martedì 30 novembre 2010

OLI 280 - SOMMARIO

VERSANTE LIGURE - Di Mara in Mara (Enzo Costa&Aglaja)
CULTURA – Mercanti nel Tempio (Ferdinando Bonora)
LAVORO - Killerjeans (Stefano De Pietro)
CITTA’ - Dismissioni a perdere (Bianca Vergati)
COSTITUZIONE ITALIANA - Gustavo Zagrebelsky racconta l'origine della Costituzione (prima parte) (a cura di Aglaja)
PAROLE DEGLI OCCHI - L'Italia s'è desta (a cura di Giorgio Bergomi)
LETTERE - Quando l'imbecillità regna sovrana (Stefano De Pietro)

OLI 280: VERSANTE LIGURE - DI MARA IN MARA

Cambiare faccia e pose
offrirne una rassegna
per muri, prima, e Chiese,
poi, di ideali pregna.
Avere idee (im)precise
difendere con tigna
le posizioni prese
mutarle in pompa magna:
è fonte di sorprese,
la sindrome Carfagna.


Versi di ENZO COSTA
Vignetta di AGLAJA


OLI 280: CULTURA – Mercanti nel Tempio


Gran bella mostra, quella inaugurata venerdì scorso a Genova nell’Appartamento del Doge.
Mediterraneo. Da Courbet a Monet a Matisse allinea circa ottanta opere provenienti da una quarantina di musei e collezioni private, con capolavori di Courbet, Cézanne, Monet, Renoir, Van Gogh, Munch, Braque, Matisse e molti altri, in un viaggio appassionante attraverso i diversi modi di sentire e rappresentare la Francia mediterranea, dalla metà del Settecento fino ai primi decenni del Novecento, con un solo sconfinamento in Liguria nella Bordighera di Claude Monet.
Che non vi sia nulla di genovese poco importa. Anzi: si è finalmente superata quella trita concezione che per anni ha preteso eventi incentrati solo su realtà locali, come se Genova, prima ancora di essere dov’è e com’è, non appartenesse al mondo intero e come tale non potesse essere in grado di ospitare ciò che in varie parti del globo è stato prodotto nei secoli.
Per informazioni e approfondimenti si vedano le pagine dedicate all’evento (e alla splendida mostra collaterale di Piero Guccione: una vera scoperta) sull’elegante sito di Palazzo Ducale:
Il tutto è stato curato da Marco Goldin, direttore di Linea d’ombra, la società da lui fondata nel 1996, con sede a Treviso. Una ben organizzata – e ben promossa – azienda che produce da anni mostre di successo – da Treviso a Brescia, da Torino a Rimini, da Passariano a San Marino e ora anche a Genova – con un abile marketing che attira folle di visitatori e rende i beni culturali risorsa innanzitutto economica.
Goldin, ottimo affabulatore, ha illustrato nell’affollato salone del Maggior Consiglio cosa aspettava di lì a poco il pubblico, insistendo in particolare sull’ultima stanza che offre tre meraviglie di Monet, Van Gogh e Cézanne a colpire e emozionare.
Ma la visita in realtà non finisce lì: al termine del percorso espositivo si arriva come di consueto al breve angusto passaggio che immette nella cappella dogale, che si percorre sempre con la curiosità di scoprire come i responsabili dell’allestimento hanno trattato tale spazio straordinario: se lasciato sgombro a farsi ammirare nella sua sontuosità carica d’arte e di storia, o arricchito invece da altre opere che dialogano con esso in accordo o per contrasto.
Niente di tutto ciò! Per la prima volta (e si spera sia l’ultima) la cappella è diventata la bottega della mostra. Tutta ingombra di vetrine, scaffali e banconi dove si espongono e vendono libri, tazze, borse e altri gadget di Linea d’ombra, con gli affreschi di Giambattista Carlone e Giulio Benso seminascosti e la Madonna Regina, di Francesco Schiaffino, che fa capolino soffocata sullo sfondo. Nella parete d’ingresso, la scena con Cristoforo Colombo che cristianizza l’America è scomparsa, occultata dalla struttura cui è appeso il campionario delle riproduzioni in vendita. Al centro del vano troneggia un espositore, quasi un moderno badalone sul quale, invece di antifonari per il canto dei religiosi, son poggiate copie del catalogo da sfogliare per invogliarne l’acquisto.
Un pugno nello stomaco. Un vero peccato che una positiva esperienza di visita debba concludersi per molti (anche se non per tutti: le sensibilità individuali variano da persona a persona) nello sconcerto e nell’irritazione.
Nulla da eccepire sulle attività commerciali a integrazione e contorno di eventi culturali, ma fa specie che chi fa professione di cultura – e chi dovrebbe presiedere e chi dovrebbe sovrintendere – non colga la barbarie di un liberismo sempre più spinto che consente di far tutto dappertutto nella massima naturalezza, quando vi sono invece posti che per i loro caratteri non lo consentono. La cappella del Ducale è uno di questi ed è davvero indecente organizzarvi un mercato che si potrebbe tenere altrove (nel senso etimologico del termine: in decens, non decente, che offende il decoro del luogo).
E sarà anche il caso, più in generale, di avviare una riflessione pubblica sull’ineluttabilità o meno degli attuali modi di fruizione di Palazzo Ducale a fini espositivi: in particolare, sul tamponamento “provvisorio” del loggiato che da ormai troppi anni ne preclude la godibilità e sulle invadenti pannellature che nascondono le ricche pareti dell’appartamento dogale, mortificandone la dignità.
Per ora rassegniamoci (e indigniamoci): fino a maggio, per contemplare la cappella non ci resta che la realtà virtuale…
Illustrazioni tratte dal sito http://www.palazzoducale.genova.it

OLI 280: LAVORO - Killerjeans

L'industria tessile, da sempre, è stata nell'occhio del ciclone per le sue lavorazioni inquinanti e pericolose per la salute. La globalizzazione del mercato e della produzione hanno risvegliato antichi problemi che da noi in Europa sembravano superati, mentre in realtà, a quanto pare, sono stati solo trasferiti lontano dalla vista dei consumatori. Un esempio di questo modo di operare è la sabbiatura dei jeans, necessaria per dare quella apparenza di consumato, schiarito, usato, tanto cara ai nostri fashion-designer. Tralasciando quelli che sono i presupposti psicologici che portano all'adozione di questa moda, resta però sul piatto una lavorazione che ha dimostrato di essere molto pericolosa per la salute delle persone, quando eseguita senza alcuna protezione.
La "Clean Clothes Campaign" marca oggi un primo risultato, molto importante per migliaia di persone che effettuano la sabbiatura in Turchia, ossia lancia un appello internazionale ai produttori di jeans e ai governi affinché questa lavorazione sia eliminata dalla produzione, sdradicando alla base i problemi che si porta dietro. Infatti dagli studi eseguiti risulta che la sabbiatura porta a silicosi già in 6 mesi di lavoro, contro i 20 anni dei minatori. Da qui il nome di killer-jeans, scelto per il prodotto sotto accusa. La Turchia si è unita a questa campagna, appoggiandola. Alcuni produttori, tra i quali Levi-Strauss, hanno dichiarato che smetteranno a breve di vendere jeans sabbiati.
La notizia non sembra essere di grande interesse per i giornali nazionali, completamente assorbiti dalle rivelazioni di Assange: si sa che il raffreddore dei Re è sicuramente più importante del cancro dei contadini.

