giovedì 20 giugno 2013

OLI 382 - DONNE: Femminicidio, Daphne prevenire grazie ai fondi di Bruxelles

A Dafne pare sia andata meglio.
Da un certo punto di vista.
Perché nessuno l’ha picchiata, accoltellata e uccisa. La lettura del mito contiene qualcosa di rassicurante: incapace di opporsi all’amore folle di Apollo e consapevole che la sua fuga da lui è inutile, sopraffatta dalla paura, prega la madre Gea di trasformarla: i suoi capelli diventano fronde, le braccia rami, il suo corpo si ricopre di corteccia, i suoi piedi in radici ed il volto svanisce nella cima dell’albero. Dafne diventa il Lauro che prende il suo nome (dal greco dafne = lauro). Apollo si ritrova ad abbracciare inutilmente il tronco di un alloro, che da quel giorno sarà considerata la pianta sacra in capo ai vincitori.
Parlo di Dafne con un’amica, Norma Scacchetti. Arriviamo al mito partendo dal nome del programma europeo Daphne III . E dalla concreta presenza di tre locandine stese sul tavolo: Sei ancora caduta dalle scale? Sei a rischio con un uomo violento? E’ tardi per chiedere scusa.
Il programma ha entusiasmato Norma e i suoi colleghi del Consorzio Agorà. Ma è anche frutto di una partnership con la capofila polacca Merkury Fundacja e la portoghese Desincoop.
A Genova si può fare prevenzione sul femminicidio grazie ai fondi di un programma europeo – quei fondi che, troppo spesso, in Italia ci lasciamo sfuggire.
La campagna sociale - ideata da Alessandra Grasso, Pierfrancesco Russo e Norma Scacchetti - è apparsa su mezzi di AMT con le tre immagini: una donna incinta, la spalla di un’altra piena di lividi, la lapide di una vittima alla quale il compagno sta portando dei fiori. L’invito su ogni manifesto è di proteggersi, non provare vergogna, sottrarsi alla violenza e chiamare il 1522.
Norma mi mostra anche il cartellino rosso, per ammonire gli uomini al primo cenno di violenza, anche verbale, gergo cultura pop, del calcio però d’effetto.
La campagna sociale è stata fatta in Polonia con modalità diverse: shopper, volantini, messaggi contenenti immagini relative anche alla violenza generata dall’alcoolismo e sui bambini. I portoghesi hanno fatto campagne rivolte ai maltrattanti e con un’immagine della donna stesa all’obitorio con la scritta ecco come finiscono le riconciliazioni, per rivolgersi alla donna convinta che sarà la prima e l’ultima volta che viene picchiata. Ma non è così. Le esperte del centro antiviolenza hanno spiegato che dopo essere stata picchiata per la prima volta si verifica la seconda luna di miele: il marito si pente e, a seconda delle risorse disponibili, fanno insieme una cena importante o un viaggio. Ma è l’inizio dell’escalation che può avere un esito tragico come quello del femminicidio. “Ovunque nel mondo la seconda causa di morte per le donne in stato interessante è la violenza domestica”.
Sul sito della campagna sociale "basta" oltre alle interviste si trova anche il video rap ideato dai ragazzi dei servizi socio-educativi che sono stati sensibilizzati al tema. Norma mi parla di una contaminazione di settori normalmente distanti, come il Civ della Maddalena che li ha chiamati e ha organizzato a fine maggio all’interno delle loro giornate un evento dedicato alla campagna contro la violenza.
(Giovanna Profumo - Immagini da internet)

OLI 382: ESTERI - La Siria nella stampa internazionale

Una conferenza di pace per la fornitura di armi?
The New York Times, 12 giugno 2013, articolo di Mark Mazzetti e Michael R. Gordon: "La Gran Bretagna e la Francia hanno detto che potrebbero essere disposti a fornire armi ai ribelli in agosto, dopo la prevista conferenza di pace internazionale."
http://www.nytimes.com/2013/06/13/world/middleeast/syrian-forces-seen-stepping-up-air-attacks-on-rebels.html?_r=0

L'ex ministro degli esteri francese Roland Dumas: La guerra in Siria è stato pianificata
Global Research, 15 giugno 2013, articolo di Gearoid O Colmain: ''Ero in Inghilterra due anni prima della violenza in Siria per altri affari. Ho incontrato alti funzionari britannici, che mi hanno confessato che stavano preparando qualcosa in Siria. La Gran Bretagna stava organizzando un'invasione di ribelli in Siria.”. http://www.globalresearch.ca/former-french-foreign-minister-the-war-against-syria-was-planned-two-years-before-the-arab-spring/5339112?print=1

Persino il conservatore Fox News vede i jihadisti in Siria come dei Robin Hood
Fox News, 12 giugno 2013, articolo di Jamie Dettmer: "i combattenti siriani cercano di rovesciare l’uomo forte Bashar Assad, ha detto Foxnews.com. I jihadisti di Al Qaeda affiliati a Jabhat al-Nusra sono feroci in battaglia, ma poi dividono il bottino con gli abitanti di villaggi che soffrono, mentre altri insorti riempiono le tasche con il bottino". "Non sono corrotti come gli altri. Ciò che catturano dalle basi governative lo distribuiscono. Sono corretti, molto corretti.”
http://www.foxnews.com/world/2013/06/12/al-qaeda-linked-fighters-gain-respect-in-syria-with-social-outreach/

Armi ai ribelli siriani “moderati”
New York Times, 14 giugno 2013, articolo di Ben Hubbard: "Gli americani hanno detto che saranno armarti i battaglioni moderati", ha detto." Non so se il mio battaglione è moderato." http://www.nytimes.com/2013/06/15/world/middleeast/syria-developments.html?pagewanted=2&ref=todayspaper&_r=1&

YouTube dirà chi sono i moderati della “rivoluzione” siriana
USA TODAY, 14 giugno 2013, Oren Dorell e Ahmad Kwidwe: "Sappiamo da fonti aperte, da video di YouTube e dalle interviste chi sono i laici amanti della libertà e chi sono quelli religiosi estremisti", ha detto Harmer ".
http://www.usatoday.com/story/news/world/2013/06/14/syria-rebels-weapons-logistics/2423185/
(Saleh Zaghloul - immagine Guido Rosato)

OLI 382: EDITORIA - Chiude e-il mensile

Sicuramente ricorderete il sito peacereporter.net che per anni ha riportato notizie su guerre e situazioni di disagio sociale in giro per il mondo. Con l'arrivo del mensile di Emergency su carta, tutto fu riportato sotto il nuovo sito e-il mensile, diretto come per il precedente sito da Maso Notarianni. La testata ha avuto un discreto successo, ma le 10mila copie vendute non sono sufficienti a garantire la sopravvivenza della testata cartacea. Così, annuncia il direttore Gianni Mura, meglio dare la scontata precedenza agli aiuti umanitari e chiudere il giornale dopo il prossimo numero di luglio. Facciamo gli auguri per la prosecuzione dell'attività su web a tutta la redazione.
La redazione di Oli. 

OLI 382: POLITICA - El candigato, quando la disillusione è totale

Potrebbe benissimo applicarsi alla politica nostrana l'iniziativa di alcuni giovani messicani che hanno inventato il loro personale candidato alle prossime elezioni del presidente. Stufi delle solite promesse elettorali mai mantenute, preferiscono affidarsi alle promesse semplici di un gatto, el candigato, il "candigatto" ideale.
Sulla base di questa semplice idea, stanno sviluppando una campagna elettorale che prende in giro quella degli altri candidati "umani", solo virtualmente in competizione col gatto per la carica di presidente della repubblica messicana, sito web elcandigato.com.
Con grande inventiva molti cittadini stanno aggiungendo sui social media manifesti virtuali e video con le promesse elettorali del gatto, che assicura di eliminare i topi dalle città, attività che certamente conosce meglio di chiunque altro, o di fare assolutamente nulla in campo legislativo, con lo stesso effetto dei soliti politici ma almeno promettendolo chiaramente prima della elezione.
I video prodotti stanno spopolando in rete e gli stessi sono tradotti e sottotitolati in inglese per allargare la protesta oltre i confini della lingua spagnola: l'arrivo di internet sta cambiando notevolmente la società in tutto il mondo, senza questa tecnologia simili attività sarebbero impedite dall'ostacolo economico.
Per ora el candigato è solo una protesta, i loro inventori non intendono candidarsi in prima persona, saranno certamente parte del partito degli astenuti che hanno perso ogni speranza di cambiamento.
(Stefano De Pietro - immagine da internet)

OLI 382 - VIAGGI: Il diario di Giulia

Demi 3 maggio venerdì
A Mariella è rispuntata la malattia della pelle, dormirebbe tutto il giorno al sole.
Ho pensato che la pelle è, fra i cinque sensi, il più diffuso del nostro corpo e separa la nostra interiorità da ciò che è esterno e spesso se l'energia è bloccata, manifesta disturbi.
Il mio retropensiero è che lei si sta richiudendo in sé e i nostri progetti di viaggio stanno svanendo. Alcune persone col capo coperto di bianco sono venute per ascoltare la preghiera del venerdì trasmessa dalla radio messa fuori casa.

