mercoledì 24 aprile 2013

OLI 374: AMBIENTE - Da Gerbonte al Monte Gottero, i boschi demaniali ai privati contro il degrado

Dal Censimento generale dell'agricoltura 2011
La Regione Liguria avrà pronto, entro luglio, un bando per affidare la gestione dei boschi demaniali ad aziende agricole o cooperative. La superficie regionale coperta da boschi è di circa 375mila ettari, e quasi 7mila sono demaniali: si tratta delle foreste di Testa d’Alpe, Gerbonte e Monte Ceppo nella provincia di Imperia, Barbotina, Cadibona e Deiva in provincia di Savona, Tiglieto, Lerone, La Fame, Monte Penna, Monte Zatta, Le Lame in provincia di Genova, Monte Gottero in provincia di La Spezia. Le aziende private potranno quindi entrare nella gestione di queste aree, sfruttare il bosco ed il sottobosco, facendosi carico della manutenzione delle aree lasciate al degrado.
Le zone boschive liguri soffrono ormai i danni dell’abbandono, che ha interessato precocemente la regione, a partire da prima della seconda guerra mondiale. Gli effetti concreti sono il dissesto idrogeologico, gli incendi boschivi, lo sfaldamento del sistema dei versanti, attuato in passato attraverso i terrazzamenti e una gestione consapevole dei bacini idrografici.
Il Wwf ha reagito dichiarando inconciliabile ed anticostituzionale l’affidamento a privati di un territorio forestale di cui è necessario garantire “biodiversità, protezione dei beni naturali, difesa del suolo, fruizione controllata da parte della collettività” (Il Secolo XIX, 2/4/2013).
D’altra parte, l’assessore regionale all’agricoltura Barbagallo ha motivato la decisione affermando che “Il bosco il Liguria negli ultimi 100 anni è cresciuto del 60 per cento: non servono ulteriori foreste abbandonate, semmai bisogna riportare l’agricoltura nella nostra regione perché un terreno coltivato è un terreno preservato” (Il Secolo XIX, 21/3/2013).
Che il bosco in Italia sia in continua espansione (un bosco povero e degradato, frutto dell’abbandono) è cosa risaputa (vedi anche OLI 262 ). Il censimento generale dell'agricoltura 2011, che ha preso in esame i dati del decenni 2000 – 2010, evidenzia che il settore agrosilvopastorale in Liguria non se la passa affatto bene: è evidente (vedi immagine) come il numero di aziende del settore sia fortemente diminuito - e più che in altre regioni - nell’arco di tempo in esame, così come l’indice Sat (superficie aziendale totale, che comprende campi, boschi canali ecc…), che segna una diminuzione del 39,9 per cento: la più rilevante d’Italia.
Sono legittimi i timori del Wwf sugli abusi che potrebbero verificarsi con la gestione privata, tuttavia l’incuria e l’abbandono attuali non sono le premesse per un idilliaco ritorno alla “Natura” ma le cause del degrado ambientale e della perdita di biodiversità che affliggono la regione: la protezione dell'ambiente non può prescindere dalla conoscenza della sua storia.
(Eleana Marullo)

2 commenti:

  1. Grazie ad Eleana che, con stile e rigore, tratti di argomenti sempre interessanti!

    RispondiElimina
  2. 1,86 periodico. Ecco la percentuale delle foreste demaniali. Apparentemente poco rilevante, almeno sotto il profilo della superficie.
    In realtà, come Eleana sa molto meglio di me (lo so che lo sa), "demaniale" è un termine specifico, un dettaglio (o se si vuole una parte) del più ampio settore pubblico, mentre "privato" appartiene a una categoria molto generale e a una contrapposizione che finisce per essere generica, quella con il "pubblico".
    E di "pubblco" ce n'è molto di più, un pubblico che afferisce a ogni livello dell'amministrazione, che attribuisce al bosco specifiche funzioni (come se non ne avesse), per esempio quelle di interesse militare, ma soprattutto di "privato".
    L'intervento di Eleana mi sembra proporre tre riflessioni:
    * come si distribuiscono e come sono gestite le altre foreste "non demaniali" – oltre il 98%? Esiste una larga quota di boschi di generale attribuzione pubblica, ma una larghissima maggioranza sono i boschi di proprietà genericamente privata. E su questi ultimi la manutenzione è in generale modesta, in qualche caso scandalosa. D'altronde tutti i boschi sono soggetti a un regime normativo molto restrittivo che sembra garantire un riconosciuto interesse pubblico per il bosco e che dovrebbe essere oggetto di qualche riflessione;
    * di cosa si tratta? Boschi e foreste sono la stessa cosa sotto il profilo del "materiale" (legno), ma le seconde sono appunto beni unitari, come sembra affermare il Wwf; da questo punto d vista "demaniale" non è un attributo relazionale che descrive appunto il carattere della proprietà, ma un attributo sostanziale, uno statuto giuridico importato da Napoleone. Rimando alla voce "Forêt_domaniale" sulla versione francese di Wikipedia. Non sarebbe male una riflessione su questa "sostanza";
    * la natura della proprietà e la sua regolazione. Questo terzo punto mi sembra centrale: il limitato interesse privato sul bosco e già citato interesse pubblico corrispondono anche a una larga diffusione di consorzi e altre forme di proprietà collettiva. Su questi soggetti si è più volte intervenuti con l'intenzione di promuoverne la privatizzazione, ma soprattutto le pretese iniziative di tutela della pianificazione regionale hanno accompagnato (se non causato) il degrado delle istituzioni collettive legate al bosco e al pascolo. Ci sono luoghi in cui queste istituzioni e le regole che consentivano l'accesso al bene (e al suo consumo) erano la vera struttura della comunità locale. Il venir meno di queste istituzioni è stata – nel bene e nel male, più spesso nel male – la vera rivoluzione dell'approccio regionalista.
    Forse nelle foreste demaniali si nasconde un problema ben più rilevante del 2% di cui stiamo parlando, le modalità con cui lo stato è intervenuto negli ultimi 40 anni in agricoltura, le caratteristiche della pianificazione nelle aree extraurbane. Ricominciare a parlarne è sempre un bene, soprattutto se fuori dalla retorica della "nuova agricoltura".

    RispondiElimina