venerdì 15 aprile 2016

OLI 428: SOMMARIO

OLI 428: TUNISIA - Donne

Aslema cortile di Menzel Bourguiba (foto di Monica Profumo)

OLI 428: REFERENDUM - Trivelle sì, trivelle no

Trivelle sì, trivelle no... a ciascuno la sua margherita.
Incontro la giornalaia dell’edicola sotto casa, che ha voglia di chiacchierare, parla del tempo, delle aiuole e poi mi fa:
 “Ma lei che ne sa, cosa vota sulle trivelle?”
Resto interdetta e penso “ma guarda, va a votare”.
Se non ci fosse stato il tamtam della ministra e l’amico del petrolio il referendum sulle trivelle finiva tra quelli “tutti al mare”, invece se ne parla eccome, difficilmente il quorum sarà raggiunto, ma un sussulto di partecipazione è sicuro, soprattutto gli anta, ai giovani poco importa, hanno altri problemi. “Rischiamo di perdere una generazione”, dice Draghi, anche di cittadini.
Gli sfidanti portano ciascuno le proprie motivazioni, un pot-pourri di equivoci e mistificazioni sottotraccia. L’accusa più dolorosa e vile appare quella che votando per il sì si faranno perdere posti di lavoro: intanto la maggior parte delle concessioni ha durata almeno trentennale, pur se alcune degli anni ‘70, più dieci anni e ancora dieci e noi abbiamo sottoscritto il protocollo Cop21 a Parigi sulle emissioni e sulla dismissione di energie fossili. Perciò la nostra ricerca, le nostre risorse devono puntare su energie alternative e le rinnovabili in questi anni hanno creato e creeranno nuovo posti di lavoro.
Illusorio però, come sostengono gli ambientalisti, che per il nostro piano energetico nel prossimo futuro si possa contare soltanto su fonti pulite. Tutta l’Europa, compresa la verde Norvegia ha un piano energetico “misto”, estrae petrolio dal mare di Bering, così la Germania, che molto investe su energie rinnovabili, utilizza la lignite, assai più inquinante del carbone.
Per l’Italia stiamo parlando di una dorsale di petrolio e metano che va da Novara lungo l’Appennino fino alla Sicilia, i numeri, dal National Geographic a stampa varia sono un po' discordanti, 64-66 concessioni per un totale di 130-135 piattaforme, ma Legambiente precisa, e molti concordano, che entro le 12 miglia sono coinvolte 35 concessioni, di cui 26 produttive, con 79 piattaforme e 463 pozzi, cioè 1% di consumo nazionale di petrolio e il 3% di gas, che sembra comunque non essere inquinante, se si dovessero verificare incidenti. Un potenziale pericolo per l’ambiente, anche se danni non ce ne sono stati per ora ed effetti sul turismo neppure, lo dimostra l’Emilia Romagna, dove si trovano più piattaforme, mentre altri timori suscitano le navi che arrivano da tutto il mondo, solcano i nostri mar , portandoci gas e petrolio, spesso natanti senza verifiche e prive di seri controlli come quelle dei nostri cari armatori greci e italiani.
D’altra parte il Mediterraneo è un mare chiuso, le coste della terraferma sono lontane a volte poche miglia, non è un oceano e di fronte nei Balcani si trivella... Del petrolio ne sappiamo qualcosa noi liguri: i resti delle perdite della petroliera Haven, al largo di Arenzano a 25 anni dall’incidente sono ancora lì, vi nuotano pesci e sub imprudenti tra i fondali suggellati per sempre dal materiale della fuoriuscita del greggio.
La legge di Stabilità prevede che non vi siano nuove concessioni, ma che quelle già rilasciate entro le 12 miglia, limite acque territoriali, proseguano a tempo indeterminato, ad esaurimento, così come i permessi di attività di ricerca, una decina sparsi nel mar Adriatico e in Sicilia con rinnovi da sei più sei. Il tutto a prescindere, con proroghe che non rispettano la legalità, come la Normativa europea prevede, la trasparenza sull’affidamento di beni pubblici. E noi abbiamo moli, spiagge assegnate non in chiaro: votando No si continua a perpetuare privilegi, cui purtroppo abbiamo fatto l’abitudine, ma nulla vieta che i titoli possano essere riassegnati con nuova gara o si debba smantellare. Sotto sotto le società petrolifere estraggono anche secondo l’andamento dei prezzi, con calma, se non c’è scadenza, tanto hanno già ammortizzato.
La partita appare in realtà tutta politica, con una comunanza trasversale di oppositori a Renzi e alle sue riforme costituzionali, un fronte compatto da Fratelli d’Italia a Sinistra Italiana e Movimento 5 Stelle, ma anche uno scontro non meno importante tra Enti locali e potere centrale: una calamità, la modifica al titolo V ha dato alle regioni competenze che non hanno saputo gestire, dai rifiuti, al trasporto pubblico, alla sanità e chi teme una longa manus delle regioni sul Piano Energetico Nazionale ha buone ragioni .Per una volta tanto pare che gli enti locali si preoccupino della loro terra, del loro ambiente... o no? Intanto l’amore per bellezza del nostro paesaggio muoverà a torto o a ragione più di un cuore.
(Bianca Vergati - immagine di Paolo Gasaldo)

OLI 428: (BUONA?) SCUOLA - Countdown per il concorso che non vuole nessuno

Perché i meccanismi di assunzione dovrebbero interessare tutti, e non solo la scuola? I dipendenti della scuola sono tanti: il numero preciso è difficile da reperire. Una rilevazione del 2012 ne conta un milione 43mila, una del 2013 963mila: le stime oscillano ma approssimando si può affermare siano circa un milione di persone.
La scuola è un argomento che tocca trasversalmente tutta la popolazione, che ci è passata in età di formazione e che ci si rapporta quotidianamente seguendo i propri figli: per questo motivo il reclutamento degli insegnanti non dovrebbe rimanere soltanto un argomento per specialisti del settore.
Eppure la riforma ed il dibattito intorno alla legge 107/2015, meglio nota come “La buona scuola” passa poco sui mezzi di informazione. Al contrario, sui blog del settore il confronto è acceso e specialistico, poco digeribile per chi non è pratico della materia.
In poche parole: la notizia recente è che sono uscite le date del concorso per l’immissione in ruolo dei docenti: tra il 28 aprile e il 31 maggio le prove scritte impegneranno circa 200mila partecipanti (per un totale di 63mila posti).
Ma il concorso, in realtà, non lo vuol quasi nessuno: non lo vogliono i docenti abilitati che lavorano da anni e che hanno pagato caramente, in termini economici e di impegno, la propria abilitazione. Non lo vogliono i non abilitati, esclusi dalla possibilità di parteciparvi. Non lo vogliono, pare, neppure i docenti chiamati a lavorare nelle commissioni d’esame con compensi risibili.
Vediamo le ragioni nel dettaglio:
A questo concorso potranno partecipare soltanto coloro che sono stati abilitati. Questo può essere avvenuto tramite diversi canali: la frequentazione di una scuola di specializzazione per l’insegnamento superiore, che è stata attiva tra il 1999 ed il 2009, il percorso del “Tirocinio Formativo Attivo”, noto anche con l’acronimo TFA, che ha sostituito la scuola di specializzazione, oppure il conseguimento di una laurea abilitante in scienze della formazione primaria.
Quindi il concorso è stato indetto per valutare docenti che hanno superato un concorso per accedere all’abilitazione, sono stati formati dallo Stato in ambiti identitici ed hanno sostenuto un esame di abilitazione sulle stesse materie del prossimo concorso.
Inoltre, ai docenti abilitati che hanno più di 36 mesi di lavoro alle spalle e che non dovessero passare il concorso non potranno più essere proposti contratti a termine: quindi sarà impossibile farli lavorare ancora nelle file del precariato scolastico, mettendo in atto una sorta di licenziamento di massa.
I supplenti della cosiddetta “III fascia”, precari tra i precari, che non sono ancora abilitati, non potranno accedere al concorso e non hanno ancora notizia certa se saranno attivati a breve percorsi abilitanti per la propria materia di insegnamento.
I docenti, che hanno creato un movimento contro il concorso,  hanno poi chiesto la solidarietà dei colleghi chiamati per la loro valutazione, denunciando il compenso irrisorio stabilito (circa 250 euro in totale, quindi circa 50 centesimi/ora) ed invitandoli a ritirare la propria candidatura.
Quindi, a ormai poche settimane dall'inizio del concorso, la situazione è ancora burrascosa, come d'altronde si prevede che sarà l’inizio del prossimo anno scolastico.