(Aidà va all'orto con i bue bambini)
Lamine, che prima della crisi economica mondiale era guida turistica, ora segue qui gli affari di Dù. Dice che domenica è la giornata migliore per visitare Dakar, perché c'è più tranquillità il giorno dopo la festa che è di sabato. Decidiamo di partire domenica mattina.
E' passata Aidà con un cesto di carote per noi.
Al mare, sulla battigia alcuni giovani si esercitano nella lotta libera, altri si esibiscono in esercizi ginnici.
Seguo un uomo che cammina in direzione Dakar cantando mentre sgrana il suo “corto rosario”. Mi fermo per guardarne un altro che sta facendo un falò per il suo pesce.
Rientrando passo da Aidà. E' stanca, ha dovuto dar da bere anche all'orto di un suo zio e il piccolo sta male.
Le propongo di aiutarla, domani. A Dakar andremo domenica. Invece no, domenica la macchina serve a Dù quindi a Dakar ci si andrà domani.
A fine giornata penso che per me nove giorni sono abbastanza qui a Demi.
(Giulia Richebuono)

OLI 382: TEATROGIORNALE - Grazie di tutto


La ragazza è seduta davanti al tavolo in marmo della sala, davanti a lei un quaderno aperto, una calcolatrice e degli scontrini. Al suo fianco c'è il padre, mani sulle ginocchia e testa bassa. Dal corridoio che porta in cucina si sente un rumore di pentole.
- Ricapitolando abbiamo un debito di duemila e quarantuno euro.
- Punto tre - dice il padre con un filo di voce.
- Punto tre cosa?
- Punto tre e basta, c'è scritto duemila e quarantuno punto tre, e credo che sia giusto tenerne conto.
La figlia lo guarda incredula
- Va bene punto tre. Papà, ci sono cinquantadue euro in più rispetto all'anno scorso
- Punto sei.- ribadisce il padre
- Punto sei, mi sta anche bene, ma sono ben ottantatré punto tre euro rispetto a due anni fa. Vuol dire che prima dovevamo solo duemila e diciassette euro punto sei, ma non sono quei sei contesimi che fanno la differenza, capisci? Se continui a fare debiti a destra e a manca, l'anno prossimo avrai tremila euro di debiti, capisci?
- Si, mi dispiace. Non sono mai stato capace a tenere i conti e ora ci ritroviamo in questa situazione.
- Non importa papà, dimmi un po': con chi abbiamo questi debiti? Dalla porta sbuca la moglie, ha un vassoio con due tazzine di caffè, una zuccheriera e un cartoncino di latte.
- Diglielo, diglielo che hai chiesto un prestito.
- Sì, allo zio, lo so - dice la ragazza versando un po' di latte nel caffè.
- Macché settecento venticinque virgola tre li ha chiesti ad altri.
- Ma come ad altri? Ma chi sono questi altri? Non mi fate preoccupare per cortesia. Ma perché avete chiesto un debito ad altri? Con lo zio ci si può ancora parlare, è uno di famiglia, ma chi sono questi altri?
- Stranieri, che ne so - dicendo questo la madre ritorna in cucina con le tazzine di caffè vuote.
- Ma non potevate chiederli a me, scusate, questi 725 euro.
- E' che io gli ho già detto che tu gli darai 35 mila euro.
 La ragazza è rimasta con i fogli in mano, guarda il padre, è come se non riuscisse a metterlo a fuoco e poi si rimette a leggere il quaderno dei conti:
- Amministrazione locale: 115,5 miliardi. Di cosa scusa?
- Di euro.- il padre guarda la figlia da sotto in su mentre la madre rientra prepotentemente nella discussione.
- Ma siamo migliorati: prima erano 118 miliardi di euro.
 La ragazza si gira verso la madre e molto lentamente le dice
- Voi avete speso deumila e quarantuno miliardi di euro.
-Virgola tre. Ma è stato per mandarti a scuola, metterti l'apparecchio, portarti a sciare e al mare. Dovresti ringraziarci invece di aver sempre qualcosa da ridire - la figlia fa per ribattere qualcosa ma la madre la precede.
- E in Inghilterra per l'inglese, le scarpe nuove, il motorino, le ripetizioni.
- Si, ma io non ce li ho 35 mila euro, sono una precaria che lavora, se va bene, otto mesi l'anno. E poi, comunque, qualcuno dovrà ben dare tutti questi soldi quando voi non ci sarete più, e come facciamo? Vi siete già venduti le case della nonna, i terreni dello zio. Ma dove li trovo duemila miliardi?
- E quarantuno
- Virgola tre.- aggiungono i genitori e si alzano, la abbracciano, la baciano ed escono di casa.
- Grazie, cara, avevamo bisogno proprio del tuo sostegno, quando risolvi facci sapere.
E si chiudono la porta alle spalle. La ragazza, in piedi, davanti al tavolo in marmo della sala, legge il quaderno dei conti:
 - Regioni: 46,7 miliardi, 6 miliardi in più in un anno, ovvero 1,58% in più che, se rimane costante, in tre anni diventa 64,7 miliardi ovvero 2106 tondi tondi di debito complessivo, ma i comuni sono stati più bravi perché sono passati da 51 miliardi a 45,5 miliardi, quindi 6,5 miliardi in meno che in tre anni fanno 18,5 e quindi il debito totale sarebbe di 2087,5 ma contando gli interessi, a quanto ammontano gli interessi? E le entrate? Eccole qui: entrate tributarie 113,050 miliardi l'anno, quindi a metà aprile del 2031 potrei aver saldato il debito se non faccio più debiti e non pago gli interessi. Ma cosa vuol dire questa cosa qua? Contabilizzate 29,2 miliardi, e quindi? Arrivano gli altri, oppure no? Portiamo avanti l'ipotesi più nera: a soli 29 miliardi l'anno ci metto settant'anni… senza fare spese e senza pagare gli interessi. Ma chi sono questi stranieri?
La ragazza si guarda attorno, chiude tutte le finestre con tanto di persiane, da i giri alla porta di casa.
- Duemila e quarantuno miliardi di euro… ma il bancomat papà me l'ha restituito? E la carta di credito?
Alla ragazza suona il cellulare, è arrivato un messaggio:
- Pensi che a tuo figlio possa piacere un monopattino nuovo? E dimenticavamo: come garante, gli stranieri hanno voluto anche la sua firma ma, visto che Giacomo non sa ancora scrivere, gli abbiamo messo la sua impronta digitale. Ti vogliamo bene. Mamma e Papà. La ragazza Sorride, risponde al messaggino, prende la sua giacca, la sua borsa ed esce senza chiudere la porta:
- Mi dispiace ma il debito da voi creato è troppo alto, prendo mio figlio e mi trasferisco altrove. Non è conveniente far parte di questa famiglia, cercherò una famiglia più virtuosa altrove. Grazie di tutto.
(Arianna Musso)

giovedì 13 giugno 2013

OLI 381: SOMMARIO

OLI 381: PAROLE DEGLI OCCHI - Popoli in rivolta

Campo profughi "Aida Camp" Betlemme - Foto di Maria Di Pietro

OLI 381 - TURCHIA - Occupygezi

C'è un filo rosso che collega tutti i movimenti che si nominano Occupy, c'è un sentimento di disagio nei confronti di un potere, sia pur democraticamente eletto, che non rispetta tutti i suoi cittadini. Esiste una dittatura della maggioranza che non è equiparabile a una democrazia.
In Turchia, così come in tanti altri paesi occidentali, in piazza sono scese tutte quelle persone che non sono in sintonia con la maggioranza democraticamente eletta: ci sono laici, anarchici, comunisti, religiosi che la pensano in maniera diversa, femministe, donne che magari femministe non si sentono ma non vogliono neanche essere il focolare della casa, architetti, storici, intellettuali, omosessuali, kemalisti e ambientalisti. Ognuno è in piazza per un motivo diverso ma tutti si sono ritrovati travolti dalla violenza della polizia di stato che ha già fatto i suoi morti.
Questa rivolta ha in comune molto col G8 genovese, dove una massa festante di persone, di molte idee diverse ma alternative rispetto al potere, sono state oggetto di una brutale aggressione da parte della polizia italiana.
Il fattore religioso in Turchia è un ulteriore elemento di complessità che non deve però offuscare un'analisi più articolata, così come è riduttivo parlare della rivolta turca solo come un problema di verde cittadino: il parco Gezi è un luogo simbolo per i lavoratori turchi, è il luogo dove si fanno le manifestazioni e dove si festeggia il primo maggio, come per noi è piazza San Giovanni a Roma.
I turchi non sono arabi. La figura religiosa più autorevole della storia religiosa turca è Rumi, un poeta e maestro sufi. Dopo la rivoluzione kemalista la religione è stata relegata ad una sfera personale: non si poteva indossare nessun elemento di identificazione religiosa nei luoghi pubblici e nessuno poteva obbligare un altro/a ad indossarli, così come era vietata l'educazione religiosa nelle scuole. Le donne hanno avuto diritto di voto nel 1926, venti anni prima che in Italia.
L'AKP, il partito di Erdogan, è un partito islamico considerato moderato in occidente che, oltre a cambiare lentamente ma inesorabilmente il volto culturale ed economico della Turchia, ne ha cambiato anche il paesaggio dando il via a grandi opere su cui aleggia l'ombra della corruzione e del clientelismo.

