla loro ristrutturazione, sono intercorsi continui rapporti con le realtà culturali e associative che si candidavano ad utilizzare questi spazi.
Sostenere la produzione culturale diffusa, farla uscire dal sottosuolo dove la spaventosa mancanza di spazi di questa città la relega da anni, metterla in comunicazione con la città, è un progetto politico. Aggiungo: un progetto politico di sinistra.
Paola Borelli, entusiasta ed appassionata responsabile della gestione di Vico Papa, mi dice che è in cantiere una realtà analoga in Via Pre.
Bisogna andare oltre, estendere questi spazi in tutti i quartieri. La vita culturale di Genova non può esaurirsi a Palazzo Ducale.
(Paola Pierantoni - Foto dell'autrice)
Il miracolo si manifesta con particolare evidenza ai passanti alla sera, attraverso una fila di vetrine illuminate che improvvisamente interrompono l’oscurità dei vicoli.
Che sia giorno o che sia sera, comunque, chi guardi attraverso i vetri vedrà persone che ballano, oppure cantano, parlano tra loro con parole o gesti, come i giovani sordi di 'Mani in movimento', fanno yoga, ginnastica, suonano, oppure recitano, giocano con bambini piccolissimi, guardano insieme dei video, fotografano, discutono, ascoltano, si scambiano libri, oppure imparano a comunicare tra loro nell’oscurità.
![]() |
Il gruppo "Mani in movimento" |
Scorrendo il calendario che definisce gli orari di occupazione degli spazi se ne contano a decine. In alcuni casi sono appuntamenti di confronto e discussione episodici, o almeno non sistematici, in altri invece si tratta di attività permanenti che si svolgono per tutto l’anno, settimana dopo settimana.
![]() |
Il gruppo "Le vie del Canto" |

Lo scopo, si legge nel dépliant del Comune che nel 2009 fissava caratteristiche e tempistiche del progetto, è “dare valore alle energie esistenti nel quartiere che non hanno luoghi e modi di esprimersi; sostenere le forme aggregative presenti, attrarne di nuove, favorendo l’integrazione col quartiere; rompere l’isolamento dell’area … favorire lo scambio di esperienze e punti di vista dei residenti; aggregare attorno al laboratorio un soggetto culturale collettivo in grado di leggere i bisogni del territorio ed interloquire col sistema decisionale”.
Le frasi di questo dépliant hanno alle spalle un lavoro collettivo, un’esperienza già compiuta, quella del laboratorio sociale “50 rosso” della Maddalena, e si sente.
Negli anni di attuazione del progetto, dalla identificazione dei locali alla loro ristrutturazione, sono intercorsi continui rapporti con le realtà culturali e associative che si candidavano ad utilizzare questi spazi.
Sostenere la produzione culturale diffusa, farla uscire dal sottosuolo dove la spaventosa mancanza di spazi di questa città la relega da anni, metterla in comunicazione con la città, è un progetto politico. Aggiungo: un progetto politico di sinistra.
Paola Borelli, entusiasta ed appassionata responsabile della gestione di Vico Papa, mi dice che è in cantiere una realtà analoga in Via Pre.
Bisogna andare oltre, estendere questi spazi in tutti i quartieri. La vita culturale di Genova non può esaurirsi a Palazzo Ducale.
(Paola Pierantoni - Foto dell'autrice)
Etichette:
CITTA',
Comune,
CULTURA,
Genova,
Laboratorio Sociale di Vico Papa,
Maddalena,
OLI 365,
Paola Borelli,
Paola Pierantoni,
POLITICA
OLI 365: INFORMAZIONE - Hangout, ovvero la Rivoluzione
![]() |
La schermata di un Hangout così come mostrata sul canale Youtube |
Hangout è uno strumento di collaborazione video che consente il collegamento a distanza geografica di dieci postazioni, di mandare in diretta su Youtube la trasmissione e di trovarsela registrata una volta terminata la diretta. E' il pezzetto mancante tra un semplice sistema di trasmissione "televisiva" in streaming e la vera collaborazione interattiva a distanza.
Fare un Hangout richiede un account su Google+ (il nuovo sistema social di Google), una webcam, un computer, oppure uno smartphone collegato a internet. Pochi strumenti che oggi sono in possesso di moltissime persone; ovviamente non devono mancare amici e qualcosa da dirsi.
La tecnologia è così stabile, utile e ben congegnata che il tour elettorale di Beppe Grillo si sta svolgendo interamente in diretta con un operatore sul palco che si collega usando un semplice smartphone ad un Hangout aperto dalla regia a Milano. La regia monta i titoli, fa un minimo di commento e il tutto finisce in onda in diretta, papere comprese, tipo una signora che a Parma arringa il "povero" sindaco Pizzarotti in un fuori onda un po' tragicomico.
Hangout rappresenta una novità editoriale davvero notevole. Mette fuori uso la televisione, consentendo a chiunque, gratuitamente, di disporre un semplice studio di regia basato su pochi comandi. E' interamente online, non richiede quindi l'installazione di programmi sul proprio computer. Si usa in pochi secondi e, una volta accesa la trasmissione, ci si dimentica di stare a centinaia di chilometri di distanza dai propri interlocutori.
Lo strumento ideale per la rivoluzione globalizzata, per dirsi, appunto, a che ora ci si vede, chi porta le armi, a chi si deve sparare, in un modo moderno.
(Stefano De Pietro)
Etichette:
Hangout,
INFORMAZIONE,
INTERNET,
OLI 365,
Stefano De Pietro,
Streaming,
VIDEO
OLI 365: TEATROGIORNALE: Baby sciopero
A partire dal 31 gennaio, OLINEWS pubblica i contributi di Arianna Musso che, ispirandosi ad una notizia, ne trarrà un testo letterario.
da la Repubblica: Sale parto ferme (*)
- Oggi devo nascere!
Il bambino si sporge oltre le nuvole. Il musetto imbronciato, il pancione in avanti. La bis-bisnonna lo trattiene spaventata, è una donna giovane, morta di parto in un'isola della Sicilia diversi decenni prima. I capelli sono raccolti in una spessa treccia nera.
-Te lo assicuro. Oggi è il grande giorno, l'epifania, oggi nasco io. Fammi volare, alla mamma sono già iniziate le doglie. Non la senti?
La bis-bisnonna lo trattiene per il braccino, cerca con gli occhi qualcuno che la possa aiutare. Lassù, tra le nuvole si vedono solo uccelli pronti ad acchiappare il nascituro appena lei lo lascerà partire. Si prende coraggio ed esclama a voce talmente bassa e impastata da essere completamente sovrastata dalle urla concitate del piccolo:
-Non si può fare. Quest'oggi non puoi nascere. Visto che il piccolo non l'ha sentita ripete con voce più forte, forse adesso troppo forte perché le esce quasi un ruggito.
-Non si può. Quest'oggi non puoi nascere. Hanno altro da fare laggiù. Aspetta domani.
-Ma io devo rivelarmi, devo andare! Insiste il pupo cercando di divincolarsi dalle mani forti che lo stringono, ma la bis-bisnonna continua:
-C'è una gran confusione, non ci sono dottori, non ti possono aiutare, credimi, è una cosa delicata questa, lasciami dire, non è che arrivi tu e patapim! Senti ammia, hanno indetto sciopero, sciopero nazionale di tutti i dottori e di tutte le ostetriche.
-Ma nonna, io nasco da solo, la so la strada, non ti preoccupare.
-Tutti nasciamo soli e tutti moriamo soli. E' che, per amore di nonna, aspetta domani...
Il piccolo spalanca gli occhi grigi e si lascia cadere giù dalla nuvola a peso morto, un gabbiano si butta in picchiata e lo prende al volo. Il bambino lo abbraccia e con la piccola manina saluta la bis-bisnonna che lancia un grido muto. La donna si è sporta dalla nuvola di scatto, quasi a volerlo seguire e lo continua a guardare, la treccia tra le labbra in un moto di angoscia. Quanto dovrà aspettare ora? Chi dovrà attendere? Forse nessuno, forse andrà tutto bene. Ma chi sono queste donne e questi uomini che la fanno stare così in pena? Hanno costruito gli ospedali: bravi. Hanno debellato le setticemia, le gestosi quasi, hanno inventato l'episiotomia, hanno perfezionato il cesareo e tutte le altre cuciture. Bravi. Ma perché proprio oggi, che deve nascere il suo bis-bisnipotino, ci deve essere sciopero nazionale? E tutti i discorsi che sente con il suo orecchio fine di trapassata: contenziosi, colpa medica, legali, responsabilità oggettiva, strutture sanitarie, diritti… tutto le sembra così distante a lei che è morta nel 1924.
(Arianna Musso - foto da internet)
(*)http://www.repubblica.it/salute/2013/02/11/news/sciopero_sale_parto-52438815/?ref=HREC2-7
da la Repubblica: Sale parto ferme (*)
- Oggi devo nascere!
Il bambino si sporge oltre le nuvole. Il musetto imbronciato, il pancione in avanti. La bis-bisnonna lo trattiene spaventata, è una donna giovane, morta di parto in un'isola della Sicilia diversi decenni prima. I capelli sono raccolti in una spessa treccia nera.
-Te lo assicuro. Oggi è il grande giorno, l'epifania, oggi nasco io. Fammi volare, alla mamma sono già iniziate le doglie. Non la senti?
La bis-bisnonna lo trattiene per il braccino, cerca con gli occhi qualcuno che la possa aiutare. Lassù, tra le nuvole si vedono solo uccelli pronti ad acchiappare il nascituro appena lei lo lascerà partire. Si prende coraggio ed esclama a voce talmente bassa e impastata da essere completamente sovrastata dalle urla concitate del piccolo:
-Non si può fare. Quest'oggi non puoi nascere. Visto che il piccolo non l'ha sentita ripete con voce più forte, forse adesso troppo forte perché le esce quasi un ruggito.
-Non si può. Quest'oggi non puoi nascere. Hanno altro da fare laggiù. Aspetta domani.
-Ma io devo rivelarmi, devo andare! Insiste il pupo cercando di divincolarsi dalle mani forti che lo stringono, ma la bis-bisnonna continua:
-C'è una gran confusione, non ci sono dottori, non ti possono aiutare, credimi, è una cosa delicata questa, lasciami dire, non è che arrivi tu e patapim! Senti ammia, hanno indetto sciopero, sciopero nazionale di tutti i dottori e di tutte le ostetriche.
-Ma nonna, io nasco da solo, la so la strada, non ti preoccupare.
-Tutti nasciamo soli e tutti moriamo soli. E' che, per amore di nonna, aspetta domani...
Il piccolo spalanca gli occhi grigi e si lascia cadere giù dalla nuvola a peso morto, un gabbiano si butta in picchiata e lo prende al volo. Il bambino lo abbraccia e con la piccola manina saluta la bis-bisnonna che lancia un grido muto. La donna si è sporta dalla nuvola di scatto, quasi a volerlo seguire e lo continua a guardare, la treccia tra le labbra in un moto di angoscia. Quanto dovrà aspettare ora? Chi dovrà attendere? Forse nessuno, forse andrà tutto bene. Ma chi sono queste donne e questi uomini che la fanno stare così in pena? Hanno costruito gli ospedali: bravi. Hanno debellato le setticemia, le gestosi quasi, hanno inventato l'episiotomia, hanno perfezionato il cesareo e tutte le altre cuciture. Bravi. Ma perché proprio oggi, che deve nascere il suo bis-bisnipotino, ci deve essere sciopero nazionale? E tutti i discorsi che sente con il suo orecchio fine di trapassata: contenziosi, colpa medica, legali, responsabilità oggettiva, strutture sanitarie, diritti… tutto le sembra così distante a lei che è morta nel 1924.
(Arianna Musso - foto da internet)
(*)http://www.repubblica.it/salute/2013/02/11/news/sciopero_sale_parto-52438815/?ref=HREC2-7
Etichette:
Arianna Musso,
ginecologi,
nascita,
OLI 365,
ostetriche,
sciopero,
TEATROGIORNALE
OLI 365: LETTERE - Vaccinarsi contro il fascismo
Un compagno venticinquenne mi parla dell’ANPI, del circolo di Pegli in particolare, mi dice di quello che fanno, delle cose che organizzano, di quanto ci sia partecipazione e voglia di fare. Mi chiede qualche tempo fa - visto che quest’anno l’ANPI si impegna in particolare rispetto ai temi della legalità e della violenza maschile contro le donne - se mi interessa intervenire, che ha fatto il mio nome alla presidente del circolo. Io non esito, mi sento contenta, mi piace molto questa proposta.