(Stefano De Pietro)

OLI 280: CITTA’ - Dismissioni a perdere

Brucia parecchio la fuga di Asg, l'azienda del gruppo Malacalza attiva nella realizzazione di magneti e superconduttori. Ora dal Comune partono allarmi e delibere sul lavoro” sparito” perché troppi spazi del territorio, potenziali aree produttive, restano inutilizzate e così arrivano richieste e siluri agli altri enti su ruolo e competenze. In gioco l’Ilva di Cornigliano, ma pure Fincantieri e altro.
Tanti soggetti, vincoli, progetti e non si decide. E pensare che ancora poco tempo fa le preoccupazioni più marcate parevano altre: gli spazi dello stadio, sordi ad esempio alle richieste di allargamento dell’Ikea, cui si era poi offerto un ampliamento “troppo costoso” per l’azienda. Adesso si menziona Ansaldo Energia e il suo sbocco al mare, ma Ansaldo ha già trasferito a Massa da quel dì.
(Forse sobilla la corsa alla nomina della sede dell’Agenzia Nucleare, autocandidatura di Genova e ormai data quasi per certa su Roma).
Si rivendicano dunque competenze per semplificare e anche per trasferirle nel Piano Urbanistico. Di quel Piano però se ne conoscono i Principi Generali e sono trascorsi tre anni dall’insediamento della nuova Amministrazione.
Onda su onda, si lavora di variante in variante.
Sta correndo veloce l’iter concernenti aree ed immobili di proprietà delle Ferrovie, scuole, sedi scolastiche e pensionati: in Commissione Urbanistica pochi presenti per decidere le sorti di vaste aree ex ferrovia, dalla Valpolcevera a Fegino, alla Stazione Marittima e Nervi.
Specifici accordi stipulati fra il 1999 e il 2003 fra Regione, Comune e Ferrovie prevedevano progetti e investimenti per il potenziamento del Nodo Genovese. Oggi un diverso modello di organizzazione del trasporto pubblico propone la metropolitanizzazione delle linee. Perciò in base ai protocolli sottoscritti e a quelli (ancora!) in via di definizione, si procede alla valorizzazione delle aree e degli immobili. Giustamente si riqualificheranno Pontedecimo, Trasta, Fegino: via a parcheggi pubblici, parcheggi privati, medie e grandi strutture di vendita purché non alimentari, residenze… mentre alla Stazione Marittima, in Mura degli Angeli, un megalbergo “richiesto dagli operatori del settore”.
Se dunque pare necessario intervenire su aree assai degradate, molto vago è per adesso il ritorno che ne avrà la comunità in termini di miglioramento dei servizi, di verde, spazi pubblici rispetto alle concessioni edilizie che ne trarrà Ferrovie.
Niente di scritto.
Fanno gola le ex aree ferroviarie. Trattative febbrili in tutta la Liguria, come per Ventimiglia, zona franca urbana: Ferrovie temporeggia, nonostante le sollecitazioni di Comune e Regione e l’interesse di Confindustria Cuneo, Ikea e persino associazione imprenditori di Montecarlo.
Comunque si apprezzano i buoni intenti del Comune di Genova, non si dismetterà la funzione di edificio scolastico per scuole come la Bernabò Brea e via Bertani, che rimarranno tali. Addio invece al San Raffaele di Coronata che diverrà residenze private, in barba alle richieste di social housing del Municipio Ovest.
Soltanto gli abitanti di Nervi hanno espresso la loro preoccupazione, visto il silenzio del Municipio Levante, che discuterà per raddoppiare i parcheggi alla stazione, posta in un budello di via: un park deserto e attivo solo nel fine settimana, quando si forma una coda infinita di motori accesi per la gioia di chi passeggia, di genitori e bambini che vengono per respirare aria buona. I referenti del territorio non sono stati capaci di creare parcheggi alternativi prima di arrivare ai Parchi, pur accordando centinaia di concessioni per edificarne di privati.
(Bianca Vergati)

OLI 280: COSTITUZIONE ITALIANA - Gustavo Zagrebelsky racconta l'origine della Costituzione (prima parte)



(a cura di Aglaja)

OLI 280: PAROLE DEGLI OCCHI - L'Italia s'è desta

Foto di Giorgio Bergami ©
Piazza Caricamento e dintorni, martedì 30 novembre 2010, di prima mattina: i preparativi per la grande manifestazione contro i tagli all'istruzione. Anche a Genova, come nel resto d'Italia, migliaia di studenti, ricercatori e docenti delle medie superiori e dell'università scendono in piazza a difesa della scuola, della cultura e del loro futuro.
Lo stesso stanno facendo operai e altri lavoratori, per la loro occupazione e per il futuro loro e di tutti.

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OLI 280: LETTERE - Quando l'imbecillità regna sovrana

Ecco una bella chicca per i nostri ragazzi: pubblicizzare un grill abbrustolendo tre telefoni da 500 euro ciascuno, in barba alle normative sull'inquinamento, al buon gusto e a qualsiasi correttezza scientifica. Repubblica propone il filmato, accompagnato da una bella musichetta da comiche, con tanto di commento e classifica sul "migliore". Complimenti, davvero un pezzo di gran giornalismo ...
http://tv.repubblica.it/copertina/smartphone-sul-barbecue-quale-resiste-di-piu/56523?video=&pagefrom=1
(Stefano De Pietro)

martedì 23 novembre 2010

OI 279 - SOMMARIO

VERSANTE LIGURE - Vieni via da lui (Enzo Costa&Aglaja)
UNIVERSITA' - La borsa e la vita (Giovanna Profumo)
CULTURA - Venere, Marte & Bondi (Ferdinando Bonora)
GASTRONOMIA - Ministro da tartufi (Bianca Vergati)
SOCIETA' - Papi, preservativi, prostituti e persone (Paola Pierantoni)
TELEVISIONE - Le liste delle donne (Paola Pierantoni)
IMMIGRAZIONE - Il permesso che vorrei (Saleh Zaghloul)
AMBIENTE: Acqua in tavola: l'arsenico è servito (Stefano De Pietro)
COSTITUZIONE ITALIANA - Evoluzione dell'art. 33 (a cura di Aglaja)
PAROLE DEGLI OCCHI - Vieni via con me (a cura di Giorgio Bergami)
LETTERE - Libertà e Giustizia: Scuola di formazione politica (Mariolina Besio)



OLI 279: VERSANTE LIGURE - VIENI VIA DA LUI

A dir la verità,
a rischi tu ti esponi:
avrai malignità,
gravi diffamazioni
minacce a volontà,
con quadri astrali buoni.
Sennò, peggio ti andrà:
un mobbing da Maroni.



Versi di ENZO COSTA
Vignetta di AGLAJA

OLI 279: UNIVERSITA' - La borsa e la vita

Il bando in università è uscito a fine settembre. Scadenza metà ottobre.
La facoltà è nel nord Italia, lontana da Genova, “ma cosa importa” pensa Ester “di questi tempi una borsa da 17.000 euro lordi annui, è grasso che cola…”
Ester sa che questo concorso non è propriamente rivolto a lei.
Ne viene a conoscenza perché il candidato, sul quale il bando è stato cucito come un vestito di Caraceni, gliene parla. E lo fa con naturalezza.
In verità lui non sa se abbracciare l’occasione che gli viene offerta dall’università, quindi informa Ester, qualora lui decidesse di non presentarsi alla selezione per la borsa.
E’ un ragazzo magnanimo e solidale.
A complicare la vicenda si frappone la volontà di Ester di partecipare al concorso comunque.
Quella materia è anche la sua materia, la conosce e decide di preparasi.
Le domande per il bando diventano due, di cui una assai sgradita.
Le pressioni si sprecano. Primo fra tutti il candidato prescelto che la chiama e le suggerisce vivamente di lasciar perdere. Pena l’esclusione certa da future eventuali collaborazioni con l’ateneo. Poi i professori che, a vario titolo, le fanno capire che non è cosa. E che quella borsa non è sua.
Ma Ester è testarda.
L’ultima pressione le viene rivolta di persona, il giorno del concorso, dalla ricercatrice dell’università, che le chiede in privato se poi, alla fine, ha davvero deciso di presentarsi davanti alla commissione, e si irrigidisce alla risposta.
La commissione d’altronde dedicherà alla candidata appena quattro minuti.
Nemmeno il tempo utilizzato da Ester per comprare il biglietto del treno che l’ha portata davanti a loro.
Pochi giorni dopo, un avvocato suggerisce Ester di non procedere per vie legali e di non raccontare questa storia perché rischia la querela. Mentre un professore le ricorda che “così è la vita”.
Ha confortato Ester l’uscita di una fotonotizia apparsa il 12 novembre 2010 a firma Marco Fiolini nell’inserto del venerdì di Repubblica dal titolo “Scommettiamo chi vince il concorso?” nella quale si scrive di blog che anticipano i nomi dei candidati che si aggiudicheranno i posti in università. “Le soffiate vincenti si aggirano attorno al 95%”, scrive il giornalista.
Così è la vita. E’ ancora permesso immaginarne una diversa?
(Giovanna Profumo)