(Arianna Musso - Foto Paola Pierantoni)

OLI 381: INFORMAZIONE - Microcronache dalla Grecia, la ERT / 2

Atene, striscione sulla sede della ERT: la ERT è e resterà aperta
Chiamo Atene, sotto l’emozione della chiusura della rete televisiva pubblica ERT, per raccogliere le reazioni di un amico.
Mi attendo preoccupazione e indignazione, invece trovo una presa d'atto disincantata.
Guarda, mi dice, che la ERT è stata, come tutto il settore pubblico in Grecia, un grandissimo serbatoio clientelare. Ci lavora il triplo di quelli che lavorano per la BBC.
Informazione vera e di qualità non ne ha mai fatta, è stata solo la voce dei partiti di volta in volta dominanti.
A Tutta la città ne parla su Radio 3 questa mattina un esponente del Pasok dice che la ERT non andava certo chiusa con un colpo di mano, ma riformata, razionalizzata: era nell’agenda politica procedere in questo senso.
Ma l’amico mi dice che sono anni che questo viene detto, e mai fatto, e che mai si sarebbe potuto fare senza forzature, perché le resistenze interne ed esterne erano invincibili.
Skype mi permette di raggiungere un altro amico al Pireo, nei saloni di una mostra d'arte, dove ha esposto alcune sue opere. Mi dice che la ERT era una fonte incredibile di spreco e clientelismo, ma che chiuderla d'imperio con un colpo di mano è un fatto gravissimo, è fascismo. Aggiunge: è una prova generale di quel che si potrà fare anche in altri Paesi.
In queste ore le trasmissioni, per iniziativa dei giornalisti, proseguono attraverso internet. O vengono ospitati da canali stranieri.
Il mio amico manifesta la sua inquietudine. Dice che è stato un errore lo sciopero dichiarato da una parte dei giornalisti: per chi fa informazione ora è il momento di lavorare più che mai, in qualunque condizione.
Con lui è un'altra mia grandissima amica. Mi dice: le trasmissioni non si sono interrotte nemmeno durante la guerra. In queste ore girano i documenti d'archivio: è anche una grande questione culturale. Un patrimonio custodito nell'archivio storico che rischia di andare perduto.
Attraverso la web cam gli amici mi portano a visitare le opere esposte nei grandi, asettici, bianchi locali di questi spazi espositivi allestiti nei locali di una vecchia fabbrica dismessa. Questa è un'oasi, mi dicono, fuori c'è il caos. La cultura si sta frantumando. Ne trovi tracce sempre più deboli. Si perde ormai la qualità nella musica, nella danza, nel cinema. Ci sono solo isole di resistenza.
La ERT on line si può seguire a questo indirizzo:
http://www3.ebu.ch/cms/en/sites/ebu/contents/news/2013/06/monitor-ert-online.html
Molto spesso viene offerta anche la traduzione in italiano di quel che viene detto.
(Paola Pierantoni - Immagine da internet)



OLI 381: INFRASTRUTTURE - Dal tunnel al nodino, San Benigno "ostaggio" della Gronda?

San Benigno: come sarà dopo i lavori
(da www.infrastrutture.regione.liguria.it)
Il nodo viario di San Benigno è un punto nevralgico per la viabilità cittadina, anche per la promiscuità tra traffico urbano e merci, e fin dal 2002 in città se ne parla, si discute, si ipotizza.
Il tunnel subportuale, progettato nel 2003 su richiesta della società Tunnel di Genova S.p.A. (formata da Comune di Genova, Autorità Portuale di Genova e Cassa e Depositi e Prestiti), prevedeva un passaggio sottomarino, che collegasse il nodo viario di San Benigno con la zona della Foce, presso Calata Gadda.
Nel progetto originario, il tunnel doveva essere costituito da “due gallerie circolari e parallele lunghe 720 metri” fino ad una profondità di 35 metri; ogni galleria, secondo il progetto, avrebbe dovuto avere tre corsie, ciascuna larga 3,75 metri (come si legge sul portale della mobilità in Liguria).
A dicembre 2005, dopo 31 mesi di attesa, il progetto venne approvato dal Consiglio superiore dei lavori pubblici ma rimase fermo, in attesa dell’approvazione del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica).
Nel 2008, dopo quasi 3 anni di attesa in cui il tunnel ormai era opera certa (nel 2006 il ministro per le Infrastrutture Di Pietro discuteva già della pianificazione e redistribuzione dei pedaggi), l’Anas divenne capofila del progetto.
Bisogna aspettare ancora qualche anno per avere novità nell’avanzamento del progetto: dopo l’ingresso della Società autostrade (Anas), il destino del nodo di San Benigno e del tunnel sotterraneo si legano indissolubilmente a quello della Gronda.
Nel 2010, per l’esattezza dopo la conclusione delle elezioni amministrative regionali, si viene a conoscenza che il progetto è saltato e che il nodo di San Benigno è diventato un “nodino” (http://genova.repubblica.it/cronaca/2010/04/02/news/fondi_tagliati_progetto_congelato_c_era_una_volta_il_tunnel_sotto_il_porto-3080988/), limitandosi ad una doppia rampa con due rotatorie, mentre il tunnel sotto il porto è scomparso del tutto dai progetti della Spea, Società di progettazione di Autostrade. Il risparmio sulla viabilità di San Benigno e sul tunnel sub portuale “dovrebbe”, secondo l’articolo citato, essere tenuto da parte per la Gronda. In seguito alla modifica di progetto, la Tunnel spa viene messa in liquidazione, e lo è tutt'oggi.
Ma il tunnel sotto il porto non è destinato a sparire dalle cronache cittadine: ad ottobre 2012 il sindaco Doria e il presidente dell’Authority Merlo riprendono il progetto e si dichiarano d’accordo sulla ricerca di possibili investitori europei (http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2012/10/13/APRfOJhD-uffici_telepass_risorgere.shtml ); poco dopo, Doria si reca a Roma per discutere del tunnel subportuale presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, e per discutere con l’a.d. di Autostrade per l’Italia, Castellucci, delle questioni in sospeso, tra cui il progetto Gronda (http://genova.repubblica.it/dettaglio-news/19:25/4285762).
Nel frattempo, al tunnel ed al nodo sopravvive il “nodino” di San Benigno, il cui progetto è approvato nel luglio 2011. I lavori stentano a partire, anche perché la società Autostrade sembra temporeggiare per attendere l’esito della valutazione di impatto ambientale sulla Gronda, tanto da suscitare la risposta di Bernini, vicesindaco “Per noi il progetto nodo è fondamentale. Occorre realizzarlo subito perché è coerente al trasferimento della viabilità sulla nuova strada a mare, su Lungomare Canepa e sulla sopraelevata…Siamo stufi del gioco che sta conducendo Autostrade. Siamo di fronte ad un’evidente volontà di rallentare le cose. Non sta in piedi chiamare in causa le nuove norme previste dal Decreto Sviluppo per giustificare il ritardo nell'avvio dei lavori” (http://genova.erasuperba.it/inchieste-genova/nodo-san-benigno-ritardo-avvio-lavori-comune-genova-contro-autostrade) .
Ma veniamo ad oggi. Di pochi giorni fa è la notizia che la realizzazione del primo lotto dei lavori a San Benigno è stata finalmente affidata a Pavimental, società controllata da Autostrade per l’Italia, e che i lavori dovrebbero partire durante l’estate (http://www.genova24.it/2013/06/nodo-san-benigno-in-estate-i-cantieri-del-primo-lotto-seconda-fase-ancora-da-approfondire-51835/ ). Il primo lotto prevede sistemi di accesso alla sopraelevata, rotatorie e rampa di accesso su via Milano: dopo più di un decennio di attesa e grandi aspettative, la città avrà finalmente il suo nod(in)o di San Benigno.
(Eleana Marullo)

OLI 381: COMUNE - Marco Doria tra Costa Flavio e una sinistra sbiadita

Io mi chiamo Costa Flavio… e vorrei fare una semplice domanda al signor Doria: io è tre anni e mezzo, da quando è nata la bambina, che ho fatto domanda alle case popolari: prima ero senza reddito, mi è stato detto di dimostrare che io avevo un reddito, ho dimostrato che avevo un reddito, sono andato al Matitone e le signore del Matitone mi hanno detto: “Ma cosa mi porta a fare questa documentazione, tanto non serve a niente!” Poi sono andato a chiedere aiuto alle assistenti sociali al Matitone e mi sono sentito gridare in faccia di non stare a minacciare perché c’è gente che è peggio di me… Io vorrei sapere: chi è peggio di me? perché io per il Comune di Genova risulto senza fissa dimora e senza tetto e a carico ho una figlia di quattro anni che vogliono mettere in casa famiglia: ora lei mi guardi, guardi la bambina e guardi se è una bambina da mettere in casa famiglia e mi dia una risposta!
L’unica cosa che le posso dire è che noi non siamo i suoi avversari! - ha risposto Silvio Ferrari