Chiedo come mi devo vestire, quanto devo parlare, quanta gente ci sarà e tutto quanto. Poi arriva sabato pomeriggio, il posto è carino, sul lungomare di Pegli, c’è aria di sagra, c’è da bere e da mangiare, in brevissimo la sala si riempie, c’è calore e grande attenzione.
La presidente introduce, cantano due canzoni, il gruppo musicale dell’associazione Multedo 1930, due canzoni che parlano di donne, poi tocca a me.
Sono emozionata e felice, prendo il microfono, tutto rimbomba e appena inizio a parlare non ho più freddo. La sala mi ascolta e mi guarda con grande attenzione, mi aspettavo tanti uomini - pregiudizi - all’ANPI e invece per la maggior parte sono donne.
Fanno sì con la testa, quando dico che violenza maschile contro le donne è anche il silenzio in cui sono state schiacciate le partigiane, accusate anziché onorate, di non esser state al loro posto. Dicono “è vero!”, e battono le mani.
Dico cos’è per me, parlo di responsabilità, parlo del fatto che non è e non può essere un problema delle donne. Dico che finchè non cambierà la cultura, finchè non si smetterà di accettare che violenza e possesso siano scambiati per amore ci sarà spazio per una cultura maschilista e prevaricatrice.
Poi interviene Andrea - il compagno di cui sopra - parla di legalità, di eroi, dell’impossibilità di costruire “a compartimenti stagni”, dell’urgenza di attivarsi sui valori, senza scivolare nei personalismi, del fatto che il 25 aprile non è una festa facile perché ci ricorda che lì, allora, è stata fatta una scelta, si è scelto da che parte stare e non tutt* hanno scelto allo stesso modo. Gli battiamo le mani, sorride, contento.
Il coro riprende, ci si ristora con il “rinfresco partigiano”, si fanno le tessere, si ascoltano le canzoni vecchie e nuove, note e meno note. È la festa del tesseramento, la festa dell’inizio delle attività previste per l’anno, è una festa calda, forse un po’ malinconica, ma forte, viva. Mi siedo e compilo la tessera, mentre si intonano canzoni e ci si passa vassoi di focaccia e di emozioni, una signora mi bacia sulla testa, mi viene vicino, mi dice “brava, hai detto delle cose giuste”, e parla un po’ genovese e un po’ in italiano e poi si scusa che è emozionata e ci soffermiamo un po’, e mi chiede, e poi un’altra, e un’altra, e mi danno la mano e mi dicono che se ci siamo noi c’è speranza, e io mi confondo e sono più emozionata di loro.
Finchè non cantiamo tutt* Bella ciao, e mentre ci si avvia all’uscita un’altra signora, commossa, con chi le diceva “ma no, ma dai, non si piange!”, sempre in genovese, dice che queste cose non si possono, non si devono dimenticare, che lei l’ha visto com’è, che noi giovani non dobbiamo permetterlo, che non dev’essere mai più. Mi prende sotto il mento, piano, con la mano leggera, mi guarda negli occhi con un’intensità rara “sei bella!” “anche lei, bellissima!”, rispondo, e piango anch’io di quell’emozione. Le do la mia parola: non lo permetteremo.
(Valentina Genta)
Chiedo come mi devo vestire, quanto devo parlare, quanta gente ci sarà e tutto quanto. Poi arriva sabato pomeriggio, il posto è carino, sul lungomare di Pegli, c’è aria di sagra, c’è da bere e da mangiare, in brevissimo la sala si riempie, c’è calore e grande attenzione.
La presidente introduce, cantano due canzoni, il gruppo musicale dell’associazione Multedo 1930, due canzoni che parlano di donne, poi tocca a me.
Sono emozionata e felice, prendo il microfono, tutto rimbomba e appena inizio a parlare non ho più freddo. La sala mi ascolta e mi guarda con grande attenzione, mi aspettavo tanti uomini - pregiudizi - all’ANPI e invece per la maggior parte sono donne.
Fanno sì con la testa, quando dico che violenza maschile contro le donne è anche il silenzio in cui sono state schiacciate le partigiane, accusate anziché onorate, di non esser state al loro posto. Dicono “è vero!”, e battono le mani.
Dico cos’è per me, parlo di responsabilità, parlo del fatto che non è e non può essere un problema delle donne. Dico che finchè non cambierà la cultura, finchè non si smetterà di accettare che violenza e possesso siano scambiati per amore ci sarà spazio per una cultura maschilista e prevaricatrice.
Poi interviene Andrea - il compagno di cui sopra - parla di legalità, di eroi, dell’impossibilità di costruire “a compartimenti stagni”, dell’urgenza di attivarsi sui valori, senza scivolare nei personalismi, del fatto che il 25 aprile non è una festa facile perché ci ricorda che lì, allora, è stata fatta una scelta, si è scelto da che parte stare e non tutt* hanno scelto allo stesso modo. Gli battiamo le mani, sorride, contento.
Il coro riprende, ci si ristora con il “rinfresco partigiano”, si fanno le tessere, si ascoltano le canzoni vecchie e nuove, note e meno note. È la festa del tesseramento, la festa dell’inizio delle attività previste per l’anno, è una festa calda, forse un po’ malinconica, ma forte, viva. Mi siedo e compilo la tessera, mentre si intonano canzoni e ci si passa vassoi di focaccia e di emozioni, una signora mi bacia sulla testa, mi viene vicino, mi dice “brava, hai detto delle cose giuste”, e parla un po’ genovese e un po’ in italiano e poi si scusa che è emozionata e ci soffermiamo un po’, e mi chiede, e poi un’altra, e un’altra, e mi danno la mano e mi dicono che se ci siamo noi c’è speranza, e io mi confondo e sono più emozionata di loro.
Finchè non cantiamo tutt* Bella ciao, e mentre ci si avvia all’uscita un’altra signora, commossa, con chi le diceva “ma no, ma dai, non si piange!”, sempre in genovese, dice che queste cose non si possono, non si devono dimenticare, che lei l’ha visto com’è, che noi giovani non dobbiamo permetterlo, che non dev’essere mai più. Mi prende sotto il mento, piano, con la mano leggera, mi guarda negli occhi con un’intensità rara “sei bella!” “anche lei, bellissima!”, rispondo, e piango anch’io di quell’emozione. Le do la mia parola: non lo permetteremo.
(Valentina Genta)
Etichette:
ANPI,
antifascismo,
fascismo,
LETTERE,
OLI 365,
Valentina Genta
giovedì 7 febbraio 2013
OLI 364: SOMMARIO
PAROLE DEGLI OCCHI - Bonjour Madame (a cura di Giorgio Bergami)
POLITICA – One billion rising a Genova (Paola Pierantoni)
ELEZIONI - Il politico e la cessione del quinto (Maria Profumo)
COMUNE - Un registro che non piace alla sinistra (Stefano De Pietro)
GENOVA - San Valentino con Le Serre (Giovanna Profumo)
TEATROGIORNALE - AAA giovani italiani cedesi (Arianna Musso)
POLITICA – One billion rising a Genova (Paola Pierantoni)
ELEZIONI - Il politico e la cessione del quinto (Maria Profumo)
COMUNE - Un registro che non piace alla sinistra (Stefano De Pietro)
GENOVA - San Valentino con Le Serre (Giovanna Profumo)
TEATROGIORNALE - AAA giovani italiani cedesi (Arianna Musso)
OLI 364: POLITICA – One billion rising a Genova
A Genova, alla Casa delle Donne in Salita del Prione, in questi giorni si svolgono brevi lezioni di danza, una ‘specifica’ danza.
Il motivo sta nel titolo e nelle parole (*) che accompagnano la musica, break the chain, spezza la catena: la catena della violenza sulle donne.
Appena arrivate nella sala, prima di iniziare, le donne guardano perplesse un video scoraggiante per chi non sia adolescente o giovanissima: pare impossibile riuscire a imparare quella sequanza complicata, impossibile imitare quei movimenti veloci ed elastici.
Però non c’è dubbio che si debba e si voglia tentare, e le donne si dispongono in file sotto la guida di Gloria, una giovane e bravissima insegnante di danza.
Incredibilmente, in un’ora di pazienti ripetizioni dei gesti, l’obiettivo è raggiunto.
Si tornerà magari ancora una volta, per mettere a punto i dettagli, ma il fatto è che l’impossibile è diventato possibile.
Altre stanno imparando la sequenza di danza studiandosela attraverso il video didattico che circola in internet.
Questa cosa sta avvenendo in tutto il mondo, e in tutto il mondo il 14 febbraio le donne si riuniranno per ballare su questo ritmo, o per esserci e basta.
Questo flash mob planetario è stato ideato e lanciato dalla scrittrice americana Eve Ensler, ed ha per sigla One billion rising: "Un miliardo di donne violate è un’atrocità, un miliardo di donne che ballano è una rivoluzione, un miliardo di donne che danzano scuoterà la Terra”. Il video che presenta l’iniziativa è da vedere:
A Genova la manifestazione si svolgerà alle ore 17.00 del 14 febbraio 2013, in Piazza De Ferrari.
L’hanno organizzata insieme le donne di “Se non ora quando Genova” e della “Rete di donne per la politica”, coordinamento che raccoglie venti associazioni di donne (**): un mondo di diversità che ha trovato la strada per agire insieme.
(*) Le parole di ‘Break the chain’:
Sollevo le braccia al cielo
Prego in ginocchio
Non ho più paura
Io attraverserò quella soglia
Cammina, danza, sollevati
Posso vedere un mondo
dove tutte viviamo sicure
e libere da ogni oppressione
Non più stupro, o incesto, o abuso
Le donne non sono proprietà T
u non mi hai mai posseduta,
neppure sai chi sono.
Io non sono invisibile,
sono semplicemente meravigliosa
Sento il mio cuore prendere la corsa per la prima volta
Mi sento viva, mi sento straordinaria
Danzo perché amo
Danzo perché sogno
Danzo perchè non ne posso più
Danzo per arrestare le grida
Danzo per rompere le regole
Danzo per fermare il dolore
Danzo per rovesciare tutto sottosopra.
E' ora di spezzare la catena,
oh sì Spezzare la catena
Danza, sollevati
Nel mezzo di questa follia, noi ci ergeremo,
Io so che c'è un mondo migliore,
Prendi per mano le tue sorelle e i tuoi fratelli
Cerca di raggiungere ogni donna e ogni bambina
Questo è il mio corpo, il mio corpo è sacro
Basta scuse, basta abusi
Noi siamo madri, noi siamo maestre,
Noi siamo bellissime, bellissime creature
Danza, sollevati
Sorella, non mi aiuterai?
Sorella, non ti solleverai?
Danza, sollevati
E' ora di spezzare la catena,
oh sì Spezzare la catena
(**) Elenco delle associazioni della ‘Rete di donne per la politica’: Laboratorio politico di donne, UDI Genova 25 novembre 2008, Generazioni di donne, Marea, UDI Genova Biblioteca Margherita Ferro, Società per Azioni Politiche di Donne, Coordinamento Donne CGIL Genova e Liguria, Coordinamento pari opportunità UIL di Genova e della Liguria, Asociazione Usciamo dal silenzio, Rete delle donne per la rivoluzione gentile, AIED, Archinaute, Laboratorio AG-AboutGender, Co.Li.Do.Lat, Legendaria, Gruppo Mafalda Sampierdarena, Il Cerchio delle Relazioni, Arcilesbica, Rete 194.
(Paola Pierantoni)
Il motivo sta nel titolo e nelle parole (*) che accompagnano la musica, break the chain, spezza la catena: la catena della violenza sulle donne.
Appena arrivate nella sala, prima di iniziare, le donne guardano perplesse un video scoraggiante per chi non sia adolescente o giovanissima: pare impossibile riuscire a imparare quella sequanza complicata, impossibile imitare quei movimenti veloci ed elastici.