OLI 279: CULTURA - Venere, Marte & Bondi

A questo punto – dopo i lazzi dei comici e la cospicua serie di articoli comparsi a stampa e on line in Italia e all’estero, a partire da quello di Carlo Alberto Bucci su La Repubblica dello scorso 18 novembre – il ministro Bondi dovrebbe avere un sussulto di dignità e, senza aspettare l'imminente mozione parlamentare a suo sfavore, rassegnare finalmente le dimissioni. Non tanto per il crollo di Pompei, di cui continua a proclamarsi innocente e di cui in effetti non è colpevole, pur essendone responsabile in quanto titolare del dicastero. Ben più grave della rovina della Domus gladiatorum è l'uso disinvolto e protratto nel tempo del nostro patrimonio culturale per arredare di volta in volta sedi istituzionali o padiglioni per incontri internazionali, sottoponendolo a spericolati lifting.
Questa è la vera indecenza: che il ministro per i Beni e le attività culturali continui ad avallare i capricci del premier e del suo architetto prediletto Mario Catalano, che considerano i musei non come pubblici luoghi di educazione, crescita civile e benessere collettivo, ma come magazzini di antiquariato di lusso da cui prelevare a piacimento pezzi con cui far bella figura con gli ospiti o per il proprio godimento. Per giunta, se il tempo edace ha deteriorato nei secoli qualche opera, la si rimette a nuovo in barba a ogni criterio di restauro contemporaneo, incuranti dell’indignazione degli addetti ai lavori. Del resto, tale approccio non riflette l'atteggiamento che Berlusconi e altri vecchi hanno nei confronti del proprio corpo, grottescamente modificato e imbellettato nel patetico tentativo di annullare i segni degli anni?
Se a parziale giustificazione del recente trasferimento a Palazzo Chigi di antiche sculture romane dal Museo delle Terme ci poteva essere la prospettiva altrimenti di un loro ricovero in deposito durante la ristrutturazione del museo, del tutto inaccettabile resta il "restauro" di Venere e Marte, che al prezzo di 70 mila euro ha rifatto mani e membro perduti, esponendoci al sarcasmo internazionale.
Non è un caso isolato, ma l'ultimo atto di una lunga serie. Non dimentichiamoci, ad esempio, dell'hollywoodiano-disneyano padiglione approntato da Catalano per il vertice Nato a Pratica di Mare nel 2002, arredato con una ventina di capolavori sottratti al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. O del vistoso orologio dorato conservato nella sala del trono del Palazzo Reale di Genova, di cui Berlusconi si innamorò all'epoca dello sciagurato G8 del 2001, disponendone il trasferimento a Palazzo Chigi. Sarebbe ancora a Roma, se con abile mossa il direttore del museo, intervistato allo scoppio del caso, non avesse dichiarato candidamente che il pezzo era stato soltanto prestato alla Capitale per un brevissimo periodo, costringendo alla restituzione.
Ministro Bondi, se nei confronti dei beni culturali questo continua ad essere l'indirizzo del governo di cui lei è membro e che lei continua a sostenere, per favore si dimetta. Farà cosa gradita innanzitutto alla stragrande maggioranza di coloro che lavorano – a ogni livello – nel ministero da lei presieduto e poi alla gran parte di tutti noi cittadini italiani. Grazie.

(Ferdinando Bonora)

OLI 279: GASTRONOMIA - Ministro da tartufi

Murisengo, piccolo borgo in Valcerrina, Casale Monferrato, domenica 14 novembre. Il centro storico è un fiorire di bancarelle di leccornie locali, dal formaggio al vino. Tanti passanti curiosi. Intorno aleggia un certo profumo, non per tutti piacevole: arriva dal palatartufo.
Agli stand tanti cacciatori-tartufai, dall'aria mite e furba al contempo, che elogiano il loro bottino, offrendo "affari d'oro". Al limite del paese si forma ad un tratto un grande ingorgo, è l'ora di pranzo e qualcuno comincia a sbuffare, a suonare il clacson, ormai tutte le strade sono bloccate. Un nugolo di volontari della Protezione Civile dirige il traffico.  La Protezione Civile, non la Polizia Municipale. Che cosa è successo? Nessuna catastrofe: il ministro Bondi sta per arrivare, è atteso al ristorante e i volontari si stanno prodigando affinché il Ministro arrivi puntuale a pranzo.
(Bianca Vergati)

OLI 279: SOCIETA' - Papi, preservativi, prostituti e persone

Sulla novità di Papa Ratzinger in merito all’uso del preservativo ( … quando una prostituta utilizza un profilattico, questo può essere il primo passo verso una moralizzazione … ) Marco Tosatti (La Stampa on line, 20 novembre) esprime cautela, osservando che Ratzinger “è un teologo di lungo corso e finissimo, sa bene di muoversi nei binari della più stretta ortodossia e della tradizione cattolica … la posizione da lui espressa sull’uso del preservativo fa colpo ma non è una rivoluzione”.
Luigi Accattoli, noto vaticanista, ricostruisce sul Corriere della Sera on line del 21 novembre, la storia che sta alle spalle di questa “apertura”, elencando le considerazioni che diversi esponenti ecclesiastici (Martini, Tettamanzi, Cottier, Juan Antonio Martinez Comino) hanno espresso negli ultimi dieci anni, tracciando una via per individuare una limitata casistica di “uso legittimo” del preservativo.
Il primo, irritato pensiero è: possibile che la Chiesa non riesca a parlare di donne senza infilarle nelle categorie della sposa, della santa, della madre e della prostituta?
Poi però ecco la smentita: Ratzinger in realtà ha parlato di prostituto, al maschile. E’ stato il traduttore italiano a sbagliare, al contrario dei suoi colleghi inglese (male prostitute) e francese (homme prostitué): incredibile la forza degli stereotipi nel nostro senso comune!
Ma perché il Papa è andato a prendere il caso più raro del prostituto maschile? E’ sempre Luigi Accattoli, sul Corriere della Sera del 22 novembre a fare una interessante disanima della questione: si è forse trattato di un atteggiamento colto e anticonformista? Oppure è che in un rapporto omosessuale non è implicata la procreazione? Forse, ma allora come la mettiamo con un prostituto maschio che ha rapporto con una donna? Anche in questo caso c’è di mezzo una possibile procreazione…
Il Vaticano taglia corto: “Non c’è differenza, si tratta in ambedue i casi di un uso del profilattico finalizzato a contenere il rischio dell’infezione, in un rapporto sessuale comunque «disordinato»” .
Tra prostituti e prostitute chi è tagliato fuori sono le persone. La loro voce si fa strada su Radio3 (“Tutta la città ne parla”, 22 novembre (*)) . Viene intervistato Stefano Aliotta, responsabile dei progetti contro l’Aids della ong COPSE in Swatziland , un paese in cui il 25% delle persone dai 15 ai 50 anni, e il 42% delle donne incinte, è colpito da AIDS. Alla domanda su quanto peso abbia, concretamente, la voce della chiesa sui comportamenti delle persone, Aliotta dice che l’impatto è molto forte e mette in difficoltà anche la campagna per l’uso dei preservativi condotta dal governo, che tenta di distribuirli gratuitamente almeno nelle zone più accessibili. “Molte persone seguono le indicazioni della Chiesa. Il ruolo della chiesa è negativo. Abbiamo problemi. Le persone pensano che per guarire bisogna comportarsi bene, pregare, piuttosto che mettersi il preservativo (…) usarlo, dicono, signfica che il mio sesso è cattivo, è sbagliato”. Disordinato, appunto.
(*) http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-8031e014-c52e-4f02-8ffd-3b2c1e9e7996.html?refresh_ce
(Paola Pierantoni)

OLI 279: TELEVISIONE - Le liste delle donne


L’immagine delle donne in Italia, e la loro concreta condizione, attraversano tempi bui dalle nostre parti. Gli elenchi che Emma Bonino, Susanna Camusso, Arabella Soroldoni hanno scritto per “Vieni via con me” (quello di Arabella è stato letto da Laura Morante) sono la voce delle donne che incultura e sfruttamento tentano di cancellare.