8 giugno 2013 Teatro della Tosse: clima teso, palco occupato. Alle spalle di Ferrari e Calbi un gruppo di ragazzi ha steso uno striscione con la scritta: fermare gli sfratti, resistere agli sgomberi, casa per tutti subito.
Prima di Costa Flavio, Marco Doria ascolta altre voci: quella di Annalisa Marinelli, di Quinto Marini del comitato contro il parcheggio al Bosco Pelato, e di Gigliola Barbieri, Gruppo donne di San Bernardo. Poi la voce di Domenico Chionetti – San Benedetto - con il dramma di 85.000 famiglie che in Italia hanno perso alloggio e proprietà, e mutui insoluti, pignoramenti, sfratti con una lista d’attesa di Arte che si assesta a 4.000 unità e l’urgenza di spostare finanziamenti da opere inutili - come la TAV o la Gronda - a grandi opere virtuose di risanamento patrimoniale e edilizia residenziale pubblica e sociale.
Prima di Costa e della sua famiglia c’è chi dice a Doria che il compito di un’amministrazione è guardare lontano, che non si può fermare tutto all’emergenza. E c’è anche Caminito, Fiom, che chiede al sindaco di aprire un tavolo per provare a tutelare il lavoro e che non è vero che il lavoro si trova solo se si buttano tonnellate di cemento! Non è vero! Sono palle! Grosse come case!. La comunità europea ha stanziato 11 miliardi di Euro per le città Smart e 6 miliardi sull’agenda digitale. I soldi ci sono, i programmi ci sono, però c’è bisogno di una cultura differente, dice il sindacalista.
Di Marco, del Laboratorio Sociale Occupato Autogestito Buridda, legge a Doria un volantino: quando cominciamo a fare le cose giuste?, invece che sgombrare case per destinarle ad alberghi di lusso con denunce a chi occupa? Il Buridda pretende l’interruzione degli espropri per il cantiere del Terzo Valico, spazi alternativi al mercato del pesce per il centro sociale, assunzione dei lavoratori di Amiu Bonifiche, stop ai tagli per i servizi sociali, moratoria per gli sfratti a data da destinarsi.
Marco Doria rimane seduto accanto a Pippo Civati mentre sul palco occupato e in platea si alternano grida diverse: chi vuole risposte immediate, chi vuole la parola subito e chi segue il programma dell’incontro: Io penso che voi abbiate tutti dei problemi reali e ci stiate proponendo delle cose reali: c’è una sola cosa che non accetto: cambiare metodo. Se vuole venire qui a dire il suo cognome…, Silvio Ferrari risponde granitico, segna i nomi e da solo gestisce un’assemblea, a tratti, alla deriva.
Prima di Costa Flavio si è parlato di Piano Regolatore Portuale e della necessità di trovare una sede condivisa per gestirlo, di Centro Storico, movida, spaccio e spiagge libere.
E se il Buridda ha decisamente prevaricato ed in cinquanta hanno strattonato la kermesse, probabilmente è perché alla Tosse si raccolgono i frutti di una sinistra un po’ sbiadita, come fa notare Civati che richiama i sindaci delle grandi città a dare tutti insieme un segnale forte al governo. Io, ovviamente, venendo qui non sapevo che avrei trovato un clima così positivo nei tuoi confronti… sorride al Sindaco. Ma non pare solo una battuta.
Marco Doria, a un anno dall’elezione, espone una realtà spietata: le risorse, spiacente, sono destinate all’emergenze ed elenca i rivoli sui quali investirle per arginare future alluvioni. Sogni elettorali sbiaditi, come la sinistra di governo, sbattono contro tagli, norme, graduatorie che vanno rispettate. Doria propone alla platea una riflessione basata sui numeri: i suoi elettori alle primarie erano 12.000, 128.000 quelli di coalizione: persone con posizioni diverse anche sul Terzo Valico. E racconta dei centocinquanta che hanno invaso il Comune per chiedere di procedere con Terzo Valico e la gronda, centocinquanta lavoratori edili, padri di famiglia che perdono il lavoro, fossero stati qua, li avrebbero presi a calci nel culo questi ragazzi… esclama Doria riferendosi all'occupazione promossa dai centri sociali. Dice che vuole partire da un progetto elettorale che sia largamente condiviso con la speranza di un quadro politico nazionale un po’ più favorevole al dialogo. Ma c’è anche la sensazione che il primo cittadino non possa fare tesoro sul serio di tutte le risorse intellettuali che al Teatro della Tosse si sono rivolte a lui.
Ognuno torna a casa con un parere diverso sull’incontro: chi dice che il Sindaco è solo – nemmeno un assessore al suo fianco sul palco – chi gli riconosce onestà e rigore, chi lo apprezza comunque, chi pronostica una fine prossima della giunta, promossa dal Pd.
Qualcuno suggerisce: ma se i centocinquanta edili venissero dirottati su un progetto di risanamento di edilizia sociale?
I soldi non ci sono. Ci sono. Basta trovarli. No basta saperli richiedere.
E c’è chi si domanda cosa ne sarà di Costa Flavio, della sua compagna e di sua figlia.
(Giovanna Profumo - immagini dell'autrice)

OLI 381: COMUNE - Amt, una delibera a puntate (secondo tempo)

Il nuovo biglietto solo bus valido dal 10 giugno 2013
Così, dopo circa un mese dalla prima delibera, che  con un emendamento del M5S ha istituito il biglietto "solo bus" al costo di 1,50 euro, la giunta produce una proposta di delibera, telegrafica, che vorrebbe cancellare il nuovo biglietto non integrato appena istituito. Due le motivazioni: il nuovo biglietto produrrebbe una perdita di circa 750mila euro per Amt e la presenza di un carnet di biglietto integrato da 15 euro vanificherebbe lo scopo del biglietto singolo non integrato di poter contare quante persone usano il treno e quante solo il bus. Infatti con il nuovo piano tariffario, 10 biglietti singoli solo bus costerebbero quanto un carnet di integrati, quindi sarebbe scontato che chi viaggia molto sul bus preferirebbe il carnet integrato per la maggior possibilità di usare anche saltuariamente il treno.
Ma perché occorre contare i passeggeri? Il problema base di Amt risiede nel contratto di servizio stipulato con Trenitalia, che vale 8,5 milioni di euro all'anno (dei quali uno lo mette la Regione). Amt contesta oggi la somma, ritenuta eccessiva rispetto ai passeggeri che prenderebbero il treno. Trenitalia non ci sta, asserendo che i passeggeri in comune sono molti di più e che comunque poco importa visto che il costo è per un servizio che non c'entra con il numero di persone ma con quello dei treni. Per questa ragione il M5S ha proposto un biglietto solo bus: per poter avere dei dati certi e dare uno stop a questa diatriba senza fine.
Il primo punto dell'attacco dell'opposizione a questa seconda delibera si basa proprio sul fatto che l'assessore dichiara una perdita prevista con il biglietto solo bus che viene calcolata sulla base di dati incerti, addirittura contestati da Trenitalia.
Analizzando meglio la tabella allegata alla delibera proposta al consiglio, si calcola che Amt ritiene che circa 1,4 milioni di genovesi prendano il treno ogni anno, e da questo si trarrebbero due conclusioni: considerato che il costo massimo di un biglietto chilometrico venduto in stazione da Trenitalia nel tratto genovese può essere di 2,4 euro, il valore massimo di questa massa di gente si aggirerebbe su meno di 4 milioni di euro, contro i 7 e più pagati da anni da Amt. I casi sono due: o Trenitalia sbaglia, ma occorre dimostrarlo, oppure noi genovesi stiamo pagando, da molti anni, il doppio di quanto realmente vale il business integrato, e per un servizio scadente e in picchiata per quanto riguarda frequenze e puntualità, due fattori indispensabili per chi usa il treno per lavoro, come pendolare.
Sulla nuova delibera la rivolta in consiglio comunale è tangibile, sono pronti centinaia di emendamenti in risposta a quello che viene considerato una specie di golpe della giunta. L'assessore ritira poi la proposta di delibera durante la seduta del consiglio che avrebbe dovuto discuterla, una caporetto che lascia molte perplessità sul modo di operare della squadra di Doria.
Alla fine ci si chiede solo una cosa: ma se il problema era la mancanza di un carnet da 10 biglietti solo bus per risolvere il problema del conteggio dei passeggeri, perché eliminare il biglietto singolo solo bus invece che creare un carnet di biglietti solo bus da 10 pezzi a 14 euro e proporre al consiglio la correzione? E' parsa la reazione di una giunta stizzita dal fatto che la sua stessa maggioranza non è conforme agli indirizzi proposti. Tra l'altro, nel piano industriale proposto per Amt c'è l'adozione di un sistema di conteggio dei passeggeri, leggi biglietto elettronico, bella idea in tempi di vacche grasse ma fuori di ogni logica in questo momento di sofferenza economica: sarebbe bastato recuperare i soldi destinati a questo progetto per sanare (più volte) la perdita di 750mila euro prevista.
Pensare invece che ad Aubagne in Francia, invece che litigare sui costi, il trasporto pubblico è delegato dal Comune ad un'azienda privata, che carica gratuitamente i passeggeri e li scorrazza, felici e conquistati, in giro per il comune: pagano le aziende con una tassa proporzionale al numero di dipendenti. Il sistema viene spiegato in una conferenza organizzata da Controcorrente dove Barbara La Barbera, consigliera comunale di Aubagne, interviene spiegando il miracolo francese, che si sta rapidamente allargando ai comuni confinanti. Certo, pensare questo sistema a Genova è pura fantascienza: occorrerebbe prima rifondare Amt da zero ed eliminare tutte le cause che l'hanno portata nella situazione di morte apparente nella quale si trova oggi: direzione, lavoratori, cittadini e sindacati, tutti assieme.
(Stefano De Pietro)