Però non c’è dubbio che si debba e si voglia tentare, e le donne si dispongono in file sotto la guida di Gloria, una giovane e bravissima insegnante di danza.
Incredibilmente, in un’ora di pazienti ripetizioni dei gesti, l’obiettivo è raggiunto.
Si tornerà magari ancora una volta, per mettere a punto i dettagli, ma il fatto è che l’impossibile è diventato possibile.
Altre stanno imparando la sequenza di danza studiandosela attraverso il video didattico che circola in internet.
Questa cosa sta avvenendo in tutto il mondo, e in tutto il mondo il 14 febbraio le donne si riuniranno per ballare su questo ritmo, o per esserci e basta.
Questo flash mob planetario è stato ideato e lanciato dalla scrittrice americana Eve Ensler, ed ha per sigla One billion rising: "Un miliardo di donne violate è un’atrocità, un miliardo di donne che ballano è una rivoluzione, un miliardo di donne che danzano scuoterà la Terra”. Il video che presenta l’iniziativa è da vedere:
A Genova la manifestazione si svolgerà alle ore 17.00 del 14 febbraio 2013, in Piazza De Ferrari.
L’hanno organizzata insieme le donne di “Se non ora quando Genova” e della “Rete di donne per la politica”, coordinamento che raccoglie venti associazioni di donne (**): un mondo di diversità che ha trovato la strada per agire insieme.
(*) Le parole di ‘Break the chain’:
Sollevo le braccia al cielo
Prego in ginocchio
Non ho più paura
Io attraverserò quella soglia
Cammina, danza, sollevati
Posso vedere un mondo
dove tutte viviamo sicure
e libere da ogni oppressione
Non più stupro, o incesto, o abuso
Le donne non sono proprietà T
u non mi hai mai posseduta,
neppure sai chi sono.
Io non sono invisibile,
sono semplicemente meravigliosa
Sento il mio cuore prendere la corsa per la prima volta
Mi sento viva, mi sento straordinaria
Danzo perché amo
Danzo perché sogno
Danzo perchè non ne posso più
Danzo per arrestare le grida
Danzo per rompere le regole
Danzo per fermare il dolore
Danzo per rovesciare tutto sottosopra.
E' ora di spezzare la catena,
oh sì Spezzare la catena
Danza, sollevati
Nel mezzo di questa follia, noi ci ergeremo,
Io so che c'è un mondo migliore,
Prendi per mano le tue sorelle e i tuoi fratelli
Cerca di raggiungere ogni donna e ogni bambina
Questo è il mio corpo, il mio corpo è sacro
Basta scuse, basta abusi
Noi siamo madri, noi siamo maestre,
Noi siamo bellissime, bellissime creature
Danza, sollevati
Sorella, non mi aiuterai?
Sorella, non ti solleverai?
Danza, sollevati
E' ora di spezzare la catena,
oh sì Spezzare la catena
(**) Elenco delle associazioni della ‘Rete di donne per la politica’: Laboratorio politico di donne, UDI Genova 25 novembre 2008, Generazioni di donne, Marea, UDI Genova Biblioteca Margherita Ferro, Società per Azioni Politiche di Donne, Coordinamento Donne CGIL Genova e Liguria, Coordinamento pari opportunità UIL di Genova e della Liguria, Asociazione Usciamo dal silenzio, Rete delle donne per la rivoluzione gentile, AIED, Archinaute, Laboratorio AG-AboutGender, Co.Li.Do.Lat, Legendaria, Gruppo Mafalda Sampierdarena, Il Cerchio delle Relazioni, Arcilesbica, Rete 194.
(Paola Pierantoni)
Etichette:
Donne,
femminicidio,
femminismo,
OLI 364,
Paola Pierantoni,
POLITICA,
violenza
OLI 364: ELEZIONI - Il politico e la cessione del quinto
Vorrei segnalare un'importante iniziativa di questa campagna elettorale, che credo potrà incidere in maniera determinante sul risultato della stessa.
L’evento fa sicuramente leva su tutti gli elettori, e non sono pochi, ad oggi ancora d’orientamento incerto. Il politico che desidera incrementare il proprio corpo elettorale si presenta al più vicino “Centro per l'impiego” della propria città, dove può consultare la lista dei disoccupati e da questa scegliere un nominativo.
Stipula con il disoccupato un regolare contratto con il quale si impegna a versargli mensilmente 1/5 del proprio stipendio, oltre ad accompagnarlo personalmente nel percorso di ricerca di un lavoro.
La rata mensile verrà sospesa quando il reinserimento lavorativo avrà prodotto per il disoccupato un regolare contratto di lavoro.
L’iniziativa, deducibile fiscalmente, trattandosi di spese per campagna elettorale, produrrà per il politico una sostanziale portata di voti, quali, oltre a quello del disoccupato stesso, quelli di amici e parenti vicini e lontani. I “Centri per l'impiego” invitano i politici interessati ad una sollecita presentazione agli sportelli.
(Maria Profumo)
L’evento fa sicuramente leva su tutti gli elettori, e non sono pochi, ad oggi ancora d’orientamento incerto. Il politico che desidera incrementare il proprio corpo elettorale si presenta al più vicino “Centro per l'impiego” della propria città, dove può consultare la lista dei disoccupati e da questa scegliere un nominativo.
Stipula con il disoccupato un regolare contratto con il quale si impegna a versargli mensilmente 1/5 del proprio stipendio, oltre ad accompagnarlo personalmente nel percorso di ricerca di un lavoro.
La rata mensile verrà sospesa quando il reinserimento lavorativo avrà prodotto per il disoccupato un regolare contratto di lavoro.
L’iniziativa, deducibile fiscalmente, trattandosi di spese per campagna elettorale, produrrà per il politico una sostanziale portata di voti, quali, oltre a quello del disoccupato stesso, quelli di amici e parenti vicini e lontani. I “Centri per l'impiego” invitano i politici interessati ad una sollecita presentazione agli sportelli.
(Maria Profumo)
OLI 364: COMUNE - Un registro che non piace alla sinistra
Sono passati tre anni da quando su Oli 249 abbiamo parlato del Pubblico registro delle lamentele instaurato con un decreto legge in Portogallo nel lontano 2005. A Genova, nel Consiglio comunale del 29 gennaio 2013, una soluzione simile è stata prospettata dal gruppo del M5Stelle, ed ha ottenuto un insperato successo che non ha però portato alla sua adozione, per un solo voto.
L'occasione per la proposta è stata l'approvazione da parte del Consiglio comunale di un nuovo regolamento per i controlli dell'attività amministrativa del Comune e delle sue aziende partecipate, voluto dal Sindaco e dalla Giunta anche per ottemperare sul fotofinish al solito obbligo di legge. Con un emendamento inserito nell'articolo riguardante, in un qualche modo, le metodologie di lavoro, il M5Stelle ha proposto la creazione di un registro digitale pubblico, dove potessero essere inserite le proposte e le segnalazioni dei cittadini nei confronti del lavoro degli uffici pubblici. Il Registro, liberamente consultabile, avrebbe dovuto entrare a far parte del sistema di qualità certificata del Comune, per trasformare le segnalazioni di possibili non conformità, con l'obbligo quindi di correzione da parte dell'ufficio interessato.
Oggi il Comune usa il classico sistema della segnalazione fatta in modo privato, per cui non esiste la possibilità per il cittadini di vedere l'insieme delle segnalazioni. Il registro proposto avrebbe risolto questa mancanza, e avrebbe costituito un forte impulso alla trasparenza dell'amministrazione.
L'emendamento ha ottenuto 18 voti favorevoli e 19 contrari. Peccato per due assenti che con la loro presenza avrebbero potuto cambiare il risultato e dotare Genova di un valido strumento di interlocuzione democratica con il Comune, facile da usare, online e significativo.
Si osserva un silenzio della stampa locale su questo fatto, interessata invece al gravissimo problema delle pietre "filosofali" di Via Garibaldi, a detta di alcuni non numerate prima di essere rimosse. Riportiamo per completezza di informazione l'Ordine del giorno del Consiglio comunale citato. Da notare l'adozione della procedura d'urgenza, che viene normalmente utilizzata tutte le settimane, anche per consentire di far votare le delibere di Giunta del giovedi in Consiglio già il martedi successivo. Stay tuned!
(Stefano De Pietro)
Etichette:
Comune,
OLI 364,
POLITICA,
Pubblica amministrazione,
Stefano De Pietro
OLI 364: GENOVA - San Valentino con Le Serre
Un anno fa pareva non ci fosse speranza per la Valletta di San Nicola (OLI 333) . I nodi da sciogliere erano troppi insieme ai soldi sprecati e a quelli in ballo.
Loro parlavano di orti urbani, vivai e serre storiche, per un’area dove la parola parcheggio occhieggiava furbastra tra le fronde del territorio in abbandono, fissata nero su bianco nel PUC. E ne parlavano mentre andava in onda l’agonia dell’Istituto Assistenziale Brignole grazie ad una gestione amministrativa dissennata e priva di controllo.
Oggi la situazione per l’Istituto Brignole, al quale fa capo l’area, è come allora, ma almeno ci si può permettere di sperare.
Cambiata la giunta comunale, l'intenzione dei nuovi arrivati sembra essere quella di bloccare l’edificazione dei silos (su cui anche la Regione ha espresso parere negativo) alla Valletta di San Nicola e di acquisire l’area di proprietà del Brignole – non appena superati i vincoli della legge di stabilità. Per questo, il vicesindaco Stefano Bernini e l’assessore Valeria Garotta si sono dimostrati interessati alla proposta del Comitato Le Serre che ha elaborato un progetto affinché l'area venga utilizzata come giardino di quartiere, con orti urbani collettivi e individuali, con la valorizzazione turistico-museale delle serre contenenti le collezioni di felci e piante esotiche e una sperimentazione per la riproduzione vivaistica di flora autoctona.
Il Comitato presenterà il proprio progetto in un incontro pubblico il 14 febbraio alle ore 21.00 nell’Auditorium della Parrocchia di San Nicola.
(Giovanna Profumo)
Loro parlavano di orti urbani, vivai e serre storiche, per un’area dove la parola parcheggio occhieggiava furbastra tra le fronde del territorio in abbandono, fissata nero su bianco nel PUC. E ne parlavano mentre andava in onda l’agonia dell’Istituto Assistenziale Brignole grazie ad una gestione amministrativa dissennata e priva di controllo.
Oggi la situazione per l’Istituto Brignole, al quale fa capo l’area, è come allora, ma almeno ci si può permettere di sperare.
Cambiata la giunta comunale, l'intenzione dei nuovi arrivati sembra essere quella di bloccare l’edificazione dei silos (su cui anche la Regione ha espresso parere negativo) alla Valletta di San Nicola e di acquisire l’area di proprietà del Brignole – non appena superati i vincoli della legge di stabilità. Per questo, il vicesindaco Stefano Bernini e l’assessore Valeria Garotta si sono dimostrati interessati alla proposta del Comitato Le Serre che ha elaborato un progetto affinché l'area venga utilizzata come giardino di quartiere, con orti urbani collettivi e individuali, con la valorizzazione turistico-museale delle serre contenenti le collezioni di felci e piante esotiche e una sperimentazione per la riproduzione vivaistica di flora autoctona.
Il Comitato presenterà il proprio progetto in un incontro pubblico il 14 febbraio alle ore 21.00 nell’Auditorium della Parrocchia di San Nicola.
(Giovanna Profumo)
Etichette:
Brignole,
Comitato Le Serre,
Genova,
Giovanna Profumo,
OLI 364,
Orti Urbani,
PUC,
Serre storiche,
Valletta San Nicola
OLI 364: TEATROGIORNALE - AAA giovani italiani cedesi
A partire dal 31 gennaio 2013 OLINEWS pubblica i contributi di Arianna Musso che, ispirandosi ad una notizia, ne trarrà un testo letterario.
Dal corriere.it: Ricerca in Italia? Meglio fare il lampredotto.
Firenze, pensilina dell'autobus.
Una giovane donna bionda alza il cappuccio della figlia più grande. La bambina sta giocando con i piedi della sorellina che escono dal marsupio. La piccola avrà sei mesi, occhi azzurri, cappellino rosa.