È stata lanciata una petizione ondine contro il “Concorso truffa” (reperibile qui https://www.change.org/p/stop-al-concorso-truffa-gli-italiani-devono-sapere-matteorenzi-stegiannini ). Inoltre dal 7 aprile è in corso la raccolta firme per il referendum abrogativo de “La buona scuola”, che si prolungherà fino al 7 luglio.
(Eleana Marullo)

OLI 428: CULTURA – L’aratro, la spada e il “restauro” (che fa propaganda o è solo eccesso di zelo?)

26 marzo 2016, nel comune di Roccavignale (SV), lungo la strada tra Millesimo e Montezemolo.
“È l'aratro che traccia il solco profondo, ma è la spada che lo difende. E il vomere e la lama sono entrambi di acciaio temprato come la fede dei nostri cuori”. Così disse Benito Mussolini, nel discorso pronunciato per l’inaugurazione della Provincia di Littoria (oggi Latina), il 18 dicembre 1932.
 L’efficiente macchina della propaganda fascista si impadronì subito di tale frase ad effetto tipica della retorica mussoliniana, che, abbreviata, fu riportata su un’infinità di prospetti di edifici pubblici e privati in tutta Italia – soprattutto in ambito rurale – insieme a molti altri aforismi del duce disseminati ovunque, in un’opera di capillare indottrinamento delle masse meno acculturate e più sensibili alle suggestioni delle lapidarie semplificazioni, avendo scarsa o nulla consuetudine con testi più complessi e articolati. 
Ad esempio, una delle tante campeggiava nel 1937 nella bonifica di Palidoro, nell’Agro Romano: 
Numerose altre testimonianze di questa cosiddetta “scrittura esposta d’apparato”, risalenti per lo più agli anni trenta del secolo scorso – ormai documenti storici da tutelare, a prescindere dai messaggi che veicolano – si conservano sbiadite, ma ancora più o meno ben interpretabili, sull’intero territorio nazionale. Una riflessione di Antonello Ricci, non recentissima ma sempre condivisibile, sull’esigenza di conoscere e salvaguardare tale patrimonio – riferita al caso specifico del Viterbese, ma valida dappertutto – fu pubblicata nel 1984 sulla rivista “Biblioteca e società” e ad essa si rimanda. 
I resti consunti di una di quelle scritte erano perfettamente leggibili fino a non molto tempo fa anche su un rettangolo di intonaco applicato un’ottantina d’anni fa su un edificio in pietra nella campagna di Roccavignale, in provincia di Savona, lungo la strada che unisce la Liguria al Piemonte, tra Millesimo e Montezemolo. 
Da qualche mese, chi si trova a salire lungo tale carrozzabile non può non notare come si presenta adesso l’iscrizione. A seconda del proprio orientamento politico, può gioirne oppure rimanerne allibito. Di certo, non indifferente. 
Appare nuovissima, perfettamente ridisegnata in nero col tipico carattere geometrizzante di gusto déco – largamente usato nell’epigrafia monumentale fascista e reso allora con l’ausilio di mascherine – spiccante sul fondo ridipinto di bianco. 
Un’operazione a dir poco sconcertante, che suscita alcune domande che sarebbe bene avessero risposta. 
Innanzitutto, si tratta di un episodio isolato o vi sono altri casi analoghi? 
Poi, di chi è stata l’iniziativa? Di un singolo privato, di un’associazione o di un ente pubblico? Quale? Con quali risorse economiche? Chi ne è stato l’esecutore materiale? 
E soprattutto, per quale motivo? 
Se si è inteso semplicemente salvaguardare una memoria storica, lo si è fatto nel peggior modo possibile: da oltre mezzo secolo, restaurare non significa più rifare di sana pianta cancellando ciò che appare deteriorato, ma risanare e conservare quanto è sopravvissuto nella sua autenticità, senza annullare i segni del trascorrere del tempo e limitandosi a quelle integrazioni indispensabili alla leggibilità dell’opera, che devono essere sempre e comunque distinguibili dal testo originale. 
Se invece con questo “restauro” si è voluto fornire un sia pur modesto contributo alla riabilitazione di un periodo nefasto, ma che molti continuano a rimpiangere, e soprattutto della ideologia e della prassi di cui esso fu espressione, sempre pronte a riaffiorare e riprendere vitalità, allora bisogna davvero stare in guardia. 
Non è affatto rassicurante leggere molti dei commenti su YouTube ai filmati dell’Istituto Luce che abbiamo proposto, tuttora inneggianti all’uomo che condusse l’Italia alla rovina, per giunta senza neppure intravvedere tutto il grottesco di cui era impregnato il suo stile comunicativo, al contrario splendidamente colto e sbeffeggiato negli Stati Uniti già alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale da chi di comicità se ne intendeva. 


(Ferdinando Bonora – fotografia dell’autore)

venerdì 3 luglio 2015

OLI 427: SOMMARIO

Lettera della Redazione
PAROLE DEGLI OCCHI - Artigianato a Genova (a cura di Giorgio Bergami)
GRECIA - La Grecia al voto sull'euro (Paola Pierantoni e Ivo Ruello)
MIGRANTI - Al confine con la vicina Francia (Maria Di Pietro)
POLITICA - La sinistra dei 100 fiori, i cani e i porci (Giovanna Profumo)
REGIONE - Oooh lovely, Lo-Ve-Li (Bianca Vergati)
COMUNE - Un bilancio partecipato? (Stefano De Pietro)
GRECIA - Chi il conto non paga mai (Bianca Vergati)
ESTERI - Voci dalla stampa internazionale (a cura di Saleh Zaghloul)

OLI 427 - Lettera della Redazione

La Redazione di OLI, nell’ultimo anno, ha vissuto un’importante perdita di contributi.
Sappiamo che le esperienze, per essere positive e vitali, hanno bisogno di persone che le sostengano in maniera costante e appassionata, altrimenti finiscono per arrancare e diventano opache.
Chi è rimasto in redazione ha dovuto fare un grande lavoro per mantenere un’uscita di una, due volte al mese, confortato, è vero, da una buona presenza di lettrici e lettori. E questa è la ragione che ci spinge a riflettere su quello che sarà di noi senza rinunciare al progetto. A nostro favore c’è la libertà, perché OLI è redatta da volontari, ma purtroppo bisogna riconoscere che le nostre risorse devono fare i conti con il quotidiano di ognuno di noi.
Per questo utilizzeremo questa pausa estiva per verificare se ci sarà possibile continuare ad uscire, a partire da settembre, in maniera regolare e con la stessa passione di prima.
Sappiamo che le notizie non mancano e nemmeno la voglia di analizzarle.
La Redazione