OLI 381: ESTERI - Voci dalla stampa internazionale



USA, PRISM, Infrastrutture di tirannia globale 
The Atlantic, 7 giugno 2013, Conor Friedersdorf: "Bush e Obama hanno costruito infrastrutture che qualsiasi Diavolo avrebbe desiderato."
New York Times, 9 giugno 2013, articolo di Mark Mazzetti e Michael S. Schmidt: "Quando ti rendi conto che questo è il mondo che hai contribuito a creare, che sarà peggiore per le prossime generazioni e che estenderà le capacità di questa architettura di oppressione, allora realizzi che sei disposto a correre ogni rischio e non importa che cosa sarà il risultato", ha detto il signor Snowden.

Africa: Possesso della terra, dei semi e dei mercati dell'Africa
The Guardian, 10 giugno 2013, articolo di George Monboit  intitolato “Africa, permettici di aiutarti - proprio come nel 1884”  "Uno degli scopi dichiarati della conferenza del G8, che sarà ospitata da David Cameron la prossima settimana, è quello di salvare i popoli dell'Africa dalla fame. Per assolvere a questa grave responsabilità, le potenze europee hanno scoperto, per la loro indubbia difficoltà, che le loro aziende devono estendere il proprio controllo e la proprietà in gran parte dell'Africa. Come risultato, essi si troveranno in possesso della terra, dei semi e dei mercati dell'Africa".

Palestina: Il 90% delle acque di Gaza è inadatto al consumo umano
Reuters, 10 giugno 2013, articolo di Stephanie Nebehay : “Un investigatore dei diritti umani delle Nazioni Unite ha accusato Israele, lunedì, di imporre punizioni collettive su 1,75 milioni di palestinesi che vivono nella Striscia di Gaza”
"Quarantasei anni fa, come oggi iniziava l'occupazione israeliana della Palestina. Sei giorni di guerra si sono trasformati in 46 anni di occupazione," ha detto, al Forum di Ginevra, Falk, un ricercatore indipendente. "La viabilità di Gaza ha bisogno di urgente attenzione e non può essere lasciata alla mercé della continua occupazione israeliana", ha detto.  La striscia di Gaza è governata dal movimento islamista Hamas, attorno alla quale Israele mantiene un assedio a causa di quello che considera problemi di sicurezza. Falk, che ha visitato Gaza lo scorso dicembre facendo ingresso attraverso l'Egitto, ha detto che il 70 per cento della popolazione di Gaza dipende dagli aiuti internazionali per la sopravvivenza e che il 90 per cento dell'acqua è "inadatta al consumo umano". "Nel primo trimestre del 2013, Israele ha demolito 204 case e strutture palestinesi in Cisgiordania, spostando 379 palestinesi”, ha detto, citando dati Onu. “Israele detiene quasi 5.000 palestinesi, molti detenuti arbitrariamente e sottoposti a torture, confessioni forzate, isolamento e la negazione delle visite familiari”, ha detto."

OLI 381: VIAGGI - Senegal, il diario di Giulia

Demi 2 maggio, giovedì.
La sabbia è ancora bagnata quando indirizzo i miei piedi verso l'Oceano, ma prima passo da Aidà per un saluto. Sulla spiaggia una riga di ragazzini sfila sulla passerella del bagnasciuga con in mano pezzi di polistirolo, di reti e pesci fatti come quelli della lettera P nell’alfabeto dei bambini.
Torno a casa. L'acqua che abbiamo ci deve bastare finché non torna Dù ad azionare la pompa elettrica. Mi guardo allo specchio e mi sembra di somigliare a quell’arabo avvolto in una tunica blù, seduto sopra al bancone di una boutique ombrosa piena di pacchettini e stoffe colorate. Non ha voluto lo fotografassi, ‘sono vecchio’, mi ha detto sorridendo e guardandomi col suo sguardo intenso. Anche io a volte uso l'età per proteggermi.
Sotto lo sguardo di Hallah i parà francesi si esercitano su aerei militari provenienti da Dakar. Vestita di karitè aspetto che l’azzurro del cielo me lo trasformi in olio per massaggi. Ho un appuntamento con Aidà, alle cinque. Mi porterà a vedere les jardins (gli orti) del deserto. Mi lavo con l'acqua del pozzo e vado. Indosso l'abito afro comprato al Suq di Genova. Abita nell’ultima casa del villaggio verso il mare ed è la responsabile della Maison de Santé. Chiacchieriamo in francese. Il figlio più piccolo soffre d’infiammazione alla vescica. Gli amuleti di protezione legati con un cordoncino di cuoio alla vita e al collo sono lenti ad agire e la schiena di Aidà è spesso bagnata. E’ esperta nella medicina tradizionale ed usa, in genere, piante locali. Mi fa vedere l'albero antibiotico, la pianta per far venire le mestruazioni, quella per abortire. Il come usarla è un segreto di poche. E’ pericolosa anche se molto richiesta.
Mi conduce dai genitori. Suo padre maestro di Corano sta insegnando a un ragazzo la scrittura araba. La madre lavora il miglio fino alla consistenza della sabbia: c'è lì anche una giovane venditrice di liscivia, prodotta da lei. Ogni sacchettino peserà un etto. Gli orti sono in una località fuori dal villaggio con tanti pozzi scavati nella sabbia. Ogni famiglia ne ha uno dato in dotazione dal governo. Il marito, con i soldi guadagnati lavorando per cinque anni nel porto di Hong Kong ha comperato altri terreni. Ora vendono i loro prodotti a Dakar o nei mercati vicini. I cavoli saranno pronti fra venti giorni. La terra è cosparsa di conchiglie, pare sia un buon concime. Strappiamo erbe infestanti mentre Mohamed, il secondo figlio, si diverte a pisciare o sputare nei pozzi. Ha otto anni, ride, sa che non dovrebbe farlo. Arriva il marito, mi riconosce per quella che si era persa. E’ stato lui ad indicarmi la direzione di casa. Ha un fratello a Napoli e mi chiede se conosco Mario Balotelli. Pensa che la capitale d’Italia sia Milano. No, chiarisco, Milano ha due aeroporti, ma la capitale è Roma anche se ne ha uno solo. “Quanti aeroporti ci sono in Italia?”, mi chiede, “Non saprei quanti, tanti”, “Qui l'aeroporto è solo a Dakar,” dice.
Torno a casa con Aidà, i bambini e il cappello pieno di peperoni. Incontriamo montagne di conchiglie, capre d’appetito che mangiano anche carta, donne con abiti sgargianti e secchi ricolmi in testa, altre che cucinano couscous di miglio dentro a capanne scure piene di bambini. Oltre la strada mi indica un villaggio abitato da gente di un’etnia diversa che comunica poco con loro.
Dù ha preparato riso e gamberi. In una scatola di polistirolo con ghiaccio ci sono un mucchio di pesci. C'è anche una bottiglia di olio extravergine d'oliva comprato a Genova da Teresita in Vico delle Vigne. Ci rimprovera di non aver messo in valigia anche il pesto. Il solo pensiero gli mette appetito. Sa che con Mariella faremo un giro per conoscere altro del Senegal?
Hanno portato sei caprette, due ancora da latte. Dù, cosa se ne fa? Dice che è cresciuto con le capre e gli fa piacere averle vicine. Sfoglio il giornale che ha portato: L’Observateur. “M.le President, les femmes ne son pas contentes” scrive Odile Ndoumbe, presidente del consiglio senegalese per la parità femminile” “C'est la plus malheureuse Fête du Travail” dice Baklaw Dioungue, segretario nazionale dei lavoratori del Senegal.
Metto il giornale in valigia e vado a dormire con i belati nelle orecchie.
(Giulia Richebuono)

OLI 381: PALESTINA - Il Freedom Theatre a Bologna?