- Look, bird! - Esclama la donna indicando un merlo che vola.
- Dove?- La grande smette di torturare il piede della sorellina e alza il naso.
- Dove si dice where. Anche se non abitiamo più a Zurigo può sempre capitare che incontri dei bambini non italiani, magari dei turisti, devi saper parlare con loro - La mamma le parla sorridendo, con un dito tra le mani della piccola.
- Dei bambini come Anne?- La bimba continua a tirare il piedino della sorellina.
- Come Anne, come Can, come Didier.
- Ma Can era turco.
- Ma parlavamo in inglese, ti ricordi ?
- Torniamo a Zurigo ?
- No amore, non torniamo più a Zurigo perché la mamma ha cambiato lavoro: non faccio più la ricercatrice in medicina molecolare ma vendo i panini col lampredotto più buoni di Firenze.-
- Insieme a nonna Gilda!- grida la bambina e saltella felice del tono entusiasta della sua mamma.
Arriva l'autobus, la mamma la prende per mano e la tira per farla salire; la bimba sfila inavvertitamente la scarpina di lana rosa della sorella che cade sul marciapiede.
(Arianna Musso)
Segnalazione: venerdì 8 febbraio ore 17,30 circolo Zenzero, via G. Torti 35 Genova, presentazione del numero 4 della rivista "Quaderni di San Precario"
Dal corriere.it: Ricerca in Italia? Meglio fare il lampredotto.
Firenze, pensilina dell'autobus.
Una giovane donna bionda alza il cappuccio della figlia più grande. La bambina sta giocando con i piedi della sorellina che escono dal marsupio. La piccola avrà sei mesi, occhi azzurri, cappellino rosa.
- Look, bird! - Esclama la donna indicando un merlo che vola.
- Dove?- La grande smette di torturare il piede della sorellina e alza il naso.
- Dove si dice where. Anche se non abitiamo più a Zurigo può sempre capitare che incontri dei bambini non italiani, magari dei turisti, devi saper parlare con loro - La mamma le parla sorridendo, con un dito tra le mani della piccola.
- Dei bambini come Anne?- La bimba continua a tirare il piedino della sorellina.
- Come Anne, come Can, come Didier.
- Ma Can era turco.
- Ma parlavamo in inglese, ti ricordi ?
- Torniamo a Zurigo ?
- No amore, non torniamo più a Zurigo perché la mamma ha cambiato lavoro: non faccio più la ricercatrice in medicina molecolare ma vendo i panini col lampredotto più buoni di Firenze.-
- Insieme a nonna Gilda!- grida la bambina e saltella felice del tono entusiasta della sua mamma.
Arriva l'autobus, la mamma la prende per mano e la tira per farla salire; la bimba sfila inavvertitamente la scarpina di lana rosa della sorella che cade sul marciapiede.
(Arianna Musso)
Segnalazione: venerdì 8 febbraio ore 17,30 circolo Zenzero, via G. Torti 35 Genova, presentazione del numero 4 della rivista "Quaderni di San Precario"
Etichette:
Arianna Musso,
Circolo Zenzero,
Lavoro,
OLI 364,
precariato,
ricerca,
TEATROGIORNALE,
Università
giovedì 31 gennaio 2013
OLI 363: SOMMARIO
PAROLE DEGLI OCCHI - Vita di coppia (a cura di Giorgio Bergami)
PALESTINA - La nonviolenza non fa notizia (Maria Di Pietro)
ILVA - Il linguaggio della procura e quello della busta paga (Giovanna Profumo)
ELEZIONI - Non sarà il solito Benvenuti al Sud (Bianca Vergati)
SOCIETA' - Pasta Madre Day (Ivo Ruello)
TEATROGIORNALE - Diario di una mamma in terra straniera (Arianna Musso)
PALESTINA - La nonviolenza non fa notizia (Maria Di Pietro)
ILVA - Il linguaggio della procura e quello della busta paga (Giovanna Profumo)
ELEZIONI - Non sarà il solito Benvenuti al Sud (Bianca Vergati)
SOCIETA' - Pasta Madre Day (Ivo Ruello)
TEATROGIORNALE - Diario di una mamma in terra straniera (Arianna Musso)
OLI 363: PALESTINA - La nonviolenza non fa notizia
Serata partecipata quella di giovedi 24 gennaio che ha visto coinvolti esponenti della Lista Marco Doria del Comune di Genova e l'Assessore comunale alla legalità e diritti Elena Fiorini all'incontro con Abdallah Abu Rahma, coordinatore dei comitati di resistenza nonviolenta palestinese ed attivista per i diritti umani, e con Luisa Morgantini, già vice presidente del Parlamento Europeo.
Dopo la visione di alcuni filmati sugli ultimi eventi che stanno accadendo in Palestina si è affrontato il tema della resistenza nonviolenta.
Nonviolenza intesa come lotta organizzata contro il muro e contro gli insediamenti. Palestinesi con attivisti israeliani e internazionali, attraverso i Comitati Popolari, si organizzano in modo creativo, come è successo recentemente per la costruzione di Bab Al Shams (Porta del Sole) in cui sono stati coinvolti i partiti, le autorità palestinesi e la società civile. All'indomani del voto sul riconoscimento della Palestina come membro osservatore delle Nazioni Unite, il governo israeliano ha proclamato la costruzione di un nuovo insediamento a est di Gerusalemme sui territori occupati: così i Comitati Popolari hanno pensato che dovevano impedire questa nuova colonizzazione in quell'area estremamente importante per il futuro stato palestinese; se venisse costruito l'insediamento questo taglierebbe tra nord e sud la Cisgiordania, con Gerusalemme in mezzo. L'azione è stata quella di costruire un villaggio su quell'area con cinquanta tende e con l'aiuto di mille attivisti; per un popolo costantemente vigilato quest'azione anche se svolta in segretezza non è stata facile. Con astuzia, ingegno e soprattutto coraggio, il villaggio è stato costruito anche se il giorno dopo è stato evacuato dalla polizia israeliana (vedi Oli 362).
“Nonviolenza è resistenza all'occupazione, ai soprusi, alla prevaricazione dei diritti umani” afferma Enrico Pignone, consigliere comunale e capolista della Lista Marco Doria: “il potere della nonviolenza dà ai palestinesi gli strumenti di sfidare chi li sta soggiogando”. Le azioni di nonviolenza palestinese non consistono solo nell'organizzare manifestazioni per fermare l'occupazione e rivendicare il diritto alla propria terra, all'acqua e altre risorse sottratte dal governo israeliano, ma è anche aiutare le famiglie dei prigionieri, pagare le spese legali e sostenere le persone dei villaggi sotto repressione. Abdallah afferma che la nonviolenza è la strada più efficace per combattere l'occupazione. Ma non è semplice usare questa forma di lotta quando dall'altra parte i militari continuano ad usare violenza e repressione sui palestinesi; in questi anni sono 33 i palestinesi uccisi nei villaggi in cui è stato costruito il muro e 1500 le persone arrestate.
“Gli israeliani giocano sulla compiacenza e la complicità internazionale” dice la Morgantini “nessuno ferma il governo israeliano con la sua politica di colonizzazione”. La comunità Europea è responsabile perché permette ad Israele di essere impunita, anche noi abbiamo una grande responsabilità nel far conoscere l'esistenza di queste lotte, bisogna rompere gli stereotipi che i palestinesi sono quelli che ci fanno vedere in tv. I media dovrebbero svolgere un ruolo importante in questa fase ed invece sono silenti, come è avvenuto durante la serata alla quale non si è presentato nessun giornalista o tv locale con la scusa della campagna elettorale in atto. Forse non interessa la vita del popolo palestinese o forse non si ha ancora il coraggio di denunciare la politica di morte da parte del governo israeliano o forse la notizia non fa scalpore se si associa la parola “nonviolenza” alle azioni dei palestinesi. Tutto questo è irresponsabile da parte dei media, cominciando dal nostro corrispondente Rai del Medio Oriente Claudio Pagliara che, come dice la Morgantini, parla di Palestina seduto nel suo ufficio di Gerusalemme.
La serata non è stata solo un'opportunità per ascoltare le testimonianze dalla Palestina ma anche uno stimolo per le istituzioni comunali a cui è stato chiesto di firmare una dichiarazione di sostegno ai comitati popolari e di riconoscimento del villaggio di Bab Al Shams come simbolo di resistenza.
“Tutti possiamo fare qualcosa perchè la nostra lotta e i nostri diritti vengano riconosciuti” afferma Abdallah “non vogliamo più né morire noi né che muoiano israeliani; l'umanità ha bisogno anche di voi e di questa lotta comune per riuscire a far cessare l'occupazione militare”.
(Maria Di Pietro)
“Nonviolenza è resistenza all'occupazione, ai soprusi, alla prevaricazione dei diritti umani” afferma Enrico Pignone, consigliere comunale e capolista della Lista Marco Doria: “il potere della nonviolenza dà ai palestinesi gli strumenti di sfidare chi li sta soggiogando”. Le azioni di nonviolenza palestinese non consistono solo nell'organizzare manifestazioni per fermare l'occupazione e rivendicare il diritto alla propria terra, all'acqua e altre risorse sottratte dal governo israeliano, ma è anche aiutare le famiglie dei prigionieri, pagare le spese legali e sostenere le persone dei villaggi sotto repressione. Abdallah afferma che la nonviolenza è la strada più efficace per combattere l'occupazione. Ma non è semplice usare questa forma di lotta quando dall'altra parte i militari continuano ad usare violenza e repressione sui palestinesi; in questi anni sono 33 i palestinesi uccisi nei villaggi in cui è stato costruito il muro e 1500 le persone arrestate.
“Gli israeliani giocano sulla compiacenza e la complicità internazionale” dice la Morgantini “nessuno ferma il governo israeliano con la sua politica di colonizzazione”. La comunità Europea è responsabile perché permette ad Israele di essere impunita, anche noi abbiamo una grande responsabilità nel far conoscere l'esistenza di queste lotte, bisogna rompere gli stereotipi che i palestinesi sono quelli che ci fanno vedere in tv. I media dovrebbero svolgere un ruolo importante in questa fase ed invece sono silenti, come è avvenuto durante la serata alla quale non si è presentato nessun giornalista o tv locale con la scusa della campagna elettorale in atto. Forse non interessa la vita del popolo palestinese o forse non si ha ancora il coraggio di denunciare la politica di morte da parte del governo israeliano o forse la notizia non fa scalpore se si associa la parola “nonviolenza” alle azioni dei palestinesi. Tutto questo è irresponsabile da parte dei media, cominciando dal nostro corrispondente Rai del Medio Oriente Claudio Pagliara che, come dice la Morgantini, parla di Palestina seduto nel suo ufficio di Gerusalemme.
La serata non è stata solo un'opportunità per ascoltare le testimonianze dalla Palestina ma anche uno stimolo per le istituzioni comunali a cui è stato chiesto di firmare una dichiarazione di sostegno ai comitati popolari e di riconoscimento del villaggio di Bab Al Shams come simbolo di resistenza.
“Tutti possiamo fare qualcosa perchè la nostra lotta e i nostri diritti vengano riconosciuti” afferma Abdallah “non vogliamo più né morire noi né che muoiano israeliani; l'umanità ha bisogno anche di voi e di questa lotta comune per riuscire a far cessare l'occupazione militare”.
(Maria Di Pietro)
OLI 363: ILVA - Il linguaggio della procura e quello della busta paga
Patrizia Todisco è tutta in una notizia Ansa del 30 gennaio 2013 ore 13.40
TARANTO - Il gip del Tribunale di Taranto Patrizia Todisco ha rigettato la richiesta dell'Ilva di revocare il sequestro preventivo dei prodotti finiti e semilavorati giacenti sulle banchine del porto, finalizzando il ricavato della vendita al pagamento degli stipendi e alle opere di ambientalizzazione previste da L'Aia. Il Gip ha precisato “Nessuna norma dell'ordinamento giuridico contempla la possibilità di una restituzione di beni sottoposti a sequestro preventivo, per giunta in favore di soggetti indagati proprio per i reati di cui i beni sottoposti a vincolo costituiscano prodotto, sulla base di esigenze particolari o dichiarazioni di intenti circa la destinazione delle somme ricavabili dalla vendita dei beni, che vengano ad essere dedotte dall'interessato”.