OLI 427: PAROLE DEGLI OCCHI - Artigianato a Genova

Via delle Vigne 17 rosso - Genova
Foto di Ferdinando Bonora

OLI 427: GRECIA - La Grecia al voto sull'euro

Cosa dire di più di tutte le analisi e discussioni che si incrociano sui mezzi di informazione di tutta Europa? Forse solo le parole raccolte dagli amici che abbiamo qui.
Dice Nikos, capitano di nave ora in pensione 'Io sono per il sì, ma voterò no'. E forse riassume perfettamente il dilemma. Sì per l'Euro, sì per l'Europa, sì per un accordo comunque necessario, ma no perché non esiste una alternativa politica a Tsipras, e se vince il 'sì' si andrà di nuovo ad elezioni politiche più incerte e pericolose che mai. Inoltre le forze politiche e le personalità politiche che ora sostengono il sì sono quelle responsabili della situazione finanziaria ed economica in cui si trova la Grecia.
Sicuramente no, dice un altro Nikos molto più giovane, perché c'è in corso in Europa un gioco pesante che vuole far cadere i governi orientati a sinistra, e se cade la Grecia ci sarà un effetto 'domino' in tutta Europa, a partire da Spagna ed Italia.
Io voterò sì, dice Panaghiotis, lavoratore autonomo, grafico pubblicitario, intanto perché non sono assolutamente d'accordo sul referendum: Tsipras doveva prendersi lui la responsabilità di decidere, era il suo compito di governante, è lui che ha gli elementi per poter decidere. Poi la vittoria del 'no' porterà ad una paralisi economica ancora più drammatica, tutto il lavoro che ho fatto in questi anni andrà bruciato.
Marina, che lavora in un albergo, ci dice che ha il cuore stretto: 'Non sappiamo più cosa sia la Grecia, e dove sia la Grecia'; con i turisti, naturalmente, deve mostrare un aspetto sereno, allegro, ma le è davvero molto, molto difficile.
Christiana, antropologa, insegnante di ballo e di lingua ci dice che tutti 'stanno giocando', e che questo 'gioco' interminabile è diventato davvero faticoso da sopportare. Lei però non si sente depressa, e fonda il suo stato d'animo in questo: le generazioni che ci hanno preceduto, dice, hanno passato cose peggiori, la guerra, la fame. Quindi ce la faremo anche noi, e alcune cose non ce le possono comunque togliere. Accenna alla bellezza della musica, della natura che abbiamo intorno nel momento in cui stiamo parlando, al clima di amicizia che circola tra le persone che con lei stanno seguendo un seminario di canto.
Teodosia racconta un breve scambio sentito in paese: 'Andiamo in compagnia a Raxes stasera?' (Raxes è un villaggio ricco di vita notturna) 'A bere qualcosa?' chiede uno... 'No, a cercare benzina'. Molti stanno infatti riempiendo non solo i serbatoi delle auto, ma taniche di scorta. Teodosia si dice invece tranquilla 'Non ho ancora prelevato un euro al bancomat, e non sto facendo scorta di benzina...'
Teodoro, architetto, libero professionista affida i suoi pensieri a Facebook:
'Andiamo bene… stasera ci saranno fianco a fianco ad Atene una manifestazione per il 'Sì' e una manifestazione per il 'No'. Vogliono farci diventare come l'Ucraina?'
E poi: 'Quando vedo quali sono i politici che sostengono il 'Sì' corro verso il 'No', Poi quando vedo che per il 'No' c'è Alba Dorata ci ripenso molto seriamente…'
'Questo referendum è come se un ingegnere affidasse ai proprietari di una palazzina la decisione su quali materiali e tecniche usare per costruirla'
La nostra emozione? I governi greci hanno avuto enormi responsabilità, e il popolo greco è stato largamente connivente con politiche clientelari e tolleranti verso un sistema molto diffuso di corruzione e di evasione dalle tasse. Inoltre Tsipras ha sicuramente vinto le elezioni perché ha promesso cose che sapeva assai bene di non poter mantenere. Ma l'Europa ha spinto cinicamente la Grecia in un vicolo sempre più cieco, senza possibilità di uscita. Per quale scopo? Per quali interessi? Solo per cecità? Inoltre, con tutti i difetti che gli si possono attribuire, se Tsipras non si fosse spinto a promettere quel che non poteva dare, c'era pronta una deriva a destra pesantissima, con un partito neo-nazista già al 12% e pronto ad allargare ulteriormente il suo consenso tra le persone più povere.
Alla Grecia serve una spinta per riaprire l'economia, e all'Europa 'politica', all'Europa 'dei popoli' serve che la Grecia non collassi, che ce la faccia.
l'Europa potrebbe ben permettersi di pagare qualche prezzo per questo obiettivo, o no? A meno che gli obiettivi non siano altri, e che per questi obiettivi serva proprio la caduta del governo Tsipras, per segnare uno 'stop' a qualunque ipotesi di spostamento a sinistra degli Stati europei.
(Paola Pierantoni e Ivo Ruello - foto degli Autori)

OLI 427: MIGRANTI - Al confine con la vicina Francia

(Video di Maria Di Pietro)

OLI 427: POLITICA - La sinistra dei 100 fiori, i cani e i porci

Alla fine fu un atroce inganno e quello che parve a molti uno straordinario progetto di rinascita cultuale e politica si trasformò in una trappola tesa dal leader per individuare coloro che dissentivano.
Per questo leggere su Il fatto quotidiano del 29 giugno il titolo “Contro Renzi neocentrista una sinistra dei cento fiori” non sembra esattamente propedeutico alla fortuna del progetto.
Certo qualcosa bisogna comunicare, e dev’essere questo motivo che ha spinto Cofferati a scegliere la metafora della primavera cinese per lanciare l'idea che porterà in campo le energie di “chi ancora non c’è e chi si è allontanato”.
Alla sua generazione Cofferati assegna il compito di mettere a disposizione “l’esperienza” ricordando che “c’è bisogno del protagonismo dei giovani”, comunque, prima o poi, è sempre lì che si approda.
Alla festa nazionale della Fiom, dichiara Cofferati, si è parlato di “beni comuni, land grabbing, diritti della rete” ed è dai valori di riferimento che bisogna partire
Quindi, proprio nel momento in cui torna in edicola L'Unità ed anche le feste del PD si riappropriano del nome della testata - la parola "unità" per un certo periodo fu cancellata da solerti funzionari - viene lanciato il cantiere della nuova casa ché quella originaria è stata squattata.
Non è in agenda un bilancio politico del perché un partito con una storia così importante non sia stato presidiato, per essere ceduto a chi ne massacra ideali, magari riflettendo sul fatto che aver definito il PD  “ditta” non faceva onore alla storia ed ai fini nobili dell'impresa, parafrasando le metafore aziendali.
Civati, compagno di esodo di Cofferati e Fassina, ha già un sito della nuova creatura battezzata “Possibile”, un prodotto politico dal marketing accattivante ma dai contenuti ancora un po' vaghi.
Il rischio che si corre è che si metta in scena il gioco delle tre tavolette, imbarcando nel progetto volpi di partito che, quando dovevano proporre e presidiare, non l'hanno fatto.
Se è vero che a sinistra c'è una prateria da esplorare, sarebbe interessante capire perché Rete a Sinistra, che in Liguria ha fatto una dura campagna contro il PD, non abbia colto la sfida di dare il proprio voto per la Vice Presidenza del Consiglio Regionale ad Alice Salvatore di M5S, favorendo invece  la carica di Pippo Rossetti, mentre a livello nazionale proprio Civati, referente politico di Rete a Sinistra, non disdegna il sostegno a M5S per promuovere i 7 referendum contro leggi volute dal PD di governo. Mistero
Nel frattempo, per il rotto della cuffia,  Toti ha salvato il progetto “codice d'argento”, che garantisce l'assistenza domiciliare estiva a famiglie “economicamente fragili” che stava per saltare perché la giunta precedente, dopo averlo messo a bilancio, non aveva deliberato. La vicenda, sulle pagine locali per qualche giorno, ha registrato anche le dichiarazioni fatte al Secolo XIX da Anna Banchero - ex-coordinatrice nazionale dei progetti regionali destinati agli anziani - che, mentre stavano per saltare i fondi, ha dichiarato: “Questa non gliela perdonerò mai, parlo della giunta Burlando. Hanno dato contributi a cani e porci, e non sono stati in grado di trovare 200 mila euro per mandare avanti un progetto che ci invidia mezza Italia”.
Cani e porci. Chissà a chi si riferiva. Chissà che la sinistra dei 100 fiori non voglia approfondire.
(Giovanna Profumo - foto dell'autrice)

OLI 427: REGIONE - Oooh lovely, Lo-Ve-Li

Il Palazzo della Regione Liguria, in piazza De Ferrari a Genova,
quando era sede della compagnia Navigazione Generale Italiana,
circa 1930, in pieno Ventennio.
Se non altro la Liguria, dopo il botto elettorale, è sempre sui media per il nuovo governatore fintamente ipercinetico Giovanni Toti.
Il pupone infatti scorrazza con Maroni e Zaia, fa proclami, si mostra sibillino e rigoroso sul suo parlamentino, minaccia di annullare le ferie, raduna gli eletti in convento, si è finalmente insediato. Con i 5stelle che scrivono a lui "personalmente in persona" come dice l'aiutante di Montalbano e i giornali che scrivono sul nulla. Tutto un agitarsi per non fare. In realtà i numeri della maggioranza lo spaventano da matti, non tanto e non solo per la difficoltà a governare, quanto perché gli toccherà sempre essere presente: un incubo!
E come farà con Arcore, la vita mondana milanese, romana, marinara? Lui che pensava di aver appeso il cappello divenendo il portavoce di Silvione, dopo aver sudato sette camicie a fare quel capolavoro di Tg4. Da un talk all’altro con quella sua voce da Bubu, spargeva in giro il Verbo del padrone e mai e poi mai pensava di essere eletto presidente in Liguria, “Una regione”, come si è trovato a dire più volte, “che vale forse quanto Brescia”.
Così adesso “la Liguria lavorerà con il Nord-Ovest e con un occhio ad est”, ovvero Veneto e Lombardia: auguri, speriamo, visto che la Liguria, quando va bene, è stata considerata il sud del mitico Nord.
Persino il quotidiano La Stampa ci ha abbassato il target. Su Genova per tanto tempo si comprava La Stampa con il Corriere Mercantile, poi l’acquisto del Secolo XIX e la decisione di puntare per il capoluogo proprio su quest’ultimo: un flop per la Stampa, che senza il Corriere Mercantile ha visto paurosamente diminuire le sue copie, tranne per il Ponente, meta affezionata di tanti piemontesi, amanti della Riviera dei Fiori e per la quale produce un buon inserto.
Nemmeno in occasione delle elezioni regionali La Stampa ha considerato un granché la Liguria, tanto che il 2 giugno è uscita con articoli uguali-uguali sui due giornali: “Renzi mette la mimetica” pag.3 La Stampa, pag 13 Il Secolo XIX; “Pastorino traditore”, rispettivamente a pag 3 e a pag. 4; “L’effetto Pastorino non è stato decisivo”, pag. 9 e pag. 12; “ Stop ai migranti, zero burocrazia”, pag.5 e pag. 3. Il tutto è parso un copia-incolla avvilente da parte di un quotidiano che pareva essere affezionato alla nostra Regione. Per fortuna ora c'è Toti: un titolo al giorno farà sparire i problemi di torno.
(Bianca Vergati - foto Archivio fotografico del Comune di Genova)

OLI 427: COMUNE - Un bilancio partecipato?