"...quando prendi i bambini e li metti in teatro la loro mente riscopre la fantasia di cui erano stati privati, e se dai a loro anche la possibilità di lavorare come attori, riabiliti il ragazzo, riabiliti la sua umanità e in questo modo diventa più forte la sua personalità, il suo pensiero e il suo carattere; tutto ciò rappresenta un pericolo per Israele, che non vuole questo...." ha dichiarato Mustafa Staiti durante il nostro incontro al Freedom Theatre di Jenin a nord dei territori occupati palestinesi.
 Mustafa è uno dei tanti ragazzi che è nato durante la prima Intifada e che ha vissuto la sua adolescenza durante la seconda Intifada nel campo profughi di Jenin, dove ha visto amici e parenti uccisi durante l'invasione dell'esercito israeliano nel 2002 nel campo profughi e l'arresto di suo papà.
Mustafa lavora al Teatro della Libertà "...l'arte può diventare uno strumento per la libertà..." mi dice.
Il Freedom Theatre è stato fondato da Arna Mer Khamis, attivista ebrea sposata con un arabo-palestinese, che durante la prima Intifada crea un luogo artistico in cui bambini e bambine del campo profughi di Jenin possano esprimere paure, frustrazioni, rabbia e amarezze attraverso corsi di recitazione e seminari di drama therapy.
Dopo la morte di Arna nel 1995, il teatro continua a portare avanti il sistema alternativo di educazione. Nel 2002 il teatro è stato distrutto durante l'invasione nel campo profughi di Jenin da parte dell'esercito israeliano e alcuni ragazzi, giovani attori, cresciuti con Arna sono stati uccisi.
Nel 2006 il teatro è stato ricostruito dal figlio di Arna, Juliano Mer Khamis, attore e attivista, e Zakariya Al Zubeidi, leader delle Brigate di Al Fatah ed ex "bambino" di Arna, sopravvissuto alla seconda Intifada.
"Stiamo per iniziare una nuova intifada fatta di poesia, teatro, arte, diritti umani, dimostrazioni pacifiche contro il muro" aveva dichiarato Juliano, figlio di un'israeliana e di un palestinese, che si definiva al 100 per cento di entrambe le nazionalità anche se ha abbracciato la causa palestinese.
Juliano porta avanti il lavoro di Arna e il suo impegno politico, insegna ai ragazzi ad usare il proprio corpo come mezzo espressivo, per agire dentro i conflitti e la guerra. Il suo lavoro termina il 4 aprile 2011 quando viene assassinato a Jenin con cinque colpi di pistola. Aveva 52 anni.
La sua morte ha lasciato un senso di amarezza nei ragazzi del Freedom Theatre che, nonostante il dolore e la difficile perdita, hanno deciso di continuare a portare avanti il messaggio di libertà
Il 13 e 14 luglio prossimi, i giovani attori del Freedom Theatre sono stati invitati a partecipare all'estate culturale a Bologna con un loro spettacolo, ma i fondi messi a disposizione non sono sufficienti per coprire tutte le spese ed avere un margine economico per gli attori, che è giusto siano retribuiti per il loro lavoro.
Bisogna raccogliere 5000 euro entro il 30 giugno, per chi volesse contribuire può farlo sul c/c bancario:  IBAN IT 50 O 03127 74610 00000 0001527 intestato ad Assopace Palestina - causale Jenin
"Il Freedom Theatre crede che il teatro e le arti abbiano un ruolo cruciale per la creazione di una società libera e sana” Juliano Mer Khamis.
(Maria Di Pietro - foto da internet)



giovedì 6 giugno 2013

OLI 380: SOMMARIO

OLI 380: PAROLE DEGLI OCCHI - Ordine e disordine

(Foto di Roberta Boero)

OLI 380: ILVA - Genova, Bondi e la banda

“Ilva. L’assemblea in fabbrica è stata tesa, per poco non si usciva in strada, aspettiamo mercoledì”, Rocco Genco, Fim, al Corriere Mercantile di Genova 2 giugno.
Nel merito, impressioni dissonanti: a molti è parso che l’assemblea - indetta da Fim e Uilm il 31 maggio, durata poco meno di un’ora - fosse di carattere informativo con reazioni di pacata, affranta consapevolezza. Della serie: aggiornamento bollettino di guerra, alla voce perdite.
Infatti il sindacalista ha toccato nervi storicamente scoperti dello stabilimento genovese a favore di un’analisi locale della partita ILVA, comunque nota a tutti i dipendenti del sito di Cornigliano (1742 di cui 1145 lavoratori in Contratto di Solidarietà)
Fim e Uilm hanno incontrato Enrico Martino, capo del personale dell’azienda, nel momento più difficile – quando di fatto era acefala, dal 25 maggio al 4 giugno - per “incalzarla” e capire “se la crisi di lavoro che abbiamo è dovuta ad un mercato che non siamo in grado di aggredire oppure all’approvvigionamento tarantino…”. Non si vorrebbe che l’azienda “penalizzasse Genova e favorisse altri siti…”
E’ stato confermato in assemblea che la crisi siderurgica genovese poco ha a che fare con le vicende dell’Ilva di Taranto. Deriva invece da scelte strategiche della famiglia Riva che sulla banda – stagnata s’intende - ha deciso di non investire affatto.
Un mercato quello di latta, grette e tappi a corona che in Italia vede come unico produttore proprio lo stabilimento di Genova e che ad oggi colloca circa 400 addetti. La scelta di rinunciare a questo settore strategico si è concretizzata negli anni, investendo solo “nella monocultura dello zincato”, in crisi anche quella.
Assemblee a parte, è noto da tempo che Riva ha rinunciato a un mercato nazionale di 700 – 800.000 tonnellate di banda, costringendo il potenziali clienti a rivolgersi a fornitori europei. Nel paese delle conserve alimentari siamo al miracolo della strategia industriale.
Nel 2012 Cornigliano ha prodotto, con impianti vecchi, poco meno di 100.000 tonnellate di stagnato a fronte di una capacità produttiva di 300.000.
La ragione? La svolta sull’Accordo di Programma con la rinuncia al nuovo impianto di stagnatura elettrolitica che aveva un obiettivo produttivo 710.000 tonnellate di latta.
Tra commissariamenti, bonifiche, magistrati, ministri, a Genova nei sindacati si è tornati a discutere dei prodotti, con la scoperta recente che del milione e settecentomila tonnellate di materiale sequestrate a novembre dalla magistratura e poi dissequestrate nello stabilimento di Taranto solo “quattromila” erano destinate ad essere lavorate a Genova. E' possibile?
Quindi di cosa stiamo parlando?
Il mantra rimane il solito: vocazione industriale, occasioni perse, tecnologia, investimenti, lavoro, salario, occupazione, ammortizzatori sociali. E forse, proprio da oggi, con Enrico Bondi commissario e la firma del  nuovo decreto siamo davanti ad uno scenario nuovo: la speranza di una vera bonifica a Taranto, accompagnata da uno sguardo d’insieme che consideri Ilva una filiera, e che non metta in competizione gli stabilimenti del gruppo l’uno contro l’altro.
Che Bondi la mandi buona, a Genova per la produzione di banda, oggi, non rimangono che i Blues Brothers.
(Giovanna Profumo)

OLI 380: ESTERI - Voci dalla stampa internazionale

La Siria rimprovera Erdogan per la violenza contro la rivolta turca
New York Times, 1 giugno 2013 (Reuters): "La Siria ha allegramente rovesciato i tavoli sul primo ministro turco Tayyip Erdogan, sabato, per la sua risposta alle manifestazioni anti-governative, chiedendogli di fermare la violenta repressione delle proteste pacifiche o dimettersi” ... “ le tv di stato siriane hanno trasmesso ore di filmati in diretta da Istanbul, dove migliaia di manifestanti si sono scontrati per il secondo giorno con la polizia che ha sparato gas lacrimogeni e cannoni ad acqua." http://www.nytimes.com/reuters/2013/06/01/world/middleeast/01reuters-turkey-protests-syria.html?hp&_r=2&

Erdogan definisce l’alcolismo:
The Australian (APP): "Coloro che bevono sono alcolisti," ha detto (Erdogan), prima di aggiungere: "Non voglio dire tutti, ma coloro che bevono regolarmente"
http://m.theaustralian.com.au/news/breaking-news/erdogan-rejects-dictator-claims/story-fn3dxix6-1226655594916

Erdogan: I social network sono la peggiore minaccia alla società.
New York Times, 03 giugno 2013: "Ora abbiamo una minaccia che si chiama Twitter" ha detto. "I migliori esempi di bugie possono essere trovati lì. Per me, i social media sono la peggiore minaccia alla società."
http://www.nytimes.com/2013/06/03/world/europe/turkey-premier-says-protests-will-not-stop-plans-to-demolish-park.html?ref=todayspaper&_r=1

Fosse accaduto in un paese musulmano sarebbe stato in prima pagina.
The Times of Israel, 04 giugno 2013: "Una studentessa è stata espulsa da una scuola ultra-ortodossa per infermieri nel centro di Israele per aver messo in dubbio la sua fede."
http://www.timesofisrael.com/student-expelled-from-ultra-orthodox-school-for-loss-of-faith/

Israele pianifica di espellere gli immigrati neri
The Guardian, 03 giugno 2013: "Israele ha in programma di inviare migliaia di migranti africani in un paese non identificato, secondo un documento del tribunale, nel tentativo di affrontare una delle questioni più pressanti di Israele: cosa fare con un afflusso di circa 60.000 migranti africani che sono entrati di nascosto in Israele dall'Egitto nel corso degli ultimi otto anni."
http://www.guardian.co.uk/world/2013/jun/03/israel-plan-migrants-deport-east-africa
(Saleh Zaghloul)  