Traduzione: non avevate la facoltà di produrre, lo avete fatto ugualmente, i vostri coils sono corpo di reato, non si possono restituire tanto più a “soggetti indagati” come il Presidente Bruno Ferrante.
Si attende il pronunciamento della Corte Costituzionale sulla legge 231 che, in assenza di un piano B, è ad oggi l'unica garanzia in mano ai dipendenti del gruppo per contare sul salario futuro, sempre che la conferma del sequestro dei rotoli (valore commerciale un miliardo di Euro) non spinga l’azienda ad esacerbare lo scontro minacciando nuovamente la sospensione del pagamento degli stipendi del mese di Gennaio, alimentando manifestazioni nelle piazze tarantine e genovesi.
In questo scenario, il linguaggio della Procura diventa incomprensibile per chi può parlare solo quello della busta paga che è affitto, mutuo, cibo, bollette e spesso figli a casa che studiano o sono disoccupati. In questi termini non c’è spazio per la comprensione delle faccende giudiziarie. La famiglia agli arresti è vittima, agli occhi di molti, di una magistratura ostinata, intenta a voler spezzare le gambe alla proprietà e ad annientare la filiera siderurgica italiana. Le trasmissioni televisive diventano di parte, i dati epidemiologici sono taroccati, la giustizia italiana ingiusta, incapace di comprendere che la legge 231 non è ad aziendam ma tutela i ventimila e oltre posti di lavoro. Questo - in estrema, edulcorata sintesi - il pensiero dominante dei ventimila che dal siderurgico e dalla proprietà dipendono. Nessuno di loro ha tempo per immaginare scenari diversi, per cogliere i limiti di una legge che politica, governo, sindacati, dichiarano essere la migliore delle leggi possibili. E nemmeno di giudicare articoli di stampa nei quali è scritto che “gran parte del tesoro dei Riva è all’estero” e “che la cassaforte del gruppo è in Lusserburgo dove esiste una fitta rete di società controllate”.
Nonostante il contesto, anche quest’anno Guido Rossa è stato giustamente ricordato all’Ilva di Genova. L’anniversario del suo assassinio scandisce il tempo che passa sullo stabilimento e su tutto il Gruppo Ilva, e su quanto si doveva e poteva fare e non si è fatto, principalmente per indolenza. Da trentaquattro anni.
(Giovanna Profumo - foto dell'autrice)
TARANTO - Il gip del Tribunale di Taranto Patrizia Todisco ha rigettato la richiesta dell'Ilva di revocare il sequestro preventivo dei prodotti finiti e semilavorati giacenti sulle banchine del porto, finalizzando il ricavato della vendita al pagamento degli stipendi e alle opere di ambientalizzazione previste da L'Aia. Il Gip ha precisato “Nessuna norma dell'ordinamento giuridico contempla la possibilità di una restituzione di beni sottoposti a sequestro preventivo, per giunta in favore di soggetti indagati proprio per i reati di cui i beni sottoposti a vincolo costituiscano prodotto, sulla base di esigenze particolari o dichiarazioni di intenti circa la destinazione delle somme ricavabili dalla vendita dei beni, che vengano ad essere dedotte dall'interessato”.
Traduzione: non avevate la facoltà di produrre, lo avete fatto ugualmente, i vostri coils sono corpo di reato, non si possono restituire tanto più a “soggetti indagati” come il Presidente Bruno Ferrante.
Si attende il pronunciamento della Corte Costituzionale sulla legge 231 che, in assenza di un piano B, è ad oggi l'unica garanzia in mano ai dipendenti del gruppo per contare sul salario futuro, sempre che la conferma del sequestro dei rotoli (valore commerciale un miliardo di Euro) non spinga l’azienda ad esacerbare lo scontro minacciando nuovamente la sospensione del pagamento degli stipendi del mese di Gennaio, alimentando manifestazioni nelle piazze tarantine e genovesi.
In questo scenario, il linguaggio della Procura diventa incomprensibile per chi può parlare solo quello della busta paga che è affitto, mutuo, cibo, bollette e spesso figli a casa che studiano o sono disoccupati. In questi termini non c’è spazio per la comprensione delle faccende giudiziarie. La famiglia agli arresti è vittima, agli occhi di molti, di una magistratura ostinata, intenta a voler spezzare le gambe alla proprietà e ad annientare la filiera siderurgica italiana. Le trasmissioni televisive diventano di parte, i dati epidemiologici sono taroccati, la giustizia italiana ingiusta, incapace di comprendere che la legge 231 non è ad aziendam ma tutela i ventimila e oltre posti di lavoro. Questo - in estrema, edulcorata sintesi - il pensiero dominante dei ventimila che dal siderurgico e dalla proprietà dipendono. Nessuno di loro ha tempo per immaginare scenari diversi, per cogliere i limiti di una legge che politica, governo, sindacati, dichiarano essere la migliore delle leggi possibili. E nemmeno di giudicare articoli di stampa nei quali è scritto che “gran parte del tesoro dei Riva è all’estero” e “che la cassaforte del gruppo è in Lusserburgo dove esiste una fitta rete di società controllate”.
Nonostante il contesto, anche quest’anno Guido Rossa è stato giustamente ricordato all’Ilva di Genova. L’anniversario del suo assassinio scandisce il tempo che passa sullo stabilimento e su tutto il Gruppo Ilva, e su quanto si doveva e poteva fare e non si è fatto, principalmente per indolenza. Da trentaquattro anni.
(Giovanna Profumo - foto dell'autrice)
Etichette:
Giovanna Profumo,
GIUSTIZIA,
Guido Rossa,
ILVA,
OLI 363,
Patrizia Todisco,
Riva,
Taranto
OLI 363: ELEZIONI - Non sarà il solito Benvenuti al Sud
Si fa un gran parlare della Lombardia come ago della bilancia alle prossime consultazioni elettorali, ma sotto sotto s’indovina il Sud come altra incognita, una parte del Paese dal voto volatile, che premia con furore una parte o l’altra della politica, sperando ogni volta invano che ci si ricordi delle sue belle terre non soltanto quando si devono appiccicare i manifesti.
Se infatti contano i seggi al Senato della Puglia, ben più determinanti sono quelli della Sicilia. E se là il territorio appare più felice, omettendo l’Ilva, qui imperano disgregazione sociale, disoccupazione giovanile al massimo dei record europei, mafie dai molti nomi, dai colletti bianchi e dall’accento anche nordista.
Molto tempo e macerie sono passate dalla prima volta di B. in Sicilia, un sessanta a zero che lasciò tramortita la sinistra, ed ecco far capolino sondaggi da brivido, a pochi mesi dalla vittoria alle Regionali del centrosinistra, sia pure con la metà dell’elettorato: un 29 per cento per il centrodestra, contro il 29 e mezzo della controparte secondo La7 a Ottoemezzo del 30/1 e un pareggio sul Tg3 del 29/1, senza contare il M5Stelle.
Hai voglia a nominare assessori regionali come Zichichi. L’illustre scienziato di Erice pare ancora immerso nel suo incantato e foschioso borgo medievale, mentre l’altro assessore, il menestrello Battiato, per ora non ha fatto presa con le sue note.
Non soltanto il Palermo, una squadra di calcio dal cuore grande, scivola in serie B, persino la città di Palermo, che aveva salutato con i tamburelli il ritorno del sindaco Orlando, sembra sopita in una stratificata inerzia. Nulla è cambiato, neppure nell’immagine; un traffico da Shangai, puzzolente e irriverente persino nei suoi angoli più belli, non esiste un pezzetto di area pedonale neanche davanti alle sue architetture meravigliose.
Spazzatura ovunque, dai vicoli alle cittadine intorno.
Eppure non tutta la Sicilia è così, trovi città tirate a lucido, spazzate, con il passeggio sul lastricato splendente, distese di ulivi e aranci in una campagna curata, costellata di fiori azzurri e gialli anche in gennaio.
Forse per risollevarsi non basta più la delega passiva al leader taumaturgo, ma una diversa cooperazione sociale tra i cittadini e chi li rappresenta. Per restare nella metafora calcistica, Palermo, la Sicilia, il Sud soffrono della disaffezione di un pubblico volubile e al tempo stesso esigente che ha dato molto e al tempo stesso troppo poco. Le giuste pretese di una vita migliore al Sud si scontrano magari quotidianamente con una certa latitanza del senso civico, a fronte di un autentico anelito al cambiamento, a cui la politica non riesce a dare un senso.
Ecco dunque che forze nuove come quelle messe in campo da un disinvolto magistrato insulano spaventano non soltanto il Pd, ma anche chi dello psiconano e della sua cerchia, per dirla alla Grillo, non ne può più. Forze nuove di tutto rispetto s’intende, che fanno della legalità una bandiera, ma candidano in Campania un tale Aniello Di Nardo, capopopolo dallo slogan “condono edilizio passato, presente e futuro”, mentre "Napoli non merita soltano promesse" titola l'Unità del 31 /1 dopo che gli autobus hanno smesso il servizio perchè senza benzina: amministra la città un volenteroso sindaco-ex magistrato, altro leader del movimento delle toghe.
(Bianca Vergati)
Se infatti contano i seggi al Senato della Puglia, ben più determinanti sono quelli della Sicilia. E se là il territorio appare più felice, omettendo l’Ilva, qui imperano disgregazione sociale, disoccupazione giovanile al massimo dei record europei, mafie dai molti nomi, dai colletti bianchi e dall’accento anche nordista.
Molto tempo e macerie sono passate dalla prima volta di B. in Sicilia, un sessanta a zero che lasciò tramortita la sinistra, ed ecco far capolino sondaggi da brivido, a pochi mesi dalla vittoria alle Regionali del centrosinistra, sia pure con la metà dell’elettorato: un 29 per cento per il centrodestra, contro il 29 e mezzo della controparte secondo La7 a Ottoemezzo del 30/1 e un pareggio sul Tg3 del 29/1, senza contare il M5Stelle.
Hai voglia a nominare assessori regionali come Zichichi. L’illustre scienziato di Erice pare ancora immerso nel suo incantato e foschioso borgo medievale, mentre l’altro assessore, il menestrello Battiato, per ora non ha fatto presa con le sue note.
Non soltanto il Palermo, una squadra di calcio dal cuore grande, scivola in serie B, persino la città di Palermo, che aveva salutato con i tamburelli il ritorno del sindaco Orlando, sembra sopita in una stratificata inerzia. Nulla è cambiato, neppure nell’immagine; un traffico da Shangai, puzzolente e irriverente persino nei suoi angoli più belli, non esiste un pezzetto di area pedonale neanche davanti alle sue architetture meravigliose.
Spazzatura ovunque, dai vicoli alle cittadine intorno.
Eppure non tutta la Sicilia è così, trovi città tirate a lucido, spazzate, con il passeggio sul lastricato splendente, distese di ulivi e aranci in una campagna curata, costellata di fiori azzurri e gialli anche in gennaio.
Forse per risollevarsi non basta più la delega passiva al leader taumaturgo, ma una diversa cooperazione sociale tra i cittadini e chi li rappresenta. Per restare nella metafora calcistica, Palermo, la Sicilia, il Sud soffrono della disaffezione di un pubblico volubile e al tempo stesso esigente che ha dato molto e al tempo stesso troppo poco. Le giuste pretese di una vita migliore al Sud si scontrano magari quotidianamente con una certa latitanza del senso civico, a fronte di un autentico anelito al cambiamento, a cui la politica non riesce a dare un senso.
Ecco dunque che forze nuove come quelle messe in campo da un disinvolto magistrato insulano spaventano non soltanto il Pd, ma anche chi dello psiconano e della sua cerchia, per dirla alla Grillo, non ne può più. Forze nuove di tutto rispetto s’intende, che fanno della legalità una bandiera, ma candidano in Campania un tale Aniello Di Nardo, capopopolo dallo slogan “condono edilizio passato, presente e futuro”, mentre "Napoli non merita soltano promesse" titola l'Unità del 31 /1 dopo che gli autobus hanno smesso il servizio perchè senza benzina: amministra la città un volenteroso sindaco-ex magistrato, altro leader del movimento delle toghe.