Molti ieri li avranno sentiti questi elenchi, e in ogni caso tutti sanno andare a cercarseli su You Tube. Però li proponiamo anche qui, su OLI, per dire che sono un antidoto formidabile ai nostri veleni quotidiani.
http://www.youtube.com/watch?v=vsdyLCzXcgU
(Paola Pierantoni)

OLI 279: IMMIGRAZIONE - Il permesso che vorrei

La settimana scorsa ha visto la realizzazione in numerose città italiane di iniziative di solidarietà con i migranti di Brescia e contro il lavoro nero dei migranti a Genova CGIL e ARCI hanno organizzato un presidio davanti alla prefettura giovedì scorso ed una delegazione ha incontrato il prefetto. Pare che la mobilitazione abbia avuto qualche risultato: il governo ha accettato venerdì scorso due ordini del giorno, uno firmato da deputati del centro sinistra e l’altro da deputati del centro destra, che chiedono di estendere la regolarizzazione anche ai lavoratori non domestici. Negli ordini del giorno accettati dal governo si chiede inoltre di estendere la durata del permesso per ricerca di lavoro (oggi è di appena sei mesi), per evitare che chi ha perso il posto a causa della crisi economica diventi irregolare e soggetto all’espulsione. I deputati del Pdl hanno chiesto inoltre al governo di rispettare i tempi per i rinnovi dei permessi di soggiorno, mentre il Pd ha chiesto di convocare un tavolo istituzionale sul tema delle truffe a danno degli immigrati e prevedere una normativa in tempi brevi che permetta a questi stranieri di denunciare la truffa subita senza il pericolo di essere espulsi dal territorio italiano.
Provvedimenti che se vengono realizzati migliorerebbero la situazione ma non bastano a risolvere i problemi della clandestinità e del lavoro nero. La Camera del Lavoro di Genova chiedeva infatti la regolarizzazione permanente (non dopo 5/6 anni di lavoro nero) dei lavoratori di tutti i settori lavorativi che dimostrano la sussistenza di un rapporto di lavoro; e, quando il datore di lavoro si oppone alla regolarizzazione, di rilasciare il permesso di soggiorno a chi denuncia e dimostra di essere impiegato in nero. Per la CGIL di Genova la lotta alla clandestinità va affrontata a monte, favorendo gli ingressi regolari attraverso quote flussi corrispondenti al vero fabbisogno del paese ed attraverso l’introduzione del permesso di soggiorno per ricerca lavoro ed il ripristino dell’ingresso per sponsor. Per evitare che chi è già regolare venga ricacciato nella clandestinità, viene richiesto di consolidarne la situazione  attraverso l’abolizione del contratto di soggiorno e lo scioglimento di ogni legame tra durata di contratto di lavoro e durata del permesso di soggiorno.
In questa fase di dura crisi e con un governo insensibile alle tematiche dell’immigrazione, la CGIL propone la sospensione di questa norma o almeno il prolungamento da 6 a 12 dei mesi di disoccupazione. L'obiettivo però è l'abolizione del contratto di soggiorno che facilmente porta all’espulsione anche di chi è regolare in Italia da venti anni dopo 6 mesi di disoccupazione.
Il consolidamento della situazione dei regolari potrebbe avvenire facilitando e semplificando il rilascio del permesso CE (ex carta di soggiorno) a tempo indeterminato a tutti gli immigrati che ne hanno diritto, adottando interpretazioni meno restrittive e riformando la legge sulla cittadinanza: la più arretrata d’Europa ed applicata in modo molto restrittivo.

OLI 279 - AMBIENTE: Acqua in tavola: l'arsenico è servito

"La Laura di Petrarca morta per un bicchiere all'arsenico!": forse messa in questo modo, la notizia che ci apprestiamo ad analizzare avrebbe potuto meritare la prima pagina che le è stata negata, addirittura completamente ignorata da Il Secolo XIX. Si parla della parziale negazione della UE all'ennesima richiesta di deroga per l'inquinamento di alcune fonti di acqua potabile in ben cinque regioni italiane, con un parco utenza di 250mila persone in 128 comuni. Da alcuni anni la UE tiene sotto controllo le nostre acque, che risultano essere inquinate non solo per l'attività antropica, ma anche per la presenza di vulcani. Nel caso in questione, è l'arsenico, di origine naturale, ad essere ben cinque volte superiore al normale, dai 10 mg per litro considerati il limite normale, passiamo ai 30 e fino ai 50 mg per litro nelle fonti incriminate. La UE ha già dato in passato deroghe ben oltre il valore già doppio di 20 mg per litro, considerato il massimo in attesa di una soluzione, ma come al solito l'intervento non è arrivato, perché si sa che qui da noi tutto può essere drammatico ma mai serio. Così, insieme ai tiramenti di orecchie sulle norme di espulsione di cittadini stranieri, oltre alle stroncature sulle previsioni rosee della nostra economia fatte dagli economisti caserecci, adesso arriva anche la chiusura delle valvole dell'acqua.
Alcuni cittadini si sono già attrezzati comprandosi spontaneamente quei potabilizzatori in grado di abbattere l'arsenico che sarebbe stato dovere delle aziende idriche installare. Si cerca di correre ai ripari in vario modo, con interpellanze parlamentari, riunioni collegiali di esperti, consigli comunali da batticuore, ma resta comunque evidente l'immagine di grande disordine del nostro paese.
C'è da notare che la quantità di arsenico non è mortale, non provoca un immediato contorcersi di budella e il tonfo a terra cinematografico dello sfortunato assetato cittadino: fa solo venire il cancro, quindi, un problema da lasciare in eredità alla prossima amministrazione pubblica.
http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/11/22/news/acqua_all_arsenico_dai_rubinetti_la_ue_dice_no_alla_terza_deroga-9395750/index.html?ref=search
http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/10_novembre_22/arsenico-e-vecchi-acquedotti-ue-boccia-fulloni-1804217682750.shtml
(Stefano De Pietro)

