martedì 8 febbraio 2011

OLI 288: POLITICA - Se non ora quando

Logo della manifestazione del 13 febbraio
E’ stata varcata una soglia: quella che spinge ad una azione collettiva donne di una marea di gruppi ed appartenenze diverse e donne di nessun gruppo e di nessuna appartenenza, collocate lungo l’infinita gradazione del loro personale rapporto con la politica e col femminismo.
L’essere immerse ed immersi - come siamo da mesi - nella esibizione pubblica del rapporto malato tra questo uomo potente e le donne ha fatto scattare fastidio, esecrazione, indignazione, desiderio di opporsi pubblicamente.
Ma circolano a piene mani anche invidia, connivenza, accettazione, indifferenza, compiacimento, desiderio di imitazione. Sia da parte degli uomini che delle donne, che sono gran parte della sua base di consenso.
Berlusconi è il secondo problema, il primo siamo noi. La manifestazione del 13 febbraio coglierà il suo obiettivo se riuscirà – per il dopo – a mettere in moto energie, interazioni, pensieri per riflettere a chi siamo noi, cittadine e cittadini di questo disgraziato paese, cosa desideriamo per la nostra vita, come concepiamo il nostro personale rapporto con il lavoro, la famiglia, il denaro, il potere, la sessualità, la politica.

Intanto qualche “istruzione per l’uso” per la manifestazione del 13: il concentramento è alle 15 a Piazza Caricamento, poi un breve corteo arriverà a De Ferrari dove ci sarà uno speak corner per dare voce – dicono le organizzatrici – “a tutte/i coloro che vorranno testimoniare un modello femminile (e maschile) diverso”.
Sul sito nazionale http://senonoraquando13febbraio2011.wordpress.com/ potete trovare l’appello che ha convocato l’iniziativa, e una serie di indicazioni che ne definiscono carattere e modalità.
Tra queste alcune meritano di essere sottolineate: “La manifestazione non è fatta per giudicare altre donne, contro altre donne, o per dividere le donne in buone e cattive. I cartelli o striscioni ne terranno conto… Siamo donne fiere e orgogliose. Chiediamo dignità e rispetto per noi e per tutte. Siamo gelose della nostra autonomia e non ci lasceremo “usare”. Per questo non ci devono essere simboli politici o sindacali nei nostri cortei: vogliamo che sia anche rispettata la nostra “trasversalità”… La manifestazione è promossa dalle donne, ma – come diciamo nel nostro appello – la partecipazione di uomini amici è richiesta e benvenuta”.
(Paola Pierantoni)

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