Sarà che probabilmente nelle linee programmatiche della giunta Doria non si trova nulla di specifico nella parte relativa alle finanze, ma le promesse della campagna del 2012 di aprire il comune alla partecipazione oggi si risolve, addirittura, in una specie di marcia forzata di soli 15 giorni per la votazione del bilancio 2015. E il percorso non riguarda solamente i documenti programmatici di bilancio, ma anche una serie di regolamenti e di delibere che interessano il Piano triennale dei lavori pubblici (224 milioni di euro in tre anni), il regolamento e i coefficienti IMU e TASI, il piano finanziario di Amiu e relativo regolamento e tariffe TARI (226 milioni di euro per il 2014),
Tutto questo ha girato per pochi giorni anche nei Municipi, che si sono lamentati del poco tempo a disposizione per lo studio e la votazione del parere (comunque favorevole di tutti).
Anche il percorso istituzionale in Comune ha segnalato dei cambiamenti che ripercorrono le fiducie proposte da Renzi in Parlamento: quest'anno nessuna commissione con le associazioni e i comitati cittadini per i lavori pubblici, una commissione "farsa" di poche ore per ascoltare tutti quelli che hanno risposto alla chiamata di lunedi mattina (Ascom e qualche altra associazione) su IMU, TASI, TARI, seduta tra l'altro sollecitata battendo i pugni dalla opposizione. Così come un'ultima commissione sul bilancio vero e proprio è stata nuovamente richiesta dall'opposizione un torrido giovedi pomeriggio, prima della chiamata in aula della delibera.
Con questo nuovo metodo, inaugurato dopo la delibera della Gronda (con la quale Doria ha di fatto consegnato l'inutile opera autostradale alla conferenza dei servizi, ossia all'organo che ne delibererà la costruzione) e proseguito con la recente delibera sul trasferimento del personale tra partecipate (che ha richiesto ben tre consigli per essere votata per mancanza del numero legale), Doria ha consegnato la sua amministrazione in mano ai poteri forti della regione e ha escluso qualsiasi forma di partecipazione ed opposizione dalla sua amministrazione.
Mentre a Parma il Consiglio dei 500 messo sù da Pizzarotti si prepara al percorso partecipativo che si pronuncerà sull'ingrandimento dell'inceneritore richiesto da Iren per bruciare, tra l'altro, i rifiuti liguri provenienti anche da quella Genova che per anni si è addormentata sulla propria discarica, subendone adesso le temibili conseguenze economiche e soprattutto ambientali.
(Stefano De Pietro)



OLI 427: GRECIA - Chi il conto non paga mai

Qualunque sarà il risultato del referendum, segnerà l’Europa per sempre. Tra chi invoca i compiti a casa, e chi maledice questa Europa matrigna, a soffrire è intanto il popolo greco, ma c’è qualcuno che di certo non pagherà il conto: gli armatori greci. A febbraio Tsipras ventilò l’ipotesi che per rimettere in sesto i conti di Atene si sarebbe dovuto tassare i ricchissimi tycoon, 60 famiglie che detengono il 16% del mercato globale e generano il 7% del Pil ellenico, con la prima flotta al mondo per tonnellaggio, un primato riconquistato nel 2013 dopo averlo ceduto al Giappone al tempo della crisi e primo paese per ordini di navi da consegnare nei prossimi anni.
Le fortune e le risorse accumulate nei decenni hanno fatto sì che gli armatori potessero aumentare sempre di più le proprie attività e i propri interessi fuori dal paese, centoquaranta miliardi di utili negli ultimi dieci anni, ma anche mantenere una salda presenza in patria. Quasi cinquemila navi dal valore complessivo di cento miliardi permettono di avere il sedici per cento del mercato e di dare lavoro a duecentocinquantamila persone, perciò gli oligarchi hanno risposto con calma olimpica: “Leviamo l’ancora e prendiamo residenza fiscale altrove. C’è solo l’imbarazzo della scelta: Monaco, Dubai, Singapore, oppure in Germania, dove ci sono agevolazioni fiscali fortissime …” hanno minacciato. Con più di nove miliardi di euro di investimenti lo scorso anno, gli armatori greci hanno poi dato un segnale inequivocabile a chi riteneva che la crisi storica che sta attraversando la Grecia li avrebbe affondati, ormai dominano la scena mondiale da più di cento anni. Perché?
Perché dietro al loro successo vi è un regime fiscale eccezionalmente a loro favore, addirittura in Costituzione: infatti, in base all’articolo 107, gli armatori greci sono esentati dal dover pagare tasse sui profitti che provengono dalle proprie attività all’estero. Oltre ad essere essere armatori, sono petrolieri, editori, titolari di lavori pubblici nel Paese senza gare di appalto, possiedono squadre di calcio. Godono di Iva agevolata, ma soprattutto dell’esenzione fiscale sui profitti generati all’estero garantiti per la legge costituzionale del 1967.
Mettere in discussione l’impossibile per Tsipras, applicare ciò che con la morbida legge sul blind trust del 2009 non è riuscito ai conservatori, mentre tutte le inchieste giudiziarie passate sul contrabbando di petrolio non hanno prodotto condannati: una“patrimoniale” di due miliardi e mezzo sui supermiliardari e altri due miliardi e mezzo dal recupero di tasse arretrate. Un provvedimento cucito su misura per i potentissimi armatori. “I nostri cittadini hanno pagato un prezzo carissimo alla crisi – aveva detto il premier mesi fa in Parlamento –  ora il conto lo devono saldare quelli che non hanno mai messo mano al portafoglio”. Già nel 2012, con la Grecia sull’orlo del default, l’ex premier Samaras chiese ai super-ricchi una “tassa temporanea di emergenza”, 500 milioni ad oggi. Perché Tsipras non è andato avanti?
Nella disputa Grecia - Ue si parla soprattutto di pensionati, che sicuramente non hanno una quotidianità facile, ma della metà dei giovani senza lavoro non si parla. Del loro futuro, nemmeno.
(Bianca Vergati - foto di Giovanna Profumo e Ferdinando Bonora)

OLI 427: ESTERI - Voci dalla stampa internazionale

Il capo religioso di Al-Azhar (Egitto) si rifiuta di dichiarare l'infedeltà dell’ISIS. http://www.almasryalyoum.com/news/details/617771

La violazione dei diritti umani negli USA secondo la Cina.
China.org, 26 giugno 2015: “Testo integrale del rapporto cinese sulla situazione dei diritti umani negli Stati Uniti nel 2014”. Due visioni da due angoli diversi. Che dio ci protegga da tutti gli imperi e violatori dei diritti umani.
http://www.china.org.cn/china/2015-06/26/content_35914526.htm

Se Israele scommette sull’Isis
“Famiglia Cristiana”, 23 giugno 2015: “Anche con la guerra in Siria alle porte del Golan, e con il rischio che Al Nusra, l'Isis e le altre formazioni del terrorismo islamico prendano sempre più piede, Israele non ha cambiato strategia. Al contrario, ha semmai stretto ancor più i legami con l'Arabia Saudita, che delle formazioni armate che operano in Siria è stata a lungo ispiratrice e finanziatrice”. http://www.famigliacristiana.it/blogpost/se-israele-scommette-sull-isis.aspx

“I campi di battaglia di domani: le guerre USA in Africa”, nuovo libro di Nick Turse.
“AllAfrica”, 7 maggio 2015: “Dal lancio di AFRICOM (comando militare USA in Africa), l'instabilità è aumentata in Africa. Dalla guerra in corso in Somalia, alla disgregazione della Repubblica del Sudan, alla successiva guerra civile nella Repubblica di recente creazione del Sud Sudan, alla guerra contro i cosiddetti estremisti islamici in Nigeria, Niger, Mali, Camerun e Ciad, questi sviluppi hanno alimentato il militarismo di Washington nel continente.”
http://allafrica.com/stories/201505112664.html