OLI 279: COSTITUZIONE ITALIANA - Evoluzione dell'art. 33

Il 19 settembre 1946 la terza Sottocommissione della Commissione per la Costituzione approva il seguente articolo:
L'istruzione è un bene sociale.
È dovere dello Stato organizzare l'istruzione di qualsiasi grado, in modo che tutti gli idonei possano usufruire di essa.
L'insegnamento primario elementare è gratuito e obbligatorio per tutti.
Le scuole di gradi superiori sono accessibili a coloro che dimostrino le necessarie attitudini. All'istruzione dei poveri, che siano meritevoli di frequentare le scuole di gradi superiori, lo Stato provvede con aiuti materiali.
Il 23 ottobre 1946 la prima Sottocommissione della Commissione per la Costituzione approva il seguente testo (l'articolo non è completo in quanto la discussione di alcune sue parti è stata rimandata):
L'arte e la scienza sono libere e liberi sono i loro insegnamenti.
Ogni cittadino ha il diritto di ricevere un'adeguata istruzione ed educazione per lo sviluppo della propria personalità e l'adempimento dei compiti sociali.
L'istruzione primaria, media, superiore, è tra le precipue funzioni dello Stato.
Per assicurare un imparziale controllo dello svolgimento degli studi, ed a garanzia della collettività, la legge dispone che i titoli legali di ammissione agli studi superiori e di abilitazione professionale siano conferiti mediante esame di Stato.
Il 24 ottobre 1946 la prima Sottocommissione della Commissione per la Costituzione approva il seguente testo quale seconda parte di un articolo la cui prima parte discussa in seguito non viene approvata:
«alle scuole e agli alunni di esse parità di trattamento nei confronti di quelli delle scuole statali».
Approva inoltre il primo comma dell'articolo:
«Chiunque, ente o singolo, può aprire scuole ed istituti di educazione».
Non essendo stata approvata la prima parte del secondo comma dell'articolo, al termine della seduta il Presidente «invita i relatori a rifondere completamente l'articolo, sia pure tenendo conto degli orientamenti manifestatisi nel corso della discussione».
Il 26 ottobre 1946 nella terza Sottocommissione della Commissione per la Costituzione il Presidente Ghidini dà lettura degli articoli approvati.
Il seguente articolo sostituisce quello approvato nella seduta del 19 settembre 1946:
Art. 6.
Diritto all'istruzione.
«L'istruzione è un bene sociale. È dovere dello Stato di organizzare l'istruzione di qualsiasi grado, in modo che tutti gli idonei possano usufruire di essa. L'insegnamento primario è gratuito ed obbligatorio per tutti. Le scuole di gradi superiori sono accessibili a coloro che dimostrino le necessarie attitudini. All'istruzione dei poveri, che siano meritevoli di frequentare le scuole di gradi superiori, lo Stato provvede con aiuti materiali».
Il 29 ottobre 1946 la prima Sottocommissione della Commissione per la Costituzione approva il seguente testo:
«Lo Stato detta le norme generali in materia di istruzione e l'organizzazione scolastica è sotto la sua vigilanza».
Tale testo viene inserito dopo il comma terzo dell'articolo approvato il 23 ottobre 1946 che assume quindi la seguente formulazione:
L'arte e la scienza sono libere e liberi sono i loro insegnamenti.
Ogni cittadino ha il diritto di ricevere un'adeguata istruzione ed educazione per lo sviluppo della propria personalità e l'adempimento dei compiti sociali.
L'istruzione primaria, media, superiore, è tra le precipue funzioni dello Stato.
Lo Stato detta le norme generali in materia di istruzione e l'organizzazione scolastica è sotto la sua vigilanza.
Per assicurare un imparziale controllo dello svolgimento degli studi, ed a garanzia della collettività, la legge dispone che i titoli legali di ammissione agli studi superiori e di abilitazione professionale siano conferiti mediante esame di Stato.
Approva inoltre il seguente articolo:
La scuola non statale è libera ed ha pieno diritto alla libertà di insegnamento.
La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi della scuola non statale e nel determinare i requisiti per la sua parificazione, deve assicurarle una libertà effettiva, ed a parità di condizioni didattiche deve garantire agli alunni degli istituti non statali parità di trattamento.
Tutte le provvidenze statali a favore degli alunni capaci e meritevoli, a qualsiasi scuola appartengano, sono conferite mediante pubblici concorsi.
Testo definitivo del Progetto di Costituzione elaborato dalla Commissione:
Art. 27
L'arte e la scienza sono libere; e libero è il loro insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione; organizza la scuola in tutti i suoi gradi mediante istituti statali; riconosce ad enti ed a privati la facoltà di formare scuole ed istituti d'educazione.
Le scuole che non chiedono la parificazione sono soggette soltanto alle norme per la tutela del diritto comune e della morale pubblica.
La legge determina i diritti e gli obblighi delle scuole che chiedono la parificazione e prescrive le norme per la loro vigilanza, in modo che sia rispettata la libertà ed assicurata, a parità di condizioni didattiche, parità di trattamento agli alunni.
Per un imparziale controllo ed a garanzia della collettività è prescritto l'esame di Stato per l'abilitazione all'esercizio professionale e per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole indicati dalla legge.
Il 29 aprile 1947 l'Assemblea Costituente approva il seguente articolo:
L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
Enti e privati hanno diritto di istituire scuole e istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni equipollenza di trattamento scolastico rispetto agli alunni degli istituti statali.
È prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi, nonché per l'abilitazione all'esercizio professionale.
Alle istituzioni di alta cultura, università ed accademie, è riconosciuto il diritto di darsi autonomi ordinamenti, nei limiti consentiti dalle leggi dello Stato.
Testo coordinato dal Comitato di redazione prima della votazione finale in Assemblea e distribuito ai Deputati il 20 dicembre 1947:
Art. 33
L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, assicura ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.
È prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole, per la loro conclusione e per l'abilitazione all'esercizio professionale.
Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.
Il 22 dicembre 1947, nella seduta antimeridiana, l'onorevole Ruini, a nome del Comitato di coordinamento, comunica che al quinto comma manca una "o" (prima delle parole "per la loro conclusione") a causa di un errore di stampa, e che al quarto comma è stato chiesto e approvato di tornare alla dizione «deve assicurare» invece di «assicura ».

Testo definitivo dell'articolo:
Art. 33
L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.
È prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l'abilitazione all'esercizio professionale.
Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

da La nascita della Costituzione, a cura di Fabrizio Calzaretti

(a cura di Aglaja)

OLI 279: PAROLE DEGLI OCCHI - Vieni via con me




Galleria di immagini di Giorgio Bergami ©



Vieni via con me, 22 novembre 2010

OLI 279: LETTERE - Libertà e Giustizia: Scuola di formazione politica

Il prossimo dicembre si inaugura a Genova la prima Scuola di Formazione Politica che l’associazione Libertà e Giustizia dedica alla nostra città.
"Libertà e Giustizia", che si costituisce come associazione nel 2002 con l'intento di spronare i partiti ad esercitare fino in fondo il loro ruolo di rappresentanti di valori, ideali ed interessi legittimi, persegue da anni un progetto di rinnovamento della politica e con le scuole di formazione traduce la propria missione in un impegno concreto. Le scuole sono pensate per chi vuole contribuire attivamente alla crescita del paese; sono lo strumento attraverso cui l'associazione intende promuovere una nuova cultura della politica, discutere sui temi sensibili della democrazia e della cittadinanza, confrontarsi con testimoni privilegiati. Pensate per chi intende la cittadinanza in modo attivo ed informato, si rivolgono in particolare a chi opera nelle istituzioni e nelle amministrazioni pubbliche ed a chi svolge attività politica. Si fondano sulla collaborazione con Università e gruppi di ricerca e sul contributo di relatori apprezzati per competenza ed originalità di riflessione.
Il metodo didattico privilegia il coinvolgimento diretto dei partecipanti attraverso seminari, laboratori e dialoghi informali, in cui ciascuno ha la possibilità di portare il proprio contributo e la propria testimonianza.
La scuola organizzata dal Circolo di Genova, tratta il tema del governo delle trasformazioni epocali, in atto nelle città e nei territori, analizzando i molti aspetti che caratterizzano le trasformazioni e proponendo metodi e linee guida per impostare l'attività di governo.
Il governo delle trasformazioni in atto richiede di coniugare sviluppo e rispetto dell'ambiente, coesione sociale e sostenibilità; sfida non facile che spesso oggi la politica, con le sue istituzioni e partiti non riesce ad affrontare. Economisti, sociologi, urbanisti, amministratori pubblici e testimoni diretti si alterneranno nella Sala del Camino di Palazzo Ducale per fornire, con un approccio che coinvolge molte discipline, una risposta concreta di formazione per un impegno individuale e collettivo più competente.

Nei tre moduli, che si terranno nei fine settimana del 11/12 dicembre, 15/16 gennaio, 29/30 febbraio, il tema è affrontato utilizzando particolari chiavi di lettura:
  • gli effetti che le trasformazioni tecnologiche, produttive ed economiche hanno sulla società e sulla forma della città;
  • la città che fornisce alle persone servizi ed opportunità di lavoro, e che richiede infrastrutture, reti di comunicazione, risorse e valori ambientali, qualità e bellezza urbana
  • nuovi compiti e strumenti per le istituzioni e le amministrazioni pubbliche, che affrontano la sfida del nuovo progetto della città ed il suo territorio.
Nell’ambito di ciascuno dei tre moduli si svolgeranno altrettanti “Caminetti”, aperti alla partecipazione del pubblico, in cui un Sindaco che ha già completato due mandati (Valentino Castellani), un Sindaco in carica (Marta Vincenzi) ed un aspirante Sindaco (Enrico Musso) saranno introdotti e guidati in una conversazione sulle loro esperienze nel governo delle trasformazioni urbane.

Per informazioni :
http://www.libertaegiustizia.it/
info@libertaegiustizia.it
genova@libertaegiustizia.it


(Mariolina Besio)

martedì 16 novembre 2010

OLI 278 - SOMMARIO

VERSANTE LIGURE - Caduta rughe (Enzo Costa&Aglaja)
ILVA - I figli dell'accordo (Giovanna Profumo)
STORIA - "Morte agli Italiani" ovvero massacrarsi fra disperati (Eleana Marullo)
INFORMAZIONE - Il consumatore etico tra inganni, seduzioni e scommesse (Paola Pierantoni)
ZOOTECNIA - I maiali felici che vivono nel bosco (Paola Pierantoni)
INFORMAZIONE - Analisi della diffusione dei quotidiani (Stefano De Pietro)
CITTA' - La rampa (Ferdinando Bonora)
COSTITUZIONE ITALIANA - Il Presidente Napolitano racconta i Principi Fondamentali della Costituzione (a cura di Aglaja)
PAROLE DEGLI OCCHI (a cura di Giorgio Bergami)
LETTERE - Fotocronaca da Borzoli (Luisa Campagna)

OLI 278: VERSANTE LIGURE - CADUTA RUGHE

Quel crollo maledetto
va inteso in senso lato:
è un simbolo perfetto
di sfascio dello Stato
di un conclusivo atto.
Sia vero o esagerato,
di Papi, questo è un fatto,
il lifting si è schiantato.