OLI 380: INCONTRI - 8 Giugno, Italia unita per la corretta informazione scientifica

La cattiva informazione, l’informazione errata, è il male di questo secolo.
Forse non il più grande, ma certamente il più caratteristico: gli stessi siti web che non controllano l’origine di ciò che pubblicano (a volte perché di parte, a volte perché amanti del sensazionalismo), vengono presi come “fonti attendibili” non solo da un gran numero di blogger e utenti di facebook, ma a volte addirittura da giornalisti poco professionali che li fanno arrivare su testate nazionali.
La televisione, che ancora molti ritengono garante di verità assoluta, propina al giorno d’oggi senza troppo imbarazzo teorie strampalate, basate più su affascinanti sceneggiature che sulla realtà, con grave al sentire comune. Sembra ormai chiaro che gli ascolti premiano chi enfatizza il lato fantastico, misterioso o ancora meglio emotivo dei fatti, a prescindere dalla veridicità degli stessi. Se qualche anno fa si poteva ridere dei coccodrilli albini nelle fogne di New York ed Elvis vivo e nascosto lontano dal peso del successo, adesso la cattiva informazione sembra sempre più accanirsi contro temi delicati ed importanti come medicina, salute, ricerca scientifica e ambiente.
Proprio sul delicatissimo tema della corretta informazione scientifica l’otto giugno si terranno in diverse città italiane (fra cui Genova) una serie di iniziative nate dall'esigenza di rispondere all'ininterrotto torrente di inesattezze e fantasie che i mezzi di comunicazione, vecchi e nuovi, vendono come verità consolidate.
La molla che ha spinto un gruppo di studenti, ricercatori, medici e professori universitari a unirsi per organizzare tale iniziativa sono le recenti manifestazioni di protesta nei confronti della sperimentazione su animali. Queste manifestazioni spesso si rifanno ad informazioni errate o obsolete, associando la sperimentazione su animali a pratiche che per legge sono vietate da anni.
Distaccandosi dalla giusta opera di sensibilizzazione su un tema che tocca profondamente tutti e che ha portato a leggi in grado di regolare una materia tanto delicata, una parte del mondo animalista ha operato negli ultimi anni vere e proprie irruzioni negli stabulari e nei laboratori di ricerca. L’ultima a Milano, lo scorso aprile, quando il laboratorio del Dipartimento di Farmacologia dell'Università è stato occupato e devastato da alcuni attivisti portando alla perdita di anni di ricerca nel campo di malattie neurodegenerative come il morbo di Parkinson e quello di Alzheimer.
La conferenza di Genova dell’otto giugno mira quindi a fornire a tutti degli strumenti per formarsi una propria opinione, analizzando attraverso gli interventi di professori e ricercatori italiani temi quali la sperimentazione animale (Michele Cilli e Michele Mazzanti), gli OGM (Silvano Fuso), i vaccini (Giancarlo Icardi), e le terapie per la cura della sclerosi multipla (Nicole Kerlero De Rosbo), dando per una volta voce agli esperti del settore e non al sensazionalismo e al sentito dire.
L’appuntamento è alle 14:30, al Museo di Storia Naturale "G.Doria", in via Brigata Liguria 9.
Per maggiori informazioni: http://www.italiaxlascienza.it/
L’intero evento sarà tradotto in LIS (Lingua dei Segni Italiana)
(Elena Itzcovich, Lorenzo Valli Buscherini - immagine da internet)

OLI 380: GRECIA - Micro-cronache da una crisi / 1

Ikaria. A mattina inoltrata i tavolini del piccolo caffè sono ancora vuoti. Parliamo con un giovane amico che vive di musica e del poco che gli dà, una volta pagato l’affitto, un esercizio commerciale, emporio di generi di prima necessità di un villaggio abbastanza isolato, e insieme caffè e punto di ritrovo dei pochi abitanti, e dei turisti di passaggio, d'estate.
L'argomento è la crisi, tema su cui si cade immediatamente quando si parla con le persone di qui, e sfondo sonoro continuo, se per caso c'è un apparecchio televisivo acceso.
Cerchiamo di sostenere con lui le ragioni del rimanere in Europa, ma l'unico altro avventore, un anziano signore seduto vicino a noi, interviene quietamente dicendo: “Avevo una pensione di 1300 euro, ora me ne danno 900. Ecco cosa mi è restato dopo 45 anni di lavoro”.
Pochi giorni dopo, un’amica ateniese ci informerà che sono in arrivo altri tagli, che si sommeranno ai precedenti e colpiranno anche le pensioni minime, qui di 450 euro mensili, a cui verranno tolti 25 euro, e poi a crescere.
A queste condizioni non c'è spazio per discutere. Ogni speranza, ogni ipotesi è stata tagliata. Notizie come un lieve miglioramento del rating, o promesse di ripresa nel 2015 non vengono nemmeno commentate.
Ci dicono: aspettano di comprarci, che ci vendiamo tutto, per disperazione.

Conosciamo qui un anziano signore, è stato professore di letteratura francese al liceo e all’università di Atene. Conosce diverse lingue, tra cui l'italiano. Ha all’attivo traduzioni e diversi saggi. Gli argomenti variano dalla storia dell'occupazione italiana nell'isola di Ikaria durante la guerra, alle opere e biografie dei rappresentanti del filellenismo francese.
Leggere, corrispondere con un'amica lontana sono da anni le sue risorse. Ora sta perdendo la vista, ma l'intervento chirurgico di cui avrebbe bisogno è impossibile ottenerlo da una struttura pubblica, e farlo privatamente costa duemila euro, cosa che la sua pensione, tagliata come sopra, non permette.
Tutte le volte che lo incontriamo in paese il discorso torna sempre lì.

“Qui, nell'isola, le cose vanno un po' meglio. Qui non c'è la fame”. Te lo dicono tutti, qui, e va inteso in senso letterale. Ci sono gli orti, che danno patate, pomodori, zucchini, melanzane, fagioli, zucche, peperoni, cipolle. Ci sono il maiale e l'agnello, al singolare, che fatti a pezzi e surgelati forniscono la carne per tutto l'anno. Ci sono le galline con le uova, e i conigli, che danno anche il letame per l'orto. Ma stipendi e pensioni fatti a pezzi non permettono altro. Anche un impiego apparentemente sicuro, come un posto d’insegnante nella scuola professionale dell'isola, è diventato incerto: non si sa cosa vorranno fare di questa scuola. Forse toccherà andar via. L'ospedale, unico dell'isola, lo vogliono chiudere, e si infittiscono manifestazioni per tentare di difenderlo. La sanità, l'università per i figli, finire di sistemare la casa sono diventati obiettivi al di là del confine. C'è chi per avere una diagnosi dovrebbe fare una biopsia. Aspetterà un anno. Per farla privatamente i soldi non ci sono. Tutto è fermo. Anche andare e venire da Atene all'isola è diventata questione di calcoli attenti: i 35 euro del biglietto, il doppio almeno per l'automobile, sono costi che non ci si può più permettere con leggerezza.
Ci dicono: meno male che questo inverno è stato mite, abbiamo acceso il riscaldamento solo due volte, altrimenti con quel che è aumentato il petrolio come potevamo fare?
(Le cronache continueranno nei prossimi Oli)

Informazione: un documentario sull'isola di Ikaria verrà proiettato sabato 8 giugno alle 18.30 al Cinema Sivori, nell'ambito della rassegna "CINEA - Il filo di Gaia - Cinema ed educazione alla sostenibilità ambientale". Dal programma di sala leggiamo che narra la storia di  un giovane disoccupato ateniese che ha lasciato la città per trasferirsi a Ikaria, per lavorare nell'apicultura, scoprendovi una comunità che sopravvive grazie a una particolare cultura incentrata sull'autonomia e la cooperazione.
(Paola Pierantoni -  Foto dell'autrice)