2013: Finché permane la guerra siriana, non c'è alcuna minaccia per Israele 
New York Times, 6 settembre 2013: “Lasciate che le due parti rimangano vive, che insanguinino fino alla morte: questo è il pensiero strategico qui. Finché rimane così, non c'è vera minaccia dalla Siria”". http://www.nytimes.com/2013/09/06/world/middleeast/israel-backs-limited-strike-against-syria.html?_r=2

Pandora TV, marzo 2015: Intervento integrale di Sahra Wagenknecht (Die Linke) al Bundestag il 19 marzo 2015. Sottotitoli in italiano. La leader dell’opposizione tedesca Sahra Wagenknecht critica le politiche filo-atlantismo e di rigore della Merkel e le ingerenze USA in Europa.
http://www.pandoratv.it/?p=3104

Coloni israeliani bruciano la chiesa della Moltiplicazione dei pani e dei pesci.
Famiglia Cristiana, 19 giugno 2015: “Sono quelli che i palestinesi chiamano "coloni", gli israeliani che vivono negli insediamenti. E proprio dagli insediamenti escono i vandali che dal 2009, come testimonia l'organizzazione israeliana "Rabbini per i diritti umani", hanno attaccato e devastato 43 luoghi di culto cristiani o musulmani.” “Allo stesso modo, però, sarebbe da sciocchi non notare che quasi mai i responsabili sono stati identificati, catturati e processati. Il che è comunque un po' strano, in un Paese che ha un imponente ed efficiente apparato di sicurezza e di polizia.”
http://www.famigliacristiana.it/blogpost/le-chiese-bruciano-i-vandali-ridono.aspx

RT, 23 giugno 2015: Sinistra tedesca sull’imperialismo americano
http://francais.rt.com/international/3568-lex-president-spd--limperialisme

Il silenzio del premio Nobel sul genocidio di Rohingya equivale alla complicità"
The Independent, 23 maggio 2015: "In un genocidio il silenzio è complicità, ed è così con Aung San Suu Kyi e la disperata comunità Rohingya in Bermania. La persecuzione in corso da parte del governo birmano dei Rohingya ha raggiunto, negli ultimi due anni, un livello così insostenibile che i Rohingya si trovano ad affrontare solo due opzioni, o rimanere e rischiare l'annientamento o la fuga. L'attuale esodo di coloro che chiedono asilo è solo una manifestazione di genocidio ". "Una volta Aung San Suu Kyi aveva tenuto un enorme capitale morale e politico e ha avuto la possibilità di sfidare il razzismo vile e l'islamofobia che caratterizza il discorso politico e sociale birmano. Molti attivisti birmani per i diritti umani ed i loro seguaci avrebbero potuto ascoltare, imparato e iniziato a mettere in discussione il razzismo istituzionalizzato che incide negativamente su tutti i birmani. Questo non è mai stato nell'agenda politica di Aung San Suu Kyi”.
http://www.independent.co.uk/voices/comment/aung-san-suu-kyis-silence-on-the-genocide-of-rohingya-muslims-is-tantamount-to-complicity-10264497.html

"La Roccaforte di Hezbollah”
"Spesso è definito dai media occidentali come una “Roccaforte di Hezbollah”, il quartiere Sud di Beirut è in realtà solo un quartiere normale operaio densamente popolato dove il partito di Hezbollah è popolare.” "Ora quello che ho trovato interessante è che Hezbollah aveva anche costituito un'impresa di costruzione dopo la fine della guerra del 2006, quando le bombe israeliane avevano raso al suolo un intero quartiere e ha lasciato circa 20.000 persone senza casa. E nel processo di ricostruzione, l’impresa di Hezbollah” Wa'ad” (promessa) ha anche bollato il suo logo sulle barricate di cemento. Una differenza importante è che Solidere, costituita dal miliardario precedente primo ministro libanese, ha trasformato la Beirut vecchia in un parco giochi di lusso per ricchi, cancellando gran parte del precedente tessuto sociale dal reddito misto del centro della città, mentre Waad di Hezbollah ha ricostruito il quartiere per le famiglie della classe operaia che vivevano lì e li ha incoraggiati di ritornarci”. http://www.beirutreport.com/2015/06/held-by-hezbollah.html

“16 cose che potrebbe farti condannare a morte in Arabia Saudita
Vocativ, 18 giugno 2015: “L'Arabia Saudita ha decapitato 100 persone quest'anno. Alcuni dei reati non sono nemmeno reati da carcere negli Stati Uniti.”
http://www.vocativ.com/underworld/crime/saudi-arabia-execution-beheading/

Israele sostiene che la guerra contro Gaza è stata una “guerra morale”
The Guardian, 14 giugno 2015: “Israele ha rivendicato che l’operazione dell’esercito israeliano a Gaza la scorsa estate è stata una guerra morale, difensiva svolta in conformità del diritto internazionale”. “Secondo l’esercito israeliano sono stati uccisi 2.125 palestinesi durante la guerra di due mesi, 761 di loro, o 36%, erano civili non coinvolti, tra cui 369 bambini e 284 donne. I dati delle Nazioni Unite sono di gran lunga superiori, con almeno 1.483 civili uccisi (su un totale di 2.205), di cui 521 sono bambini e 283 sono donne.” http://www.theguardian.com/world/2015/jun/14/israel-defends-gaza-conflict-as-moral-war

(a cura di Saleh Zaghloul - immagine di Guido Rosato)

domenica 28 giugno 2015

CARTOLINE DI OLI - Tunisia

(Foto di Monica Profumo)

Porto di Biserta - Giugno 2015 
Queste sono le cartoline che vorremmo si potessero continuare ad inviare dalla Tunisia.

giovedì 28 maggio 2015

OLI 426: PAROLE DEGLI OCCHI - Pamplona: esperanza, caridad

Foto di Surya

Maggio 2015, Pamplona

OLI 426: ELEZIONI REGIONALI 2015 - Di tutto, di più

Una cosa è certa, i liguri sopravvivranno anche questa volta alla tornata elettorale, molti di loro sedotti dal lungo ponte diserteranno le urne, e visto che i più la considerano una battaglia persa non saranno nemmeno in preda al leggero senso di colpa indotto dal senso civico
E’ tale la disillusione che armi e bagagli partiranno sereni poiché nessuno è stato in grado di convincerli del contrario, tanto più lunedì sera, durante la diretta di Sky tg 24 che dava visibilità solo a 4 candidati, lasciando fuori dalla diretta Bruno, Musso, Piccardi e Batini
Per chi non abbandona la trincea elettorale lo sguardo scruta una scheda che ricorda le promozioni di un supermercato, con una campagna politica che, a livello giornalistico, ha parlato di tutto tranne che dei problemi reali delle persone. Hanno vinto le solite generiche promesse che garantiscono ai sogni di diventare realtà. Il fatto che l'elettore non capisca con quali e quante risorse si possano concretizzare non è un dato da campagna politica.
Qui siamo e i programmi, redatti nel migliore marketing politico, ci fanno sentire l'impossibile a portata di mano. Dall'abbattimento del 50% delle liste d'attesa negli ospedali, alla possibilità di effettuare gli esami primari direttamente dal medico di famiglia, alla realizzazione del Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018, fino alla gestione collettiva dei beni comuni e al redditto minimo di autonomia. Il gioco di seduzione dell'elettore non ha regole. E  sulle reti ammiraglie appaiano anche i Cinquestelle, non più vittime dei veti grillini i cui strali, contro chi osava farsi anche solo inquadrare da una telecamera, falciavano uomini e donne con accuse sessiste e minacce dal web.
Così in TV agli anziani si ricorda la truffa di cui sono vittime, il taglio sulle pensioni che ha sottratto loro 18
miliardi e vengono promessi progetti di invecchiamento attivo. Si disegnano scenari in cui utilizzare h24 sale operatorie e c'è chi, da destra, dichiara che “gli ospedali saranno aperti anche di notte”. Se non fosse abbastanza ci sarà lavoro per cinquantenni e giovani e c'è chi promette il definitivo superamento di un sistema di gestione della regione in mano alle lobby, rivendicando la purezza dell'atto di rottura da un partito che non incarna più gli ideali del passato. Nella regione più vecchia d'Italia, con un problema di assistenza agli anziani grosso come un elefante, non è stato detto con chiarezza nulla sulle badanti, sullo stato delle strutture di accoglienza, sui costi che gravano sulle famiglie e sulla lenta ed inesorabile cancellazione della presenza pubblica in questo settore. Ma in piazza, tra i militanti, in occasione del comizio di Civati, c'era chi, accennando alle cure per madre malata, confidava di dover sostenere una spesa media di milleduecento euro al mese per assisterla in casa.
A sinistra del Pd due liste cugine si contendendo i voti, ma non le parole, distinguendosi solo su Gronda e Terzo Valico. I continui tagli in tutti i settori – occupazione, scuola, trasporti, sanità, manutenzione delle strade, gestione del territori – sotto elezioni sono spariti, soffocati dalle promesse. Come è stato garantito che, certo, ad elezioni finite ogni candidato presenterà i conti ed i finanziatori della propria campagna politica. Nessuno ha fatto i nomi dei componenti della propria giunta.
Si può fare di meglio?
Almeno andare a votare.
(Giovanna Profumo - immagine dell'autrice)

OLI 426: ELEZIONI REGIONALI 2015 - Chi si ricorda il Modello Sicilia?