Versi di ENZO COSTA
Vignetta di AGLAJA

OLI 278: ILVA - I figli dell'accordo

Italsider 1953 -  Foto (C) Giorgio Bergami
Adesso che Malacalza se n’è andato a La Spezia con le sue dieci bobine sulle spalle – manufatti politicamente enormi -  il sindaco Marta Vincenzi sente la necessità di ridiscutere la questione aree di Cornigliano con relativa capacità occupazionale.
Le dichiarazioni sui quotidiani genovesi si sprecano e le istituzioni, anziché proporre un progetto proprio, continuano ad invitare Riva a cedere aree, e al tempo stesso lo coinvolgono in cordate di salvataggio del teatro dell’Opera, con un atteggiamento schizofrenico, decisamente incomprensibile.
Nulla si dice di coloro che, dopo una collocazione negli enti pubblici durata cinque anni, sono rientrati nello stabilimento siderurgico. La stampa scrive che hanno lavorato nel mese di ottobre una sola settimana – alcuni anche meno – e sono rimasti a casa per tre.
Nell’attesa che il rientro si armonizzi con tempi e salario più umani e che i contratti di solidarietà vengano condivisi in maniera equa tra tutti gli addetti dello stabilimento, quei lavoratori si sarebbero aspettati da Marta Vincenzi, oltre che un saluto – arrivato solo dall’assessore Margini – una riflessione politica più ampia. Per esempio relativa allo spreco di risorse umane - prima operative nei molti settori di Comune e Provincia - oggi affidate ad un programma di rientri legato indissolubilmente ad una crisi siderurgica gravissima. Che vede allontanare sempre di più il traguardo di un lavoro vero.
La richiesta, fatta a fine settembre dal sindaco Vincenzi al gruppo Riva di versare due milioni di euro per continuare il lavori di pubblica utilità negli enti pubblici, è apparsa assai tardiva, molto simile ad uno spot per consolare coloro che dicevano che in stabilimento di lavoro non ce ne sarebbe stato per tutti.
E non si può certo dire che il tempo per pensare e proporre non ci sia stato in cinque anni.
Se non fosse vera questa storia sarebbe ridicola. Buffo lo spostamento dalla siderurgia agli enti pubblici per tornare in siderurgia. Strani i percorsi attraverso i quali i lavoratori dell’ILVA sono dovuti passare per essere formati e imparare nuovi lavori, grande la capacità di adattamento sempre nuova richiesta loro a fronte di un salario decisamente ridotto nella busta paga di ottobre.
Molti di loro si dichiarano “figli dell’accordo di programma”. Ma sono solo figli dello spreco: di soldi, di risorse. E di idee.
(Giovanna Profumo)

OLI 278: STORIA - "Morte agli Italiani" ovvero massacrarsi fra disperati


Nove operai stranieri linciati, decine e decine di feriti, durante agitazioni popolari a sfondo razziale finite in un bagno di sangue. Ad accanirsi contro i migranti, la popolazione locale, soprattutto le fasce sociali più deboli. Il torto delle vittime, accettare, per disperazione, di svolgere i lavori più umili e faticosi, accontentandosi di salari ridotti e sottoponendosi turni massacranti. Scegliere di sfinirsi a cottimo, fino allo stremo delle forze, pur di racimolare qualche spicciolo in più. Essere quindi, diventati più appetibili per l’economia locale.
Non si tratta di cronaca recente (sembrerebbe?), ma dell’analisi storica di un massacro avvenuto a fine Ottocento nelle saline francesi di Aigues Mortes, in Camargue, ai danni degli operai italiani. Morte agli italiani (di Enzo Barnabà, Ed. Infinito, 120 pp.) racconta i fatti del 17 agosto 1893, inquadrandoli nel contesto storico ed esaminando gli errori dei partiti politici e le omissioni dei governi.
Si delinea il prototipo dell’emigrante italiano: giovane, proveniente da vallate e paesi in cui l’unico sostentamento era l’agricoltura montana, disposto a svolgere i lavori più umili, anche a condizioni di vita e di lavoro durissime. La crisi aveva portato i lavoratori francesi a guardare con diffidenza questi “mansueti e laboriosi” italiani. All’insicurezza economica si era aggiunta la campagna battente della stampa nazionalista, che diffondeva la psicosi dell’invasione italiana, per difendersi dalla quale era necessario che i francesi salvaguardassero “i concetti di famiglia, nazione e razza”.
L’autore esamina a fondo le colpe dei socialisti francesi. Essi, di fronte al problema reale della crisi e di una massiccia presenza di italiani nelle zone più disagiate della Francia, avevano dato soluzioni meramente ideologiche, tirando in ballo “la fratellanza fra i popoli”, senza superare il rituale dei comunicati e facendosi sedurre di quando in quando da derive xenofobe.
Questi fattori deflagrarono ad Aigues Mortes, fino al parossismo del 17 agosto. Nove italiani, che lavorarono alle saline, furono linciati dalla folla mentre venivano scortati dalle forze dell’ordine, per essere estradati dopo i primi scontri.
Il processo che seguì – durato quattro giorni in tutto – fu farsesco: ai governi di Italia e Francia interessava lasciarsi alle spalle la vicenda il prima possibile. Pochi i capri espiatori: un italiano, clandestino, fu condannato per aver innescato le violenze, l’agente consolare di Aigues Mortes fu deposto. Il resto degli imputati francesi ottennero l’assoluzione. I rapporti successivi tra le due nazioni andarono migliorando. “L’Italia ha dimenticato”, scrive Gian Antonio Stella nella prefazione.
Un libro da possedere e diffondere: breve e conciso, si legge più o meno nel tempo di un quotidiano. E, forse, aiuta un po’ di più a leggere il presente.
(Eleana Marullo)

OLI 278: INFORMAZIONE - Il consumatore etico tra inganni, seduzioni e scommesse

Annibale Carracci, La bottega del macellaio, 1583 - 1585
Il tema del consumo di carne (bovina) si è conquistato un richiamo sulla prima pagina di Repubblica del 10 novembre. Il titolo è rassicurante: “Bistecca, la seconda vita. Chi mangia carne non rovina l’ambiente – cibo e gas serra, un ecologista smonta le accuse”. L’occasione viene dal libro Meat. A benign extravagance, il cui autore, Simon Fairlie, ridimensiona l’entità dei danni ambientali (emissioni di gas serra e deforestazione) che “grandi organizzazioni internazionali”, tra cui la FAO, imputano alla zootecnia. L’articolo è corredato da una tabella secondo cui l’Italia, per consumo di carne bovina, è ottava tra undici nazioni, e da due incisi in grassetto: “Simon Fairlie invita a prendere con cautela le tabelle fornite da enti internazionali”, e “Il bestiame contribuisce all’inquinamento nella misura del nove per cento”.
Il tutto trasmette al lettore un messaggio di sereno via libera.
Per trovare qualche frase che segnali l’esistenza di punti critici bisogna spulciare tutto il lungo articolo: “Due terzi di quei 600 milioni di tonnellate di cereali vengono utilizzati negli allevamenti dei paesi industrializzati, a beneficio del 20 per cento della popolazione mondiale” … “Se un colpevole c’è, non è l’allevamento in genere, ma sono i metodi industriali ed intensivi”.
Peccato però che la tranquillizzante tabella sia costruita in modo opinabile, perché l’Italia è confrontata con nazioni scelte “ad hoc” tra le più carnivore del pianeta, e si limita al consumo di carne bovina che costituisce meno di un terzo del consumo italiano di carne pro capite, il 42,3 % del consumo è carne suina – dati Eurostat 2006 (*). Così i dati europei ci vedono sì al nono posto, ma tra 39 nazioni (**).
Peccato anche che non si dica che l’allevamento intensivo domina quasi totalmente il mercato della carne, in primissimo luogo quella suina.
Tra disinformazione e un mercato che ti seduce con prezzi che Safran Foer definisce “artificialmente bassi” (aggiungendo: “quello che non compare sullo scontrino lo pagheremo per anni tutti quanti”) cosa può fare il consumatore “etico” che pure non intende rinunciare a carne, uova, latte, formaggi? Quanta fatica spende per trovare quello che cerca? E poi a cosa può servire la sua piccola goccia nell’oceano degli interessi di mercato?
Foer osserva che “la carne etica è una cambiale, non una realtà”, e che “chiunque sostenga con serietà l’opzione della carne etica dovrà mangiare parecchi piatti vegetariani”. Ma dice anche che “mangiare con una tale intenzionalità esplicita” è una forza dal potenziale enorme, e che le nostre scelte quotidiane possono “plasmare il mondo”.
Se ci guardiamo intorno, possiamo cogliere dei segnali: mercatini agricoli in città con banchetti di uova che espongono fotografie di galline libere, e banchi di salumi istantanee di maiali che grufolano all’aperto; il macellaio abituale che va a controllare che i bovini che compra vivano effettivamente all’aperto; Luciana Littizzetto che ringrazia a nome di galline ovaiole allevate a terra; il volantino della stessa catena distributiva che sottolinea l’adozione di “un codice etico teso a garantire il benessere animale” …
Una clientela inizia ad esistere e il mercato tenta di rispondere.
(*) http://www.saluteanimale.novartis.it/salute-benessere/suini/consumi-procapite.shtml
(**) http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20090806101552AA8d3wt
(Paola Pierantoni)