OLI 380: VIAGGI - Senegal, il diario di Giulia


Demi 1 maggio mercoledì
Festa dei lavoratori.
I miei piedi rifiutano camminamenti conosciuti, sono desiderosi di altri sentieri.
Questa mattina ho fatto il giro dell'oca nel deserto prima di arrivare al varco fra le dune.
Leggevo sdraiata quando è arrivato Aziz sotto ad un capello di tipo cinese. Ieri mi si era affiancato con un suo monologo interrogativo nella passeggiata sul bagnasciuga in direzione Dakar.
Ha guardato la copertina del mio libro di Dacia Maraini. “Espagnola!” ha sentenziato squadrandomi come se gli avessi detto una bugia. “Italiana” ho ribadito.
Mi ha chiesto se conoscevo il suo di libro, e si è seduto accanto leggendo il Corano in arabo a voce alta. L'ho salutato con mussulmana tolleranza. Difficile spiegargli che il Corano l'avevo già letto in italiano ma che io sappia nessun dio si è messo a scrivere qualcosa di suo pugno.
Gli dei, parlano a profeti o indovini. E a noi arriva l'elaborazione di quello che pensano, ma una volta scritte le parole, diventano pietre, costruzioni che creano muri, protezioni, ponti.
Meditazione sulla via del ritorno.
C'è qualche scrittura che dica:
- la donna che sa nutrire, generare, essere due in un solo corpo è importante come lo è la terra che, nel rispetto delle leggi delle stagioni, ci sostiene e mantiene;
- in natura non esistono gerarchie, ma differenze che vanno rispettate
- tra gli esseri viventi bisogna coltivare la solidarietà
- chi farà del male intenzionalmente vivrà infelice fino alla fine dei suoi giorni, perché la divinità che è dentro a ogni essere non può essere offesa?
Alla sera Lamine torna a Pekini. Aidà manda a chiedere se vogliamo del pane.
Mangio un panino con la cipolla e a Papà ne diamo uno con la chocoleca.
Questa sera siamo sole con Papà, di otto anni.
Abbiamo una bombola col gas. La si può usare con un aggeggio che non abbiamo. Mariella che qui è quasi di casa, chiede a Papà di andarcelo a procurare. Ceniamo con riso e zucchini dell'orto del papà di Papà. Io su quella bombola non saprei cucinarmi un uovo sodo,
Con Mariella facciamo un piano di tour turistico da realizzare al più presto
Forse perché assieme a Mariella e Lamine avevamo voluto vedere su Earth dove mi ero persa ieri, poi hanno cercato la casa dove abita Dù con la sua famiglia allargata, il mercato, lo stadio...
Li avevo lasciati a guardare il mondo dall'alto.
(Giulia Richebuono)

OLI 380: TEATROGIORNALE - La colazione di Gaia


Dal secoloxix: Non vedenti all’attacco: impossibile attraversare

Gaia esce di casa, deve andare a comprare il latte. E' mattina presto, nonostante sia l'ultimo giorno di maggio fa ancora fresco. 
- Che fame!
Pensa: comprare il latte, tornare a casa (e meno male che ha l'ascensore), fare colazione, finire di vestirsi, prendere l'autobus e andare al lavoro.
L'ascensore è importante, da sua madre non c'è. Senza ascensore probabilmente avrebbe fatto colazione fuori: cappuccino e focaccia. Forse non è una cattiva idea. Cambio di programma: comprare il latte, attraversare la strada, comprare la focaccia, ri-attraversare la strada, prendere l'ascensore, colazione.
Bello! Molto meglio che fare colazione al bar, a casa può farsi il cappuccino come piace a lei, tanto latte e tanta schiuma, e poi vestirsi per bene, lavarsi i denti, tanto c'è l'ascensore. Potrebbe anche inaugurare il tavolino sul terrazzo, anche se fa freschetto. Aggiudicato: oggi è la prima giornata di primavera e si può fare colazione sul terrazzo. Che al trentuno di maggio è tutto da ridere, ma per quest'anno è così, la primavera latita.
Gaia entra nella latteria, la signora Franca la saluta senza guardarla, sta mettendo le tazzine in lavastoviglie. Gaia prende il latte dal mobile-frigo e dà due euro alla signora Franca.
- Giusto?
- Tutto apposto. Buona giornata.
Gaia esce dalla latteria, la signora Franca si avvicina al mobile frigo e controlla che l'anta sia stata chiusa per bene.
Gaia sorride al sole che le illumina il viso.
- Guarda un po' te che bella giornata.
Pochi passi e arriva all'attraversamento pedonale, pochi metri la dividono dalla sua focaccia calda, ne sente già l'odore. La signora del terzo piano la saluta, è una vedova, poveretta.
 -Venga che è verde, va a comprarsi la focaccia? Una buongustaia lei. Anche a mio marito piaceva, solo che lui non ci beveva il caffè dietro, no, solo bianchetti, tanti bianchetti che poi li è andati a bere con gli angeli. Che era buono il mio Michele, sa.
Gaia ascolta la signora del terzo piano, la saluta ed entra in panetteria:
- Tre euro di focaccia, grazie. Morbida e non dal bordo.
Se ne terrà un poco per stasera. Esce dal panificio con i suoi due sacchetti, ritorna all'attraversamento pedonale.
- Sarà verde? - Si chiede, non sente alcun rumore. Nessuno che passa, cosa strana vista l'ora, nessun rumore di motore. Se ci fosse il semaforo rosso li dovrebbe sentire, quei motori puzzolenti e rumorosi, invece niente. Meglio aspettare, qualcuno dovrà pur arrivare.
Gaia sente la vibrazione del suo orologio da polso, si sta facendo tardi, ha fame, deve ancora finirsi di lavare, fare colazione. Niente. Possibile che non passi nessuno alle otto meno un quarto di un venerdì mattina?
Silenzio. Gaia perde la pazienza e scende dal marciapiede decisa ad attraversare. Si ferma, e se fosse rosso? Risale sul marciapiede. Si guarda attorno, non sente nessuno. I sacchetti le pesano sulle dita, il sole si deve essere nascosto dietro qualche nube.
 - Sarà verde?
Gaia prova a dirlo ad alta voce, così, sbadatamente, magari qualcuno che lei non ha visto la sente. Nessuna risposta. Gaia percorre lentamente il marciapiede dall'attraversamento pedonale fino a dove iniziano a parcheggiarsi le macchine, e poi fino a sinistra, dove il marciapiede finisce. Nessuno. Non vede nessuno. Non sente nessuno. Ritorna sui suoi passi. Dove c'è il semaforo. Resta in ascolto.
Nulla. Il semaforo sarà verde? Gaia guarda l'orologio, l'orologio risponde che sono le otto.
Le otto? Inizia ad essere in ritardo, non riuscirà a farsi il caffè con la schiuma che le piace tanto, giusto un bicchiere di latte freddo, con una bella striscia di focaccia, questo si. Per vestirsi e lavarsi ci mette almeno una mezz'oretta, poi deve scendere e prendere l'autobus e arrivare il ufficio, per le nove al massimo deve timbrare. Possibile che non passi nessuno? Il semaforo sarà verde?
La città sembra deserta, un leggero venticello inizia a batterle sulla gola. Forse sarebbe meglio tornare indietro, al panificio, e chiedere aiuto. Che vergogna.
D'altra parte se non ci vede, se è un'ipovedente, una cieca insomma, che cosa ci può fare?
Magari non andarsene tutta sola in giro, per cosa poi, per tre euro di focaccia?
Si. Che problema c'è, per tre euro di focaccia, per la mia colazione prima di una giornata in ufficio.
Il dialogo dentro di lei si fa serrato. Sa di aver ragione, sa che è un suo diritto poter andare a comprarsi tre euro di focaccia se ne ha voglia, sa che non è colpa sua ma della mancanza del segnalatore acustico, ma tant'è si sente sempre in difetto. E poi dov'è il panificio? Dovrebbe averlo dietro ma non c'è.
Gaia si gira, porta le mani in avanti e le appoggia su un muro, un muro liscio. Gaia tiene i sacchetti del latte e della focaccia con la mano destra e percorre tutto il muro facendo scivolare la mano sinistra sul palazzo, alla ricerca della porta del panificio. Dopo qualche metro il palazzo finisce, Gaia cambia mano ai sacchetti e ripercorre tutta la facciata del palazzo, questa volta striscia la mano destra.
Cammina, cammina, il suo orologio da polso vibra le otto e un quarto. Il sole si deve essere nascosto per bene perché inizia ad avere freddo. Torna indietro. Non solo il panificio è scomparso, ma sembra non essere mai esistito. Non c'è nessuno, nessun rumore di macchine, persone, neanche quei maledetti cani. Solo il suono del vento tra i platani.
Gaia si ferma, decisa ad attraversare la strada. Almeno dall'altra parte c'è casa. Deve attraversare la strada, arrivare dall'altra parte, dal suo ascensore, dalla sua casa. Salire su, posare i sacchetti, finire di vestirsi, scendere, prendere l'autobus, andare al lavoro. Il semaforo sarà verde?
Gaia spera di sì, lo spera con tutte le sue forze. Non lo può sapere, in realtà non sa neanche più se è sulle strisce pedonali. Può solo alzare la testa e lentamente scendere il gradino del marciapiede. Avanzare, guadare quel fiume d'aria che la separa dalla sua tranquillità. Il mondo è una serie di angoli, di rette, di semirette che si intersecano con dei solidi, Gaia li attraversa, da sola, e non ha paura.
(Arianna Musso - Foto da internet)

venerdì 31 maggio 2013

OLI 379 : PAROLE DEGLI OCCHI - Liberi cittadini della Maddalena

(Foto di Arianna Musso)

Venerdì 24 maggio nel tardo pomeriggio è iniziato il primo torneo di pallavolo, il Maddavolley, in piazza della Cernaia. Il torneo si concluderà il 15 giugno in concomitanza della fiera della Maddalena. L'evento è organizzato dai "Liberi cittadini della Maddalena" che da due anni propongono iniziative per valorizzare e abitare questa parte del centro storico.