La regione dei centomila pensionati che si vedranno restituire cinquecento euro, pare divenuta a livello nazionale il caso più emblematico di queste prossime elezioni, tanto che programmi tv, dal Biscione a Sky si sono trasformati in palcoscenici impensabili fino a poco tempo fa per la giovane candidata dei 5 Stelle. Lei, l’Alice dallo sguardo diretto e impavido non appare proprio quella delle meraviglie. Nei dibattiti dal vivo si alza pure per spiegare meglio, spiazzando i candidati uomini, perché la Lella, l’altra donna candidata, pare evitarla accuratamente. Del resto nemmeno veniva nominata la Liguria fra le regioni al voto, poi qualche “mina vagante” come Sergio Cofferati e il suo " non gioco più”, il “rompiamo le righe” della sinistra-sinistra, il Pd locale che mai ha scordato d’essere Ds e mai ha digerito lo sgambetto dell’autocandidatura della delfina spezzina, hanno fatto di questa regione del Sud del Nordovest il sedicente laboratorio della “nuova gauche”.
Più che contro Paita, è contro l’esagerato centrista ex sindaco di Firenze che si è candidato un altro sindaco, quello di Bogliasco, civatiano, incredibilmente dimessosi dal Pd, seguito a ruota dal suo mentore Pippo. Ora il Pippo vagheggia un Podemos all’italiana con la imminente formazione “Possibile”, auspicando la vittoria di Luca Pastorino, per riscattare “valori e ideali, che con Renzi paiono scomparsi”, dichiara.
Uno psicodramma in Liguria, di cui l'astuto Silvione ha fiutato il tesoro nascosto. Pure Matteo Salvini non aveva recepito l'occasione e pronto aveva disarcionato il suo candidato Rixi, sicuro fosse terra di nessuno: invece in Liguria la destra è riuscita a raccattare mare e monti, fra macerie scaiolane, ex Alleanza Nazionale, liste fumose, con un candidato paracadutato, fuori dalle beghe locali, che ha messo d’accordo tutti: un colpo di genio il valletto Toti (OLI 421).
 Magari salverà la Paita il buon Enrico Musso, l’ex candidato sindaco, l’unico a restare fuori dall’ammucchiata "volemmose bene per la Liguria".
Anche per il Movimento 5 Stelle ligure si era provato a far finta di niente, ma, ora che i sondaggi danno un testa a testa fra il portavoce di Berlusconi e la spezzina Paita senza che nessuno arrivi alla fatidica soglia di maggioranza governabile, si è diffuso pure in tv il panico di toppare continuando ad ignorarli e così la bella Alice sta avendo un boom di ascolti e di pubblicità gratis.
Che succederà? Alleanze da pazzi. Ci sarà una grande koalition, una media koalition, lavoreranno insieme
la sinistra-sinistra e i pentastellati? A cuccia nel cassetto dei ricordi il modello Crocetta-Grillini in Sicilia, dove si era avviata in assoluto la prima collaborazione politica dei 5 Stelle, naufragata in pochi mesi; l’uomo di cultura Crocetta, quello che da sinistra credeva nella rinascita della sua incantevole terra, è rotolato negli scandali; fresco fresco di questi giorni il voto di scambio alle Regionali e che proprio non ne sapesse nulla...
I 5 Stelle siciliani ora stanno alla finestra, non li si sente fiatare sull’ambiente, la cultura, il turismo sostenibile, l’arte, i temi condivisi con l'uomo di cultura Crocetta, mentre la rinascita della Sicilia non si vede, citiamo l'esempio della gestione turistica delle isole Egadi, considerata forse periferia del regno. Spiagge incantate, in cui nessuno raccoglie la spazzatura, meravigliosi sentieri a picco sul mare travolti dalle frane, percorsi comunque da alcuni audaci stranieri appassionati di trekking, siti di grande pregio, le cui visite sono al buon cuore di giovani esperti volontari che non beccheranno un euro perché l’incarico pare sarà affidato dal primo giugno: in compenso se vai all’ufficio del turismo ti rispondono che cartine, piantine, informazioni le puoi trovare nei depliant che sono in ristampa. Più di cento persone erano in attesa a Favignana per visitare una delle più belle tonnare del mondo, lo stabilimento Florio, acquisita dai Beni Culturali, restaurata cinque anni fa, dove puoi vedere anche reperti della famosa battaglia delle Egadi fra Romani e Cartaginesi: un tempo dava lavoro a tutte le isole, che furono possedimenti dei genovesi Pallavicini, poi dei Florio e ancora del genovese Parodi, oggi ci si può accedere quando è disponibile qualche volontario il sabato o la domenica. Riusciranno i 5 Stelle ad essere costruttivi in Liguria?
(Bianca Vergati - immagini dell'autrice)

OLI 426: RIFORME - La buona scuola, i cattivi maestri

Non è facile entrare nel merito del DDL "La Buona Scuola", senza correre il rischio di semplificare o banalizzare l'argomento alla maniera delle tribune televisive, spesso unico luogo di informazione. E' stato invece semplice per il governo cavalcare alcuni luoghi comuni che indicano la poca simpatia sociale di cui godrebbero gli insegnanti. Strumentalmente, la rottamazione è iniziata proprio da ciò che nella scuola pubblica necessitava almeno di una revisione e cioè le graduatorie (oggetive, ma al contempo limitanti, in quanto consentono la carriera interna solo attraverso il parametro anagrafico) e la valutazione dei docenti, cioè di coloro che da sempre hanno registro e penna rossa in mano (chi non ha avuto un insegnante demotivato e comunque inamovibile per ragioni varie?). In seconda battuta il governo ha giocato la carta delle migliaia di assunzioni di precari, attingendo dalle graduatorie ad esaurimento, escludendo altri abilitati e rilanciando poi, in modo ambiguo, su un futuro concorsone.
Letta e riletta la proposta di Renzi&pGiannini, per coloro che la scuola la conoscono da dentro, è evidente il fatto che rappresenti l'ennesima tappa di peggioramento della scuola pubblica ad opera della politica italiana. Andrebbe bocciata in toto e non emendata o corretta. Un giudizio così netto non è volto aprioristicamente a difesa di una categoria – quella dei docenti – in buona parte disomogenea e spesso ripiegata su se stessa, ma a difesa della SCUOLA PUBBLICA e del suo mandato costituzionale, leso dal DDL in più articoli (come ad esempio l'art.33 e il divieto di oneri per lo Stato a vantaggio delle scuole private).
Il governo, fino ad oggi, ha avuto gioco facile nell'imporsi poichè insegnanti e sindacati di categoria spesso si sono divisi su molti punti: la bontà delle prove Invalsi, le ingerenze della Chiesa Cattolica in merito ai nuovi progetti sulla parità di genere, le forme di reclutamento ritenute più o meno meritocratiche. Una maggiore coesione si è registrata invece nel combattere le nuove forme di valutazione dei docenti stessi, il futuro blocco della mobilità, l'attribuzione del punteggio, lo scandaloso mancato adeguamento contrattuale dal 2009, la concessione di bonus economici a discrezione dei Dirigenti. L'adesione significativa allo sciopero del 5 maggio, indetto da tutte le sigle, non sembra aver condizionato gli autori della riforma. Servirebbe un massiccio blocco delle attività didattiche, per settimane, ad oltranza, come non è nella tradizione del nostro paese. E quindi assistiamo al compimento finale della cosiddetta "autonomia", che ufficializza definitivamente l'identità aziendalistica della scuola, in cui la concorrenza tra istituti prende il posto della collaborazione e pianificazione territoriale, e il Dirigente Scolastico perde completamente la sua natura di pedagogista e primus inter pares, per diventare capo indiscusso, libero di decidere quasi ogni cosa senza l'approvazione del Collegio Docenti. E' chiaro il tratto autoritario e liberista della riforma. La creazione di albi territoriali, che si riformulano ogni tre anni, ricalca il modello degli ordini professionali ma in un mercato del lavoro viziato dall'assenza di un reale potere contrattuale da parte dei docenti e quella di strumenti normativi a cui appellarsi a propria tutela. E' facile prevedere in tutto ciò la pretesa da parte dei Dirigenti di prestazioni di molte più ore, a retribuzione invariata per coprire più discipline. In linea col malcostume italiano non è difficile ipotizzare un modus clientelare nel reclutamento dei docenti.
(Silvia Suriano, docente - immagine di un archivio familiare)