OLI 278: ZOOTECNIA - I maiali felici che vivono nel bosco

Dario è un giovane uomo, titolo di studio Perito Agrario, scelta professionale allevatore sui monti nei dintorni di Mele. La casa è isolata nel bosco. Le persone a lui più vicine sono una giovane coppia che ha impiantato una attività di pensione, addestramento e rieducazione di cani. Una vasta estensione di bosco prima abbandonata al rischio di incendi ora è nuovamente sorvegliata e abitata da attività umane.
Chi sia da tempo abituato a percorrere i sentieri del nostro entroterra avrà malinconica esperienza della sua trasformazione in landa desolata. Così l’impressione che si ha vedendo questi ragazzi è quella di trovarsi di fronte a dei pionieri.
L’attività di Dario è al suo inizio, e per ora tra i castagni ci sono solo dieci maiali, ma aumenteranno e tra non molto arriveranno le scrofe e il verro che, oltre a fecondarle, col suo odore terrà lontani i cinghiali. Un’altra zona del bosco ospiterà le capre, si produrrà il formaggio, e poi alberi da frutto, e i piccoli frutti di bosco … Il terreno non appartiene a Dario, lui ci lavora. E’ l’amministratore delegato di una minuscola azienda, dove lavoreranno, oltre a lui, altri due giovani. L’impianto della attività è stato reso possibile da un finanziamento del Programma di Sviluppo Rurale 2007 – 2013, ma da ora in poi l’equilibrio economico l’azienda se lo deve costruire da sola. La scelta produttiva dei proprietari del terreno è coraggiosa: allevamento secondo criteri rispettosi del benessere animale. Ma il rapporto di “resa” tra un maiale libero di passeggiare tra i castagni e quello immobilizzato in un allevamento intensivo è senza confronto. A questo si aggiunge il grandissimo problema della distribuzione, soprattutto per la carne fresca: come farla arrivare agli acquirenti? A disposizione, per ora, ci sono solo piccole nicchie distributive come quella dei “GAS” (Gruppi Acquisto Solidale), che possono contare solo sulla loro auto-organizzazione.
Mano a mano che Dario parla cresce un interrogativo: ma quale è, e quale potrebbe essere, la politica agricola regionale? E’ molto opinabile che – come ci dicono - entità, finalizzazione e durata dei finanziamenti siano indifferenziate rispetto alle tipologie aziendali. Ci vorrebbe una scelta politica per favorire la qualità sia dei prodotti che della vita animale, e per sostenere un sistema distributivo adeguato alle caratteristiche di queste produzioni. A maggior ragione per il fatto che la Liguria non è area per grandi allevamenti intensivi, e che andrebbero incentivate attività che contrastino il degrado del nostro entroterra.
Invece queste imprese combattono da sole, e Dario mi cita esempi di “ritorni indietro”, cemento e recinti messi rapidamente a sostituire lo spazio libero che non fa ingrassare a sufficienza. Mi dice che se volesse guadagnarci sceglierebbe l’intensivo a stecca, perché “alla gente non importa nulla di comprare sotto costo i vestiti fatti sfruttando i bambini, cosa vuoi che gliene freghi di come campa un maiale? Guarda solo al prezzo e alla comodità”. Ma poi pensa alle scrofe che verranno, mi fa vedere come siano puliti i maiali se li si lascia vivere come dio comanda, mi spiega che sono molto intelligenti, che hanno imparato a schiacciare il bottone della fontanella in modo che il getto dell’acqua vada di lato a formare un piccolo stagno. I maiali ci circondano, curiosi.
A quando una politica che sappia mettere insieme etica, sviluppo, capacità di prevedere e innovare il futuro?
(Paola Pierantoni)

OLI 278 - INFORMAZIONE - Analisi della diffusione dei quotidiani

Prima comunicazione (primaonline.it) è un mensile che racconta come funziona e come cambia il sistema dell’informazione. Molto utile la pubblicazione della diffusione comparata 2009-2010 dei principali quotidiani italiani (*). Si tratta di un comodo foglio di calcolo, nel quale è possibile effettuare alcune semplici analisi.
Cominciamo dal numero di testate, 64 sotto osservazione, i cui dati sono dichiarati dai vari editori. Vi si trovano quotidiani importanti come il Corriere della sera (diffusione intorno al mezzo milione di copie), ma anche Il quotidiano della Basilicata (poco più di duemila copie).
Il numero delle testate che superano le centomila copie si attesta su 15, quelle sotto le diecimila sono 4, tra le quali il Corriere mercantile, storico giornale genovese, uno dei più antichi in Italia. In mezzo, come nelle corse ciclistiche, il "gruppo" dei rimanenti 45.
La media della diffusione rispetto al 2009 è scesa del 4%, con una oscillazione che va dal +26% di Italia Oggi, al -15% della Gazzetta del lunedì. Il Secolo XIX si attesta su 84260 copie, con una perdita secca del 14% rispetto all'anno scorso.
Sulle vendite, la somma totale italiana muove circa 5 milioni di euro al giorno, vale a dire circa un miliardo e 800mila euro all'anno. Un bel giro di soldi, considerando il solo costo del giornale a un euro, senza orpelli multimediali e asciugamani per il mare.
Bisogna osservare che questo sistema di raccolta dei dati è un po' vetusto, oggi ci sono anche gli accessi internet e le copie in Pdf: saranno state conteggiate? E' probabile di no. Ci si chiede quindi quale logica possa avere continuare a pubblicare queste statistiche, i cui dati vorrebbero rappresentare, conteggiando la diffusione su carta, la diffusione dell'informazione e il numero di copie vendute, quando la realtà della vera diffusione e delle vere vendite si gioca oggi su ben altri media, dai siti diretti dei giornali fino alle schede sui grandi social network.
E' divertente confrontare tutto questo, ad esempio, con i dati di diffusione del blog di Beppe Grillo, che ormai è diventato un punto di riferimento nazionale per l'informazione libera. Secondo quanto dichiarato (**), attraverso i sistemi di conteggio inseriti sul sito web, si parla di 5 milioni di visite solo a settembre 2010, 500mila iscritti alla newsletter, 100mila copie de La Settimana e, il dolce alla fine, 73 milioni di visualizzazioni dei suoi video su Youtube: "vogliamo sciancare"?
* http://www.primaonline.it/2010/10/18/84865/diffusione-dei-quotidiani-luglio-2010/
** http://www2.beppegrillo.it/iniziative/adv/advertising.html
(Stefano De Pietro)

OLI 278: CITTA' - La rampa

Lavori in corso alla Chiesa del Gesù, a Genova.
Per consentire un facile accesso anche a turisti e fedeli disabili, ad maiorem Dei gloriam si sta provvedendo a eliminare la barriera architettonica costituita dagli scalini che salgono ai tre portali in facciata.
Lodevole intenzione. Peccato che l’intervento comporti una struttura metallica applicata all’ingresso di sinistra, verso Piazza De Ferrari, per fissare la quale si sono forati gli antichi gradini di marmo e la parete in pietra del Finale, per giunta un po’ bruciacchiata dalla saldatura. Sul risultato estetico è prematuro pronunciarsi, in attesa del completamento che – si spera – non lascerà in vista il ferro così com’è ora, ma lo rifinirà in qualche modo. In ogni caso si tratta di un’operazione alquanto invasiva, che altera l’autenticità e l’equilibrio della monumentale facciata barocca prospiciente Piazza Matteotti, riprodotta tra l’altro anche da Pietro Paolo Rubens nella seconda edizione del suo Palazzi di Genova, datata 1622.