(Bianca Vergati)
OLI 363: SOCIETA' - Pasta Madre Day
Da circa un anno e mezzo sono uno spacciatore: le clienti sono per lo più donne, mi contattano via mail, ci si accorda su dove vederci, io vado e consegno. Gratis. Cosa? Un pezzo di pasta madre, con cui si può iniziare a produrre il proprio pane casalingo.
Negli ultimi anni è sicuramente aumentato il numero di italiani che producono da sé il proprio pane, vuoi utilizzando le piccole ed economiche “macchine del pane”, vuoi eseguendo manualmente i vari passi che portano all’uscita dal forno di casa di una pagnotta profumata: un fenomeno in crescita dovuto sicuramente al piacere di produrre il proprio pane come si desidera, ma forse anche alla convenienza economica.
Sulle materie prime ognuno segue il proprio gusto, ormai sono a disposizione diverse decine di tipi di farina, ma una scelta quasi esistenziale è costituita dal tipo di lievito utilizzato: se la maggioranza dei “panificatori casalinghi” usano il lievito di birra, che garantisce tempi rapidi e risultati sicuri, molti, come il sottoscritto, preferiscono utilizzare la pasta madre. Perché tale scelta? La pasta madre, o lievito naturale che dir si voglia, è più difficile da trattare, i tempi di lievitazione sono molto più lunghi, ma il risultato è un pane che si mantiene fresco più a lungo, con un profumo molto più intenso (ma non acido), maggiormente digeribile, specialmente se prodotto con farina integrale.
Ma come produrre la propria pasta madre? Il processo è lungo, ed il risultato non è garantito, è molto più semplice procurarsene un pezzo da chi già la usa! Lo scambio della pasta madre appunto costituisce l’argomento di una delle sezioni del sito www.pastamadre.net , in cui il visitatore può visualizzare una mappa degli “spacciatori”, ormai più di 1000 in tutta Italia. Fra le iniziative organizzate i Pasta Madre Day, giornate in cui le persone si incontrano, discutono, i neofiti possono avere in dono un pezzo di lievito naturale: il prossimo PM Day si terrà sabato 2 febbraio, con più di 90 eventi sparsi per l’Italia. A Genova ci si incontrerà ai Giardini Luzzati, sopra Piazza delle Erbe, dalle 15 in poi (vedi programma)
(Ivo Ruello - immagine da Wikipedia)
Negli ultimi anni è sicuramente aumentato il numero di italiani che producono da sé il proprio pane, vuoi utilizzando le piccole ed economiche “macchine del pane”, vuoi eseguendo manualmente i vari passi che portano all’uscita dal forno di casa di una pagnotta profumata: un fenomeno in crescita dovuto sicuramente al piacere di produrre il proprio pane come si desidera, ma forse anche alla convenienza economica.
Sulle materie prime ognuno segue il proprio gusto, ormai sono a disposizione diverse decine di tipi di farina, ma una scelta quasi esistenziale è costituita dal tipo di lievito utilizzato: se la maggioranza dei “panificatori casalinghi” usano il lievito di birra, che garantisce tempi rapidi e risultati sicuri, molti, come il sottoscritto, preferiscono utilizzare la pasta madre. Perché tale scelta? La pasta madre, o lievito naturale che dir si voglia, è più difficile da trattare, i tempi di lievitazione sono molto più lunghi, ma il risultato è un pane che si mantiene fresco più a lungo, con un profumo molto più intenso (ma non acido), maggiormente digeribile, specialmente se prodotto con farina integrale.
Ma come produrre la propria pasta madre? Il processo è lungo, ed il risultato non è garantito, è molto più semplice procurarsene un pezzo da chi già la usa! Lo scambio della pasta madre appunto costituisce l’argomento di una delle sezioni del sito www.pastamadre.net , in cui il visitatore può visualizzare una mappa degli “spacciatori”, ormai più di 1000 in tutta Italia. Fra le iniziative organizzate i Pasta Madre Day, giornate in cui le persone si incontrano, discutono, i neofiti possono avere in dono un pezzo di lievito naturale: il prossimo PM Day si terrà sabato 2 febbraio, con più di 90 eventi sparsi per l’Italia. A Genova ci si incontrerà ai Giardini Luzzati, sopra Piazza delle Erbe, dalle 15 in poi (vedi programma)
(Ivo Ruello - immagine da Wikipedia)
Etichette:
Ivo Ruello,
lievito naturale,
OLI 363,
pane,
pasta madre,
Pasta Madre Day,
SOCIETA'
OLI 363: TEATROGIORNALE - Diario di una mamma in terra straniera
A partire da questa settimana OLINEWS pubblicherà i contributi di Arianna Musso che, ispirandosi ad una notizia, ne trarrà un testo letterario.
Da la Repubblica Scuola dal 21 gennaio iscrizioni on line
Giorno 1
Arrivo a casa e c'è un foglio sulla porta. Naturalmente non capisco quello che vi è scritto. E un cartello blu, tipo quello che sia attaccano in albergo alle maniglie. Sarà pubblicità. Lo stacco e lo metto nel sacchetto della spazzatura che giace da due giorni davanti alla porta di casa.
Giorno 2
La sorpresa di questa mattina è il contatore del gas sigillato. C'è un cartello blu scritto in questa lingua ostrogota… Provo a suonare alla vicina. Mi apre, nonostante la sua buona volontà non riusciamo a comunicare. Vado in posta. La settimana scorsa gli impiegati della posta erano riusciti a capire il perché mi avessero tagliato la luce. Magari anche questa volta sono pochi euro di arretrato. Arretrati perché quando mi mandano i solleciti io non riesco a leggerli. Chissà perché non vengono a prendere la spazzatura davanti a casa?
Giorno 3
Mi hanno detto che, per l'anno prossimo, devo iscrivere il bambino alla scuola elementare. Devo farlo on-line, col computer. Ci ho provato ma non ci riesco. La maestra mi ha detto che non ne sa niente. La mia amica mi ha detto che magari finisce che ci denunciano. Ma in che paese mi ha portato mio marito? Non vengono a prendere la spazzatura davanti alla porta di casa, non fanno andare i bambini a scuola, parlano solo la loro lingua e guai a provare a parlarne un'altra, che ne so: francese, inglese. Qualunque cosa facciano o dicano sembra sempre che cantino, questi italiani.
P.S. Sembra che debbano cambiare il contatore del gas perché è vecchio, sembra perché è difficile parlare di bollette solo a gesti.
(Arianna Musso - immagine di Guido Rosato)
Da la Repubblica Scuola dal 21 gennaio iscrizioni on line
Giorno 1
Arrivo a casa e c'è un foglio sulla porta. Naturalmente non capisco quello che vi è scritto. E un cartello blu, tipo quello che sia attaccano in albergo alle maniglie. Sarà pubblicità. Lo stacco e lo metto nel sacchetto della spazzatura che giace da due giorni davanti alla porta di casa.
Giorno 2
La sorpresa di questa mattina è il contatore del gas sigillato. C'è un cartello blu scritto in questa lingua ostrogota… Provo a suonare alla vicina. Mi apre, nonostante la sua buona volontà non riusciamo a comunicare. Vado in posta. La settimana scorsa gli impiegati della posta erano riusciti a capire il perché mi avessero tagliato la luce. Magari anche questa volta sono pochi euro di arretrato. Arretrati perché quando mi mandano i solleciti io non riesco a leggerli. Chissà perché non vengono a prendere la spazzatura davanti a casa?
Giorno 3
Mi hanno detto che, per l'anno prossimo, devo iscrivere il bambino alla scuola elementare. Devo farlo on-line, col computer. Ci ho provato ma non ci riesco. La maestra mi ha detto che non ne sa niente. La mia amica mi ha detto che magari finisce che ci denunciano. Ma in che paese mi ha portato mio marito? Non vengono a prendere la spazzatura davanti alla porta di casa, non fanno andare i bambini a scuola, parlano solo la loro lingua e guai a provare a parlarne un'altra, che ne so: francese, inglese. Qualunque cosa facciano o dicano sembra sempre che cantino, questi italiani.
P.S. Sembra che debbano cambiare il contatore del gas perché è vecchio, sembra perché è difficile parlare di bollette solo a gesti.
(Arianna Musso - immagine di Guido Rosato)
Etichette:
Arianna Musso,
IMMIGRAZIONE,
OLI 363,
SCUOLA,
TEATROGIORNALE
mercoledì 23 gennaio 2013
OLI 362: SOMMARIO
PAROLE DEGLI OCCHI - Rinascita della Maddalena (a cura di Giorgio Bergami)
VOTO ALL'ESTERO - Diritto negato a temporanei e precari (Bianca Vergati)
ELEZIONI - Grillo, un Logo per due (o anche tre) (Stefano De Pietro)
PALESTINA - This must be the place (Maria Di Pietro)
RICORDO – Lorenzo Bozzo, nel silenzio e appartato (Paola Pierantoni)
TERREMOTO - "Teniamo botta" (Bianca Vergati)
SATIRA - Bertinotti e Veltroni recitano Gaber (Giovanna Profumo)
POESIA - Per Franz (Arianna Musso)
VOTO ALL'ESTERO - Diritto negato a temporanei e precari (Bianca Vergati)
ELEZIONI - Grillo, un Logo per due (o anche tre) (Stefano De Pietro)
PALESTINA - This must be the place (Maria Di Pietro)
RICORDO – Lorenzo Bozzo, nel silenzio e appartato (Paola Pierantoni)
TERREMOTO - "Teniamo botta" (Bianca Vergati)
SATIRA - Bertinotti e Veltroni recitano Gaber (Giovanna Profumo)
POESIA - Per Franz (Arianna Musso)
OLI 362: VOTO ALL'ESTERO - Diritto negato a temporanei e precari
Forte la polemica in questi giorni sugli studenti Erasmus lontani dall’Italia che non possono votare, mentre ancora si rabbrividisce al ricordo dei pasticci dei parlamentari eletti all’estero con la giustissima legge voluta da Pino Tatarella, che colmò un vuoto legislativo davvero indegno.
Su modello anglosassone con il Decreto-legge 18 dicembre 2012, n. 223 si è ampliata ulteriormente la platea degli elettori e così alcune categorie di cittadini residenti temporaneamente all’estero e ai quali non è richiesta l’obbligo di iscrizione all’Aire, Anagrafe italiana residenti all’estero, possono votare per corrispondenza.
“Le categorie individuate sono: appartenenti alle Forze armate e alle Forze di polizia temporaneamente all’estero in quanto impegnati nello svolgimento di missioni internazionali; dipendenti di amministrazioni dello Stato, di regioni o di province autonome, temporaneamente all’estero per motivi di servizio, qualora la durata prevista della loro permanenza all’estero sia superiore a tre mesi e inferiore a dodici mesi i loro familiari conviventi; professori e ricercatori universitari che si trovano in servizio presso istituti universitari e di ricerca all’estero per una durata complessiva di almeno sei mesi e non più di dodici mesi che, alla data del Decreto del Presidente della Repubblica di convocazione dei comizi, si trovano all’estero da almeno tre mesi, nonché, qualora non iscritti nelle anagrafi dei cittadini italiani all’estero, i loro familiari conviventi.”
E tutti gli altri? Lodevole la legge, ma assolutamente discriminante, infatti dai “temporaneamente all’estero” sono esclusi non soltanto gli Erasmus, ma tutti i cittadini italiani che sono fuori dall’Italia, come ad esempio i ragazzi che frequentano corsi di studio più lunghi di un Erasmus, durevole al massimo un anno, ma anche coloro che sono andati via perché nel nostro Paese non hanno trovato lavoro e magari sono partiti per una sistemazione precaria, un contratto a termine, una chance altrove.
In realtà iscriversi all’Aire sarebbe obbligatorio, trascorsi tre mesi dall’arrivo in un altro Paese, ma molti non lo fanno e non per una mera questione di tasse, bensì perché si viene cancellati automaticamente dall’assistenza sanitaria nazionale quando si comunica al proprio Comune la diversa residenza: se si rientra in Italia si ha diritto all’assistenza sanitaria per 90 giorni e soltanto per cure urgenti, salvo ricambiare la residenza. Tutto ciò se non si ha distacco per lavoro, un lavoro ufficiale, certificato da un’azienda e se si è nei paesi Ue o in Paesi che prevedono accordi sanitari: se si ha bisogno meglio presentare il proprio tesserino Asl e basta.