OLI 426: SANITA' - I precari cronici e le promesse della politica

20 maggio 2015. E’ alla manifestazione per lo sciopero della Cgil contro il Jobs Act che tra striscioni istituzionali si distingue, come un lenzuolo al sole, quello dei precari del Gaslini, iscritti al Nidil e temporanei cronici. In uno degli ospedali pediatrici più famosi d’Italia sono “centoventi ricercatori – tra biologi, biotecnologi, tecnici di laboratorio, data manager” - come spiega Patrizia De Marco, la loro portavoce - con un’anzianità da precariato di dieci, quindici anni con picchi che possono arrivare ai trentatre”. In tanti anni pochissimi concorsi, assenza di finanziamenti e volontà politica hanno generato questo vulnus al quale però il Gaslini attinge per vantare, anche all’estero, i progetti di ricerca del proprio istituto. Loro chiedono di essere stabilizzati, molti hanno fatto dei concorsi, ed hanno tutte le carte in regola. Ma fino ad oggi hanno ricevuto solo promesse, De Marco, delegata Nidil (Nuove Identità di Lavoro), parla “dell’assessore Montaldo, del presidente Burlando che hanno promesso un impegno nella stabilizzazione” delle loro figure professionali, ma in dieci anni di giunta “non hanno fatto assolutamente nulla” se non concedere delle deroghe senza sostenerle economicamente. E chi è entrato è stato grazie ai finanziamenti che l’istituto ha ottenuto autonomamente.
Al Gaslini arrivano anche bambini dal Centro e dal Sud e bambini stranieri per curare patologie uniche, De Marco si occupa della ricerca sulla spina bifida, ma i contratti possono essere rinnovati in base “alla disponibilità economica” dei capi servizio, e ai fondi disponibili.
C'è la precaria del San Martino-Ist da 25 anni che per tre mesi quest’anno è rimasta a casa, senza contratto. In tutto sono una ottantina, ma il numero è fluttuante perché c’è chi va e chi viene. Normalmente sono sei, otto mesi di contratto, al San Martino ottenere un contratto di un anno è un lusso.
In corteo la parola finanziamenti assume contorni più definiti con loro che ti accompagnano tra le tipologie di finanziamenti per la ricerca: quelli finalizzati, del Ministero della Salute – quotati in base alla produttività scientifica dell’istituto, tradotto numero di pubblicazioni su riviste scientifiche di alto livello; ma spesso quei soldi vengono dirottati per pagare le persone strutturate. E i fondi finanziati da fondazioni private – San Paolo, associazioni per la ricerca su patologie specifiche, Airc – finanziamenti che quando finiscono vedono i ricercatori bloccati nel loro lavoro. Inoltre il cda del Gaslini, nel 2011, ha deliberato che i ricercatori non possono avere contratti per più di cinque anni, questo nell’ottica di favorirne la regolarizzazione. Quindi a giugno 2016, 49 persone rischiano di non poter più lavorare al Gaslini perché nel frattempo nessuna assunzione è stata prodotta e i cinque anni saranno finiti. Anche lo screening neonatale al Gaslini è affidato a precari: chi si occupa della diagnosi precoce di alcune malattie “dal 1 settembre 2001” ha subito ogni forma di contratto esistente: dalle borse di studio, ai contratti co.co.co alle prestazioni occasionali nonostante il lavoro svolto fosse sempre lo stesso. Il contratto scadrà tra un anno ed è coordinatrice, precaria, di laboratorio. Quello della collega ha un rinnovo di otto mesi. Fanno decine di migliaia di esami all'anno.
Il voto per le Regionali? Non sanno. Ma il manifesto con il quale Burlando garantiva la ricerca in Liguria quello no, non lo hanno dimenticato. Lei si chiamava Paola.
(Giovanna Profumo - immagini dell'autrice e da internet)

OLI 426: COMUNE - I "cartelli di cantiere", questi sconosciuti.

La definizione di "regolamento" dal sito etimo.it
A cosa servono i regolamenti? Per la definizione etimologica, una serie di prescrizioni per dare corso ad una legge. In questo caso si tratta del Regolamento edilizio del Comune di Genova che ottempera alla art. 2 della legge regionale 06.06.2008 n. 16, modificata l'ultima volta nel 2015. Tanto per cominciare, è inutile dire che il regolamento del Comune non è stato più aggiornato dal 2010, e che quindi alcuni riferimenti alla legge regionale, anche importanti, sono superati.
Nel regolamento edilizio, all'articolo 31, comma 12, si dispone che "Dell’avvenuto rilascio del permesso di costruire è data notizia al pubblico mediante affissione all’Albo pretorio con la specificazione delle opere da eseguire, del titolare e della località interessata. Gli estremi del permesso di costruire sono indicati nel cartello esposto presso il cantiere, secondo le modalità stabilite nel regolamento edilizio". Si noti che l'esposizione nell'albo pretorio è limitata a 30 giorni, dopodiché è necessario conoscerne l'esistenza per poterne prendere visione presso gli uffici comunali.
Un cartello di cantiere di un'opera pubblica.
Foto dell'autore 
La legge, per mettere il cittadino in grado di avere sufficienti informazioni per far valere eventualmente dei diritti (ma anche solo per il principio di trasparenza) obbliga all'esposizione di un cartello di cantiere dove sono indicati i dati salienti del permesso quali la ditta esecutrice, il nome del direttore dei lavori, la descrizione dell'opera e, in casi specifici, una grafica che riporti il risultato finale dei lavori. Nel caso di opere pubbliche, il nome del RUP, il Responsabile Unico di Procedimento, ossia la persona che ha l'incarico di gestire e vigilare su tutto lo svolgimento dei lavori, dalla emissione del permesso fino alla chiusura del cantiere.
Come molti di voi avranno avuto modo di notare, magari alzando le spalle ormai abituati a vedere la violazione delle regole, in alcuni cantieri genovesi il cartello di cantiere non viene esposto. Si tratta di un comportamento lesivo del diritto della cittadinanza di sapere, ma di fatto l'amministrazione langue e non opera alcun tipo di controllo e tantomeno di sanzione in merito, come previsto dal regolamento edilizio. Che dire? Apriamo gli occhi, ed oltre a fermarci a guardare qualche volta quel cantiere accanto a casa nostra, dove si stanno scavando nuovi box o elevando nuovi volumi abitabili, cerchiamo il cartello di cantiere e, non trovandolo, segnaliamo la cosa alla Polizia Municipale e a qualche consigliere comunale di riferimento.
Chissà che spingendo, anche in questo caso, qualcosa non possa ritornare sui binari corretti.
(Stefano De Pietro)

OLI 426: ESTERI - Voci dalla stampa internazionale

Conquistando Palmira l’ISIS interrompe l'antica “Via della seta”.
Megachip, Thierry Meyssan, 26 maggio 2015: “La coalizione internazionale anti-Daesh, creata dagli Stati Uniti nell'agosto 2014, non ha mai combattuto gli jihadisti. Al contrario, è documentato − non una ma quaranta volte − che aerei occidentali hanno portato armi e munizioni all'Emirato Islamico.” “In ogni caso, Washington ha cambiato strategia. Come dimostra la nomina del colonnello James H. Baker a nuovo stratega del Pentagono” “La sproporzionata campagna mediatica sulla caduta di Palmira potrebbe essere solo una preparazione dell'opinione pubblica a un vero e proprio impegno militare contro l'Isis.”
http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=120090&typeb=0

Nella stessa settimana, Stati Uniti e U.K. hanno nascosto i loro crimini di guerra invocando la “sicurezza nazionale” 
Glenn Greenwald, Intercept, 21 maggio 2015:  “Un governo che è in grado di nascondere le proprie atrocità per “motivi di sicurezza nazionale” sarà quello i cui cittadini si concentrano all'infinito sui crimini degli altri pur rimanendo beatamente inconsapevoli di quelli della propria nazione. Si tratta di un’eccellente descrizione di gran parte dei cittadini americani e britannici ed è una buona spiegazione del motivo per cui la parte più ricorrente del loro discorso è costituita da poco più di proclami che la Nostra è la parte migliore, nonostante i decenni di brutalità, aggressività e il militarismo che la loro parte ha perpetrato”.
https://firstlook.org/theintercept/2015/05/21/key-tactic-us-uk-hide-war-crimes-invoking-national-security/