Alcuni lettori di Oli hanno espresso il loro sconcerto in proposito, notando pure che il cartello informativo, apposto come di norma, cita progettisti e direttore dei lavori, i finanziatori, la committenza, l’impresa esecutrice e altri dati, ma tace gli estremi del nulla osta della soprintendenza, che si presume sia stato concesso, nelle forme e secondo le procedure previste dalla Intesa firmata il 26 gennaio 2005 tra il ministro per i Beni e le attività culturali ed il presidente della Conferenza episcopale italiana, relativa alla tutela dei beni culturali di interesse religioso appartenenti ad enti ed istituzioni ecclesiastiche, nel quadro del Codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo numero 42 del 22 gennaio 2004 e successive modifiche e integrazioni). Dato il contesto, sembrerebbe strano che possa essere bastata la semplice D.I.A. (Denuncia di Inizio Attività), come dichiarato.
È opportuno che la città, coi suoi monumenti, sia per i cittadini (anche e soprattutto per quelli che hanno più difficoltà a percorrerla), piuttosto che il contrario, immobilizzata in una conservazione a oltranza dell’esistente che ne pregiudichi un’agevole fruibilità per il maggior numero di persone.
Altrettanto importante è però che qualsiasi innovazione, specie su testimonianze di grande valore, sia attuata nel pieno rispetto dei caratteri formali, materiali e funzionali dell’oggetto, nella massima coerenza con la sua storia.
Dovrebbero essere i competenti uffici ministeriali a fornire sufficienti garanzie in merito, con l’assicurazione – in casi particolarmente delicati come quello in questione – che non si sarebbe potuto fare altrimenti e lasciando sempre aperta la possibilità di un dibattito critico con la cittadinanza.
La richiesta di conoscere gli estremi dell’approvazione dei lavori in corso da parte della Soprintendenza per i beni architettonici non è pertanto pretesa oziosa, ma esercizio di un basilare diritto all’informazione e quindi alla partecipazione alla gestione di un patrimonio che è di tutti.

(Ferdinando Bonora, foto dell'autore)

OLI 278: COSTITUZIONE ITALIANA - Il Presidente Napolitano racconta i Principi Fondamentali della Costituzione

Da "La rinascita del Parlamento. Dalla Liberazione alla Costituzione", a cura della Fondazione Camera dei Deputati



(a cura di Aglaja)

OLI 278: PAROLE DEGLI OCCHI


foto (C) Paola Pierantoni
Roberto Saviano alla manifestazione per la libertà di stampa
Roma 10 ottobre 2009
A cura di Giorgio Bergami

OLI 278: LETTERE - Fotocronaca da Borzoli


Le fotografie che fanno parte di questo collage sono state riprese un lunedì mattina nel giro di una mezz'ora e documentano quale sia la situazione del traffico pesante che quotidianamente si riversa sulle strade del quartiere a Sestri Ponente.
Ogni giorno gli abitanti si trovano a vivere con rumore superiore ai limiti consentiti, smog e pericolo per la loro incolumità.
Il Comune è informato di questa realtà e ci sono stati incontri con i Comitati del quartiere ma la soluzione del problema è “difficile e problematica”.
Ed allora abbiamo avuto l'idea di documentare visivamente la situazione in tutto il suo “splendore” per stimolare idee e possibilità di soluzioni.
(Luisa Campagna)

martedì 9 novembre 2010

OLI 277 - SOMMARIO

VERSANTE LIGURE - FARE LA CORTE (Enzo Costa&Aglaja)
POLITICA - Giovinezza, giovinezza... (Ferdinando Bonora)
AMBIENTE - L'Arpal e il carbone alla rinfusa (Paola Pierantoni)
DIRITTI UMANI - Ricordi Ken Saro-Wiwa? (Maria Alisia Poggio)
FESTIVAL DELLA SCIENZA - I piccoli futuri italiani che amano la Torre di Pisa (Eleana Marullo)
SOCIETA' - Torte e cardinali, aids e omosessuali (Ferdinando Bonora)
AMBIENTE - Gli occhi della compassione (Angelo Guarnieri)
CULTURA - I Beni pubblici e i cittadini (Bianca Vergati)
IMMIGRATI - Meno male che ci sono Costituzione ed Unione Europea (Saleh Zaghloul)
COSTITUZIONE ITALIANA - La Costituzione difende la cultura (a cura di Aglaja)
PAROLE DEGLI OCCHI - La bella giornata del 4 novembre (foto di Paola Pierantoni)
LETTERE - Non si risparmia sulla dignità (Anna Cecalupo)

    OLI 277: VERSANTE LIGURE - FARE LA CORTE

    Di un triste e plumbeo Ieri
    si addensano le nubi:
    diritti? No, favori!
    Persone? Solo plebi!
    Scintillano i valori
    (per agghindare Ruby).



    Versi di ENZO COSTA
    Vignetta di AGLAJA

    OLI 277: POLITICA - Giovinezza, giovinezza...

    S’è già detto e scritto abbastanza sull’infelicissima idea di proporre insieme, nella prossima edizione del Festival di Sanremo, il canto partigiano Bella ciao e l’inno fascista Giovinezza, avanzata dal direttore artistico Gianmarco Mazzi insieme al conduttore Gianni Morandi per la serata dedicata al 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, suscitando perplessità a destra e soprattutto ferma indignazione a sinistra, per questo ennesimo tentativo di equiparare Fascismo e Resistenza mescolandoli in un calderone buonista in cui tutto si confonde, si banalizza e perde quel senso che è bene rimanga vivo e presente.
    Il Consiglio d’amministrazione della Rai, a fronte della polemica, ha tagliato la testa al toro stigmatizzando tale scelta e revocandola (peraltro in modo assai pilatesco, senza distinguo tra i due brani).
    Se non si avrà modo di ascoltare Giovinezza a Sanremo – e non se ne sentirà certo la mancanza – val comunque la pena di dedicare un po’ di tempo a questa composizione nata come canto goliardico nel 1909, poi fatta propria dagli Alpini e quindi dagli Arditi nella Grande Guerra, per approdare infine al Ventennio di cui divenne il tema più popolare e rappresentativo, approvato ufficialmente come “Inno Trionfale del Partito Nazionale Fascista”.
    Per limitarsi a quanto offre la rete, una voce di Wikipedia ne traccia la storia, seguendone le vicende e i progressivi adattamenti del testo, in cui si rispecchia l’evoluzione sociale che condusse al regime fascista.
    Spostandosi su Youtube, è inquietante scoprire quanti siano i video confezionati per supportarne diverse esecuzioni, con montaggi di immagini fisse, filmati e anche varie versioni col solo testo, per impararne le parole grondanti retorica e poterle cantare tutti insieme in un bel karaoke del littorio.


    Particolarmente agghiacciante è una sequenza di spezzoni di cinegiornali Luce in cui le esercitazioni e le parate di balilla e avanguardisti, di piccole e giovani italiane hanno Giovinezza come colonna sonora, in una ben ordinata e fiera Italia inconsapevolmente proiettata verso la catastrofe. Ancor più raccapriccianti sono qua e là i commenti di coloro che rimpiangono quell’Italia e la vorrebbero ancora.




    Se Arturo Toscanini si rifiutava di dirigerla, sostenendo che le sue orchestre non si abbassavano a suonare il vaudeville e ricevendo per questo gli schiaffi delle camicie nere (Teatro Comunale di Bologna, 14 maggio 1931), fino a dover lasciare l’Italia per l’America, un’altra gloria nazionale non si faceva invece scrupoli a cantarla: Beniamino Gigli la interpretò con enfasi, accompagnato da orchestra e coro.
    Tra gli elaborati che lo utilizzano, è sconcertante l’instant-video appena ideato il 4 novembre scorso da tale Carlo, per celebrare “uno degli inni del periodo fascista, censurato dalla Rai”. Vi si susseguono immagini d’ogni tipo, evidentemente per esemplificare e magnificare la giovinezza, la primavera di bellezza, il popolo d'eroi e la patria immortale, mescolando foto d’epoca e d’attualità, comprese procaci fanciulle semisvestite oltre i limiti della pornografia (del resto, non è forse “meglio essere appassionati delle belle ragazze che gay”?), in un grottesco guazzabuglio di cui si fatica a seguire il senso ma in cui è chiarissima la cultura che ne è alla base.


    Sarà anche una canzone che ha 100 anni, ma non ha certo perso la sua carica e il suo appeal in una buona fetta di italiani. Sarà opportuno che tutti gli altri continuino (o riprendano) a non abbassare la guardia.


    (Ferdinando Bonora)