Almeno in Europa, altrove il Ministero degli Esteri consiglia “la stipula di un’assistenza sanitaria privata”. Quanti sono in realtà gli italiani all’estero che non sono dichiarati con lo status di “emigranti”? Una marea e tantissimi sono i giovani, che vagano per un lavoro o per studio e non certo per turismo. Ma il loro voto non interessa alla politica, che ne fa un gran parlare ma non li considera ”cittadini aventi diritto al voto”. Se ne sono dimenticati, anche se ora farebbero comodo almeno un po' di migliaia di voti in più.
(Bianca Vergati)
“Le categorie individuate sono: appartenenti alle Forze armate e alle Forze di polizia temporaneamente all’estero in quanto impegnati nello svolgimento di missioni internazionali; dipendenti di amministrazioni dello Stato, di regioni o di province autonome, temporaneamente all’estero per motivi di servizio, qualora la durata prevista della loro permanenza all’estero sia superiore a tre mesi e inferiore a dodici mesi i loro familiari conviventi; professori e ricercatori universitari che si trovano in servizio presso istituti universitari e di ricerca all’estero per una durata complessiva di almeno sei mesi e non più di dodici mesi che, alla data del Decreto del Presidente della Repubblica di convocazione dei comizi, si trovano all’estero da almeno tre mesi, nonché, qualora non iscritti nelle anagrafi dei cittadini italiani all’estero, i loro familiari conviventi.”
E tutti gli altri? Lodevole la legge, ma assolutamente discriminante, infatti dai “temporaneamente all’estero” sono esclusi non soltanto gli Erasmus, ma tutti i cittadini italiani che sono fuori dall’Italia, come ad esempio i ragazzi che frequentano corsi di studio più lunghi di un Erasmus, durevole al massimo un anno, ma anche coloro che sono andati via perché nel nostro Paese non hanno trovato lavoro e magari sono partiti per una sistemazione precaria, un contratto a termine, una chance altrove.
In realtà iscriversi all’Aire sarebbe obbligatorio, trascorsi tre mesi dall’arrivo in un altro Paese, ma molti non lo fanno e non per una mera questione di tasse, bensì perché si viene cancellati automaticamente dall’assistenza sanitaria nazionale quando si comunica al proprio Comune la diversa residenza: se si rientra in Italia si ha diritto all’assistenza sanitaria per 90 giorni e soltanto per cure urgenti, salvo ricambiare la residenza. Tutto ciò se non si ha distacco per lavoro, un lavoro ufficiale, certificato da un’azienda e se si è nei paesi Ue o in Paesi che prevedono accordi sanitari: se si ha bisogno meglio presentare il proprio tesserino Asl e basta.
Almeno in Europa, altrove il Ministero degli Esteri consiglia “la stipula di un’assistenza sanitaria privata”. Quanti sono in realtà gli italiani all’estero che non sono dichiarati con lo status di “emigranti”? Una marea e tantissimi sono i giovani, che vagano per un lavoro o per studio e non certo per turismo. Ma il loro voto non interessa alla politica, che ne fa un gran parlare ma non li considera ”cittadini aventi diritto al voto”. Se ne sono dimenticati, anche se ora farebbero comodo almeno un po' di migliaia di voti in più.
(Bianca Vergati)
Etichette:
Bianca Vergati,
ELEZIONI,
Giovani,
OLI 362,
precariato,
studenti,
voto estero
OLI 362: ELEZIONI - Grillo, un Logo per due (o anche tre)
"O cavallina, cavallina storna, che portavi colei che non ritorna": si parla della logica, reduce dai banchi di Montecitorio. Alcune volte ci si chiede che fine abbia fatto, vista la sequela di norme contraddittorie e inutili e anche sbagliate che sono state prodotte nel tempo dal Parlamento. La legge elettorale, vigente da tempo immemore in Italia, non tiene conto della sequenza logica degli avvenimenti necessari alla presentazione di una lista per le elezioni. Per questo motivo deve essere riformata dalle basi.
Analizziamo la sequenza come prevista. Prima di tutto occorre avere una lista di candidati, e quella bene o male tutti i partiti e i movimenti sono riusciti a tirarla su, chi più chi meno. Poi occorre raccogliere le firme su dei moduli cartacei, con la presenza di un certificatore, sovente al freddo, per strada. I moduli devono avere il simbolo elettorale già inserito, a colori (per un costo di circa 500 euro per raccogliere 5000 firme). La raccolta delle firme è prevista da sei fino a circa un mese prima delle elezioni, data di consegna delle firme e dei relativi certificati elettorali dei firmatari.
Un giorno "che non si sa quando esattamente" ma comunque prima del giorno di consegna delle firme, dopo una coda all'aperto a Roma senza un ordine di arrivo che non sia autogestito, si deve invece consegnare il simbolo. Il simbolo elettorale, diametro esattamente 30 millimetri, tondo, quello già esposto così in evidenza nei moduli elettorali, deve essere unico e non simile ad altri. In caso di somiglianze, ha la precedenza quello che viene consegnato per primo.
La legge elettorale non prevede l'esistenza di marchi registrati attraverso gli stessi organi statali quali l'Ufficio marchi e brevetti, se non quelli già presenti in Parlamento; quindi copiare quello del Pd o del Pdl non sarebbe un'idea furba, quello del Movimento 5 Stelle, di Monti o di Ingroia invece si. Ed infatti è successo.
Insomma: occorre consegnare per primi un simbolo che la legge stessa ti obbliga a mostrare al mondo prima della consegna, ossia esiste di fatto un obbligo di esporsi al rischio della copia, senza fornire al riguardo alcuna protezione: è evidente l'assurdità della situazione. Inoltre i marchi registrati, che sono oggetto di continue contese nelle aule di tribunale quando si parla di utilizzo commerciale, non sono tali se si parla di elezioni: cosa può aver portato un legislatore a inventarsi una cosa simile?
Di più: con i tre marchi copiati, depositati prima di quelli originali solo per fare "ammuina", si giunge all'assurdità che i detentori del marchio "vero" avranno raccolto le firme necessarie ma non potranno usarlo, mentre chi non ha alzato il sedere dalla sedia, e non presenterà firme il 21 gennaio, non potrà presentarsi alle elezioni, e quindi avere il marchio nella scheda elettorale: siamo alla follia pura, all'eutanasia elettorale.
E' evidente che la legge elettorale va cancellata completamente e riscritta in termini moderni. Prima di tutto il sistema di rilevamento delle firme deve essere possibile anche via internet o con sistemi elettronici, con l'utilizzo di tecnologie che possano facilmente autenticare le persone. Questo, oltre ad accelerare i tempi di raccolta, consentirebbe uno sgravio notevole del lavoro degli uffici elettorali che devono controllare uno per uno i firmatari, stampare i certificati, verificare che abbiano firmato una sola volta e per un solo candidato. Prima ancora, il simbolo va depositato attraverso un registro come l'Ufficio dei marchi, e da loro recepito come unico. Solo dopo il recepimento del marchio, sarà possibile la raccolta delle firme.
(Stefano De Pietro)
Analizziamo la sequenza come prevista. Prima di tutto occorre avere una lista di candidati, e quella bene o male tutti i partiti e i movimenti sono riusciti a tirarla su, chi più chi meno. Poi occorre raccogliere le firme su dei moduli cartacei, con la presenza di un certificatore, sovente al freddo, per strada. I moduli devono avere il simbolo elettorale già inserito, a colori (per un costo di circa 500 euro per raccogliere 5000 firme). La raccolta delle firme è prevista da sei fino a circa un mese prima delle elezioni, data di consegna delle firme e dei relativi certificati elettorali dei firmatari.
Un giorno "che non si sa quando esattamente" ma comunque prima del giorno di consegna delle firme, dopo una coda all'aperto a Roma senza un ordine di arrivo che non sia autogestito, si deve invece consegnare il simbolo. Il simbolo elettorale, diametro esattamente 30 millimetri, tondo, quello già esposto così in evidenza nei moduli elettorali, deve essere unico e non simile ad altri. In caso di somiglianze, ha la precedenza quello che viene consegnato per primo.
La legge elettorale non prevede l'esistenza di marchi registrati attraverso gli stessi organi statali quali l'Ufficio marchi e brevetti, se non quelli già presenti in Parlamento; quindi copiare quello del Pd o del Pdl non sarebbe un'idea furba, quello del Movimento 5 Stelle, di Monti o di Ingroia invece si. Ed infatti è successo.
Insomma: occorre consegnare per primi un simbolo che la legge stessa ti obbliga a mostrare al mondo prima della consegna, ossia esiste di fatto un obbligo di esporsi al rischio della copia, senza fornire al riguardo alcuna protezione: è evidente l'assurdità della situazione. Inoltre i marchi registrati, che sono oggetto di continue contese nelle aule di tribunale quando si parla di utilizzo commerciale, non sono tali se si parla di elezioni: cosa può aver portato un legislatore a inventarsi una cosa simile?
Di più: con i tre marchi copiati, depositati prima di quelli originali solo per fare "ammuina", si giunge all'assurdità che i detentori del marchio "vero" avranno raccolto le firme necessarie ma non potranno usarlo, mentre chi non ha alzato il sedere dalla sedia, e non presenterà firme il 21 gennaio, non potrà presentarsi alle elezioni, e quindi avere il marchio nella scheda elettorale: siamo alla follia pura, all'eutanasia elettorale.
E' evidente che la legge elettorale va cancellata completamente e riscritta in termini moderni. Prima di tutto il sistema di rilevamento delle firme deve essere possibile anche via internet o con sistemi elettronici, con l'utilizzo di tecnologie che possano facilmente autenticare le persone. Questo, oltre ad accelerare i tempi di raccolta, consentirebbe uno sgravio notevole del lavoro degli uffici elettorali che devono controllare uno per uno i firmatari, stampare i certificati, verificare che abbiano firmato una sola volta e per un solo candidato. Prima ancora, il simbolo va depositato attraverso un registro come l'Ufficio dei marchi, e da loro recepito come unico. Solo dopo il recepimento del marchio, sarà possibile la raccolta delle firme.
(Stefano De Pietro)
Etichette:
2013,
ELEZIONI,
Grillo,
Legge elettorale,
Movimento 5 stelle,
OLI 362,
Stefano De Pietro
OLI 362: PALESTINA - This must be the place
La storia risale agli anni 70 quando Israele ha dichiarato quest'area zona militare chiusa per adibirla ad addestramenti militari.
Demolire case e villaggi significa soprattutto demolire vite umane e per questo motivo che nonostante il freddo e il gelo, nella zona E1 ad est di Gerusalemme, oltre 250 palestinesi organizzati dai Comitati Popolari di resistenza nonviolenta palestinese insieme ad attivisti internazionali il 12 gennaio hanno fondato un nuovo villaggio formato da tende e strutture fornite dal governo palestinese e l'hanno chiamato Bab Al Shams che significa “Porta del Sole”.
Gli attivisti hanno dichiarato: “Noi figli della Palestina, provenienti da tutte le parti della patria, dichiariamo la creazione del villaggio Porta del Sole, come scelta del popolo palestinese e senza il permesso dell’occupazione israeliana. Non abbiamo bisogno dell’autorizzazione di nessuno perché questa è la nostra terra ed è nostro diritto costruire e rimanere su di essa. Abbiamo deciso di stabilire il nostro villaggio su questa cosiddetta zona E1 in cui l’occupazione ha annunciato di voler costruire 4.000 unità abitative per gli israeliani, perché non rimarremo più in silenzio di fronte agli insediamenti e alla colonizzazione continua della nostra terra ... Noi crediamo nell’azione e nella resistenza non violenta e siamo sicuri che il nostro villaggio si sostengano con forza fino a quando i legittimi proprietari faranno valere i propri diritti sulla loro terra”.
I neo abitanti hanno invitato tutto il popolo palestinese, in tutte le sue parti sociali e politiche, ad aderire e partecipare agli eventi culturali e alle attività che si sarebbero dovute svolgere alla Porta del Sole i giorni successivi, ma purtroppo dopo due notti 600 soldati militari israeliani hanno sgomberato ed evacuato gli abitanti di Bab Al Shams anche se la Corte Suprema aveva dato indicazione di attendere almeno sei giorni prima di decidere. Sono stati arrestati 18 attivisti che hanno partecipato alla fondazione del villaggio.