L’integralismo religioso ebraico è peggio di quello musulmano ed è al governo
Il Post, 22 maggio 2015: “Nel suo discorso Hotovely ha citato Rashi, uno dei più famosi commentatori della Bibbia, dicendo: «Rashi ci dice che la Torah si apre con la creazione e ci insegna che se il mondo ci nega il diritto di abitare su questa terra, noi dobbiamo rispondere che questa terra appartiene solo a Dio e che solo Lui ha deciso di offrircela”.
“La reazione di molti diplomatici presenti alla riunione non è stata positiva: «Le persone erano in stato di shock: è la prima volta che ci viene chiesto di utilizzare un commento alla Torah ai fini della diplomazia», ha detto uno di loro al quotidiano israeliano Haaretz.”
http://www.ilpost.it/2015/05/22/palestina-questa-terra-nostra-dice-la-viceministra-degli-affari-esteri-del-nuovo-governo-israeliano/

L'Iran denuncia all’ONU che Israele intende bombardarlo con armi nucleari
 The Washington Post, 21 maggio 2015: "Per anni, gli israeliani si sono lamentati della retorica incendiaria della repubblica islamica, in particolare quella dell'ex presidente Mahmoud Ahmadinejad. Ma la realtà di fondo rimane che tra i due, un solo paese ha un'arma nucleare e che questo paese non è l'Iran."
http://www.washingtonpost.com/blogs/worldviews/wp/2015/05/21/iran-complains-to-the-u-n-that-israel-wants-to-nuke-it/

Il silenzio del premio Nobel sul genocidio di Rohingya equivale alla complicità
The Independent, 23 maggio 2015: "In un genocidio il silenzio è complicità, ed è così con Aung San Suu Kyi e la disperata comunità Rohingya in Birmania. La persecuzione in corso da parte del governo birmano dei Rohingya ha raggiunto, negli ultimi due anni, un livello così insostenibile che i Rohingya si trovano ad affrontare solo due opzioni, o rimanere e rischiare l'annientamento o la fuga. L'attuale esodo di coloro che chiedono asilo è solo una manifestazione di genocidio ". "Una volta Aung San Suu Kyi aveva tenuto un enorme capitale morale e politico e ha avuto la possibilità di sfidare il razzismo vile e l'islamofobia che caratterizza il discorso politico e sociale birmano. Molti attivisti birmani per i diritti umani ed i loro seguaci avrebbero potuto ascoltare, imparato e iniziato a mettere in discussione il razzismo istituzionalizzato che incide negativamente su tutti i birmani. Questo non è mai stato nell'agenda politica di Aung San Suu Kyi ". http://www.independent.co.uk/voices/comment/aung-san-suu-kyis-silence-on-the-genocide-of-rohingya-muslims-is-tantamount-to-complicity-10264497.html

Esiste il complotto delle patate in Turchia?
Al Monitor, maggio 2015: "Le patate non sono da prendere alla leggera. Nel 1840, la storia di una nazione è stata distrutta quando la malattia ha devastato le colture di patate in Irlanda e la carestia conseguente ha ridotto la popolazione del paese di circa il 25%, un milione di persone morirono e almeno un altro milione emigrò durante i sette anni ormai conosciuti come la Grande Carestia, la carestia delle patate o Gorta Mor in irlandese.” http://www.al-monitor.com/pulse/originals/2015/05/turkey-is-there-a-potato-conspiracy-cetingulec.html

La parola "angelo" offende perché è riferita ad un palestinese
New York Times, 18 maggio 2015: "Il saluto sottovoce di Papa Francesco al presidente Mahmoud Abbas dell'Autorità palestinese nel corso dell’incontro di sabato in Vaticano, nel quale ha fatto riferimento a Abbas come un “angelo della pace”, ma con un verbo incerto, ha provocato una diatriba linguistica e politica che continua ancora a giorni più tardi.” Abraham H. Foxman, direttore della Lega anti diffamazione, ha detto che la frase “tu sei un angelo” è arrivata come un fulmine sulla comunità ebraica, vista l'ammirazione e le aspettative che l’ebraismo mondiale ha per questo papa.” http://www.nytimes.com/2015/05/19/world/middleeast/vatican-seeks-to-quiet-uproar-over-popes-angel-of-peace-remark.html?ref=todayspaper&_r=1

I media USA oscurano la citazione, fatta dal ministro della difesa israeliano, di “Hiroshima e Nagasaki” come modello per trattare con l'Iran.
Mondoweiss, 20 maggio 2015: “Ma non c'è stata nessuna copertura di questa storia nei mainstream media. E’ un black-out, cosciente o no.” http://mondoweiss.net/2015/05/ministers-nagasaki-hiroshima

 “Sfruttare gay, lesbiche e questioni sociali per il militarismo e l'imperialismo”
Glenn Greenwald, Intercept, 18 maggio 2015:“Vestire in senso figurativo le guerre americane con gli abiti graziosi delle cause sociali progressiste, o decorare letteralmente le agenzie di spionaggio con i colori della causa LGBT, non lascia alcun dubbio sulla natura di questa tattica. Il militarismo e l'aggressione non diventano più appetibile perché le istituzioni che li perpetrano permettono a donne e gay di partecipare a tali abusi”.
https://firstlook.org/theintercept/2015/05/18/exploitation-social-issues-generate-support-militarism-imperialism/

(a cura di Saleh Zaghloul)

venerdì 8 maggio 2015

OLI 425: PAROLE DEGLI OCCHI - Riposino




Marzo 2015 - Lago Maggiore - Isole Borromee

OLI 425: LAVORO - Un concerto di macchine da cucire in ricordo del Rana Plaza

A due anni dalla terribile tragedia avvenuta a Dacca in Bangladesh per il crollo dell'edificio Rana Plaza del 24 aprile 2013, a Genova sono state ricordate le 1138 vittime al Palazzo Ducale durante la performance "13600hZ concerto per macchine da cucire".
"Un progetto che nasce dall'abitare l'abito, dalla responsabilità dei consumatori in relazione al reale rapporto con l'abito" dichiara Sara Conforti dell'Associazione Culturale Hòferlab "e mira a coinvolgere il pubblico attraverso un discorso sensoriale per quel che riguarda la compulsività contemporanea rispetto all'acquisto"
Il crollo del Rana Plaza è stato uno dei più gravi incidenti nella storia del tessile. Un edificio di otto piani, l'ultimo costruito illegalmente, in cui c'erano cinque fabbriche tessili che non rispettavano le norme di sicurezza.
Il giorno prima dell'incidente le lavoratrici avevano visto delle crepe e sentito dei rumori ed ebbero paura, visti i crolli di edifici simili nei mesi precedenti, e nonostante le loro denunce furono costrette dai padroni ad entrare quel giorno 24 aprile nell'edificio.
Gli operai del Rana Plaza lavoravano per 30 marchi internazionali della moda tra cui la Benetton italiana che dopo due anni di pressioni da parte della Campagna Abiti Puliti ha deciso di pagare solo 1,1 dei 5 milioni richiesti per il fondo delle vittime.
La Campagna Abiti Puliti (Clean Clothes Campaign) da 30 anni segue casi di violazione di diritti del lavoro e violazione dei diritti umani, da due anni fa pressione a livello internazionale per il risarcimento economico ai familiari delle vittime del crollo del Rana Plaza da parte dei grandi marchi della moda coinvolti.
"La Campagna ha ottenuto due risultati importanti" dichiara Deborah Lucchetti portavoce italiana della Clean Clothes Campaign "un'accordo per la sicurezza e la prevenzione degli incendi in Bangladesh entrato in vigore l'anno scorso e firmato da 170 marchi multinazionali e un accordo per il risarcimento dei danni ai familiari delle vittime. Questo accordo non è ancora compiuto perchè mancano 7milioni di dollari al fondo che ne richiede 30milioni"
Ad oggi sono 80milioni gli operai, donne e bambine nell'industria del tessile che lavorano in condizioni
disumane e di sfruttamento, 16 ore al giorno per sei giorni a settimana per pochissimi dollari al giorno, il 2% del prezzo finale del prodotto, ogni giorno cuciono e confezionano abiti e accessori per i consumatori occidentali ma loro non potranno mai comprare quello che producono. "Oggi, in questa età del capitalismo contemporanea" dice Deborah Lucchetti "non esiste un meccanismo globale che faccia si che un'impresa che produce danni di violazione di diritti umani in paesi terzi, venga in qualche modo accusata e penalizzata per tali comportamenti".
Per questo motivo è sempre più urgente la necessità di costruire momenti di sensibilizzazione e presa di coscienza sulle storie di ingiustizia che si celano dietro le etichette che indossiamo, solo così possiamo diventare consumatori critici per i nostri acquisti e dire "mai più Rana Plaza".
(Maria Di Pietro - foto di Giovanna Profumo)