Il premier israeliano ha voluto evacuare immediatamente un villaggio occupato “illegalmente” anche se questo trattamento non viene effettuato per la continua occupazione di colonie e avamposti israeliani sul suolo palestinese anzi la maggiorparte delle volte considera legali queste occupazioni selvagge.
Abdullah Abu Rahme, coordinatore dei comitati popolari di restistenza nonviolenta palestinese, sarà a Genova il 24 gennaio accompagnato da Luisa Morgantini (già vice presidente del parlamento europeo) per raccontare l'esperienza dei comitati e del perchè il popolo palestinese si rifiuta di morire in silenzio.
L'incontro sarà il 24 gennaio alle h.21 presso la Cooperativa Sociale "Il Laboratorio di piazza Cernaia 3/6".
Per maggiori informazioni:
Sito web: www.nofiringzone918.org / www.operazionecolomba.it/nofiringzone918
Petizione online: http://www.change.org/en-GB/petitions/campaign-for-abolition-of-firing-zone-918-in-south-hebron-hills
(Maria Di Pietro)
OLI 362: RICORDO – Lorenzo Bozzo, nel silenzio e appartato.
![]() |
Un'immagine di Lorenzo Bozzo |
L’avevo conosciuto negli anni ’70, quando ero delegata di fabbrica, e lui era nella segreteria della FLM, il sindacato unitario dei metalmeccanici.
Dopo quella grande stagione aveva naturalmente continuato il suo impegno nel sindacato, ma ora pare impossibile ricostruirne il percorso: il tentativo di rintracciare in Cgil qualche dato sulla sua biografia è andato a vuoto. Solo un’amica è riuscita, con l’aiuto di un anziano pensionato, a trovare tracce dell’attività di Lorenzo, al di fuori però del mondo sindacale: una serie di articoli che spaziano tra temi molto diversi, a testimonianza della sua curiosa attenzione, pubblicati nel 2001 sul Corriere di Sestri Ponente.
E’ in questo modo che sono riuscita a ricuperare un suo ritratto. Al funerale, nella chiesa di Piazza Baracca a Sestri Ponente c'erano non più di venti persone, quasi tutti familiari. Tra loro l’amatissima nipote.
Fuori una decina di sindacalisti con le bandiere d’ordinanza. Molto dimenticato.
Lo ricorda qui un piccolissimo gruppo di persone che lo avevano conosciuto e apprezzato. Magari qualche lettore di Oli vorrà scriverci, e aggiungere i suoi ricordi.
Da Andrea Tozzi: oggi pomeriggio, ho incontrato M. C. che mi ha dato la triste notizia della recente scomparsa di Lorenzo Bozzo, l'indimenticabile compagno di tante lotte e belle iniziative per la salute e il lavoro. Nel silenzio e appartato. E’ incredibile come sia facile scomparire, non lasciare tracce di sé! Non mi è venuto in mente alcun tangibile documento o foto con Lorenzo Bozzo. Spero che da qualche parte ce ne siano, chissà! Eppure resta per me indelebile la sua presenza negli anni del mio lavoro in Valpolcevera. Mi piaceva in lui la disponibilità all'ascolto, l'indipendenza di giudizio, l'interesse pragmatico per i risultati concreti. Era sempre attento al miglioramento delle condizioni di lavoro, non lo riguardavano gli stereotipi di sigla. Parlava lentamente, senza alzare la voce, dopo aver ragionato, insieme, sempre cercando una linea comune, aggregante. Apparentemente sommesso e appartato negli incontri, era però ben convinto e consapevole di cosa fosse corretto e utile. Sempre disponibile quando intravvedeva un'aggregazione attiva, per migliorare le cose. Disinteressato e sincero, sempre pronto ad aiutare a capire le cose del mondo per, se possibile, contribuire a migliorarle.
Da Claudio Calabresi: ero fuori Genova, vedo con tristezza la notizia. Non sapevo nulla di Lorenzo da tanto tempo, ne avevo perso le tracce ma non il ricordo, indelebile. Penso fosse molto vecchio, non so come è invecchiato negli ultimi anni ma forse posso immaginarlo, conoscendone un po' il carattere. Rimangono i ricordi dei tanti anni in cui ci siamo incrociati, di molte cose fatte insieme (le appassionate e appassionanti giornate ai Giovi ... ), il valore di una persona dai toni miti ma dalle idee forti. Un uomo di un sindacato lontano nel tempo (purtroppo), degli anni del secolo scorso; altri come lui ormai sono quasi tutti scomparsi, come sembrano scomparsi almeno alcuni dei valori sui quali ci si incontrava.
Da Antonio Manti: Un ricordo flash della sua attenzione e del suo rispetto per chi lavora. Durante un corso di formazione ai Giovi Lorenzo ammoniva: "Compagni, non buttate le cicche per terra e lasciate in ordine per rispetto delle compagne che devono rimettere a posto!"
Da Paola Pierantoni: ricordo un sindacalista intelligente e paziente, una persona colta, curiosa, che ascoltava davvero, e capiva. Interessato al sindacato, e a quello che si muoveva intorno al sindacato, e non a se stesso. Credo (anzi, sono certa) che sia l’unico uomo in Cgil ad aver letto nel 2008 le tesi di laurea sui Coordinamenti Donne Flm, poi pubblicate nel libro “Non è un gioco da ragazze”. Non mi sembra che ci siano più persone così.
(Paola Pierantoni – Immagine dal Corriere di Sestri Ponente)
Etichette:
CGIL,
FLM,
Lorenzo Bozzo,
OLI 362,
Paola Pierantoni,
Sindacato
OLI 362: TERREMOTO - "Teniamo botta"
Un esperimento che ha dato loro il turbo, in cui si sono impegnati al massimo, riuscendo in due classi su tre ad accedere alla finale. Una vittoria speciale, conquistata studiando in un precario edificio, mentre intorno il paese è distrutto e la scuola nuova chissà quando si farà, anche se il padrone del Mulino Bianco ha versato un milione di euro per ricostruirla. Con cantilena morbida, entusiasti di trenette al pesto e farinata, raccontano pure degli aiuti di quelli della Ceramica di Sassuolo, venuti a fare frittelle con i forni delle piastrelle.
Dopo il liceo c’è chi vorrebbe fare Ingegneria - che bello studiare qui a Genova dove c’è il mare! - là, adesso, per andare a scuola i ragazzi devono attraversare a piedi una statale e con la nebbia che c’è al mattino non prendono nemmeno la bicicletta. Andranno a Bologna, se possono, perché almeno lì ci arriva il treno, un’ora di tragitto, mentre per andare a Modena c’è soltanto il pullman e ci si mette un sacco. I collegamenti sono uno strazio, e pensare che la zona di Mirandola è stata definita la “Biomedical valley” e ancora oggi i camionisti del nord Europa diretti alle aziende del biomedicale, si perdono nelle valli prima di arrivare a destinazione. Mirandola e dintorni sono divenuti l’ombelico del mondo della plastica al servizio della sanità. Da zona contadina a sito di studio da parte di istituzioni culturali per un fenomeno unico in Europa. Prima c’era lo zuccherificio perché si coltivavano le barbabietole, ora c’è il biomedicale, ovvero la produzione dapprima artigianale e poi industriale di prodotti usa e getta sterilizzati. Ecco l’eccellenza degli istituti tecnici. “Noi teniamo botta” è lo slogan che si sono scritti sulle magliette, come racconta la Stampa il 23 dicembre 2012, definendo i liceali di Mirandola “diplomati sul campo”, facendo da spalla, loro adolescenti, agli adulti. Prodigandosi dalle tendopoli alla parrocchia, dall’animazione con i bambini allo scaricare decine di casse d’acqua, fino a fare la spola in scooter tra i paesi con il pane fresco. “Noi teniamo botta”, cerchiamo di reagire, andiamo avanti, dicono: teste belle e coraggiose di questi (non) eroi del terremoto, che, a partire da gennaio racconteranno la loro vita anche su Mtv, con Radio 5.9 Emilia.
Per non essere dimenticati.
(Bianca Vergati - foto dell'autrice)
Etichette:
Bianca Vergati,
Emilia,
First Lego League,
Mirandola,
OLI 362,
Teniamo Botta,
terremoto
OLI 362: SATIRA - Bertinotti e Veltroni recitano Gaber
Lunedì 21 gennaio su Rai Tre è andata in onda una lunga diretta in ricordo di Giorgio Gaber.
A Fabio Fazio il ruolo di sacerdote laico.
Il format – assai collaudato – è quello incentrato sul ricordo di un personaggio in occasione dell’anniversario della sua morte. Per Gaber, come per De André, si è trattato del decennale.
In studio familiari, attori, cantanti che, sinceramente, ricordavano l’uomo, le sue straordinarie qualità umane e di artista. Davanti a Fazio, in gelido silenzio, Sandro Luporini, artista con il quale Gaber ha collaborato per molti anni.
Non si entra più nel merito ormai, su come si potrebbero fare le cose in TV. Fazio pare sia il meglio che passa il convento. Ma tra gli anni Settanta e Ottanta la Rai, per ricordare attori e registi, ne proponeva i film o le pièces per diverse settimane. Gaber è stato riesumato e messo via in una sola serata. Questa è la Rai.
Difficile però digerire che Walter Veltroni e Fausto Bertinotti abbiano recitato, insieme a Paolo Rossi, Qualcuno era comunista, uno dei monologhi più belli e controversi di Giorgio Gaber. Interpretando proprio quel testo i due politici sono apparsi totalmente innocenti e inconsapevoli del ruolo giocato in tanti anni nelle vicende della sinistra italiana. Per questo la situazione ha rasentato il comico.
Lo spazio satirico nelle trasmissioni di Fazio non era affidato alla Littizzetto?
(Giovanna Profumo )
A Fabio Fazio il ruolo di sacerdote laico.
Il format – assai collaudato – è quello incentrato sul ricordo di un personaggio in occasione dell’anniversario della sua morte. Per Gaber, come per De André, si è trattato del decennale.
In studio familiari, attori, cantanti che, sinceramente, ricordavano l’uomo, le sue straordinarie qualità umane e di artista. Davanti a Fazio, in gelido silenzio, Sandro Luporini, artista con il quale Gaber ha collaborato per molti anni.
Non si entra più nel merito ormai, su come si potrebbero fare le cose in TV. Fazio pare sia il meglio che passa il convento. Ma tra gli anni Settanta e Ottanta la Rai, per ricordare attori e registi, ne proponeva i film o le pièces per diverse settimane. Gaber è stato riesumato e messo via in una sola serata. Questa è la Rai.
Difficile però digerire che Walter Veltroni e Fausto Bertinotti abbiano recitato, insieme a Paolo Rossi, Qualcuno era comunista, uno dei monologhi più belli e controversi di Giorgio Gaber. Interpretando proprio quel testo i due politici sono apparsi totalmente innocenti e inconsapevoli del ruolo giocato in tanti anni nelle vicende della sinistra italiana. Per questo la situazione ha rasentato il comico.
Lo spazio satirico nelle trasmissioni di Fazio non era affidato alla Littizzetto?
(Giovanna Profumo )
Etichette:
Fabio Fazio,
Fausto Bertinotti,
Giorgio Gaber,
Giovanna Profumo,
Memoria,
OLI 362,
Satira,
TV,
Walter Veltroni
OLI 362: POESIA - Per Franz
Una banana
Due mandarini
Due mele
Una donna coi tacchi si avvicina
Una conchiglia
Un incenso acceso
Un ombrello
Ascolta se ancora respira
Tre coperte
Una barretta di cioccolato
Un cartone di vino
Dorme a volte per giorni
Una barba nera
Due occhi grandi
Due gambe secche
Avvolto come una mummia
A Franz che sorrideva a mio figlio
Un giglio sul materasso vuoto
(Non più buoni propositi
Cattivi pensieri
La puzza opprimente
Coperte stese ad asciugare).
(Arianna Musso)
Iscriviti a:
Post (Atom)